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sabato 28 dicembre 2024

La nuova grande "opportunità" economica della Sicilia? Produrre armi!?

Foto tratta da  https://it.topwar.ru/85827-tankovye-zavody-soyuznikov-vo-vtoruyu-mirovuyu-voynu-vospominaniya-v-18-fotografiyah-i-odnom-video.html

Forse non è vero che in Sicilia è in atto la deindustrializzazione. Ma per nulla! Forse la Sicilia si prepara a diventare una piattaforma produttiva di armi. Questa teoria si è materializzata mentre leggevo un articolo di RID (Rivista Italiana Difesa, un periodico mensile che tratta argomenti di tecnica militare) dal titolo "Riconvertire parte della filiera dell'auto al militare. Una provocazione?". L'estensore del pezzo, Pietro Batacchi,  dopo aver fatto un'attenta analisi sulla crisi dell'auto in Italia e in Europa e sulle conseguenti crisi occupazionali,  scrive: "...Pensiamo, dunque, a riconvertire una parte della filiera dell’auto all’Aerospazio e Difesa. Non è una provocazione, ma una valutazione basata sui fatti e sui numeri. Lo scenario internazionale è quello che è, e la forza è tornata a ridisegnarne gli equilibri: il mondo è più pericoloso, c’è bisogno di maggiore sicurezza e gli Stati investono in nuovi sistemi d’arma come garanzia di assicurazione per il futuro". Queste parole mi hanno riportato alla mente (fortunatamente ancora non soffro di Alzheimer) un altro articolo, pubblicato oltre un anno fa su La Sicilia e scritto da Mario Barresi,  dal titolo "I carri armati tedeschi e la fabbrica in Sicilia: ecco dove sono i siti candidati". Il pezzo è incentrato sul fatto che l'Italia ha deciso di fare shopping di carri armanti ma nello stesso tempo viene sottolineato l'interesse politico di avviare la costruzione e l'ammodernamento di nuovi carri armati Leopard (prodotto dalla Rheinmetall ndr) e Ariete (fabbricato dalla Oto Melara del gruppo Leonardo ndr). In particolare Barresi scrive, "... Su questo scenario diventerebbe di peso l’ipotesi lanciata dal presidente della commissione Difesa della Camera (il modicano ndr) on. Nino Minardo, di candidare l’Isola a sede di uno di questi siti industriali...A partire dall’area dell’ex Fiat di Termini Imerese". Il 31 ottobre scorso il sito industriale ex Fiat ed ex Blutec è stato acquistato definitivamente dalla Pelligra Italia Holding Srl - una partecipata italiana dell’impresa australiana Pelligra Australia PTY - che opera nel settore dello sviluppo immobiliare commerciale, industriale e residenziale. La società è specializzata nella riconversione e riqualificazione di aree industriali anche dismesse. In pratica questa holding dovrebbe riqualificare la zona industriale di Termini Imerese, potenziare il porto e sviluppare l'interporto integrato nell'area, in modo da creare un distretto industriale ad alta tecnologia da destinare a imprese manifatturiere o commerciali interessate ad insediarsi in questa stessa area. Pochi giorni prima, esattamente il 15 ottobre, nasce la joint venture tra la Leonardo e Rheinmetal -  Leonardo Rheinmetall Military Vehicles (LRMV) - che avrà sede legale a Roma e sede operativa a La SpeziaObiettivo primario della joint venture è lo sviluppo industriale e la successiva commercializzazione di nuovi carri da combattimento (Main Battle Tank italiano e Lynx per il programma Armored Infantry Combat System). Nell'accordo è previsto anche lo sviluppo di altri veicoli militari. Questi mezzi da combattimento, considerate le attuali condizioni internazionali, sono molto richiesti, quindi per soddisfare le esigenze di mercato e per offrire "ampie e promettenti opportunità occupazionali", i carri armati dovranno essere, probabilmente, prodotti in più siti industriali. Se queste condizioni trovassero conferma, lo stabilimento di Termini Imerese, opportunamente riqualificato...potrebbe fare al caso? La costruzione dei carri armati diventerebbe la valvola di sfogo capace di assorbire i 350 lavoratori attualmente in cassa integrazione e l'indotto del  bacino industriale imerese? E quindi, i fondi previsti dalla ZES unica del Mezzogiorno verrebbero utilizzati anche per assicurare sgravi fiscali e incentivi a quelle imprese del settore bellico interessate ad insediare le loro produzioni  nel Sud Italia e in particolare a Termini Imerese? Solo Il tempo riuscirà a soddisfare queste curiosità.

