della nostra agricoltura andavano
indirizzati verso sistemi produttivi capaci di resistere a questi cambiamenti
climatici; probabilmente avrebbero capito che nel turismo va avviato un
intenso processo di destagionalizzazione; presumibilmente si sarebbero accorti
come le nostre infrastrutture idriche ed elettriche sono, da anni,
profondamente inadeguate; in fine, avrebbero compreso e poi valutato come le
conseguenze sociali ed economiche di tale crisi climatica non sono solo estive, il ciclone Harry ne è la
dimostrazione. Da ciò si comprende come la prima infrastruttura che servirebbe
a questa terra non è la panzana del ponte sullo stretto. No! Alla Sicilia
prima ancora di questa fanfaluca servirebbe una classe dirigente in grado di
conoscere le criticità vecchie e nuove del territorio e poi dovrebbe essere
capace di risolverle efficacemente. Invece ci troviamo di fronte a gente che ha
pensato e pensa che governare sia comandare; che la politica sia una tecnica
che si impara senza preparazione, si esercita senza competenze e si attua in
modo furbesco e in assenza di etica. L’assurdo è che questi personaggi sono
difesi, adulati e sostenuti elettoralmente da una serie di clientele che,
grazie al sistema elettorale, sono diventate maggioranza. L'assenza di una
opposizione a questo sistema di potere, costruito esclusivamente sulla spesa
clientelare, ha prodotto una rottura tra questa classe politica e un pezzo
della società siciliana. Il risultato è stato duplice: da una parte la
crescente sfiducia nelle istituzioni e nella possibilità di cambiare ha
determinato la crescita dell’astensionismo; dall'altra, il sostegno agli
interessi di diverse "lobby", con spreco delle risorse in
investimenti senza qualità, ha permesso e permette soglie alte di consenso,
quindi di maggioranza politica, ad un sistema di potere sempre più compenetrato
dal meccanismo di accumulazione mafiosa. Così la Sicilia, terra “bellissima e
disgraziata”, è diventata il laboratorio della peggiore politica. Quanta verità
nelle parole di Sciascia, quando scriveva: “Il diavolo era talmente stanco da
lasciar tutto agli uomini, che sapevano fare meglio di lui”. Anche se “nevica fuoco, come sulle città maledette della Bibbia” una buona parte di noi siciliani ci abitueremo a vivere,
senza "‘nfamia e senza lodo", nel vestibolo di questo clima
infernale...in attesa degli eventuali e poderosi cicloni autunnali.











