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venerdì 25 aprile 2025

25 APRILE: RICORDARE I PARTIGIANI DI VITTORIA.


Foto presa da Google Immagini

Il 25 Aprile ha segnato, segna e  segnerà sempre, in modo chiaro e inequivocabile, il confine tra la fine delle barbarie e l'inizio della civiltà. Questa data, ma più in generale la Resistenza, ci ha ridato la gioia e l'orgoglio di essere italiani. Tutto questo è stato determinato dai partigiani, persone che hanno combattuto volontariamente contro l'inciviltà e la ferocia del nazifascismo. Va detto che tanti furono i partigiani siciliani impegnati a combattere in tantissime aree del Nord Italia. Donne e uomini, anche della nostra città, fecero la Resistenza combattendo e sconfiggendochi voleva imporre il concetto disumano di "superiorità" con le persecuzioni, gli arresti, le torture, fino ad arrivare all'uso delle camere a gas e dei forni crematori.

Già lo scorso anno avevo ricordato il nome di una donna partigiana di Vittoria, Giuseppina Di Guardo, che combatté con le Squadre di Azione Patriottica (SAP) in Emilia Romagna.  Quest'anno - grazie ad una ricerca guidata dal prof. Claudio Dellavalle (già ordinario di storia contemporanea presso l'università di Torino) e dagli Istituti storici della Resistenza del Piemonte, in collaborazione con il Ministero della Difesa -  segnalo una banca dati informatica che raccoglie 108.421 nomi di partigiani, combattenti, patrioti e benemeriti che hanno svolto attività durante la lotta di Liberazione in Piemonte (regione dove la Resistenza fu più tenace e combattiva), di questi, 34, sono di origine vittoriese.

Ripeto: 34 persone di Vittoria, tra il 1943 e il 1945, hanno combattuto nel territorio piemontese contro i nazifascisti. In questo “motore di ricerca” si possono consultare le schede personali di questi nostri “compaesani”. Ogni scheda comprende, oltre ai dati anagrafici, il nome di battaglia e la qualifica (partigiano, patriota, benemerito), l'indicazione delle formazioni di appartenenza con i relativi periodi, la professione, la carriera militare precedente l'8 settembre 1943, l'eventuale appartenenza alle formazioni della Rsi, i gradi partigiani, le ferite ed eventuali dati su decesso, cattura e deportazione. Per chi volesse consultarli allego di seguito l’indirizzo. 

Da una prima verifica (vorrei sinceramente sbagliarmi) pare che a Vittoria, sia di Giuseppina Di Guardo quanto di queste 34 persone, non esista memoria alcuna.  Se il fascismo è stato (ed è) la barbarica volontà di potere di una élite corrotta e improduttiva, il cui fine è stato (ed è) quello  di schiacciare - anche con la violenza - il lavoro produttivo per sostenere la rendita finanziaria e il parassitismo burocratico dello Stato; le persone che lo hanno combattuto non possono essere dimenticate o peggio ignorate. Se dopo 80 anni il “mostro”, con "sobrietà", ha ripreso forma significa che il valore della Resistenza si è perso, non è più la virtù su cui si è fondata la Repubblica e la democrazia italiana. Recuperare la memoria, essere militanti della memoria, non è più doveroso, è obbligatorio...perché la memoria è l'unico vaccino della democrazia.

P.s. se il link allegato non si apre provare con quest'altro indirizzo http://intranet.istoreto.it/partigianato/default.asp, poi cliccare su "Accedi alla ricerca del PARTIGINATO PIEMONTESE" digitare il comune di nascita e la provincia e si apre l'elenco.

domenica 10 novembre 2024

Vittoria città incompresa.


