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A
Vittoria la
violenza è diventata l’unico modo per affermarsi.
Provo fastidio
e
rabbia nello scrivere questa frase,
ma la continua
sequenza di fatti violenti
ne
è purtroppo
la
conferma.
Nella città dove il lavoro e il capitalismo molecolare realizzato dalla dinamicità di tanti piccoli
imprenditori ha creato progresso e sviluppo, oggi si afferma
l’imprenditoria del crimine. In
questa terra negli
ultimi
anni si
è consolidato un grumo di potere che ha bloccato
i processi sociali, economici e forse
anche quelli
politici. Un coagulo di interessi che ha sottomesso
prima
di tutto
il lavoro.
Qui il lavoro ha smesso
di creare reddito e ha cominciato a produrre
miseria e schiavitù. Negli
ultimi anni ho visto centinaia di
produttori agricoli impoverirsi lavorando; altri però
si arricchivano. Ho visto dove è finita
quella ricchezza. L'odore del successo, della conquista, sta sempre
nelle
lottizzazioni, nel
cemento, nei mattoni e
poi
nella capacità di utilizzare, di sfruttare i tanti piccoli
imprenditori edili
artigiani
a
cui subappaltare i
lavori
a prezzi stracciati,
tagliando
il prezzo delle loro manodopera e scaricando
su di loro
responsabilità e rischi. Quando guardo i tanti edifici sorti in
questi anni sento le voci di chi li ha costruiti senza guadagnarci
nulla, anzi è
stato travolto dalla crisi proprio come i serricoltori.
Qui,
nel silenzio più totale e senza grandi contrasti, si è
affermata
ogni forma di caporalato e di schiavitù. E mentre
il corpo economico sano della città è stato divorato dalle
avidità
di pochi
e dalla crisi cicliche,
l’altra
economia, quella maligna,
con i suoi soldi e
le sue complicità
si è impadronita del territorio senza tanti
contrasti.
La
peggiore delle disperazioni è diventare poveri lavorando; è
questo che
ha determinato la fuga di molti
giovani da questa città. Scappano
via in cerca di riscatto, di
un lavoro e di un futuro dignitoso.
Se questa città non riscopre il valore del lavoro legale e
produttivo, se non abbandona le vecchie logiche, se non riconverte
ecologicamente il suo “modello economico”,
se non punta ad una seria riqualificazione del territorio; resterà quello
che è oggi:
un luogo
di risse, di spaccio e di mafie. Ma
per fare questo serve
una classe politica
seria, attenta
e scrupolosa; capace
di
portare
avanti proposte che sappiano contrastare
realmente
l’attuale condizione. Invece assistiamo a consigli comunali che
definirli tristi e assurdi è già un complimento.
A
Vittoria servirebbe una
Scuola
molto
più funzionale
di quanto lo è già,
in grado di
favorire, con
ancora più forza,
il riconoscimento di
se stessa
come luogo di crescita. Una
Scuola
in grado
di
cogliere, ancora
di più,
le esigenze delle fasce più deboli della popolazione e di mettere in
atto tutte le strategie inclusive possibili coinvolgendo enti
pubblici e
associazioni private.
Molti
insegnati e
diversi direttori didattici ci provano
tra mille difficoltà, ma
il loro encomiabile sforzo non basta. Servirebbe uno Stato più
attento,
in
grado di contrastare seriamente la dispersione scolastica. Leggendo
quanto dichiarato
dal giudice del minori, dott. Roberto Di Bella, sull’abbandono
scolastico
a
Vittoria cadono
le braccia.
“…
Per
capirci il 23 aprile (2021)
gli accertamenti dei carabinieri del comando provinciale di Ragusa
nell’ambito di indagini a Vittoria contro l’evasione dall’obbligo
scolastico hanno portato alla denuncia
di 98 genitori per inosservanza dell’obbligo dell’istruzione
elementare di
minorenni. 98 che si aggiungevano ai 48 denunciati dalla Procura nei
giorni precedenti per lo stesso reato ...”.
Vittoria,
per la condizione che vive, non ha bisogno solo di più polizia o
addirittura dell’esercito (forse
sarebbe più opportuno
chiedere di
allocare il commissariato
in
un
immobile diverso dall’attuale.
Al
momento il posto di
polizia è
in l’affitto e pare che il proprietario sia un
parente
della famiglia Luca, ovvero Rocco Luca, figlio di Salvatore, finito
in carcere assieme allo zio e al padre, nel luglio 2019, perché
indagati con accusa di concorso esterno in associazione mafiosa e
riciclaggio).
A
questa città non serve solo la repressione ma anche un
serio potenziamento di alcune “ossature istituzionali”. A
Vittoria
servirebbe una
Scuola
primaria
e secondaria
a tempo prolungato. Invito
gli amministratori e i consiglieri comunali a leggere questo articolo
de l’Internazionale
(https://www.internazionale.it/notizie/franco-lorenzoni-2/2020/12/02/tempo-pieno-scuola)
e
in particolare a soffermarsi sul
capitolo delle diseguaglianze: “Oggi
in Italia due terzi delle ragazze e dei ragazzi che frequentano la
scuola di base sono esclusi del tempo pieno e l’aspetto più grave
è che questa riduzione d’orario è concentrata nelle regioni dove
la dispersione scolastica arriva a percentuali spaventose che
superano il 30 per cento. …”.
Grazie
allo
sfruttamento del lavoro che genera povertà e
alla
dispersione
scolastica la criminalità ha un enorme vivaio dove poter attingere
adepti. Bisogna bloccare questa fucina. Chiedere soltanto più forze dell’ordine non
è né risolutivo, né sufficiente. Manifestare
contro la criminalità può essere importante, ma dopo l’evento
tutto torna come prima.
Unitamente
a queste richieste e
a queste dimostrazioni le istituzioni cittadine devono iniziare a sollecitare
con forza le
istituzioni preposte
(Provveditorato, Prefettura
e Ministeri competenti) in modo da far partire in
città
il
tempo prolungato. Qualcuno
ha detto che “Chi
apre la porta di una Scuola chiude una prigione”, altri
hanno detto che “la mafia teme la Scuola più della giustizia”. Se queste frasi hanno un senso e non sono solo slogan, bisogna metterle in pratica. SE NON ORA, QUANDO?!