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domenica 6 marzo 2022

VITTORIA, UNA CITTA' SOTTO ASSEDIO

Foto tratta da "Google Immagini"

Vittoria è una città assediata dalla criminalità. Nel giro di poche settimane decine di furti con scasso, tutti eseguiti con modalità molto simili: entrare, rubare cose di poco valore (commercialmente parlando) e poi deturpare gli ambienti. A subire questa prepotenza sono state soprattutto le rappresentanze del territorio: la CGIL, la CNA, diversi istituti scolastici, il comune, gli studi professionali, in particolare quelli di persone impegnate in politica (Avv. Piero Gurrieri e Avv. Salvo Sallemi, ...). La Città cerca di difendersi e di reagire a questi attacchi,  fastidiosi e continui, ma rimane isolata. Non è bello sentirsi dire dalle forze dell'ordine: "facciamo l'impossibile ma abbiamo una sola volante per un territorio che comprende Acate, Comiso e Vittoria". Un'area con oltre 100 mila abitanti con una sola volante?  Se fosse veramente così, lo Stato oltre a non avere rispetto per chi vive e lavora in questo territorio, non ha rispetto per i sacrifici dei suoi operatori.  Le istituzioni superiori preposte alla gestione del controllo sappiano che chi mette mette in atto un assedio si pone uno scopo preciso: emarginare chi lo subisce,  fino a disabituarlo a qualsiasi tipo di reazione. E' così che lo Stato viene percepito come qualcosa di inutile! 

La città non può e non deve cadere in questo giogo, ma le istituzioni devono intervenire seriamente perché Vittoria non è solo una città sotto assedio della criminalità, è anche dimenticata dalle stesse istituzioni. Che fine ha fatto il "Patto per Vittoria sicura" sottoscritto nell'ottobre del 2018 alla presenza del capo della Polizia di Stato Gabrieli? La criminalità, da sempre, si contrasta col diritto e con il controllo del territorio, non con gli annunci ad effetto e con le passerelle. In questi anni, lo spazio di chi non si vuole arrendere si è via via ridotto proprio per colpa di questi comportamenti, capaci solo di alimentare sfiducia. Sono tantissimi i cittadini che non accettano questo stato di cose, ma queste persone che mantengono ancora alta la dignità di questa città, per quanto tempo possono continuare a resistere? 

Vittoria è anche sottoposta ad un accerchiamento mediatico distorto. A nessuno interessano le battaglie di chi prova, tra mille difficoltà, a farla uscire dall'oblio in cui è stata relegata. Non interessa neanche farle conoscere. Questo territorio, in modo semplicistico, viene narrato come il luogo del male assoluto. Si fruga fra i luoghi comuni peggiori, senza entrare nel merito, senza provare a capire quali dinamiche avvengono in questa zona. A chi giova tutto ciò? Sicuramente non a Vittoria. Certamente non alla moltitudine dei suoi cittadini che rivendicano una città migliore



 

domenica 12 dicembre 2021

SE NON ORA, QUANDO!?

 

Foto tratta da Google Immagini

A Vittoria la violenza è diventata l’unico modo per affermarsi. Provo fastidio e rabbia nello scrivere questa frase, ma la continua sequenza di fatti violenti ne è purtroppo la conferma. Nella città dove il lavoro e il capitalismo molecolare realizzato dalla dinamicità di tanti piccoli imprenditori ha creato progresso e sviluppo, oggi si afferma l’imprenditoria del crimine. In questa terra negli ultimi anni si è consolidato un grumo di potere che ha bloccato i processi sociali, economici e forse anche quelli politici. Un coagulo di interessi che ha sottomesso prima di tutto il lavoro. Qui il lavoro ha smesso di creare reddito e ha cominciato a produrre miseria e schiavitù. Negli ultimi anni ho visto centinaia di produttori agricoli impoverirsi lavorando; altri però si arricchivano. Ho visto dove è finita quella ricchezza. L'odore del successo, della conquista, sta sempre nelle lottizzazioni, nel cemento, nei mattoni e poi nella capacità di utilizzare, di sfruttare i tanti piccoli imprenditori edili artigiani a cui subappaltare i lavori a prezzi stracciati, tagliando il prezzo delle loro manodopera e scaricando su di loro responsabilità e rischi. Quando guardo i tanti edifici sorti in questi anni sento le voci di chi li ha costruiti senza guadagnarci nulla, anzi è stato travolto dalla crisi proprio come i serricoltori. Qui, nel silenzio più totale e senza grandi contrasti, si è affermata ogni forma di caporalato e di schiavitù. E mentre il corpo economico sano della città è stato divorato dalle avidità di pochi e dalla crisi cicliche, l’altra economia, quella maligna, con i suoi soldi e le sue complicità si è impadronita del territorio senza tanti contrasti. La peggiore delle disperazioni è diventare poveri lavorando; è questo che ha determinato la fuga di molti giovani da questa città. Scappano via in cerca di riscatto, di un lavoro e di un futuro dignitoso. Se questa città non riscopre il valore del lavoro legale e produttivo, se non abbandona le vecchie logiche, se non riconverte ecologicamente il suo “modello economico”, se non punta ad una seria riqualificazione del territorio; resterà quello che è oggi: un luogo di risse, di spaccio e di mafie. Ma per fare questo serve una classe politica seria, attenta e scrupolosa; capace di portare avanti proposte che sappiano contrastare realmente l’attuale condizione. Invece assistiamo a consigli comunali che definirli tristi e assurdi è già un complimento.