E' da dieci anni che esiste questo mio piccolo spazio telematico. Una sorta di taccuino dove ho appuntato e raccontato il mio territorio, i suoi vizi, le sue anomalie, le sue "perversioni". In tanti, in questo arco di tempo, mi hanno detto che ho scritto solo dei problemi di questa terra e poco dei sui pregi, ma io ho sempre pensato che se uno ama la sua terra deve raccontare tutto, anche quello che non va. Solo raccontando le cose che non funzionano in un territorio, in un luogo, si dimostra di volergli veramente bene. E comunque, scrivere di Vittoria è stata ed è questione difficile "ppi nu vitturisi” (per un vittoriese). Su Vittoria, in molti anni, è stato detto tutto e il contrario di tutto.  Scendere nei soliti, spudorati, luoghi comuni è stata ed è la cosa più facile che si verifica parlando di questa città. Io mi considero un suo figlio fortunato, privilegiato, e ho quindi un certo pudore nel salire in cattedra a spiegare come e perché Vittoria è continuamente ferita, infangata, mortificata. Questa cosa la lascio fare ai cosiddetti "vittoriesi bene" che sono sempre pronti a spiegarci tutto (senza far capire nulla), e sono bravi a marchiare come cattivo, volgare, tamarro, viddanu, l’attegiamento dei "vitturisi". Io delle ferite di questa città non ne faccio una bandiera che serve ad autopromuovermi né mi nascondo dietro la bellezza di ciò che resta del suo liberty, o della forza economica della serre o della sapidità dei suoi vini per dare agli altri l'immagine che più gradiscono di Vittoria. Penso invece che questa città prima di essere giudicata (sempre male) va conosciuta (realmente). Per comprenderla e amarla devi attraversare i vicoli del suo centro storico o frequentare i quartieri periferici in cui si fondono e si contaminano le vari classi sociali: l'immigrato, il commerciante, l'artigiano, il disoccupato, l'impiegato, e capisci invece che Vittoria è un luogo senza confini, un'area aperta che ha sete di riscatto, di giustizia, ma è oppressa e impaurita da una criminalità violenta, becera e stracciona che si impone su tutti. La città mai come ora sente l'esigenza di  uscire da questa condizione, ma ha bisogno di essere aiutata. Penso che costruire una connessione costante tra associazioni, imprese, sindacato, parrocchie e istituzioni sia l'indicazione più giusta. E' li che bisogna lavorare, attraversando la città lungo quella linea sottile fatta di devianze e disagio, di crimine e legalità (parola abusata), per costruire alternative e dimostrare che invece di imporsi con l'arroganza o peggio con la violenza ci si può emancipare con iniziative che si prendono cura della città e del suo territorio, rendendolo attraente.  Non penso che manchi la volontà per fare ciò; serve, forse, alimentare la disponibilità a fare ciò. Bisogna trovarla, va fatto, per togliere quell'alone di "irredimibilità" che aleggia da tempo e rischia di svuotare Vittoria rendendola sempre meno interessante e sempre più plebea.


domenica 28 maggio 2023

Il PREZZO DELLA LEGALITA'? STA NELLA CAPACITA' DEL RICICLAGGIO.



Non so quanti hanno visto l'inchiesta di Luca Gaballo andata in onda venerdì sera su Rainews24 dal titolo: "il prezzo della legalità". In poco più di 20 minuti è stata data una descrizione, in parte nuova, delle economie mafiose del nostro territorio. Per la prima volta si esce fuori dalla narrazione classica dei fatti criminali di questa terra e si parla, invece, delle sue anomalie economiche. Un documento da conservare (per questo qui ho condiviso il link) dove emergono per sommi capi, ma in modo chiaro, alcuni fatti che io da anni provo a descrivere in questo mio diario telematico.

In questo documento però manca un approfondimento. Non è una critica, ma penso (sicuramente per problemi di tempo) che in questa buona inchiesta non sia stato vagliato bene un fatto: per le econome mafiose saper riciclare il denaro sporco, nel proprio territorio, è un fatto vitale. Significa che hanno una grande capacità di controllo dello stesso territorio; e in seguito a ciò che si afferma il loro consenso economico e sociale; e grazie a questo che aumenta il loro prestigio  "imprenditoriale". 
E' con la capacità di saper riciclare i proventi della droga, vero motore economico di questa terra, che negli anni sono nate imprese con una forte portata finanziaria, che hanno creato posti di lavoro - di pessima qualità, senza diritti, ma li hanno creati - e poi queste attività sono state e sono competitive rispetto alle loro concorrenti, sia nel prezzo del loro servizio e sia nella facilitazione dei pagamenti, quindi convenienti.  La domanda che da anni pongo a me stesso e a quanti hanno avuto e hanno la pazienza di leggermi è: chi ha permesso e permette a questi "imprenditori" di riciclare il denaro sporco? Vi sono, o no, in questa zona consulenti legali e finanziari che hanno capacità nel saper valorizzare il "carattere imprenditoriale" di certe società e quindi sono in grado di costruire patrimoni destinati ad un preciso "progetto aziendale"? Se vi sono, non sarebbe interessante capire anche che tipo di rapporto hanno con il sistema bancario? 
Ci vorrebbe un'inchiesta specifica su questo aspetto, magari basata sull'incrocio dei dati e l'ascolto del territorio, perché se il territorio si sa ascoltare ... sa raccontare. Comprendere queste dinamiche, oltre ad essere un fatto di fondamentale importanza da un punto di vista "economico", ci spiegherebbe anche perché buona parte della così detta "società civile" è silente (complice?).

