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sabato 14 agosto 2021

I rifiuti sono una risorsa. Ma per chi?



Sono, per formazione culturale e politica, un ambientalista. Ultimamente però mi sono reso conto come molti argomenti ecologisti possano creare più danni di quanti ne risolvano. Negli anni, in tanti, ci siamo convintamente innamorati di certe posizioni, idee, impegni che secondo analisi o considerazioni - sulla carta convincenti - dovevano avere ricadute positive sull'ambiente, nei fatti, abbiamo visto e stiamo vedendo,  rischiano di essere controproducenti. Addirittura  causano più degrado e inquinamento di quanto se ne voleva e se ne vuole evitare. E' il caso, ad esempio,  del nostro modello di raccolta differenziata.  Nel corso del 2017  in molti comuni della provincia,  tra cui anche Vittoria,  partì la raccolta differenziata dei rifiuti solidi urbani. Gli effetti del nuovo sistema furono subito evidenti. In pochissimi mesi solo Vittoria passò da 2 al 54% di rifiuto differenziato. Il successo del dato fu giustamente evidenziato agli "Stati generali della Green Economy", manifestazione nazionale che si tiene ogni anno a Rimini.  Ma va sottolineato come le condizioni igieniche della Città in poco tempo peggiorarono.  Dal 2017 ad oggi, lungo questo arco di tempo, i social ci hanno raccontato, con  foto e video, che la situazione ambientale è via via  degradata verso un'evidente emergenza sanitaria. Nelle periferie estreme e nelle compagne circostanti di Vittoria (ma anche di altri comuni) si accumulavano sacchetti di "monnezza" abbandonati da alcuni "cittadini senza coscienza" (definizione assolutoria utilizzata soprattutto da chi non ha saputo ben governare il sistema di raccolta). Spesso questi cumuli diventavano e diventano, la base delle fumarole che ammorbano da anni l'aria della nostra plaga. Insomma, il territorio è stato via via devastato da un'invasione di sacchetti multicolarati di rifiuti che lo hanno fatto precipitare in una crisi ambientale e igienica di cui non si riesce ad uscire. Quella che sulla carta sembrava una corretta e avanzata gestione dei rifiuti, per una serie di anomalie e disservizi  (e poi anche per l'inciviltà di alcuni cittadini), ha finito per  peggiorare le condizioni ambientali.

Dopo questa breve considerazione vorrei porre alla vostra attenzione alcune domande: 

  • Da quando c'è  questo modello di differenziata  quanto incassa il comune (qualsiasi comune) dai consorzi obbligatori a cui viene conferito il rifiuto differenziato?
  • Questo incasso ha permesso la riduzione della TARI? 
  • Se in tutti i comuni si differenzia: perché le discariche in provincia, e più complessivamente in Sicilia,  sono in via di esaurimento?  E perché si avviano  procedure per aprire nuove vasche? 
La risposta, secondo me, è una sola:                                                                                                           QUESTO MODELLO DI RACCOLTA DIFFERENZIATA PRODUCE DISTORSIONI, NON E' NE' CONVENIENTE  NE' SOSTENIBILE ECONOMICAMENTE, NON E' CAPACE DI CHIUDERE IL CICLO DEI RIFIUTI.  NON HA ASSOLUTAMENTE MESSO IN DISCUSSIONE IL RUOLO DELLE DISCARICHE E DI TUTTO LO SCHIFO CHE GIRA INTORNO ALLE STESSE.

SI PUO' DIRE CHE QUESTO MODELLO  VA MODIFICATO PROFONDAMENTE?