A Vittoria servirebbe una Scuola molto più funzionale di quanto lo è già, in grado di favorire, con ancora più forza, il riconoscimento di se stessa come luogo di crescita. Una Scuola in grado di cogliere, ancora di più, le esigenze delle fasce più deboli della popolazione e di mettere in atto tutte le strategie inclusive possibili coinvolgendo enti pubblici e associazioni private. Molti insegnati e diversi direttori didattici ci provano tra mille difficoltà, ma il loro encomiabile sforzo non basta. Servirebbe uno Stato più attento, in grado di contrastare seriamente la dispersione scolastica. Leggendo quanto dichiarato dal giudice del minori, dott. Roberto Di Bella, sull’abbandono scolastico a Vittoria cadono le braccia. “… Per capirci il 23 aprile (2021) gli accertamenti dei carabinieri del comando provinciale di Ragusa nell’ambito di indagini a Vittoria contro l’evasione dall’obbligo scolastico hanno portato alla denuncia di 98 genitori per inosservanza dell’obbligo dell’istruzione elementare di minorenni. 98 che si aggiungevano ai 48 denunciati dalla Procura nei giorni precedenti per lo stesso reato .... Vittoria, per la condizione che vive, non ha bisogno solo di più polizia o addirittura dell’esercito (forse sarebbe più opportuno chiedere di allocare il commissariato in un immobile diverso dall’attuale. Al momento il posto di polizia è in l’affitto e pare che il proprietario sia un parente della famiglia Luca, ovvero Rocco Luca, figlio di Salvatore, finito in carcere assieme allo zio e al padre, nel luglio 2019, perché indagati con accusa di concorso esterno in associazione mafiosa e riciclaggio). A questa città non serve solo la repressione ma anche un serio potenziamento di alcune “ossature istituzionali”. A Vittoria servirebbe una Scuola primaria e secondaria a tempo prolungato. Invito gli amministratori e i consiglieri comunali a leggere questo articolo de l’Internazionale (https://www.internazionale.it/notizie/franco-lorenzoni-2/2020/12/02/tempo-pieno-scuola) e in particolare a soffermarsi sul capitolo delle diseguaglianze: “Oggi in Italia due terzi delle ragazze e dei ragazzi che frequentano la scuola di base sono esclusi del tempo pieno e l’aspetto più grave è che questa riduzione d’orario è concentrata nelle regioni dove la dispersione scolastica arriva a percentuali spaventose che superano il 30 per cento. …”.

Grazie allo sfruttamento del lavoro che genera povertà e alla dispersione scolastica la criminalità ha un enorme vivaio dove poter attingere adepti. Bisogna bloccare questa fucina. Chiedere soltanto più forze dell’ordine non è né risolutivo, né sufficiente. Manifestare contro la criminalità può essere importante, ma dopo l’evento tutto torna come prima. Unitamente a queste richieste e a queste dimostrazioni le istituzioni  cittadine devono iniziare a sollecitare con forza le istituzioni preposte (Provveditorato, Prefettura e Ministeri competenti) in modo da far partire in città il tempo prolungato. Qualcuno ha detto che Chi apre la porta di una Scuola chiude una prigione”, altri hanno detto che “la mafia teme la Scuola più della giustizia”. Se queste frasi hanno un senso e non sono solo slogan, bisogna metterle in pratica.  SE NON ORA, QUANDO?! 