I reati delle economie mafiose di questa terra sono, in alcuni casi a partecipazione silenziosa e necessaria, in altri ad adesione impercettibile ma opportuna; per questo motivo godono di un certo consenso sociale che viene prima della paura. 

Vedremo se questo mio piccolo stimolo verrà raccolto. Intanto, come cantava Lucio Battisti: "chissà chi sarà di noi, lo scopriremo solo vivendo"




























domenica 29 gennaio 2023

27 GENNAIO, GIORNATA DELLA MEMORIA ... CHE NON PUO' ESSERE MAI CORTA.

                                                                         Foto copertina 


La terra ragusana, durante il fascismo, non vide solo l'ascesa e l'affermazione politica, con metodi violenti, del gerarca Filippo Pennavaria; diede al regime anche un illustre "intellettuale" che contribuì in modo significativo alla "difesa della razza" italica. Sto parlando di Telesio Interlandi.  Questo "fine intellettuale" nacque a Chiaramonte Gulfi nell'ottobre del 1894 e nel ridente borgo, dove si "magnifica il porco", trascorse la sua infanzia e parte della sua adolescenza. Diventerà il giornalista di punta del fascismo a cui aderirà sin da subito con posizioni estremistiche e intransigenti. Mussolini nutriva una forte stima verso Interlandi e in forza di ciò lo stesso Interlandi diventerà  un componente della Commissione superiore per la stampa, un organo di controllo a cui lo stesso Mussolini aveva assegnato un compito importante: la costruzione del consenso e l'allineamento al regime della categoria dei giornalisti. 
Con la promulgazione delle leggi razziali del 1938, "norme" che scimmiottavano a grandi linee quelle naziste del 1935, il fascismo avviava un modo definitivo una campagna razziale,  discriminatoria e violenta, soprattutto verso gli italiani di religione ebraica.  Interlandi fu lo strumento di punta di questa campagna, diventandone il megafono principale grazie al ruolo di direttore della (vergognosa) rivista "La difesa della razza"; un quindicinale che affrontava e sosteneva, spesso anche con toni violenti, il razzismo su basi pseudoscientifiche. Interlandi non si limiterà solo a dirigere la (vergognosa) rivista, scriverà anche un opuscolo, nei fatti un concentrato di antisemitismo, dal titolo inequivocabile: "Contra judaeos". La sua azione di "intellettuale" continuò anche nella repubblica di Salò a cui aderì convintamente schierandosi con l'area più radicale e violenta che si rifaceva al capo delle brigate nere Alessandro Pavolini. Interlandi venne catturato e arrestato dopo il 25 Aprile, evase e fu nascosto, insieme alla sua famiglia, dall'avvocato socialista e antifascista  Enzo Paroli che lo difese in tribunale e grazie anche all'amnistia del giugno 1946, firmata dall'allora ministro Togliatti, fu assolto. Telesio Interlandi, divulgatore principale del razzismo e dell'antisemitismo italico, morì da uomo libero a Roma nel gennaio del 1965.

E' giusto sapere anche che la campagna razziale, di cui Interlandi fu il principale diffusore, ebbe la sua "efficacia" anche nella nostra provincia. In particolare, grazie ad una pubblicazione, ricca di dati e documenti, fatta da  alcuni studenti della 5 B  Liceo Scientifico di Vittoria, durante l'anno scolastico 1998/1999, dal titolo: "CAMPAGNA RAZZIALE: tre casi in Provincia di Ragusa", si può apprendere come a Ragusa, Scicli e Vittoria e ci furono persecuzioni razziali nei confronti di italiani di religione ebraica. Un testo che, proprio per coltivare la memoria in modo serio e concreto,  le Amministrazioni comunali di questa provincia dovrebbero ristampare e distribuire soprattutto nelle  scuole. 
Questi fatti e le storie ad essi collegati non si possono e non si devono dimenticare, perché dimenticare è come uccidere.