Serve obbligatoriamente un nuovo tipo di raccolta differenziata che faccia diventare il rifiuto realmente materia prima e che sappia bloccare ed eliminare l'emergenza ambientale/sanitaria in cui il territorio tutto è precipitato (Ragusa, Modica, Comiso ... non vivono una  situazione migliore della nostra). Bisogna cominciare a pensare - facendo tutte le valutazioni possibili - alla realizzazione di un impianto inter-territoriale di biodigestione. Una struttura in cui vengono trattati, attraverso un processo di compostaggio che avviene in mancanza di ossigeno, la massa di rifiuti organici domestici e gli scarti agricoli.  Da questo procedimento si produce biogas (metano) che può essere utilizzato per qualsiasi tipo di attività. Altra struttura da valutare e prendere in seria considerazione è un centro per la depolimerizzazione delle plastiche sia quelle domestiche che quelle derivanti dall'agricoltura. Da questo processo si ottiene disel e oli combustibili.   Sia per il primo che per il secondo procedimento vi sono studi e imprese di una certa valenza con professionalità in grado di gestire e realizzare le strutture in totale sicurezza. I soldi che i comuni otterrebbero dalla vendita o dalle royalties delle prodotti derivanti dalla trasformazione dei rifiuti potrebbero servire, ad esempio,  a ridurre finalmente  la TARI. Va considerato che questi impianti possono essere realizzati in uno o più  stabilimenti abbandonati presenti nel territorio. Gli stessi posso essere adeguati e riconvertiti per questo tipo di processi. Da questa proposta si deduce anche che per il vetro, la carta e il cartone si può  continuare a differenziare come si è fatto fin'ora, Invece la frazione umida, buona parte dell'indifferenziata, le plastiche e gli scarti agricoli andrebbero raccolti e poi conferiti a questi impianti e non farli finire nelle discariche (https://www.blogsicilia.it/siracusa/discarica-lentini-rifiuti-mafia-ampliamento-leonardi/580271/)

Se vogliamo provare a bloccare l'emergenza ambientale, che è l'humus dove prosperano le mafie (voglio ricordare l'operazione della DDA di Catania "plastic free"), abbiamo l'obbligo di valutare e pensare a forme nuove di gestione dei rifiuti. Il sistema attuale ha generato una serie di problemi che si sono via via incancreniti. Lo dico con tutto il rispetto possibile: quest'emergenza non può essere contrastata solo sui social con foto e filmati che segnalano  mega discariche abusive, dune di plastica o indicando le fumarole che giornalmente ammorbano l'aria del nostra terra  e appestano il suolo di diossine. Il lavoro di denuncia e di sensibilizzazione fatto da Riccardo Zingaro e dalle associazioni ambientaliste è encomiabile; vanno ringraziati  per la passione e il rischio che mettono in campo. Ma  accanto a questo servono proposte e misure che facciano diventare il rifiuto ciò che è realmente: una risorsa e non un problema. La gestione dei rifiuti è uno dei temi, insieme a quello dell'acqua, su cui  sindaci e classe politica regionale hanno cazzeggiato.  I risultati delle loro chiacchiere inconsistenti sono evidenti.  Qui c'è  l'obbligo di mettersi realmente a lavoro prima che le mafie si impadroniscano definitivamente dell'emergenza rifiuti. 




domenica 23 maggio 2021

Dominare la crisi, gestire i rifiuti, produrre droga. Ecco i nuovi affari delle mafie

Vittoria è una città che oramai subisce le aggressioni delle economie mafiose in silenzio e le istituzioni statali sono come incapaci a vederle, a capirle, e quindi non in grado di reagire con risposte e atti concreti. Questo mese ci sono stati due fatti che confermano questa mia tesi. Martedì 4 maggio i carabinieri hanno effettuato l’ennesimo sequestrato di migliaia di piantine di marijuana coltivate in un serra gestita da un cinquantenne. Domenica 16 maggio il quotidiano "La Sicilia" pubblicava un articolo dove i quindici imputati dal processo scaturito dall’operazione della DDA “plastic free” (tra cui l’ex pentito Claudio Carbonaro), accusati di associazione mafiosa e tornati tutti in libertà, ritiravano i teli della plastica dismessa dalle serre “senza minacce.