sabato 17 settembre 2016

L'AFFARE IMMIGRAZIONE


A Ragusa immigrazione fa rima con prostituzione. A Vittoria immigrazione fa rima con spaccio. Ecco come la criminalità economica ha messo a frutto il degrado di alcuni quartieri di queste due città. 
Il centro storico di Ragusa superiore è diventato la capitale del sesso. Cinesi, colombiane, nigeriane, rumene … un concentramento di prostitute così elevato da far impallidire il quartiere a luci rosse di Amsterdam. Non vi è settimana che non veda un'operazione di polizia contro una casa di piacere. L'attività repressiva non arresta il fenomeno. Secondo una recente inchiesta giornalistica le prostitute, a Ragusa centro, sono cosi tante “da costringere le stesse "lucciole" a praticare forti sconti per "fidelizzare" la clientela”. C'è tanta voglia di sesso, la mafia lo sa e soddisfa i desideri repressi e le pulsazioni ormonali di tante brave persone.
A Vittoria  succede che lo spaccio delle droghe (attività principale di tutte le mafie) è stato in larga parte affidato - come una sorta di franchising - agli extracomunitari, in particolare magrebini. Piazza Senia (l'estrazione dell'acqua ha oscurato le gesta del patriota risorgimentale Daniele Manin) è uno dei centri di maggiore smistamento. Anche qui non si contano le operazioni di polizia, ma la voglia di sballare è tanta e la mafia che fa? L'asseconda!
Ogni tanto accade che in questi luoghi succedano delle risse che poi sfociano in controlli. E'  il così detto rischio d'impresa. Però il gioco vale la candela. La mafia sa  decodificare i vizi nascosti delle persone e riesce a metterli a frutto. Infatti, prostituzione e droga garantiscono alla criminalità economica di questa terra un guadagno abbondante, sicuro e continuo.
La politica tutto questo non lo ha ancora capito. Forse  non riesce più a vedere la mafia. L'idea stessa di criminalità organizzata si è dissolta. Riesce però ad amplificate a dismisura le paure. I principali colpevoli di prostituzione e spaccio sono diventati gli “immigrati”, i “mau mau”, i “faraci”. Ma se domani mattina gli immigrati sparissero, spaccio e prostituzione finirebbero? Oppure si aprirebbero nuove strade, come già sta accadendo, per precari, disoccupati o piccoli imprenditori travolti dalla crisi? Forse la politica non sa che la mafia oltre ad assecondare i vizi nascosti, è anche un (pericoloso) ammortizzatore sociale. 

Paolo Borsellino diceva: “La lotta alla mafia ... dev’essere innanzitutto un movimento culturale che abitui tutti a sentire la bellezza del fresco profumo della libertà che si oppone al puzzo del compromesso morale, dell’indifferenza, della contiguità e quindi della complicità.” A modo suo ci invitava e ci invita a guardare con molta attenzione a tutto ciò che accade intorno a noi e a comportarci di conseguenza. Quello che è successo a Piazza Manin è grave, così come è preoccupante l'ennesimo sequestro di una casa chiusa a Ragusa. Questi fatti però sono effetti e non la causa. L'immigrazione è un problema, ma non è il problema. 
Molte emergenze, tante ingiustizie e troppe illegalità ci circondano; non possiamo continuare a fare finta di non vederle e quando le scorgiamo non possiamo solo chiedere più polizia, più forze dell'ordine o l'esercito. Faccio notare che a Napoli il ministro Alfano, all'inizio di quest'anno, ha inviato l'esercito. Ebbene, le cronache giornaliere ci dicono che a Napoli si spara, si spaccia e si traffica come prima.  La più grande minaccia che incombe su questo territorio è non vedere quello che dovrebbe essere visto.