lunedì 2 gennaio 2023

2 GENNAIO, SOLO MEMORIA?

Foto di Franco Assenza

2 gennaio 1999, 24 anni fa, quasi un quarto di secolo, è una data spartiacque che non attesta soltanto l'oltraggio peggiore della mafia alla città di Vittoria, ma decreta, in modo definitivo, la fine di una criminalità violenta, rozza e stracciona che per oltre un decennio ha terrorizzato e infangato la città. Con la strage di San Basilio inizia una nuova era: quella dell'economia mafiosa. Il campo d'azione dei nuovi affari dev'essere bonificato. Il comportamento rude e feroce di certi personaggi, che non hanno ancora compreso come i tempi stiano cambiando, va eliminato in ogni modo.  Due persone innocenti e lontane dalle logiche criminali, Rosaio Salerno e Salvatore Ottone, verranno abbattute dal piombo. Le prime vittime innocenti delle nuove economie mafiose. Da quella data in poi speculazioni e ricomposizioni aziendali cominceranno a delinearsi e con esse si verrà a tracciare una nuova geografia mafiosa che metterà in luce nuovi accordi con organizzazioni più potenti e strutturate. Come leggere la presenza di un boss della 'ndrangheta come Brandimarte a Vittoria? Come decifrare i beni sequestrati (oltre 100 milioni di euro) ad alcune "imprese" locali della Guardia di Finanza tra il 2018 e il 2022? Sono fatti che possono dare alcune risposte alle mie analisi? 

Il 2 gennaio non è e non può essere solo commemorazione. A Vittoria da quel giorno è cambiato qualcosa, ma di questo qualcosa non si conosce (o non si vuole conoscere?) il perimetro. Per contrastarlo dovremmo definire con chiarezza i confini di questo qualcosa, capirne i suoi legami, circoscriverne le sue azioni. Limitarsi alla memoria, alla rievocazione, è utile; ma anche tanto insufficiente.

domenica 6 novembre 2022

Buone notizie: Polizia e Guardia di Finanza avranno nuovi locali. Ma quando si utilizzeranno i beni confiscati alla mafia?

 

 Foto tratta dal Google Immagini

A Vittoria nascerà “un presidio di legalità”, una struttura dove alloggeranno in modo definitivo il Commissariato di Polizia, e la Stazione della Guardia di Finanza. La notizia di per se è buona, nulla da ridire, come si fa a criticare una cosa del genere? Però ci sono alcuni aspetti che impongono delle riflessioni e fanno nascere delle domande. Va subito precisato che il Ministero dell'Interno, per il 50% dei locali dove prima era allocato il Commissariato di PS di Vittoria, pagava da anni un affitto di 105 mila euro annui ad un parente della famiglia Luca di Gela, ovvero Rocco Luca, figlio di Salvatore, finito in carcere assieme allo zio e al padre nel luglio 2019 perché indagati con accusa di concorso esterno in associazione mafiosa. Ovviamente la notizia fece un certo scalpore tant'è che la Commissione straordinaria predispose gli atti amministrativi per favorire il trasferimento del commissariato in nuovi locali, ma questo non avvenne in modo rapido, anzi, forse pare che non avvenne (https://palermo.repubblica.it/cronaca/2019/07/16/news/vittoria_nuovi_locali_per_il_commissariato_di_polizia-231299939/).

Dal consiglio comunale del 3 novembre scorso si apprende della variante urbanistica - voluta dalla Prefettura - di un'area sita in Contrada Bosco Rosario di proprietà dell'Agenzia del Demanio dove insiste lo storico campo di calcio “Talafuni”. Grazie a quest'atto si potranno realizzare le caserme della GdF e del Commissariato di Polizia. L'iter dell'opera fu avviato dalla Commissione straordinaria e, la stessa opera, verrà realizzata con fondi del Ministero delle Infrastrutture in accordo con il Ministero dell'Interno. Ma il Ministero dell'Interno non è lo stesso dicastero che vigila sull'Agenzia nazionale per l'amministrazione e la destinazione dei beni confiscati alla criminalità organizzata (ANBSC)? Sono andato a vedere nel sito dell'Agenzia e ho scoperto che ha Vittoria, ad oggi (6 novembre 2022) vi sono 45 immobili confiscati e destinati (https://openregio.anbsc.it/statistiche/visualizza/beni_destinati/immobili). Appartamenti, abitazioni indipendenti, terreni agricoli e terreni edificabili, tutti beni sottratti alla criminalità locale e inutilizzati (?). Intanto sarebbe interessante conoscere le condizioni di questi immobili e poi, qualcuno, dal 2019 a oggi, si è chiesto come vengono utilizzati questi 45 beni dallo Stato? Si è pensato se era possibile, già nel 2019, trasferire in uno di questi il commissariato? Si è appurato se la futura caserma poteva essere realizzata in uno di questi immobili evitando che la città perdesse un'altra struttura di aggregazione? Il contrasto alle economie mafiose non si fa chiedendo ripetutamente: “serve più controllo del territorio, servono più forze dell'ordine”. La criminalità organizzata non si inquieta se in città vi è qualche volante in più. Le mafie si preoccupano seriamente quando perdono i beni che hanno accumulato illegalmente. Se poi uno di questi fosse diventato una caserma, l'oltraggio sarebbe stato totale. Prima di “confiscare” (in senso buono) un vecchio luogo di socializzazione, non sarebbe stato utile verificare se uno dei 45 beni sottratti alla criminalità di questa città avesse avuto le caratteristiche per diventare “presidio di legalità”? Sarebbe stato un atto di rispetto e di riscatto verso il territorio che da anni viene oltraggiato da una criminalità mafiosa che lo ha reso tristemente famoso. Come mai non è stato fatto? Cosa lo ha impedito? E' stata una dimenticanza? Domande semplici e garbate a cui qualcuno dovrebbe trovare il tempo per rispondere.