Alla base delle due notizie vi è un unico denominatore: le serre. La serricoltura ha cambiato radicalmente la vita sociale di questa terra, riscattando migliaia di braccianti che si sono elevati a piccoli proprietari terrieri, e gli stessi sono stati capaci di generare reddito e sviluppo non solo per se stessi ma anche per l’intero territorio. Oggi tutto questo è entrato in una crisi che dipende da varie cause, sia interne che esterne al comparto serricolo. Le mafie si sono via via impadronite di queste crisi, inserendosi dove lo stato ha rinunciato ad avere il suo ruolo. I mancati sostegni alle migliaia di microimprese serricole della fascia trasformata hanno spinto alcuni produttori ad accettare le proposte della criminalità organizzata e quindi a trasformare la propria azienda agricola in una attività che produce quintali di piante di marijuana. I dati pubblicati nell’ultima relazione annuale della Direzione centrale per i servizi antidroga dicono che in Italia, nel 2019, sono state sequestrate 223.541 piante di marijuana (pag 43 della relazione). Il 23,36% di queste piante, cioè quasi un quarto dei sequestri, è avvenuto in Sicilia. Il grosso della produzione e dei sequestri, è avvenuto in provincia di Ragusa, lungo la fascia trasformata. (pag. 175 della relazione).

Ma le serre, come qualsiasi attività, producono anche rifiuti. I teli di plastica che coprono le strutture produttive e i recipienti e gli imballaggi dei vari prodotti utilizzati per sostenere le coltivazioni, dovrebbero essere smaltiti secondo norme ben precise. I serricultori quando li acquistano pagano già lo smaltimento in fattura ai vari consorzi obbligatori: Polieco, Comieco, Corepla, etc (soggetti voluti dallo stato che ne dispone con proprio provvedimento la costituzione). Ma in tutti questi anni quale ruolo hanno avuto in questa terra questi consorzi? La risposta è arrivata qualche mese fa dall’operazione “plastic free”: NESSUN RUOLO! Secondo l’inchiesta della DDA, un ruolo invece lo hanno avuto i soggetti che praticavano “l'illecita concorrenza con la minaccia, le lesioni aggravate, la ricettazione, la detenzione ed il porto di armi da sparo, il danneggiamento seguito da incendio, il traffico illecito di rifiuti aggravato. Tutti i reati commessi con metodologia mafiosa, aggravante prevista dalle norme vigenti”.

L’incapacità delle istituzioni sia nel leggere che nel contrastare questi fenomeni ha messo le mafie nelle condizioni di controllare un comparto economico fondamentale per lo sviluppo e il progresso di questa terra. Un settore nato dalla volontà di riscatto economico e sociale si sta trasformando nel suo esatto contrario. Non è più tempo di rimanere a guardare. La classe politica e le organizzazioni sindacali e di categoria hanno il compito di intervenire per stimolare energicamente uno stato fin’ora troppo disattento. 

Vittoria non può diventare una palude, un ventre molle, capace di ingoiare e metabolizzare tutto lo schifo che la sta sovrastando.


domenica 17 novembre 2019

LA PASSEGGIATA ...