mercoledì 14 settembre 2016

RASSEGNATI


A Vittoria si torna a sparare. Un uomo di 39 anni viene ammazzato in modo brutale. Pare che prima sia stato colpito con un oggetto contundente al capo e poi due o più colpi d'arma da fuoco esplosi a distanza ravvicinata. Un'esecuzione brutale, un messaggio chiaro: doveva morire nel modo peggiore, il suo corpo doveva essere sfregiato, umiliato. Qualcuno avanza l'ipotesi dell'omicidio di mafia (?). Gli inquirenti indagano, avranno modo di capire come e da cosa sia maturata questa uccisione. La cosa che mi colpisce è la normalità con cui accettiamo una notizia tragica e pesante per la sua brutalità. Ad esempio, al bar c'è chi apre il giornale e tra una battuta e l'altra ad alta voce  dice: “sta vota a què c'ammazzarru?”, a queste parole qualcuno ridacchia, altri incuriositi si accalcano sul giornale per soddisfare la loro momentanea curiosità, nel frattempo si scherza, intanto il caffè viene servito, si consuma, si paga e di colpo tutto si dissolve, si torna alla normalità. Dall'inizio dell'anno sono tre i morti ammazzati a Vittoria. Tre persone uccise in nove mesi, mi sembra un costo troppo elevato per questa città. La cosa che mi preoccupa è la freddezza con cui ogni volta la notizia di un omicidio viene colta. Siamo ormai abituati a questo tipo di notizie. Non c'è nessun sussulto, neanche un'esclamazione, solo momentanea curiosità. Si cerca di capire chi è, si esprime un giudizio a denti stretti e poi si passa avanti come se nulle fosse accaduto. Non è la crisi economica che ci sta impoverendo; no, è questo freddo disinteresse che ci sta  immiserendo, in tutti i sensi. Non mi piace generalizzare, mi sforzo sempre di distinguere per non confondere, dico sempre - anche in questo piccolo spazio - che a Vittoria non tutto è negativo, anzi ci sono delle eccellenze, delle positività in grado di oscurare le avversità, ma tutto viene appallottolato, impastato e impanato nella polvere, tutto viene sporcato. E' inutile girarci attorno: siamo una terra di morti vivi, gente rassegnata ad un destino che corre verso il declino e non facciamo nulla per ribellarci a questa condizione. Se rimaniamo insensibili di fronte ad un omicidio figurarsi se riusciamo a reagire di fronte allo scempio ambientale che il nostro territorio subisce da tempo, o alle tante forme di abusivismo, oppure alle condizioni di lavoro, all'intolleranza verso il diverso, alle tante ingiustizie che ogni giorno si consolidano. Ci siamo abituati allo squallore.  La desolazione è diventata una componente del nostro modo di essere. Voglio essere chiaro fino in fondo: questa rassegnazione è l'abbondante mangime che sta ingrassando  una criminalità economica che vuole diventare (forse lo è già)  padrona della città. Lo abbiamo capito, ne siamo coscienti ma, oltre agli organi preposti, qualche giornale di frontiera e pochissimi volenterosi disorganizzati, nessuno fa nulla.

venerdì 2 settembre 2016

VITTORIA, UNA CITTA' NATA DAL RISCATTO ECONOMICO E SOCIALE

Sarà una mia impressione ma vedo che quando siamo fuori per lavoro o per altri motivi e parliamo di Vittoria è come se fossimo costretti a giustificarci. Pare che proviamo una certa vergogna nel definirci vittoriesi. Forse sentiamo il peso della storia criminale recente della nostra città. In questo atteggiamento leggo un'impassibile indignazione, una condotta incapace a generare una qualsiasi reazione a questo marchio infamante. Forse è per questo che ci vergogniamo. Poi, nell'immaginario collettivo Vittoria è criminale già nel proprio patrimonio genetico perché secondo un'assurda leggenda, la città fondata da Vittoria Colonna, venne popolata da malviventi imboscati nelle zone impervie e malsane del territorio di Boscopiano. Nulla di più falso. I documenti storici dicono altro.

Agli inizi del '600 Filippo III re di Spagna promuove nel Regno di Sicilia un piano per la creazione di nuovi paesi feudali. Questa programmazione aveva un duplice scopo:
  1. Popolare zone incolte e poco salubri dell'isola con coloni di altre città. In genere gli abitanti di questi nuovi centri erano persone indigenti, senza un'occupazione stabile e cariche di debiti che non avrebbero mai potuto onorare. Queste vennero persuase o si convinsero a lasciare i paesi dove vivevano per rifarsi una vita nei nuovi nuovi borghi. Gli vennero condonati i debiti e con i loro lavoro avrebbero bonificato e reso produttive le nuove terre che gli erano state affidate in enfiteusi pagando tasse esigue.
  2. La nascita e lo sviluppo di questi nuovi centri avrebbe permesso una buona fonte di reddito per i nobili siciliani ma anche per il re di Spagna. Infatti i nobili avrebbero ottenuto il miglioramento fondiario di grandi proprietà terriere da sempre poco accessibili e infruttuose. Inoltre avrebbero imposto ai coloni, anche se in modo “irrisorio”, tasse e diritti di ogni tipo per le terre assegnate. Il re di Spagna, grazie a questo piano di ripopolamento avrebbe preteso maggiori riconoscimenti in denaro dai nobili siciliani.