Ma se l'affare dei carri armati sembrerebbe probabile, sono certe e dimostrabili "le occasioni di sviluppo" avviate in altri siti produttivi siciliani. Fatto più che evidente è stata la recente manutenzione, presso i cantieri navali di Palermo, della portaerei Cavour - nave ammiraglia della nostra Marina militare - dove sono stati effettuati i lavori di adeguamento relativi all’imbarco dei nuovi aerei da combattimento F-35.  Altro fatto evidente è stata, sempre presso i cantieri navali di Palermo,  la recentissima manutenzione di un altra nave da guerra, l'unità anfibia multiuso Trieste. Tutto ciò è stato salutato positivamente dal presidente della commissione Difesa della Camera, l'on. modicano Nino Minardo, il quale ha dichiarato: La cantieristica navale militare è un settore che in prospettiva è destinato a crescere per il necessario aumento della spesa militare e per la Sicilia e i suoi cantieri navali è una opportunità da non perdere”. 
Ma questo tipo di "opportunità" potrebbero ricadere anche sull'aeroporto di Comiso?
In questo caso fanno riflettere le dichiarazioni del dott. Roberto Cingolani (amministratore delegato di Leonardo spa ed ex ministro alla transizione ecologica ndr), rilasciate pochi giorni fa durante il suo intervento alla 'Space&Underwater Conference' organizzata da Cybersecurity Italia a Roma: "Quando sono arrivato 18 mesi fa ho trovato nel bilancio di Leonardo appena una cinquantina di milioni per lo spazio. Troppo poco per un'azienda che ha 'aerospace and defence' nel suo sottotitolo. Voglio una divisione che debba partire più o meno con 1 miliardo di fatturato all'inizio per poi crescere". Il caso vuole che la Leonardo spa abbia un'importante stabilimento nella zona industriale di Catania. Questo sito nasce come centro di eccellenza nel settore delle stazioni satellitari ed è coinvolto in progetti di sviluppo di nuovi terminali a larghissima banda e di terminali satellitari di ultima generazione per la Difesa. Da dove verranno lanciate queste stazioni satellitari e poi verificati i loro terminali? Per lanciare i satelliti servono ampi spazi, in genere aeroporti. Il Fontanarossa di Catania è troppo intasato dai voli civili. L'aeroporto di Comiso, al contrario, potrebbe essere perfetto visto il suo scarso utilizzo in ambito civile. 
Si apre una nuova eventualità per questa infrastruttura?  Vedremo! Di certo vi è  una start up anglo-ucraina, la Orbit Boy,  che ha già manifestato il desiderio di utilizzare l'aeroporto di Comiso per il lancio dei suoi microsatelliti da utilizzare sia per uso civile che militare.  

In tutte queste storie una cosa appare evidente: finché si alimentano guerre, tutte queste probabilità possono trasformarsi in certezze.  

Pochi giorni fa Papa Francesco durante un intervista ad una tv argentina dichiarava: "Ipocriti i Paesi che vogliono la pace e hanno fabbriche di armi. Ma questo forte richiamo  non ha sortito e non sortirà nessun effetto, anzi, è franato miseramente di fronte ad una speranza che genera affari e nel contempo crea l'illusione di uno sviluppo economico e occupazionale.  Mai come in questo caso la parola speranza ha assunto un significato così squallido,  fino a diventare una trappola, o peggio, a trasformarsi in una cosa...infame.

Per scrivere questo post ho consultato i seguenti articoli:

https://www.rid.it/shownews/7000/riconvertire-parte-della-filiera-dell-rsquo-auto-al-militare-una-provocazione

https://www.lasicilia.it/cronaca/i-carri-armati-tedeschi-e-la-fabbrica-in-sicilia-quanti-e-dove-sono-i-siti-candidati-1846655/

https://www.blogsicilia.it/palermo/portaerei-cavour-manutenzione-minardo-sicilia/851536/

https://www.mimit.gov.it/it/notizie-stampa/termini-imerese-urso-autorizza-laggiudicazione-del-sito-ex-blutec-alla-pelligra-holding-italia

https://www.leonardo.com/it/press-release-detail/-/detail/15-10-2024-new-player-in-european-tank-production-leonardo-and-rheinmetall-establish-joint-venture