Foto tratta da Google Immagini

Peppe e Totuccio discutevano mentre passeggiavano sul largo marciapiede del lungomare. Di colpo Peppe indicò col dito due fumarole dense e nerissime che rovinavano il paesaggio della plaga, esordì esclamando:
- Talè chi c’è dda! ... Il solito cornuto che da fuoco a plastica dismessa e rifiuti ...
Totuccio gli rispose prima con una risata sdegnosa e poi attaccò a raccontare una storia:
- Quello è niente, negli ultimi anni è successo di peggio ed è accaduto nel silenzio più totale. Ti ricordi il capannone di C.da Purrazza?
- Certo che me lo ricordo! - Rispose Peppe, e poi continuò: Si disse che fu bruciato perché il proprietario non pagava il pizzo ...
- Si, u pizzu! - Ribattè subito Totuccio, e seguitò:  Ammucca aciddazzu!! In quel capannone da tempo non c’era nulla, o meglio, sulla carta non c’era nulla. Se ti ricordi quella struttura fu costruita con i contributi dell’Unione Europea e per un certo periodo c’era un centro di lavorazione di prodotti agricoli... Poi, dopo qualche anno il centro chiuse per fallimento o chissà per cosa e si insediò una piccola fabbrica che produceva imballaggi... Poi, anche questa chiuse, non si capì bene se per fallimento o altro e il capannone rimase “vuoto”... Però in quella struttura c’era sempre movimento. Camion e furgoni che entravano ed uscivano, non si capiva cosa trasportassero ...
- Mhii! Esclamò Peppe - Ma lo sai che è vero, ora ca ci penso c’era un movimento di mezzi nella strada di Purrazza che mai si era visto ... manco quando c’era il magazzino ... Cunta, cunta ... la cosa è interessante.
Totuccio riattaccò:
HahA ... Ti piace a storiella. Quindi, dove ero rimasto … Ah, si, i mezzi che andavano e venivano ... Non si capiva cosa trasportassero, eppure sta storia durò per un bel po’ di tempo. Poi una bella mattina ... BOOOMM ... tutto pigliò a fuoco. Fiamme altissime tagliavano l’aria della zona e con esse un fumo nero e densissimo, accompagnato da un odore acre, così forte da renderla irrespirabile. Arrivarono i pompieri, polizia, carabinieri, vigili urbani ... La zona fu interdetta al traffico per alcune ore ... Alcuni vigili del fuoco e qualche poliziotto si sentirono male, forse per quello che avevano respirato, e furono ricoverati per qualche giorno in ospedale ... Dalla stampa si seppe che l’incendio, molto probabilmente, era stato di origine dolosa, ma poi tutto scemò ... Come si dice: ro muortu si ni parra tri jorna ... e poi ...
- E poi? - Ribadì Peppe – chi successi?
- Non successi nulla, disse Totuccio, però dopo tempo un altro capannone a C.da Balestra, anche questo “abbandonato” ... pigliò fuoco ...  con le stesse modalità. Parlando con un amico proprio di questi fatti lui mi raccontò che quasi sicuramente in questi capannoni venivano stoccati, provvisoriamente, rifiuti di lavorazione che provenivano sia da aziende agricole e sia da qualche impresa industriale. Questo amico mi disse che c’era un’impresa di trasporto e raccolta rifiuti, una società, che faceva questo servizio a prezzi stracciati. Molti agricoltori e molte imprese che producevano rifiuti speciali o pericolosi, proprio per risparmiare sulle spese dello smaltimento, si erano rivolti a questa società la quale, ripeto, a prezzi stracciati, raccogleva, rilasciando, tutta la documentazione necessaria ... persino la certificazione dello smaltimento finale ...
- E comu facivuno, replicò subito Peppe
Totuccio, sorpreso dall’obiezione sgranò gli occhi e corrugò la fronte e poi sbottò:
- Matruzza mia ... si ciù stupitu di Liborio lu nanu. Ma come te lo devo fare capire. Quelli della società dei rifiuti raccoglievano tutta la merda che si produce, la accatastavano in questi magazzini e poi quando li avevano riempiti fino al tetto, una bella mattina, prima che il sole spuntasse, tutto piagliava a fuoco. I giornali avrebbero parlato di come era avvenuto l’incendio, se era doloso, se avevano dimenticato a caricare un muletto elettrico, ipotizzando pizzo, racket, tangenti ... Intanto tutto lo schifo che era stato accumulato in quelle strutture si era dissolto nell’aria ...
-MINCHIA!! gridò Peppe.
La risposta di Totuccio fu secca e immediata:
- PEPPE, NON E’ MINCHIA, E’ ARIA ... ARIA AMMURBATA ... CHE ABBIAMO RESPIRATO ... TUTTI: ALBERI, ARMALI E CRISTIANI.

La loro passeggiata continuò in silenzio, il nero delle fumarole che Peppe aveva indicato poco prima si era già disperso e il paesaggio era ritornato quello di sempre.