domenica 6 marzo 2022

VITTORIA, UNA CITTA' SOTTO ASSEDIO

Foto tratta da "Google Immagini"

Vittoria è una città assediata dalla criminalità. Nel giro di poche settimane decine di furti con scasso, tutti eseguiti con modalità molto simili: entrare, rubare cose di poco valore (commercialmente parlando) e poi deturpare gli ambienti. A subire questa prepotenza sono state soprattutto le rappresentanze del territorio: la CGIL, la CNA, diversi istituti scolastici, il comune, gli studi professionali, in particolare quelli di persone impegnate in politica (Avv. Piero Gurrieri e Avv. Salvo Sallemi, ...). La Città cerca di difendersi e di reagire a questi attacchi,  fastidiosi e continui, ma rimane isolata. Non è bello sentirsi dire dalle forze dell'ordine: "facciamo l'impossibile ma abbiamo una sola volante per un territorio che comprende Acate, Comiso e Vittoria". Un'area con oltre 100 mila abitanti con una sola volante?  Se fosse veramente così, lo Stato oltre a non avere rispetto per chi vive e lavora in questo territorio, non ha rispetto per i sacrifici dei suoi operatori.  Le istituzioni superiori preposte alla gestione del controllo sappiano che chi mette mette in atto un assedio si pone uno scopo preciso: emarginare chi lo subisce,  fino a disabituarlo a qualsiasi tipo di reazione. E' così che lo Stato viene percepito come qualcosa di inutile! 

La città non può e non deve cadere in questo giogo, ma le istituzioni devono intervenire seriamente perché Vittoria non è solo una città sotto assedio della criminalità, è anche dimenticata dalle stesse istituzioni. Che fine ha fatto il "Patto per Vittoria sicura" sottoscritto nell'ottobre del 2018 alla presenza del capo della Polizia di Stato Gabrieli? La criminalità, da sempre, si contrasta col diritto e con il controllo del territorio, non con gli annunci ad effetto e con le passerelle. In questi anni, lo spazio di chi non si vuole arrendere si è via via ridotto proprio per colpa di questi comportamenti, capaci solo di alimentare sfiducia. Sono tantissimi i cittadini che non accettano questo stato di cose, ma queste persone che mantengono ancora alta la dignità di questa città, per quanto tempo possono continuare a resistere? 

Vittoria è anche sottoposta ad un accerchiamento mediatico distorto. A nessuno interessano le battaglie di chi prova, tra mille difficoltà, a farla uscire dall'oblio in cui è stata relegata. Non interessa neanche farle conoscere. Questo territorio, in modo semplicistico, viene narrato come il luogo del male assoluto. Si fruga fra i luoghi comuni peggiori, senza entrare nel merito, senza provare a capire quali dinamiche avvengono in questa zona. A chi giova tutto ciò? Sicuramente non a Vittoria. Certamente non alla moltitudine dei suoi cittadini che rivendicano una città migliore



 

domenica 2 gennaio 2022

SAN BASILIO



Foto Franco Assenza (strage 2 gennaio 1999)