https://www.difesaonline.it/industria/nuovi-carri-armati-e-veicoli-da-combattimento-lesercito-italiano

https://www.regione.sicilia.it/la-regione-informa/ex-blutec-schifani-gruppo-pelligra-al-nuovo-corso-l-area-termini-imerese

https://www.ansa.it/ansacom/notizie/Ansait/space-underwater/2024/12/03/cingolani-leonardo-sullo-spazio-ce-moltissimo-da-fare_1952de8a-6d15-4ba7-9987-68615b310976.html

https://focusicilia.it/leonardo-nelletna-valley-tra-satelliti-big-data-e-intelligenza-artificiale/#google_vignette

https://www.spaceconomy360.it/politiche-spazio/cooperazione-spaziale-lucraina-si-prepara-a-intensificare-i-progetti-con-litalia/









domenica 5 gennaio 2020

Fava e Impastato, la dignità non muore mai.



Immagine tratta da Google immagini

Peppe Fava e Peppino Impastato, uniti da una data e dal destino. Due contestatori del sistema di potere che ancora oggi soffoca la Sicilia. Due comunicatori che avevano l'idea di una società senza ingiustizie, senza sopraffattori, senza differenze di classe e in cui la legge è sempre uguale per tutti.

IL COMIZIO

"Pane e lavoro!" disse l'oratore.
Ci fu un applauso.
L'oratore continuò:"Pane e lavoro, la terra ai contadini, la pensione ai vecchi, le fabbriche agli operai ..."
"La casa!" suggerì uno che stava sotto il palco.
"La casa ai lavoratori - rimbombò l'oratore e fece cenni con la manoverso la folla - Una casa a te, una casa a questo, una casa a quell'altro!"
"A me niente?" gridò uno che stava in fondo e temeva di non essere visto. Ma arrosì subitoquando gli altri si voltarono a guardarlo.
"Una casa a tutti!" gridò l'oratore.
Un giovanottoalto, bianco e tristealzò la mano.
"Io voglio la mamma" disse.
"Come la mamma?" disse l'oratore.
"Io sono orfano" rispose il giovanottoe divenne pallido per il dolore.
 "Casa, pane, lavoro e pensione per tutti ..." riprese di colpo l'oratore, tentando di sviare il disocorso. Ma il giovanotto alzò di nuovo la mano.
"Voglio la mamma" - disse - "invece della casa voglio la mamma".
"Ma che significa?" balbettò l'oratore; guardò quella folla silenziosa e si confuse di più. Si sentì una voce di donna era una piccola donna sfiorita, con gli occhiali.
"Io vorrei l'amore!" disse, e si colpì il volto per la vergogna. Ma aveva il coraggio della disperazionee aggiunse ... "Almenno una speranza ...?"
"Non so ..." disse l'oratore smarrito. Si strinse le tempie fra le dita per concentrarsi - "Credo di no ...".
Qua e là, però la gente cominciava già a sfollare delusa.
Si cominciarono a sentire dei fischi ... 

Tratto da "Pagine" Giuseppe Fava 


Fiore di campo nasce
dal grembo della terra nera
Fiore di campo cresce
odoroso di fresca rugiada
Fiore di campo muore
sciogliendo sulla terra gli umori segreti.


