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venerdì 4 settembre 2026

La crisi climatica siciliana non è un’ipotesi per il futuro, è un fenomeno già in atto...ma certa politica non l'ha ancora capito.

 

L’immagine satellitare scattata il 14 agosto dal programma Copernicus mostra il riscaldamento del Mar Mediterraneo, con anomalie di temperatura anche di 5 gradi rispetto alla media storica.

La Sicilia è oramai una regione subtropicale, le temperature anche quest'estate hanno superato i 45°C. Quello che fu il nostro clima mediterraneo è solo un ricordo sbiadito dalla calura. Queste temperature ci lasciano un mare molto più caldo, la conferma arriva dai dati raccolti dalle stazioni di misurazione in mare aperto. L’impianto di monitoraggio, posto a largo di Capo Passero, ha registrato quest’estate una temperatura dell’acqua marina vicina 31°C (si veda articolo a pag.10 del Il Sole 24 Ore del 02/09/2026), quando la media del periodo si sarebbe dovuta attestare intorno ai 24°C. Non significa che il calore accumulato dall'acqua, in autunno quando l'aria sarà un fredda, produrrà necessariamente cicloni o alluvioni, però, di certo, il carburante per attivarli c'è.

Variazioni climatiche di questa portata dovrebbero imporre, a quella classe politica che (s)governa la Sicilia, di affrontare temi come: la gestione delle risorse idriche, l’innalzamento del livello del mare, l’erosione costiera, gli incendi e quindi, di conseguenza, la necessità di adattare le infrastrutture e le aree urbanizzate alle nuove condizioni ambientali. Da tempo, tutto ciò, dovrebbe essere argomento non solo nel dibattito pubblico ma soprattutto nelle strategie di sviluppo territoriale. In altre parole, il cambiamento climatico - o meglio: la crisi climatica - che è in atto da anni, non è e non può più essere considerata solo ed esclusivamente come una semplice questione ambientale, ma è diventata un problema sociale, economico e infrastrutturale. Un questione di tale portata richiede nuovi modelli di programmazione. Di fronte a questa crisi che sta modificando, in modo profondo, sia l’ambiente che le dinamiche economiche e produttive della Sicilia, quali modelli di sviluppo sono stati messi in campo? Per essere ancora più chiaro: la siccità sta riducendo in modo significativo la disponibilità idrica in molte zone dell’isola, le ondate di calore sono sempre più forti ed estese nel tempo, gli incendi stanno consumando ampie aree boschive e gli eventi meteorologici estremi colpiscono duramente città e campagne. Tutto questo deve essere solo raccontato ciclicamente nelle cronache che narrano la cattiva gestione di tali emergenze, oppure deve diventare il nuovo quadro di riferimento su cui costruire nuove politiche con relative misure di sviluppo? Domande che una classe politica seria e attenda non solo dovrebbe porsi, ma avrebbe già dovuto affrontare individuando soluzioni. Invece, abbiamo personaggi capaci di parlare di clima e di ambiente come se commentassero una partita di calcetto.  Non si sono ancora resi conto che siamo nel pieno di una crisi climatica. Se invece di trastullarsi in dibattiti sterili e inutili avessero trovato un po’ di tempo - solo pochi secondi - per guardare e confrontare le foto satellitari degli ultimi anni della Sicilia, prima quelle di fine primavera e poi quelle di fine estate, forse si sarebbero resi conto che i fondi per lo sviluppo rurale

 

della nostra agricoltura andavano indirizzati verso sistemi produttivi capaci di resistere a questi cambiamenti climatici; probabilmente avrebbero  capito che nel turismo va avviato un intenso processo di destagionalizzazione; presumibilmente si sarebbero accorti come le nostre infrastrutture idriche ed elettriche sono, da anni, profondamente inadeguate; in fine, avrebbero compreso e poi valutato come le conseguenze sociali ed economiche di tale crisi climatica non sono solo estive, il ciclone Harry ne è la dimostrazione. Da ciò si comprende come la prima infrastruttura che servirebbe a questa terra non è la panzana del ponte sullo stretto. No! Alla Sicilia prima ancora di questa fanfaluca servirebbe una classe dirigente in grado di conoscere le criticità vecchie e nuove del territorio e poi dovrebbe essere capace di risolverle efficacemente. Invece ci troviamo di fronte a gente che ha pensato e pensa che governare sia comandare; che la politica sia una tecnica che si impara senza preparazione, si esercita senza competenze e si attua in modo furbesco e in assenza di etica. L’assurdo è che questi personaggi sono difesi, adulati e sostenuti elettoralmente da una serie di clientele che, grazie al sistema elettorale, sono diventate maggioranza. L'assenza di una opposizione a questo sistema di potere, costruito esclusivamente sulla spesa clientelare, ha prodotto una rottura tra questa classe politica e un pezzo della società siciliana. Il risultato è stato duplice: da una parte la crescente sfiducia nelle istituzioni e nella possibilità di cambiare ha determinato la crescita dell’astensionismo; dall'altra, il sostegno agli interessi di diverse "lobby", con spreco delle risorse in investimenti senza qualità, ha permesso e permette soglie alte di consenso, quindi di maggioranza politica, ad un sistema di potere sempre più compenetrato dal meccanismo di accumulazione mafiosa. Così la Sicilia, terra “bellissima e disgraziata”, è diventata il laboratorio della peggiore politica. Quanta verità nelle parole di Sciascia, quando scriveva: “Il diavolo era talmente stanco da lasciar tutto agli uomini, che sapevano fare meglio di lui”.  Anche se “nevica fuoco, come sulle città maledette della Bibbia” una buona parte di noi siciliani ci abitueremo a vivere, senza "‘nfamia e senza lodo", nel vestibolo di questo clima infernale...in attesa degli eventuali e poderosi cicloni autunnali.