Personaggi e luoghi sono di fantasia. La storia, forse, è vera. 

sabato 26 ottobre 2019

"Plastic free" ci racconta la putrefazione morale



C’è un tratto che tiene insieme la cultura mafiosa con un pezzo di certa cultura “antimafiosa”. Questa linea viene retta da un concetto semplicistico e di facile presa, che negli anni è diventato sempre più consistente: “la mafia è un fenomeno di malcostume, di violenza e di degrado”. Sia chiaro, questi tre aspetti sono fortemente pericolosi per le nostre strutture sociali, ma hanno poco a che vedere con la mafia vera e propria. Elevarli ad atteggiamenti mafiosi, non è sbagliato ma è eccessivo; significa diluire il fenomeno, minimizzarlo per creare confusione, producendo in questo modo un grande vantaggio ai veri mafiosi. Per identificare la vera natura delinquenziale del fenomeno mafioso e le sue ripercussioni nel territorio in cui è radicata, bisogna individuare gli aspetti economici, politici e sociali che la alimentano e la sviluppano. Ma questo prevede uno studio attento del territorio cosa che pochissimi hanno fatto in questi anni e tra questi Giovanni Spampinato.

La recente operazione “plastic free”, coordinata dalla DDA di Catania, ci da alcuni elementi che ci permettono di differenziare il livello criminale da quello realmente mafioso. Come più volte è stato detto in questi anni (Paolo Borrometi l’ha pure scritto): “Bruno Carbonaro - pentito della stidda - non ha mai parlato dei capitali illeciti che ha accumulato durante la sua attività criminale”. Questi soldi come e da chi sono stati gestiti mentre lui era sotto il programma di protezione? Ecco, questa è una domanda che nessuno si è mai posto. Ma a questo quesito se ne affiancano altri: questi soldi, si dice che fossero miliardi di lire, sono stati trasformati in milioni di euro. Come è avvenuta questo cambio? Sono stati investiti in attività? Sono stati depositati in un conto? Sono stati investiti in attività finanziarie? E da chi? Dai personaggi legati a Carbonaro come “Salvatore D’Agosta detto “Turi mutanna” o dai Minardi detti “i barbani”? Non è, forse, più plausibile pensare che dietro la gestione di queste somme ci sono stati, e forse ci sono ancora, professionisti e istituti finanziarie compiacenti? Con tutto il rispetto per la “capacità imprenditoriali” delle persone arrestate in questa operazione: ma architettare una serie di società a responsabilità limitata a matrioska, capaci di gestire, stoccare ed esportare parte dei rifiuti plastici fino in Cina, non si mette in piedi senza la guida attenta di professionisti esperti tecnicamente e finanziariamente. E’ troppo strano, ma il ruolo centrale di queste figure, in tutte le inchieste che hanno riguardato attività economiche illecite, non emerge mai. Eppure attorno a quest’area grigia fatta di colletti bianchi e di baciapile si coagulano interessi e dinamiche in grado di condizionare il sistema politico istituzionale di un territorio. Una casta in grado di utilizzare quelle insegne dell’antimafia iconografica e di facciata (Montante insegna) pur di raggiungere certi obbiettivi. Questi invisibili sono l’ossatura portante del sistema mafioso locale, reggono l’intreccio delle relazioni finalizzate all’accumulazione di capitali e all’acquisizione e gestione di posizioni di potere, avvalendosi di un codice culturale che gli permette di godere anche di un certo consenso sociale. Fateci caso, le tante operazioni di polizia, compresa l’ultima, ci hanno sempre consegnato facce bieche e truci di criminali, mai il viso pulito di chi gestisce i capitali illeciti delle attività criminali: perchè? Sono intoccabili? Anche per lo Stato la mafia è solo un fenomeno di malcostume, violenza e degrado?

L’operazione “plastic free” ci conferma anche ciò che da tempo era opinione diffusa: per anni le mafie iblee si sono dedicati al settore delle costruzioni, ora si sono appropriati dei rifiuti appestando il territorio. Hanno scavato per poi interrare di tutto e quando non è stato possibile, qua e la lungo la plaga, si materializzavano dense fumarole alimentate anche dai rifiuti urbani. Hanno ammorbato suolo e aria. E mentre le associazioni ambientaliste, insieme alle categorie produttive e al sindacato denunciavano queste anomalie le istituzioni temporeggiavano.

