Visualizzazioni totali

Visualizzazione post con etichetta lavoro. Mostra tutti i post
Visualizzazione post con etichetta lavoro. Mostra tutti i post

giovedì 1 dicembre 2022

DOUDA DIANE, UNA SCOMPARSA, DIVERSE DOMANDE.

 

foto tratta da Google Immagini
 

Come può una persona sparire senza lasciare neanche una traccia? Viviamo nell'era del controllo totale, siamo circondati da telecamere, viviamo immersi nel wi-fi come i funghi sott'olio, ogni nostro movimento è scandagliato fino alle mosse più impercettibili. Malgrado tutto ciò Douda Diane, una persona, un lavoratore, un immigrato, è scomparso, non si trova, non si capisce dove possa essere finito. Dal 2 luglio scorso è sparito, come se fosse evaporato, o peggio, come se fosse stato ingoiato dalla terra. Nessuno sa nulla (o fa finta di non sapere?). Nessuno ha visto nulla (o fa finta di non aver visto?). Qualcuno ironizzando amaramente si è chiesto: ma siamo sicuri che Douda sia mai esistito? La risposta altrettanto amara, ma per nulla ironica, è che Douda è stato inghiottito dall'omertà di questa terra, da sempre definita babba, nei fatti impanata di una subcultura capace di generare anche economie malate e mafie. Di Douda rimane un video dove denuncia quello che noi non abbiamo più il coraggio di denunciare, cioè che qui in molti casi si lavora in condizioni non umane.

E' stato “inghiottito” perché vittima di un grave incidente sul lavoro? E' stato fatto “evaporare” perché con le sue denunce provava a difendere il diritto di lavorare e di vivere dignitosamente? Domande che prima o poi troveranno, forse, una risposta. Fino ad allora rimarranno accese soltanto la disperazione di un bambino di otto anni, suo figlio, l'angoscia di una donna, sua moglie, e l'ansia delle persone che lo voglio bene. Tutto il resto sarà un buio, reso denso e pesante da un'attesa tanto lacerante per quanto sarà lunga.  Se qualcuno pensa che il buio divori ciò che nasconde si sbaglia. Sono tante le persone che lo voglio bene e queste non si arrenderanno facilmente ai seminatori e coltivatori di oblio. La verità sulla “volatizzazione” di Douda prima o poi verrà fuori e con essa affioreranno le tante contraddizioni di questa terra.


sabato 22 febbraio 2020

LEGALITA'?


Negli ultimi venti anni la parola legalità insieme alla parola antimafia sono stati i sostativi più usati e abusati. In nome e per conto di queste due parole sono nati e si sono moltiplicati una marea di professionisti, molti anche farlocchi. Questa storia, forse, spiega cosa e su quali temi dovrebbe avvenire  il contrasto alle mafie.

Quando con il lavoro riesci solo a sopravvivere è la peggiore delle disperazioni. Io ero disperato, non riuscivo a soddisfare le esigenze legittime della mia famiglia, le esigenze no i vizi, LE ESIGENZE!! I libri per la scuola, il mutuo, le bollette, u manciari ... le esigenze, solo le esigenze ...”
Michele ripeteva la parola esigenze con gli occhi gonfi di rabbia e pronti ad esplodere in un pianto collerico. Quel breve discorso raccontava una grande verità: la provvisorietà economica è anche provvisorietà esistenziale. Chi lo ascoltava gli fece un cenno con la testa, come a dire: "continua a sfogarti". Lui capì e riprese a parlare con la stessa intensità.
"Quando fui assunto alla segheria di Peppe u Turcu (uomo di panza e di sostanza ndr) lui in persona, senza neanche guardarmi in faccia (era troppo impegnato a traffichiare con lo telefonino) mi disse quali erano le condizioni:
- Il tuo stipendio sarà di mille euro al mese ... anche se nella busta paga troverai scritto un importo superiore prenderai sempre mille euro al mese. Non cercare gli 80 euro di Renzi, gli assegni familiari o lo straordinario ... CCA’ STI COSI NON ESISTONO ... se ti conviene la situazione è questa, viceversa quella è la porta ...” e con il gesto della mano mi indicò l’uscita.
Non avevo tante altre possibilità. In tasca avevo una bolletta scaduta da dieci giorni e la banca mi aveva telefonato tre volta per la rata del mutuo. Gli dissi di si. Peppe u Turcu, distogliendo un attimo gli occhi dallo schermo del suo telefonino e guardandomi appena mi disse:
- “vai in quell’ufficio e firma le carte che ti fa vedere la signorina”.
Firmai il contratto e subito dopo un signore, che tutti chiamavano “u sorvegliante”, mi disse cosa dovevo fare. Fu così che tre anni fa iniziai a lavorare ‘nta segheria ro Turcu".