sabato 29 agosto 2026

L'economia non osservata, i suoi valori aggiunti e la gestione delle economie mafiose nella "provincia babba".


Molti sono ancora convinti che le mafie siano composte da gruppi di persone rozze, violente e semianalfabete, che abitano 
in case di periferia, un po' fatiscenti e arredate con mobili pacchiani, quadri kitsch e troni dorati, dove agli ingressi sono parcheggiati suv e scuter di grossa cilindrata. Chi è ancora persuaso di ciò sappia che questa è la mafia degli schiacciati, dei perdenti, quella che le forze dell'ordine braccano ogni giorno. Molte di queste persone riempiono le carceri e come recentemente ha dichiarato l'ex ministro e già sindaco di Roma, Alemanno, sono di destra; ma non perché voglio l'ordine, ma quando mai! Ma perché da tempo non accettano più la concorrenza di chi è più schiacciato e più aggressivo di loro, cioè gli immigrati. Ovviamente non sto parlando di tutti gli immigrati ma di una parte di loro, quelli cioè messi totalmente fuori da ogni forma di coesione sociale. Aver marginalizzato completamente una parte di queste persone significa aver messo a  disposizione delle economie mafiose una manodopera ancora più flessibile e meno costosa a cui le stesse affidano - avviando una concorrenza a ribasso con gli schiacciati - i servizi di base: lo spaccio, minacciare chi non paga il pizzo, o peggio "regolare" certe questioni. Sia gli schiacciati e sia gli immigrati sono la parte consistente di quella forza lavoro utile a generare ciò che l'ISTAT ha definito in una recente pubblicazione: "economia non osservata" (1), cioè quell'economia che include sia il sommerso e sia le attività illegali (spaccio delle droghe, prostituzione, racket, gestione anomala dei rifiuti, riciclaggio, gestione del lavoro nero (caporalato), abusivismo,  evasione fiscale, ecc...). In Italia il valore di questa "economia" ha superato i 217 miliardi di euro nel 2023 (ultimo dato utile), con un'incidenza complessiva del 10,2% sul PIL.
In provincia di Ragusa il "valore aggiunto" dell'economia non osservata (si veda la tabella elaborata dall'ISTAT con gli ultimi dati relativi all'anno 2023) è pari circa alla media regionale cioè circa il 17% del PIL. Il valore aggiunto dell'agricoltura iblea è del 9,4% (si veda estratto tabella pubblicata dal CREA, Consiglio per la ricerca in agricoltura, del Ministero dell'Agricoltura) Questo significa che: se il PIL totale della nostra provincia è pari a circa 6,5 miliardi di euro (2) il valore delle economie illegali (definirle non osservate è un garbato eufemismo) è pari a 1,1 miliardi di euro, mentre il valore aggiunto dell'agricoltura iblea, tra le più dinamiche del Paese, è di 610 milioni di euro. 

 


1,1 miliardi di euro l'anno. 1/6 dell'economa di questa terra "babba" è anomala, sommersa, non osservata, illegale...e...cosa assurda...vale di più dell'agricoltura.
 
Provo a scendere in un particolare. Nell'ultimo mese le forze dell'ordine in diverse operazioni tra Comiso, Ispica, Modica, Ragusa, Scicli e Vittoria hanno sequestrato qualcosa come 12 Kg circa di cocaina (3). Questa, se immessa nel mercato, avrebbe fruttato quasi tre milioni di euro. Negli ultimi anni le polizie hanno effettuato molti più sequestri di coca, ciò dimostra come la domanda di polvere bianca sia notevolmente cresciuta e quindi sono aumentati i carichi di arrivo. Ma da dove arriva la cocaina? Una risposta si trova a pag. 22 della Relazione al Parlamento sul fenomeno delle dipendenze 2026: "Il traffico via mare si conferma la principale modalità di ingresso nel Paese: il 94% della cocaina sequestrata in frontiera è stato infatti intercettato nei porti(4)Nella tabella, a pag. 63 della Relazione annuale 2025 della Direzione Centrale Servizi Antidroga del Ministero degli Interni (5), viene evidenziato come in Sicilia, nel 2024,  vi sia stato un calo notevole di sequestri di cocaina. La differenza, come indicato nella figura allegata, rispetto ai dati del 2023, è piuttosto consistente.