La Contessa di Modica, Vittoria Colonna, figlia di Marcantonio Colonna, viceré di Sicilia ed eroe della battaglia di Lepanto e moglie di Luigi III Eriquez del Caprera, oltre ad essere una  nobile  potente, era anche un'abile donna d'affari. Intuì subito che da questo piano di nuovi paesi feudali poteva trarre degli ottimi vantaggi personali. La vasta proprietà di Boscopiano  - territorio incolto e selvaggio, dove si nascondevano fuorilegge di ogni genere - per lei era  stata sempre un problema, ora poteva diventare una grossa e grassa opportunità. La Contessa, che  durante il periodo di residenza in Spagna era stata dama di compagnia della regina, si attivò subito presentando istanza per fondare un nuovo centro e, utilizzando tutte le sue conoscenze presso la corte spagnola, in meno di un anno ottenne l'autorizzazione firmata dal re per creare la nuova città. Un tempo brevissimo per la burocrazia dell'epoca. Nel documento (scritto in latino) si legge: “… Il feudo di Boscopiano ... è fruttifero, con quantità d'acqua ma è incolto e con difetto di abitanti, per cui costruirvi un paese costituisce grande servizio a Sua Maestà Cattolica e cosa utile per i suoi regnicoli … il nuovo abitato renderà più sicuro il passo del Dirillo dove i viaggiatori vengono frequentemente derubati”.
Vittoria, quindi, nasce anche come un presidio per rendere più sicuro il territorio.
E così verso la fine del 1607 e gli inizi del 1608 circa ottanta coloni, persone povere ma dignitose, provenienti in parte dalla vicina Comiso (ma anche da Ragusa, Monterosso, Modica, Noto, Lentini, Sortino Vizzini, Licodia, Terranova, Aidone, Piazza Armerina) con famiglia a seguito e le poche masserizie, attratti dal possedere un pezzo di terra e un tetto gravati da tasse e fitto esigui, armati di buona volontà e fiduciosi nel futuro, si insediarono nel territorio di Boscopiano. La storia di una città è sospesa tra l'eredita che riceve e il contesto in cui cresce. L'eredità era un territorio da bonificare e rendere produttivo in pochi anni. Il contesto in cui crescere era caratterizzato dal lavoro e dal contrasto ai criminali che imperversavano nella zona. Va detto che nessuno dei coloni che fondarono la città era stato in carcere o aveva commesso reati gravi contro le persone o il patrimonio, anche perché questo tipo di soggetti erano (e sono) poco adatti a costituire una comunità di persone dedite al lavoro e all'ordine sociale.

Dopo 400 anni si può affermare tranquillamente che ha vinto la voglia di progresso e di riscatto. Dovremmo essere orgogliosi della nostra identità e non provare vergogna, ma per esserlo dovremmo riscoprire lo spirito di quei pionieri, persone umili, non rassegnate, impegnate nel lavoro e determinate nel contrastare povertà e criminalità.

Per la redazione di questo post ho consultato i testi del prof. Giuseppe Raniolo, La nuova terra di Vittoria dagli albori al Settecento; Introduzione alle Consuetudini ed agli Istituti della Contea di Modica.