Chi lo ascoltava gli domandò: "scusami Michè, ma quanti operai lavoravano nella segheria?"

La risposta fu immediata: "circa quaranta ... e le condizioni erano identiche per tutti. C’era chi prendeva un po' di più ma solo perché lavorava da più tempo ... e comunque, nessuno prendeva gli 80 euro, gli assegni familiari e lo straordinario". 

Facendo un conto approssimativo, per ogni lavoratore erano da tre a cinque mila euro l’anno di “trattenute obbligatorie”, moltiplicando per il numero dei dipendenti si arrivava a circa 150 mila euro l’anno; per tre anni - il tempo trascorso dalla firma del contratto di Michele - erano quattrocentocinquantamila euro (€ 450.000,00). Soldi, fatica, diritti, sottratti “ppi sucu di mafia” a chi lavorava.

Mentre chi lo ascoltava pensava a quella somma Michele continuava il suo racconto:
"Mi aggrappai mani e piedi a quelle mille euro, erano una certezza, una scarsa certezza, ma c’erano. Con mille euro al mese se hai un mutuo di quattrocento euro si arranca. In famiglia siamo in quattro e mia moglie non lavora... Sapevo chi fosse Peppe u Turcu, tutti conoscevamo la sua storia, ma ci permetteva di campare ... MALE! ... ma si campava.
Poi, quella mattina, tutto cambiò ... elicottero, auto della polizia e poi poliziotti che spuntavano da tutte le parti. La prima cosa che pensai fu: ho perso il lavoro. Quel pensiero, incrociando lo sguardo di chi faticava con me, divenne collettivo: ABBIAMO PERSO IL LAVORO. 
Seguirono giorni di preoccupazione. L’azienda fu confiscata. Arrivò l’amministratore giudiziario. Si persero subito alcune commesse (quasi sicuramente erano clienti che compravano i nostri prodotti ma li pagavano in nero, senza fattura). Ma quando a fine mese arrivò lo stipendio la sorpresa (per tutti) fu grande. 1.420,00. Minchia, c’era tutto. Le 80 euro di Renzi, gli assegni familiari, pure lo straordinario. La regola, u giustu, quello che mi spettava ... lo prendevo per la prima volta dopo tre anni. TRE ANNI!! ... questa è la Legalità ... e no dda cosa cuntata da certi politicanti o da qualche parrino ... NOO! ...quella è una minchiata da salotto, chiacchiere di gente cca' panza cina che non conosce manco lontanamente il significato della parola difficoltà.

Michele, con gli occhi sempre più gonfi, non aveva solo raccontato i suoi disagi, aveva fatto una lezione.

Si salutarono, ma prima di andarsene Michele rivolgendosi a quella persona disse: "l'azienda ha superato la fase critica, ora va bene, l’amministratore ci ha detto che “possiamo diventare imprenditori di noi stessi” ... non sarà facile ... ma si è aperta una strada ... per formare ... una ... cooperativa ..." e scoppiò finalmente a piangere.


P.s. la storia è vera, i nomi invece sono di fantasia.


venerdì 2 settembre 2016

VITTORIA, UNA CITTA' NATA DAL RISCATTO ECONOMICO E SOCIALE

Sarà una mia impressione ma vedo che quando siamo fuori per lavoro o per altri motivi e parliamo di Vittoria è come se fossimo costretti a giustificarci. Pare che proviamo una certa vergogna nel definirci vittoriesi. Forse sentiamo il peso della storia criminale recente della nostra città. In questo atteggiamento leggo un'impassibile indignazione, una condotta incapace a generare una qualsiasi reazione a questo marchio infamante. Forse è per questo che ci vergogniamo. Poi, nell'immaginario collettivo Vittoria è criminale già nel proprio patrimonio genetico perché secondo un'assurda leggenda, la città fondata da Vittoria Colonna, venne popolata da malviventi imboscati nelle zone impervie e malsane del territorio di Boscopiano. Nulla di più falso. I documenti storici dicono altro.