           
Questo non significa che le forze dell'ordine nel 2024 non hanno fatto nulla, ma è probabile che i sistemi di approvvigionamento siano cambiati tanto velocemente quanto radicalmente. Questo è avvenuto anche nel nostro territorio? Non sarebbero opportuni controlli più serrati lungo la costa e nei porti di Pozzallo, Marina di Ragusa e nei piccoli scali marittimi del territorio?  Molte agenzie di contrasto ci dicono che la percentuale di cocaina requisita è comunque inferiore al volume totale in circolazione. Sembra anche che per le mafie i sequestri vengono considerati come un normale costo di gestione. E' quindi probabile che anche in questo pezzo di Sicilia le forze dell'ordine intercettino solo una frazione minoritaria della cocaina che arriva in questa provincia. Il grosso del prodotto arriva regolarmente nei "mercati di consumo" e la sua distribuzione è capillare. La vendita, nei nostri territori, non avviene nel modo classico, cioè nelle piazze di spaccio, ma è organizzata attraverso reti fluide, venditori itineranti, servizi a domicilio e punti di traffico instabili (6).  Al netto di questi dati va detto pure che la percentuale di cocaina intercettata dalle forze dell'ordine rispetto al totale trafficato è stata stimata da vari organismi internazionali (UNODC su tutti) attorno a una quota del 10%, sebbene si tratti di una valutazione molto approssimativa.  Applicando questa percentuale per la nostra provincia e ipotizzando 10 Kg di cocaina sequestrati ogni mese, è probabile che in questa terra "babba" possano essere spacciati, nello stesso arco di tempo, circa 100 Kg di coca. Il costo di un grammo di cocaina varia in base alla sua purezza e oscilla fra 80 e 120 euro a grammo (7) , quasi quanto un barile di petrolio. Ipotizzando un costo medio di 90 euro al grammo per 100 kg al mese e il tutto moltiplicato per dodici mesi, si arriva a oltre 100 milioni di euro. Questo è il volume di denaro, calcolato un po' empiricamente, che genera il commercio al minuto della cocaina in questa provincia. Solo questo dato corrisponde all'10% del valore dell'economia non osservata di questa terra "babba". Chissà cosa genera come valore aggiunto l'intera filiera della cocaina?

In conclusione, una "economia non osservata" che produce un valore aggiunto di  1,1 miliardi di euro l'anno, può essere gestita da personaggi grezzi e aggressivi e/o da alcuni immigrati che non hanno nulla da perdere? E' ovvio che no! Questi sono gli sfruttati, quelli che mettono a disposizione la loro capacità di manovali del crimine in cambio di un "salario". Per gestire questa massa di soldi serve una classe dominante che oltre a possedere i mezzi di produzione sa anche gestire gli introiti illegali facendoli transitare in sistemi di riciclaggio raffinati, come le banche clandestine cinesi (8) o nelle economie pulite, e poi, grazie a ciò, ottenere potere politico e controllo sociale sul territorio. Di questi, ad oggi, non si è mai parlato, non esistono, e se qualcuno prova ad aprire una discussione, un dibattito, viene subito tacciato di "fare filosofia". I dati dell'ISTAT, le inchieste, le relazioni del Ministero, gli articoli e le analisi fatte, raccontano una "babbitudine" che molti vogliono volutamente ignorare. Tutto ciò è ben lontano dal filosofeggiare. 







(8)https://www.lasicilia.it/news/cronaca/2020045/maxi-frode-grazie-ad-una-banca-clandestina-perquisizioni-e-sequestri-anche-a-ragusa.html

L'immagine allegata è tratta da Google Immagini

 









venerdì 21 agosto 2026

Per realizzare il sistema aeroportuale del Sud Est non servono solo i soldi, serve soprattutto una visione...che non c'è

 


