I vari fatti accaduti in Provincia di Ragusa, durante un mese di luglio rovente, hanno messo in evidenza tutta la debolezza delle istituzioni di questo territorio. Una fragilità determinata non da chi opera nelle stesse, ma da certe scelte politiche sempre più distanti dalle esigenze e dai problemi veri di questa terra. Senza girarci tanto attorno. In questo caldo mese di luglio diverse zone del territorio ibleo sono state ostaggio della violenza criminale, è questo il verdetto e non c'è appello che tenga. E' una verità assodata e nei palazzi delle istituzioni si fa finta di non vederla. Quando nell'arco di pochi giorni a Vittoria un negozio di abbigliamento è distrutto da un incendio probabilmente doloso, quando una ragazza viene molestata ai giardini pubblici, quando a Marina di Ragusa e a Marina di Modica la malamovida imperversa indisturbata con le sue risse, lo spaccio e gli schiamazzi, quando a Modica la vegetazione di un'intera collina è divorata da un incendio doloso, quando a Pozzallo si registrano continui fenomeni di "microcriminalità" tanto da far preoccupare le associazioni di quella città, quando lo spaccio degli stupefacenti dilaga in ogni angolo della provincia, significa che il problema non è più percepito ma è diventato realtà, e la realtà non può essere nascosta sotto il tappeto della propaganda. Se poi qualcuno mascariare questa verità dicendo che ci sono luoghi dove la violenza è più radicata rispetto ad altri più sicuri, non solo si qualifica come un immenso e totale cretino, ma dimostra quanto sia infinita la sua incapacità politica. I cittadini di Comiso, Acate, Vittoria, Ragusa, Modica, Pozzallo, ecc... vedono, da tempo, cosa accade giornalmente nel loro territorio e ne hanno tratto, da tempo, una e una sola conclusione: lo Stato si è ritirato. Non è convocando il comitato provinciale per l'ordine e la sicurezza o con le ordinanze o con le dichiarazioni rassicuranti che si possono tranquillizzare i cittadini. Non è facendo chiudere un ora prima un locale che si può contenere la malamovida. Non è con la videosorveglianza che si possono risolvere questi problemi, la tecnologia non può sostituire in toto il governo e il controllo del territorio. Molti genitori vivono notti cariche d'ansia quando i loro figli passano le serate in un qualsiasi centro ibleo, sperano e pregano che non succeda nulla. Tanti titolari di ristoranti, pub e bar dei centri iblei, vivono ogni sera con paura il loro lavoro e sono costretti a convivere con il disordine. Chiedono da tempo attenzione. Vorrebbero controlli, verifiche, contrasto all'abusivismo, repressione dello spaccio e invece ricevono poco o nulla, tuttalpiù qualche pacca sulla spalla.
Queste sono le prove inequivocabili dell'arretramento delle istituzioni. Ma vi è una verità ancora più acre, più amara, che si è consolidata nel tempo: il territorio ragusano vive ormai sospeso in un limbo: troppo incerto per sentirsi sicuro, troppo sottomesso per organizzare una svolta.
Questa condizione è preoccupante perché il problema non sono i vari fatti criminosi che si sono succeduti. NO! Il problema ormai è il non governo del territorio. Quindi la domanda che va posta è un'altra: cosa aspettano le istituzioni a riprenderselo in mano?
Queste sono le prove inequivocabili dell'arretramento delle istituzioni. Ma vi è una verità ancora più acre, più amara, che si è consolidata nel tempo: il territorio ragusano vive ormai sospeso in un limbo: troppo incerto per sentirsi sicuro, troppo sottomesso per organizzare una svolta.
Questa condizione è preoccupante perché il problema non sono i vari fatti criminosi che si sono succeduti. NO! Il problema ormai è il non governo del territorio. Quindi la domanda che va posta è un'altra: cosa aspettano le istituzioni a riprenderselo in mano?
Un territorio per uscire dal limbo, dalla paura, in cui è stato cacciato deve ritornare ad essere protetto. Ma se questa protezione non arriva, se l'angoscia entra nella quotidianità, non è soltanto l'ordine pubblico ad entrare in crisi, ciò che crolla (o forse è già crollato) è la credibilità delle istituzioni.
Tanto per ricordarlo: un territorio che non si fida più di chi lo governa è un territorio che qualcun altro, nell'oscurità, ha già cominciato a gestire.
Nelle foto allegate, tratte da Google Immagini, l'incendio doloso di Monserrato a Modica, una rissa a Marina di Ragusa, l'incendio del negozio di Vittoria

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