Dal 1999 a Vittoria il 2 gennaio è la data che smorza in modo drastico le luci delle festività natalizie. La data non certifica soltanto l'oltraggio peggiore che la nostra comunità abbia subito, rappresenta soprattutto, uno spartiacque. Nella logica delle mafie il cambiamento deve essere marcato dal piombo e battezzato col sangue. Fu così nel settembre del 1983 quando finì l'era del boss Cirasa e del contrabbando delle sigarette e iniziò l'era dei Gallo con il racket e la droga.  Avvenne la stessa cosa nel 1987, quando il clan stiddaro dei Carbonaro Dominante sterminò la famiglia Gallo e si impose sul territorio. Con la strage del 2 gennaio 1999 finisce il dominino della  stidda e inizia quello della mafia liquida, un network che ha come scopo l'accumulazione del potere economico e poi di quello politico. Per completare questo salto di qualità oltre a consolidare i rapporti di convivenza  con imprese e professionisti compiacenti va messa, in modo definitivo, in riga quella "zavorra" di malavitosi straccioni, rozzi e aggressivi che si atteggiano a boss, le cui azioni violente attirano l'attenzione degli organi inquirenti mettendo a rischio i nuovi affari. Poco importa se a perdere la vita saranno due innocenti, per i nuovi "gruppi economici" gli interessi hanno precedenza assoluta. 
La DIA in una delle sue ultime relazioni ha fatto una descrizione precisa delle mafie liquide: "professionisti e imprenditori deviati, cioè l’area grigia dell’economia criminale, che consente di entrare in contatto con un’altra area grigia, altrettanto pericolosa, dove operano gli apparati infedeli della pubblica amministrazione. L’anello di congiunzione è la corruzione" - ­ va avanti la Dia -  "le mafie si presentano nella veste più moderna e imprenditrice, ammantandosi di apparente legalità. Del resto commesse pubbliche e finanziamenti nazionali e comunitari, insieme a settori da sempre privilegiati dalle consorterie mafiose, si pensi ai rifiuti, all’edilizia e al ben noto ciclo del cemento, sono occasione irrinunciabile".
La ndrangheta è la mafia liquida per eccellenza, la sua vocazione affaristico imprenditoriale la pone saldamente come leader nei grandi traffici di droga e nel tempo, sempre secondo la DIA, ha rafforzano i rapporti tra alcune famiglie storiche della mafia siciliana soprattutto del Sud Est siciliano. Il pensiero corre subito ad un altro delitto avvenuto a Vittoria il 14 dicembre del 2014, su cui è subito calato un rumoroso silenzio, quello di Michele Brandimarte, un boss calabrese legato alla 'ndrina dei Piromalli Molè.  Cosa era venuto a fare questa persona a Vittoria? Una risposta arriva sempre dalla relazione della DIA del secondo semestre 2014: "il traffico di stupefacenti avrebbe determinato contatti tra i clan di Vittoria e il gruppo 'ndraghetista dei Piromalli Molè. 

Foto Franco Assenza (omicidio Brandimarte 14 dicembre 2014)

La gestione del traffico delle droghe porta enormi masse di denaro che vanno reinvestite (riciclate) in imprese legali e per fare tutto ciò serve serenità e professionalità specifiche. Nella terra del capitalismo molecolare entrato in crisi, le economie criminali, che con scaltrezza, hanno mutato la loro strategia nella modalità di acquisire potere economico e consenso sociale, sono diventate, con la loro rete di complicità professionali e imprenditoriali, una risposta  concreta a questa crisi. E' fin troppo evidente, dopo il 2 gennaio del 1999 gli interessi e il modo di operare delle mafie è cambiato profondamente, ecco perché il giorno di San Basilio non è e non può essere solo una data da commemorare in modo mesto e sempre meno partecipato. Ventitre anni fa è iniziata una nuova era per la mafie di questa zona di cui ancora oggi non si vuole intravedere né forma e né dimensione. Pochissimi, nel silenzio generale, ne intuiscono  interessi e affari, ma nessuno ne vuole tracciare il contrasto.

domenica 12 dicembre 2021

SE NON ORA, QUANDO!?

 

Foto tratta da Google Immagini

A Vittoria la violenza è diventata l’unico modo per affermarsi. Provo fastidio e rabbia nello scrivere questa frase, ma la continua sequenza di fatti violenti ne è purtroppo la conferma. Nella città dove il lavoro e il capitalismo molecolare realizzato dalla dinamicità di tanti piccoli imprenditori ha creato progresso e sviluppo, oggi si afferma l’imprenditoria del crimine. In questa terra negli ultimi anni si è consolidato un grumo di potere che ha bloccato i processi sociali, economici e forse anche quelli politici. Un coagulo di interessi che ha sottomesso prima di tutto il lavoro. Qui il lavoro ha smesso di creare reddito e ha cominciato a produrre miseria e schiavitù. Negli ultimi anni ho visto centinaia di produttori agricoli impoverirsi lavorando; altri però si arricchivano. Ho visto dove è finita quella ricchezza. L'odore del successo, della conquista, sta sempre nelle lottizzazioni, nel cemento, nei mattoni e poi nella capacità di utilizzare, di sfruttare i tanti piccoli imprenditori edili artigiani a cui subappaltare i lavori a prezzi stracciati, tagliando il prezzo delle loro manodopera e scaricando su di loro responsabilità e rischi. Quando guardo i tanti edifici sorti in questi anni sento le voci di chi li ha costruiti senza guadagnarci nulla, anzi è stato travolto dalla crisi proprio come i serricoltori. Qui, nel silenzio più totale e senza grandi contrasti, si è affermata ogni forma di caporalato e di schiavitù. E mentre il corpo economico sano della città è stato divorato dalle avidità di pochi e dalla crisi cicliche, l’altra economia, quella maligna, con i suoi soldi e le sue complicità si è impadronita del territorio senza tanti contrasti. La peggiore delle disperazioni è diventare poveri lavorando; è questo che ha determinato la fuga di molti giovani da questa città. Scappano via in cerca di riscatto, di un lavoro e di un futuro dignitoso. Se questa città non riscopre il valore del lavoro legale e produttivo, se non abbandona le vecchie logiche, se non riconverte ecologicamente il suo “modello economico”, se non punta ad una seria riqualificazione del territorio; resterà quello che è oggi: un luogo di risse, di spaccio e di mafie. Ma per fare questo serve una classe politica seria, attenta e scrupolosa; capace di portare avanti proposte che sappiano contrastare realmente l’attuale condizione. Invece assistiamo a consigli comunali che definirli tristi e assurdi è già un complimento.