Un aeroporto non è solo una lunga lingua d'asfalto, è soprattutto una risorsa sostanziale per lo sviluppo di una zona. Prima ancora che per uso militare, l'aeroporto serve per affermare l’importanza economica di un territorio. L’ennesima emergenza cenere dell’Etna (capace di determinare per l’ennesima volta, per diversi giorni e nel periodo di Ferragosto, la chiusura dell’aeroporto di Catania) ha stabilito, se ve ne fosse stato ancora bisogno, l’importanza e la funzionalità dell’aeroporto di Comiso. L’aeroportino, così era stato definito tempo fa, ha dimostrato soprattutto questa volta, di poter sostenere in parte questa emergenza catanese. In meno di otto giorni ha gestito 324 voli e circa 40.000 passeggeri. Tutto questo è stato realizzato grazie alla buona volontà e alla dedizione dei lavoratori dell’aerostazione iblea. E’ venuto il tempo di dire che l’aeroporto Pio La Torre di Comiso non è e non può restare la provvisoria pertinenza di Catania, deve diventare parte integrante dello stesso e lo deve diventare grazie a degli investimenti che in questi anni non sono stati né fatti ma soprattutto mai pensati. Per la SAC deve diventare "imperativo categorico" realizzare a Comiso più stalli per gli aerei (minimo dieci),  più uscite d’imbarco e terminal arrivi e partenze, che permettano di far defluire in modo più ordinato molti più passeggeri. La società in questi anni ha avuto una governance più che strabica, ha guardato solo allo sviluppo delle infrastrutture dello scalo catanese, non potenziando per nulla quelle di Comiso. Eppure, il tempo e i soldi per fare questi investimenti, in modo da costruire un sistema aeroportuale unico, c’erano (per fortuna ancora ci sono), ma forse qualcuno ha creduto bene di fare annegare “l’aeroportino di Comiso” nell'oblio, Probabilmente pensava che il tempo è la distanza lo cancellasse.

Ma un sistema aeroportuale unico non si costruisce solo potenziando le strutture interne dell’aerostazione comisana, si realizza soprattutto accorciando i tempi di percorrenza tra le due infrastrutture. La strada Ragusa Catania per quanto tempo ancora deve restare un cantiere? Gli ultimi dati dicono che del Lotto 1, Ragusa Chiaramonte, è stato realizzato il 25%. Del Lotto 2, Chiaramonte Grammichele, è stato realizzato quasi il 47%. Il Lotto 3, Grammichele Francofonte, sostanzialmente non è mai partito. Il Lotto 4, Francofonte tangenziale Catania, è circa al 40%. In 3 anni di lavoro (i cantieri sono partiti nell’autunno del 2023) siamo a meno del 30% di realizzazione complessiva dell’opera. Questa lentezza oltre ad allungare i tempi di percorrenza rischia di isolare per un tempo troppo lungo Comiso e quindi facendo venire meno l’idea di sistema aeroportuale. A quando un cronoprogramma con tempi certi sul completamento dell’opera?

L’emergenza cenere va governata anche con convezioni specifiche con le attività di trasporto su gomma. La SAC deve formalizzare un rapporto per l’emergenza cenere con taxi, ncc (loro eventuali compagnie) e agenzie bus. Quello che è successo, cioè la lievitazione esponenziale dei prezzi per una tratta di alcune decine di chilometri, non può e non deve più accadere. I turisti oltre ad essere sballottati in zone distanti dal loro luogo di vacanza o peggio abbandonati nei terminal di Catania sono stati pure vittime di una speculazione lontana anni luce dal concetto di accoglienza. Come mai non si è mai pensato di realizzata una piattaforma digitale unica e multilingue capace di fornire nei periodi di emergenza informazioni e soprattutto servizi a prezzi calmierati?

E’ fin troppo evidente: alla SAC e alla politica che ha sostenuto e sostiene le scelte della SAC è mancata e manca una visione economica e strategica...e non da ora, basti ricordare come fu gestita la vicenda dell’incendio del terminal C nell’estate del 2023. Le emergenze chiedono azioni fatte con criterio e non improvvisazione o peggio un pilatesco rimpallo di colpe accompagnato da teorie fantasiose come lo spostamento della struttura catanese. Tutto questo ha creato un danno economico che alcuni “esperti” hanno già abbondantemente stimato. Gli operatori ammessi alla seconda fase della privatizzazione vedendo tutto questo scompiglio e leggendo le varie "analisi" probabilmente hanno già iniziato a sfregarsi le mani: avranno forse chiesto di rivedere a ribasso il valore della Società che gestisce l'aeroporto di Catania e Comiso? Lo scopriremo solo vivendo. Intanto, chissà che acidità di stomaco tra gli attuali gestori dopo che in una settimana si sono "ammuccati" (divorati) il valore della  SAC.

 La foto allegata è tratta da Google Immagini. Il grafico è tratto dalla pagina Facebook : "Autostrada Catania-Ragusa???"

giovedì 13 agosto 2026

L'Etna, la cenere, i disagi. Parla l'esperto.

L'ultima intensa attività eruttiva dell'Etna sta generando un dibattito surreale che non tiene assolutamente in conto un fatto: l'Etna è un vulcano, e li da 500 mila anni e ciclicamente, come tutti i vulcani, erutta e sputa cenere e lapilli. Ho chiesto ad un amico geologo che lavora  all'Istituto Nazionale di Geofisica e Vulcanologia, di spiegare, lo ha fatto a titolo esclusivamente personale, l'attuale fase parossistica. Le sue parole sono tanto chiare quanto precise.