lunedì 9 febbraio 2015

Bisogna iniziare



L'unica economica che non conosce crisi è quella criminale. Per questo motivo il contrasto alla criminalità organizzata deve diventare questione fondamentale. Soprattutto il tema dell'impresa criminale: è tra le cose principali da affrontare. Le tante attività possedute dalla criminalità sono capaci di vincere ogni concorrenza e di aggravare le condizioni economiche di chi opera nella legalità. Questa lotta non può essere delegata esclusivamente ai giudici e alle polizie. Le parrocchie, le associazioni del volontariato, i professionisti, la società civile di questa città, se hanno un ruolo, devono darsi una mossa. E' stato festeggiato il primo anno di attività dell'Associazione Antiracket, dopo aver superato il rodaggio adesso si vuole puntare alle sfide vere. Un'associazione che non riesce a produrre denunce non è un'associazione. Certo, è molto più semplice ostentare il proprio pedigree di antimafiosi partecipando a tavole rotonde o sostenendo iniziative. Ma qui, prima di avviare forme di contrasto all'economia criminale,serve svegliare le coscienze di una città che ha subito e subisce in silenzio i costi della criminalità, che sono anche costi umani. L'omicidio Brandimarte è solo l'ultimo esempio. Qualcuno stupidamente dice: “si ammazzano tra di loro”, ma questo non è possibile dirlo, non dovrebbe neanche essere pensato, perché una società s'impoverisce soprattutto quando diventa spettatrice di un crimine come un omicidio. La più grande minaccia che sta vivendo questa città è non vedere quello che è chiaramente visibile. Non vede quando si spara, non vede quando si affermano certe dinamiche economiche. Vittoria, può sembrare paradossale, ma anche grazie a questa crisi dovrebbe essere una città gonfia di sdegno.  Invece poco, quasi nulla, una tranquillità tempestosa. Sembriamo anime spente prima che corpi. Chiedo a me stesso e ai miei concittadini come ce la immaginiamo Vittoria? Lo chiedo anche a tutte quelle associazioni di donne e uomini che in silenzio qui lavorano e si impegnano. A quei pochi politici che riescono a rimanere credibili. A tutti coloro che fanno bene il loro lavoro, a tutti coloro che cercano di vivere onestamente, come in qualsiasi altra parte del mondo. A tutte queste persone, che sono “la maggioranza silenziosa” chiedo: come vi immaginate Vittoria? La chiesa locale potrebbe avere un ruolo, potrebbe svegliare le coscienze di tanti. Potrebbe, ma non lo fa. Mi chiedo e chiedo: serve affollare le chiese se poi si resta indifferenti rispetto a quello che accade attorno a noi? … C'è veramente tanto da fare … non so cosa si riuscirà a fare, ma urge iniziare. Se non ora, quando?

sabato 3 gennaio 2015

Privo di titolo (fate voi).



In meno di un mese un omicidio eccellente, un'officina meccanica distrutta da un incendio doloso, la produzione di due importati imprese agricole sfregiata dallo zolfo. Adesso anche un presunto allarme bomba, ma pare che in quest'ultimo caso - per fortuna - tutto sia rientrato. In tutto questo tempo la città è rimasta immobile. Come è possibile? Ma questa terra come si vede? Non prova vergogna nel vedere ciclicamente le pagine dei quotidiani con il nome Vittoria in bella evidenza per fatti di cronaca? Come la immaginiamo questa città? Ci basta essere persone oneste per non sentirci anche noi colpevoli? Oppure ci consoliamo con la solita frase: “è da tempo che è così”.  Siamo al centro di una attenzione mediatica non indifferente. Giornali, televisioni e blog parlano di questa terra non per la voglia di volersi rilanciare per uscire dalla crisi, ma solo e sempre per la sua forza criminale. Mi viene il dubbio che non riusciamo più a pensarci in modo diverso da come veniamo descritti, da come veniamo guardati. Il peso della criminalità organizzata è riuscito ad occupare spazi sempre più significativi dentro la nostra società. Ma la cosa grave è che tutto questo venga tollerato dalla maggioranza della città. Questo mi fa pensare che la “società civile” a Vittoria non esiste è uno slogan che viene utilizzato dai soliti professionisti della politica politicante per rifarsi il trucco e passare all'incasso di un nuovo incarico. Eppure una società civile vera servirebbe a questa città. Ho molta fiducia nelle giovani generazioni, ho partecipato all'incontro organizzato dall'UDS sono motivati, attenti, determinati, ma hanno bisogno di più punti di riferimento. Credo, da cattolico perplesso, che la Chiesa possa e debba fare la sua parte, fornire una testimonianza di civiltà e quindi di giustizia e legalità. Servirebbe una Chiesa in uscita, mentre quella cittadina è chiusa e autoreferenziale. Vittoria ha bisogno di una catechesi della legalità. Il vangelo non è al servizio dei vari potenti. Il Vangelo è contro ogni forma d'ingiustizia. In città c’è una ricca e fervente pratica religiosa, le parrocchie scoppiano ma purtroppo la vita cristiana rimane ben nascosta, con pochissima responsabilità sociale. Perché? Si può essere credenti senza impegnarsi minimamente contro la criminalità? Questo male può essere sconfitto, oppure dobbiamo ammettere che la dannazione è qui tra noi e non si può fare niente per abbatterla? Domande che mi pongo da tempo. Se Vittoria viene percepita come il luogo della violenza è perché la grande maggioranza silenziosa di questa città si è rassegnata a questo marchio. Non dobbiamo provare fastidio per questa etichetta, siamo complici consapevoli e taciturni e non facciamo nulla per modificare questo stato di cose. Se invece vogliamo dare un futuro a questa terra, mettiamo finalmente da parte paura, pigrizia e indifferenza e rimbocchiamoci le maniche. C'è tanto da fare.