A Vittoria servirebbe una Scuola molto più funzionale di quanto lo è già, in grado di favorire, con ancora più forza, il riconoscimento di se stessa come luogo di crescita. Una Scuola in grado di cogliere, ancora di più, le esigenze delle fasce più deboli della popolazione e di mettere in atto tutte le strategie inclusive possibili coinvolgendo enti pubblici e associazioni private. Molti insegnati e diversi direttori didattici ci provano tra mille difficoltà, ma il loro encomiabile sforzo non basta. Servirebbe uno Stato più attento, in grado di contrastare seriamente la dispersione scolastica. Leggendo quanto dichiarato dal giudice del minori, dott. Roberto Di Bella, sull’abbandono scolastico a Vittoria cadono le braccia. “… Per capirci il 23 aprile (2021) gli accertamenti dei carabinieri del comando provinciale di Ragusa nell’ambito di indagini a Vittoria contro l’evasione dall’obbligo scolastico hanno portato alla denuncia di 98 genitori per inosservanza dell’obbligo dell’istruzione elementare di minorenni. 98 che si aggiungevano ai 48 denunciati dalla Procura nei giorni precedenti per lo stesso reato .... Vittoria, per la condizione che vive, non ha bisogno solo di più polizia o addirittura dell’esercito (forse sarebbe più opportuno chiedere di allocare il commissariato in un immobile diverso dall’attuale. Al momento il posto di polizia è in l’affitto e pare che il proprietario sia un parente della famiglia Luca, ovvero Rocco Luca, figlio di Salvatore, finito in carcere assieme allo zio e al padre, nel luglio 2019, perché indagati con accusa di concorso esterno in associazione mafiosa e riciclaggio). A questa città non serve solo la repressione ma anche un serio potenziamento di alcune “ossature istituzionali”. A Vittoria servirebbe una Scuola primaria e secondaria a tempo prolungato. Invito gli amministratori e i consiglieri comunali a leggere questo articolo de l’Internazionale (https://www.internazionale.it/notizie/franco-lorenzoni-2/2020/12/02/tempo-pieno-scuola) e in particolare a soffermarsi sul capitolo delle diseguaglianze: “Oggi in Italia due terzi delle ragazze e dei ragazzi che frequentano la scuola di base sono esclusi del tempo pieno e l’aspetto più grave è che questa riduzione d’orario è concentrata nelle regioni dove la dispersione scolastica arriva a percentuali spaventose che superano il 30 per cento. …”.

Grazie allo sfruttamento del lavoro che genera povertà e alla dispersione scolastica la criminalità ha un enorme vivaio dove poter attingere adepti. Bisogna bloccare questa fucina. Chiedere soltanto più forze dell’ordine non è né risolutivo, né sufficiente. Manifestare contro la criminalità può essere importante, ma dopo l’evento tutto torna come prima. Unitamente a queste richieste e a queste dimostrazioni le istituzioni  cittadine devono iniziare a sollecitare con forza le istituzioni preposte (Provveditorato, Prefettura e Ministeri competenti) in modo da far partire in città il tempo prolungato. Qualcuno ha detto che Chi apre la porta di una Scuola chiude una prigione”, altri hanno detto che “la mafia teme la Scuola più della giustizia”. Se queste frasi hanno un senso e non sono solo slogan, bisogna metterle in pratica.  SE NON ORA, QUANDO?! 





domenica 14 novembre 2021

Vittoria: frasi strane, personaggi "brutti" e il nuovo fango.