Peppino Impastato




sabato 26 novembre 2016

LEGALIZZIAMOLA




Pochi giorni fa in questo mio umile spazio segnalai come da tempo l'agricoltura della fascia trasformata stia subendo una strana mutazione, una metamorfosi di tipo sudamericano. Nelle serre della nostra zona sempre più spesso si coltiva marijuana. Utilizzando un termine un po' forte l'ho ribattezzata la nostra zona “la fascia narcotrasformata”. Stiamo assistendo ad una nuova riconversione agricola. Le cronache degli ultimi tempi confermano la mia tesi. Infatti, in Sicilia e in particolare proprio nella nostra zona si produce la migliore erba italiana. Suolo con buone capacità nutritive, temperature medie annue tra i 19 e i 25 gradi, umidità alta, regalano fino a sei raccolti l'anno e un prodotto che ha un'ottima resa e pregio in termini di principio attivo. Per essere chiari: con la nostra erba lo sballo è garantito e certificato. Il tutto, naturalmente, è strettamente controllato dalla criminalità economica, la “GDO del settore”, che gestisce produzione, traffico e vendita sia all'ingrosso che al dettaglio. L'organizzazione di questa nuova produzione è perfetta. C'è chi individua i campi e le serre adatti e ben nascosti, chi si occupa di coltivare, chi di sorvegliare la produzione e chi trasportare il prodotto finito. Terra e manovalanza non né mancano. La crisi della serricoltura è stata ed è una fortuna per la mafia. Produttori travolti dai debiti, disoccupati e immigrati c'è ne sono tanti, basta vere la forza di assumersi qualche rischio, il reddito è certo. Un nuovo affare da milioni e milioni di euro, perché la marijuana non è come i pomodorini, le melanzane o i peperoni: raccogli, lavori, porti al mercato e poi si vede. No. L'erba è concreta, ripaga i sacrifici, è un prodotto che bisogna pagare tutto e subito e la criminalità economica non rinuncia mai alla concretezza. La mafia grazie a questa nuova pratica di coltivazione sta migliorando e rafforzando il controllo del territorio. Mentre le forze dell'ordine, nel nome del ridimensionamento della spesa, subiscono tagli e smorzature, la mafia grazie a questa nuova pratica di coltivazione si afferma con più forza, diventa sempre più punto di riferimento, accresce il suo potere economico e il rispetto. Così, mentre il contrasto e la legge soccombono, le regole della criminalità economica si impongono. Le regole non sono come le leggi che ti dicono che devi essere giusto e corretto, le regole dicono come si comanda un territorio, le regole conducono al rispetto e il rispetto lo merita chi possiede e può dare qualcosa.
La coltivazione di marijuana e il nuovo grande affare questa terra, la Sicilia, è al centro di questo affare. C'è solo un modo per tagliare definitivamente le gambe al nuovo business: legalizzare produzione e consumo. Non vedo altre strade. 

Per approfondire:




giovedì 2 ottobre 2014

Marcantonio Colonna e l'autonomia siciliana.



Marcontonio Colonna, Ammiraglio della flotta pontificia e padre di Vittoria Colonna (la fondatrice della nostra città),  diventò Vicerè di Sicilia il  4 gennaio del 1577. La nomina venne concessa da Filippo II Re di Spagna perché il principe Colonna pochi mesi prima era stato il grande eroe della battaglia di Lepanto (aveva catturato la nave ammiraglia dei turchi). Appena prese possesso della carica cercò subito di avviare una serie di profonde trasformazioni nella macchina amministrativa siciliana. La riforma delle riforme riguardava in primo luogo il Sant'Uffizio dell'Inquizione siciliana, una struttura elefantiaca. Era  un gran bel carrozzone clientelare composto da oltre 20 mila persone che beneficiavano di numerosi privilegi e immunità. Questi "sant'uomini" avevano un potere enorme: chi gli stava sulle balle lo accusavano di eresia e se le cose andavano bene lo sfortunato, oltre ad avere i beni confiscati, finiva la sua vita in carcere tra torture e stenti. Tutte le strutture dell'inquisizione, all'intero del grande regno spagnolo, erano state snellite nei loro apparati burocratici e soprattutto erano stati ridotti i numerosi privilegi, tranne però per quella siciliana. Questa cosa procurava un enorme fastidio al Vicerè Colonna il quale si mise immediatamente a lavoro ma la missione si dimostrò subito impossibile. L'eroe di Lepanto non si rese conto di ciò che aveva sfiorato, voleva  mettere mano su grumo di interessi di enormi proporzioni. L'errore più grave che commise fu quello di aver toccato l'orgoglio siculo: la voglia di autonomia che avvolge da sempre questa terra. Per difendere e tutelare i loro interessi, gli inquisitori siciliani sciorinarono il meglio della loro arte delatoria. In meno di tre anni  i padri inquisitori la ebbero vinta. Tutto restò com'era sempre stato.  Al Vicerè sommerso dai veleni venne affiancato un osservatore spagnolo e mentre si recava in Spagna, dal re Filippo II, per discolparsi dalle innumerevoli accuse che gli erano piovute addosso, morì. Le male lingue dell'epoca parlavano di avvelenamento.
Quasi seicento anni dopo la storia di questa terra non è per nulla cambiata. La Regione Sicilia, grazie allo statuto autonomo, è  la più costosa, pachidermica e inefficiente macchina amministrativa del Paese e forse dell''Unione Europea.