"L'Etna sta dando luogo ad una intensa attività eruttiva.  Allo stato attuale le fratture che si sono aperte nell’area sommitale, sui fianchi dell’area craterica e in particolare in Valle del Leone e in Valle del Bove, testimonierebbero una migrazione passiva di magma dai condotti centrali. Questo, significa che è presente molto magma nell'area dei condotti e lo stesso riesce a migrare lungo le fratture preesistenti e quindi fuoriuscire in modo tranquillo, con effusioni spettacolari e ben alimentate. Ma, tralasciando le fratture eruttive, quello che si sta manifestando con una certa intensità è una sostenuta e continua attività esplosiva nell’area sommitale del vulcano, dal cratere chiamato  Voragine. Questa attività, abbastanza inusuale rispetto alle fontane di lava del Cratere di Sud Est che si sono manifestate nel recente passato, sta causando una persistente presenza di cenere in quota che rende problematica la "vita" agli aerei. A ciò si somma un altro evento che sta aggravando l'attuale crisi ed è la prevalente direzione dei venti di questi giorni in direzione Sud, ovvero proprio verso l'aeroporto di Fontanarossa. Insomma, la concomitanza di due fattori naturali non frequentissimi sta causando una crisi che si lega ad un terzo fattore molto "umano", ovvero il fatto che tutto questo sta accadendo sotto ferragosto, periodo di grandi spostamenti proprio in direzione Sicilia. Tre eventi concomitanti che, per fortuna, non si verificano spesso. Non c’è, tra l’altro, una particolare predisposizione da parte dell’Etna a manifestarsi durante l’estate, anzi, se  guardiamo alla frequenza di accadimento dei fenomeni esplosivi che causano l'emissione di comunicati specifici di allerta per l'aviazione, questi si concentrano, negli ultimi anni,  in inverno con ricadute solo sul traffico "normale" e al di fuori di periodi di particolare turismo. Tutto questo, in modo razionale, dovrebbe far riflettere sulle scelte e sulle politiche di implementazione infrastrutturale da più parti invocate."

Ecco, ciò che è mancato e che manca è una seria e attenta riflessione "sulle scelte e sulle politiche di implementazione infrastrutturale".  In questi anni, per scelte politiche unilaterali (forse sarebbe più giusto dire discriminatorie?) la Società Aeroporti di Catania e Comiso (SAC) non ha voluto effettuare investimenti strutturali all’aeroporto di Comiso. Mentre a Catania venivano ampliati i terminal, i parcheggi e la pista, Comiso stava a guardare, rimanendo un aeroportino, una struttura snobbata dalle compagnie aeree, quantunque le stesse venissero invitate ad atterrare nell'aeroporto ibleo a suon di migliaia di euro. E così, mentre l'aerostazione catanese diventava, con i suoi 12 milioni di passeggeri, il quinto aeroporto italiano, Comiso lentamente affondava. Ma la cosa strana è che la massa di capitale speso a Catania non è riuscita ad  attivare lo sviluppo economico sperato. In questi anni gli utili prodotti, a fronte degli investimenti effettuati, sono stati notevolmente inferiori a quelli di strutture più piccole (vedi l’aeroporto di Bologna). Le cicliche ma brevi attività vulcaniche dell'Etna non impensierivano più di tanto, qualche ora di disservizio, al massimo un giorno, a cui seguivano le polemiche di rito e poi tutto lentamente si spegneva. Questa volta no. Il vulcano non è stato inclemente solo ed esclusivamente con i passeggeri, è stato volutamente spietato con chi amministra e sostiene politicamente la SAC. L'Etna ha ricordato a lor signori che è li da 500 mila anni e che sa far bene il suo lavoro sin da quando è nata, cioè eruttare e sputare cenere anche per giorni. Tutto questo ha messo in evidenza le tante lacune gestionali: dagli investimenti che hanno prodotto utili limitati, alla cattiva gestione dell'aeroporto di Comiso, il quale, va detto con forza, malgrado le sue condizioni, di fronte all'attuale difficoltà, ha saputo e sta riuscendo a tenere botta gestendo più di 100 voli in pochissimi giorni.

E allora, prima di pensare alla privatizzazione della  SAC, il piatto ricco su cui in tanti si vogliono ficcare;  prima di  spendere 47 milioni di euro per  un'area cargo a Comiso che forse serve più a creare un hub logistico per l'industria bellica che alle nostre produzioni agroalimentari; prima di continuare a fare altre fesserie che non produrranno nulla, si pensi a "implementare" sin da subito l'area passeggeri di Comiso prevendendo terminal adeguati a ricevere più persone, sia in arrivo che in partenza,  e si realizzino più posti aereo sulla pista e quindi più gates; si rafforzino i servizi in modo da avere un'aeroporto in grado di camminare da solo e di saper sostenere sufficientemente quello di Catania, soprattutto quando si verificano eventi di questa portata. Tutto il resto è fuffa, baggianate, inezie, utili a lasciare tutto com'è nella logica gattopardesca del cambiare, con gli annunci, tutto per non modificare nulla, continuando così a far vivere l'aeroporto di Comiso nel fango, o nella cenere,  dell'immobilismo.