Foto tratta da Google Immagini

E' dalla sera del 25 ottobre, cioè da quando il prof. Francesco Aiello è ridiventato sindaco di Vittoria per la settima volta, che in città gira una voce strana: "tanto ... fra pochi mesi ... verremo nuovamente commissariati!". La frase emerge di colpo, quasi a freddo, durante le discussioni spesso animate sulla lunga campagna elettorale e sui suoi strascichi ricchi di aneddoti e storielle. I luoghi sono quasi sempre i bar, le sale da barba, le edicole, le farmacie o le sale d'attesa degli ambulatori medici. Non si capisce da cosa sia dettata, ma appena la discussione inizia a prendere una piega ben precisa di colpo spunta, si materializza. A pronunciarla sono quasi sempre persone distinte, che ascoltano in silenzio il dibattito e poi, come nel bel mezzo di una commedia teatrale, entrano in scena e la esclamano con tono mesto e profondo, come se fossero a conoscenza di chissà quali verità. Da quel momento in poi la discussione assume un'altra forma, diventa meno passionale, quasi superficiale fino a terminare quasi sempre con un MAH!!  
In questo fine settimana, mentre ero dal medico, ho assistito ad una di queste discussioni, devo dire che era anche piacevole vedere le persone accalorarsi durante il confronto. Sul più bello un signore stempiato e col naso adunco, messo un po' in disparte ma attento al dibattito, si alza e, così come fanno gli attori di teatro per catturare l'attenzione del pubblico, fa un respiro ampio e profondo e poi con voce ferma ed impostata, mentre buttava fuori l'aria che aveva saturato i suoi polmoni, la esclama:  "tanto ... fra pochi mesi ... verremo nuovamente commissariati!". Questa volta però la discussione non subiva nessun calo di tensione. Un bambino che giocava con un pupazzo di dinosauro, con una scelta di tempo precisa guarda questa persona e gli dice in faccia: "Tu sei brutto!!".  Nella sala d'attesa cala il silenzio. La mamma del piccolo, mortificata, rimprovera il bambino: "chiedi scusa ... non si dicono queste cose " e poi, con profondo imbarazzo, rivolgendosi al tipo si scusa lei. Quello rimane fermo come una statua di sale e con sguardo inquisitorio prova ad intimorire il piccolo. Il bambino non ha nessuna soggezione, malgrado la madre provi a calmarlo rimproverandolo continua a dire: "tu sei brutto, Brutto, BRUTTO" e poi gli tira il pupazzo di dinosauro.  Il caso vuole che vada a colpirlo sui genitali.  Il signore chinandosi di scatto in avanti farfuglia alcune parole incomprensibili e poi, sempre piegato su se stesso e rosso di rabbia, riconquista la sua sedia. La mamma mortificata si scusa nuovamente, ma lui con un gesto veloce della mano destra fa come per mandarla a quel paese. In sala per pochi secondi il silenzio diventa tombale,  poi si iniziano a sentire delle risatine che diventano di colpo uno sghignazzo quando il piccolo si riavvicina al tipo e accarezzandogli la gamba col pupazzo gli dice, con la naturalezza che caratterizza l'innocenza di un bambino, "seeiibruuttooo".  Il signore pelato e col naso adunco  si alza di scatto e va via urlando.  Il bambino (il futuro che avanza ad oltranza e con molta speranza) in pochi minuti è diventato l'eroe di una sala d'aspetto di in piccolo ambulatorio medico. La sua innocente disubbidienza ha smascherato un atteggiamento tanto saccente quanto fasullo e ipocrita. 

In alcuni ambienti della città si è forse messo su un laboratorio che sta lavorando per costruire un nuovo commissariamento? Non ci sono bastati 39 mesi, 39 MESI, di assenza istituzionale e 18 mesi di campagna elettorale che hanno avvelenato  rapporti personali e reso la città il luogo del male assoluto?  C'è l'onore di una città bollata come "irredimibile" da rimettere in piedi. C'è la dignità di un territorio offeso con frasi come "in pieno stile vittoriese" da riconquistare. Personalmente ho apprezzato molto la visita dell'avvocato Salvo Sallemi al comitato elettorale di Aiello. E' questo lo stile politico di cui la città ha bisogno e non l'azione di dossieraggio fatta da presunte e fantomatiche associazioni politiche e culturali di natura "progressista". Non bisogna costruire nuove fabbriche del fango ma va evitato che altra melma messa su da personaggi "brutti" continui ad insozzare la città.