Agli inizi del '600 Filippo III re di Spagna promuove nel Regno di Sicilia un piano per la creazione di nuovi paesi feudali. Questa programmazione aveva un duplice scopo:
  1. Popolare zone incolte e poco salubri dell'isola con coloni di altre città. In genere gli abitanti di questi nuovi centri erano persone indigenti, senza un'occupazione stabile e cariche di debiti che non avrebbero mai potuto onorare. Queste vennero persuase o si convinsero a lasciare i paesi dove vivevano per rifarsi una vita nei nuovi nuovi borghi. Gli vennero condonati i debiti e con i loro lavoro avrebbero bonificato e reso produttive le nuove terre che gli erano state affidate in enfiteusi pagando tasse esigue.
  2. La nascita e lo sviluppo di questi nuovi centri avrebbe permesso una buona fonte di reddito per i nobili siciliani ma anche per il re di Spagna. Infatti i nobili avrebbero ottenuto il miglioramento fondiario di grandi proprietà terriere da sempre poco accessibili e infruttuose. Inoltre avrebbero imposto ai coloni, anche se in modo “irrisorio”, tasse e diritti di ogni tipo per le terre assegnate. Il re di Spagna, grazie a questo piano di ripopolamento avrebbe preteso maggiori riconoscimenti in denaro dai nobili siciliani.

La Contessa di Modica, Vittoria Colonna, figlia di Marcantonio Colonna, viceré di Sicilia ed eroe della battaglia di Lepanto e moglie di Luigi III Eriquez del Caprera, oltre ad essere una  nobile  potente, era anche un'abile donna d'affari. Intuì subito che da questo piano di nuovi paesi feudali poteva trarre degli ottimi vantaggi personali. La vasta proprietà di Boscopiano  - territorio incolto e selvaggio, dove si nascondevano fuorilegge di ogni genere - per lei era  stata sempre un problema, ora poteva diventare una grossa e grassa opportunità. La Contessa, che  durante il periodo di residenza in Spagna era stata dama di compagnia della regina, si attivò subito presentando istanza per fondare un nuovo centro e, utilizzando tutte le sue conoscenze presso la corte spagnola, in meno di un anno ottenne l'autorizzazione firmata dal re per creare la nuova città. Un tempo brevissimo per la burocrazia dell'epoca. Nel documento (scritto in latino) si legge: “… Il feudo di Boscopiano ... è fruttifero, con quantità d'acqua ma è incolto e con difetto di abitanti, per cui costruirvi un paese costituisce grande servizio a Sua Maestà Cattolica e cosa utile per i suoi regnicoli … il nuovo abitato renderà più sicuro il passo del Dirillo dove i viaggiatori vengono frequentemente derubati”.
Vittoria, quindi, nasce anche come un presidio per rendere più sicuro il territorio.
E così verso la fine del 1607 e gli inizi del 1608 circa ottanta coloni, persone povere ma dignitose, provenienti in parte dalla vicina Comiso (ma anche da Ragusa, Monterosso, Modica, Noto, Lentini, Sortino Vizzini, Licodia, Terranova, Aidone, Piazza Armerina) con famiglia a seguito e le poche masserizie, attratti dal possedere un pezzo di terra e un tetto gravati da tasse e fitto esigui, armati di buona volontà e fiduciosi nel futuro, si insediarono nel territorio di Boscopiano. La storia di una città è sospesa tra l'eredita che riceve e il contesto in cui cresce. L'eredità era un territorio da bonificare e rendere produttivo in pochi anni. Il contesto in cui crescere era caratterizzato dal lavoro e dal contrasto ai criminali che imperversavano nella zona. Va detto che nessuno dei coloni che fondarono la città era stato in carcere o aveva commesso reati gravi contro le persone o il patrimonio, anche perché questo tipo di soggetti erano (e sono) poco adatti a costituire una comunità di persone dedite al lavoro e all'ordine sociale.

Dopo 400 anni si può affermare tranquillamente che ha vinto la voglia di progresso e di riscatto. Dovremmo essere orgogliosi della nostra identità e non provare vergogna, ma per esserlo dovremmo riscoprire lo spirito di quei pionieri, persone umili, non rassegnate, impegnate nel lavoro e determinate nel contrastare povertà e criminalità.

Per la redazione di questo post ho consultato i testi del prof. Giuseppe Raniolo, La nuova terra di Vittoria dagli albori al Settecento; Introduzione alle Consuetudini ed agli Istituti della Contea di Modica.