La foto allegata è tratta da Google immagini




domenica 2 agosto 2026

Lettera dei Sacerdoti della Città di Vittoria alle Comunità cristiane e a tutti i cittadini di buona volontà.

Non siamo ai livelli di Padre Puglisi o don Giuseppe Diana, ma è, comunque, un primo passo in avanti. Buona lettura.


 Carissimi fratelli e sorelle,

come sacerdoti della Città di Vittoria sentiamo il dovere di condividere con voi una profonda preoccupazione che attraversa le nostre comunità.

I gravi episodi di violenza verificatisi negli ultimi tempi, e in particolare i recenti fatti di cronaca che hanno interessato alcuni luoghi di ritrovo e piazze della nostra città, hanno generato paura, smarrimento e un diffuso senso di insicurezza. Sono fatti che non possono essere considerati semplici episodi isolati: essi feriscono il tessuto della nostra convivenza civile e offendono la dignità della persona umana.

Ogni giorno incontriamo famiglie che hanno paura per i propri figli, anziani che rinunciano a uscire nelle ore serali, commercianti preoccupati, giovani che vorrebbero vivere serenamente gli spazi della città. Nessuno dovrebbe sentirsi minacciato o insicuro nei luoghi in cui vive.

Come Chiesa non possiamo tacere. Il Vangelo ci chiede di essere operatori di pace, ma la pace non è assenza di parole davanti all'ingiustizia o al degrado. La pace si costruisce difendendo la dignità di ogni persona, promuovendo la legalità e chiedendo che il bene comune sia realmente tutelato.

La cura e l'attenzione della Chiesa vanno a ogni persona, ma non vi può mai essere indulgenza o indifferenza verso la violenza, la prepotenza e l'illegalità. Ogni persona che vive nella nostra città ha il dovere morale e civile di rispettarne le leggi, i valori fondamentali e le regole della convivenza. Chi sceglie la violenza e il disprezzo delle regole, qualunque sia la sua origine, condizione o appartenenza, tradisce questi principi e deve risponderne secondo giustizia.

Per questo rivolgiamo un appello fermo e rispettoso alle istituzioni dello Stato, agli amministratori locali e alle forze dell'ordine: è necessario rafforzare ogni azione utile a garantire sicurezza, prevenzione e presidio del territorio. I cittadini hanno il diritto fondamentale di vivere senza paura, di passeggiare nelle piazze, di sostare nei luoghi pubblici e di educare i propri figli in un clima di serenità.

Chiediamo anche che si continui a investire nei percorsi di educazione alla cittadinanza, nella prevenzione del disagio giovanile, nel rispetto reciproco e nella responsabilità personale, perché una comunità è davvero forte e sicura quando coniuga diritti e doveri, solidarietà e rispetto rigoroso delle regole.

A chiunque abbia a cuore il presente e il futuro della nostra città chiediamo di non lasciarsi vincere dalla rassegnazione né dalla rabbia. La violenza non si combatte con altra violenza, ma neppure con il silenzio o con la tolleranza dell'inciviltà. Ciascuno è chiamato a fare la propria parte, collaborando con le istituzioni, educando le nuove generazioni al rispetto dell'altro e custodendo il bene prezioso della nostra comunità.

La nostra città merita di ritrovare fiducia, serenità e speranza. Merita di essere conosciuta per il lavoro onesto della sua gente, per la generosità delle sue famiglie e per la ricchezza della sua storia, non per episodi di sopraffazione che rischiano di comprometterne il volto.

Affidiamo al Signore la nostra preghiera per chiunque sia stato vittima di violenza, per quanti sono chiamati a garantire l'ordine e la sicurezza, e per coloro che hanno imboccato strade sbagliate, affinché ritrovino il senso del rispetto, della giustizia e della fraternità.


Alle nostre comunità cristiane rivolgiamo un invito accorato: come ci ha insegnato Papa Leone XIV, non cediamo alla rassegnazione davanti alla violenza che ferisce i nostri spazi. Il Papa ci esorta a «non rassegnarci alla cultura del sopruso e dell’ingiustizia» e a «opporre a questa deriva la forza disarmante della mitezza». Le nostre parrocchie siano luoghi vivi, capaci di «spargere nelle strade il buon seme del Vangelo» per dimostrare concretamente che il male si vince con il bene.

Con la forza del Vangelo continueremo a essere vicini alla nostra città, certi che solo insieme, nella responsabilità condivisa e nel rispetto della legge, saràd possibile costruire un futuro di pace, sicurezza e autentica convivenza.


I Sacerdoti della città di Vittoria

sabato 1 agosto 2026

Ai tanti atti di violenza nel territorio corrisponde un'azione insufficiente delle istituzioni. Serve una svolta.



I vari fatti accaduti in Provincia di Ragusa, durante un mese di luglio rovente, hanno messo in evidenza tutta la debolezza delle istituzioni di questo territorio. Una fragilità determinata non da chi opera nelle stesse, ma da certe scelte politiche sempre più distanti dalle esigenze e dai problemi veri di questa terra. Senza girarci tanto attorno. In questo caldo mese di luglio diverse zone del territorio ibleo sono state ostaggio della violenza criminale, è questo il verdetto e non c'è appello che tenga. E' una verità assodata e nei palazzi delle istituzioni si fa finta di non vederla. Quando nell'arco di pochi giorni a Vittoria un negozio di abbigliamento è distrutto da un incendio probabilmente doloso, quando una ragazza viene molestata ai giardini pubblici, quando a Marina di Ragusa e a Marina di Modica la malamovida imperversa indisturbata con le sue risse, lo spaccio e gli schiamazzi, quando a Modica la vegetazione di un'intera collina è divorata da un incendio doloso, quando a Pozzallo si registrano continui fenomeni di "microcriminalità" tanto da far preoccupare le associazioni di quella città, quando lo spaccio degli stupefacenti dilaga in ogni angolo della provincia, significa che il problema non è più percepito ma è diventato realtà, e la realtà non può essere nascosta sotto il tappeto della propaganda. Se poi qualcuno mascariare questa verità dicendo che ci sono luoghi dove la violenza è più radicata rispetto ad altri più sicuri, non solo si qualifica come un immenso e totale cretino, ma dimostra quanto sia infinita la sua incapacità politica. I cittadini di Comiso, Acate, Vittoria, Ragusa, Modica, Pozzallo, ecc... vedono, da tempo, cosa accade giornalmente nel loro territorio e ne hanno tratto, da tempo, una e una sola conclusione: lo Stato si è ritirato.  Non è convocando il comitato provinciale per l'ordine e la sicurezza o con le ordinanze o con le dichiarazioni rassicuranti che si possono tranquillizzare i cittadini. Non è facendo chiudere un ora prima un locale che si può contenere la malamovida. Non è con la videosorveglianza che si possono risolvere questi problemi, la tecnologia non può sostituire in toto il governo e il controllo del territorio. Molti genitori vivono notti cariche d'ansia quando i loro figli passano le serate in un qualsiasi centro ibleo, sperano  e pregano che non succeda nulla.  Tanti titolari di ristoranti, pub e bar dei centri iblei,  vivono ogni sera con paura il loro lavoro e sono costretti a convivere con il disordine. Chiedono da tempo attenzione. Vorrebbero controlli, verifiche, contrasto all'abusivismo, repressione dello spaccio e invece ricevono poco o nulla, tuttalpiù qualche pacca sulla spalla. 
Queste sono le prove inequivocabili dell'arretramento delle istituzioni. Ma vi è una verità ancora più acre, più amara, che si è consolidata nel tempo: il territorio ragusano vive ormai sospeso in un limbo: troppo incerto per sentirsi sicuro, troppo sottomesso per organizzare una svolta. 
Questa condizione è preoccupante perché il problema non sono i vari fatti criminosi che si sono succeduti. NO! Il problema ormai è il non governo del territorio. Quindi la domanda che va posta è un'altra: cosa aspettano le istituzioni a riprenderselo in mano?  
Un territorio per uscire dal limbo, dalla paura, in cui è stato cacciato deve ritornare ad essere protetto. Ma se questa protezione non arriva, se l'angoscia entra nella quotidianità, non è soltanto l'ordine pubblico ad entrare in crisi, ciò che crolla (o forse è già crollato) è la credibilità  delle istituzioni. 

Tanto per ricordarlo: un territorio che non si fida più di chi lo governa è un territorio che qualcun altro, nell'oscurità, ha già cominciato a gestire.


Nelle foto allegate, tratte da Google Immagini, l'incendio doloso di Monserrato a Modica, una rissa a Marina di Ragusa, l'incendio del negozio di Vittoria






 

sabato 4 luglio 2026

Fumarole: le soluzioni ci sono, ma...


Come sempre ogni anno in questo periodo, fino a settembre inoltrato, torna in auge la questione "fumarole" con tutto un dibattito che spesso diventa scontro tra istituzioni e associazioni ambientaliste. Intanto bisogna partire da un concetto tanto semplice quanto basilare: quando in questo territorio - dove si produce cibo di qualità - capiremo che essere ambientalisti non è solo impegno civile o passione democratica, ma deve essere un obbligo civico che riguarda tutti - perché tutelare il nostro ambiente significa migliorare la qualità della nostra vita e di ciò che produciamo - sarà sempre troppo tardi. Invece,  l'aggettivo "ambientalista" è stato trasformato da un lato in una parola tossica, dall’altro in un’ideologia elitaria. Il "militante ambientalista" è percepito come un personaggio capace solo di organizzare azioni politiche appariscenti e velleitarie. Ma è anche vero che questo concetto nell'opinione pubblica è passato con una certa facilità, perché le così dette "battaglie ecologiste" oltre ad essere percepite come un tantino esclusive e vanagloriose, si scontrano con forme di intolleranza che quasi sempre trovano un forte sostegno politico e quindi un largo consenso. 

Da decenni, lungo la fascia trasformata, migliaia di tonnellate di fratta, di plastica dismessa dalle serre e di rifiuti di ogni tipo vengono bruciati senza che le istituzioni preposte abbiano fatto o facciano qualcosa di serio per impedire questo scempio. I fumi tossici della combustione, da anni, ammorbano l’aria iblea e hanno creato e stanno creando danni al nostro ambiente, ma soprattutto alla nostra salute.  Le "fumarole" si manifestano nel periodo tra maggio e settembre, poi via via diminuiscono per riapparire l’anno successivo. E’ così, di anno in anno, si susseguono denunce pubbliche, con video sui social, che generano la giusta irritazione da parte di tanti cittadini. Le istituzioni convocano subito tavoli. A seguire, qualche parlamentare presenta un’interrogazione che viene subito rilanciata nei media, ma nel frattempo il tempo passa, si arriva a settembre/ottobre, il fenomeno inizia a scemare e tutto finisce per poi ripartire il prossimo maggio con le stesse caratteristiche, senza mai individuare colpevoli, responsabili e complici.  Sembra una specie di gioco dell’oca, si fa sempre il solito percorso per poi ripartire dall’inizio.

Per capire come poter contrastare il fenomeno si deve partire da alcuni elementi. La fratta, cioè lo sterpo delle piante di ortaggi coltivati in serra - sottoprodotto agricolo, come la paglia o gli sfalci di potatura - non è un rifiuto. Secondo le teorie dell'economia circolare, potrebbe essere riutilizzata direttamente per produrre energia o fertilizzante, riducendo in questo modo gli eventuali costi di smaltimento. Invece, nel nostro territorio, è diventata il carburante delle fumarole. In mezzo alle cataste della stessa viene nascosto di tutto: plastica dismessa dalle serre, manichette consumate, imballaggi di fitofarmaci e chissà cos’altro. Sto parlando di rifiuti speciali e pericolosi che hanno un codice identificativo (CER) e secondo la nuova normativa il loro smaltimento dovrebbe essere tracciabile digitalmente (RENTRI). Inoltre, ogni anno le imprese che producono rifiuti speciali e pericolosi, comprese quelle agricole, hanno l’obbligo di presentare il Modello Unico di Dichiarazione Ambientale (MUD).  La domanda che emerge in modo istintivo è: ma quante sono le imprese della nostra provincia (comprese quelle agricole) che presentano questa dichiarazione? Basta informarsi presso la Camera di Commercio o nel sito https://muda.infocamere.it/Muda/ 


Nella tabella elaborata anche grazie ai dati di movimprese.it  si può vedere come negli ultimi cinque anni su una media di 37.000 attività poco più del 5% delle stesse ha presentato il MUD. Ovviamente non tutte le imprese sono sottoposte a questo adempimento, ma è certo che molte imprese agricole, in particolare quelle serricole, sono obbligate a farlo.  Basterebbe incrociare i dati tra le imprese che hanno presentato il Modello di Dichiarazione Unica e le tantissime che invece hanno evaso l'adempimento per capire come sono stati fatti evaporare i rifiuti speciali e pericolosi prodotti in queste attività. E' molto semplice, ma non è mai stato fatto! Mentre di anno in anno in anno ci si trastulla in dibatti e riunioni, il territorio continua ad essere appestato. I dati dell'ultimo "Rendiconto sociale provinciale" dell'INPS sono chiari. Nella tabella di pag. 65 del Rendiconto, di seguito allegata, sono indicate le domanda di invalidità civile presentate nel biennio 2023/2024. Più di 16.000 domande - oltre 6.000 solo nel comprensorio Acate, Vittoria, Comiso - quasi la metà di queste riguardano richieste di invalidità per patologie tumorali. 

L'insorgere dei tumori non avviene per puro caso, ma è innescato da fattori ben precisi e tra questi vi è pure la qualità dell'aria che respiriamo, le caratteristiche dell'acqua che utilizziamo e la qualità del cibo che mangiamo. 
Se tutto ciò  di anno in anno peggiora, maggiore sarà la possibilità di ammalarsi di cancro. 

Il fatto che le istituzioni preposte (Regione, Prefettura, Libero consorzio, Arpa, Asp,...) non riescano a contrastare da tempo questa emergenza ambientale e sanitaria, ha creato quell'humus su cui si nutre l'atteggiamento criminale di certi "produttori" e gli interessi delle ecomafie. Da tempo ormai questo territorio viene definito "Terra dei Fuochi" o "Chernobyl della Sicilia". Queste frasi vengono già scritte nelle varie narrazioni. Vogliamo che queste marchio di "Indicazione Geografica Tipica" attesti definitivamente i nostri luoghi e le nostre produzioni? Oppure è arrivato il tempo di avviare un deciso cambiamento verso un contrasto serio a questi fenomeni e quindi in favore della sostenibilità ambientale della serricoltura?