"Plastic free" non ci consegnsa l’ennesima raccolta di facce come l’album delle figurine Panini. Indirettamente ci racconta come prepotenza, corruzione e altri mali stiano trasformando la nostra società in una palude mefitica dove è in atto una “putrefazione morale” sempre più contagiosa ma cosa ancora più grave: culturalmente vincente.






sabato 28 settembre 2019

"Munnizza" e mafie





Roba da non crederci, guardo il territorio appestato da rifiuti di ogni genere e penso che molti cittadini siano dei rimbecilliti cronici. Ma si può essere cosi stupidi, cosi deficienti da non pensare neanche a se stessi, neanche ai propri figli. Sacchi di spazzatura gettati lungo i cigli delle strade o nei terreni delle periferie cittadine che via via si accatastano e diventano dei serpentoni colorati e maleodoranti. In molti cosi, quando l’ammasso diventa consistente viene bruciato e il fumo denso e nero ammorba l’aria che respiriamo. Io mi rifiuto di pensare che ci sia gente così ottusa da appestare il suolo che produce ciò che mangiamo e l’aria che respiriamo. Eppure tutto ciò accade da mesi, da anni, per colpa non solo dell’insensibilità e dell’ignoranza di una parte della popolazione ma anche per la mancanza di una politica sui rifiuti sia regionale, sia provinciale che comunale. Eppure in questo territorio vi sono dirigenti sensibili, esperti e capaci che sanno dare delle indicazioni ma sono voci che gridano nel deserto dell’impassibilità. Siamo nel mezzo di un far west caratterizzato da una raccolta differenziata farlocca, dall’intasamento delle discariche e dalla congestione dei pochi centri di compostaggio. Questo disordine morale e istituzionale ha fatto precipitare il territorio ibleo nell’emergenza rifiuti con conseguente allarme sanitario; le mafie hanno fiutando l’affare e si sono cominciate ad organizzare.

Ho raccolto ed elaborato dal sito della regione e dal sito dall’SSR ATO 7 i dati relativi ai comuni che producono più rifiuti solidi urbani in provincia e li ho tabellati. I numeri fanno riferimento agli anni 2017, 2018 e 2019 fino a giugno. E’ interessante notare, soprattutto in alcune realtà, come aumentando la percentuale di raccolta differenziata (RD) è diminuita la quantità dei rifiuti totali (RT) prodotti.

Anno
Modica RT
RD%
Ragusa RT
RD%
Scicli RT
RD%
Vittoria RT
RD%
2017
26.171,66
12,8
35.741,21
18.1
13.475,65
9,2
24.066,62
28,1
2018
23.052,37
26.4
36.204,93
40
14.556,78
14,4
23.420,17
36,3
½ 2019
10.246,87
61
17.474,02
72
6.355,81
23
10.706,25
52
I dati sono in tonnellate

Ma questo non significa che sono diminuiti i rifiuti. E NO! Sono tonnellate di "munnizza" che non essendo raccolte scompaiono statisticamente ma fisicamente ci sono. E’ molto probabile che questi rifiuti “invisibili” vanno ad arredare i cigli delle strade di questi territori, oppure vengono ad essere disseminati nelle campagne o peggio possono essere interrati, altrimenti, presumibilmente, vengono mischiati con altri rifiuti, magari pericolosi, e poi tutti insieme bruciati. Qualcuno ha detto che tre indizi fanno una prova, in questa terra, fintamente babba, di indizi ce ne sono a bizzeffe. Solo nel 2019, lungo tutta la provincia di Ragusa, sono state sequestrate decine di discariche abusive dove all’interno è stato trovato di tutto, dai rifiuti urbani a quelli speciali e pericolosi. Inoltre, nel corso degli ultimi mesi i Carabinieri delNoe di Catania hanno sequestrato in varie zone della provincia sette cave abusive o irregolarmente condotte. E’ sensato dire che si scava senza autorizzazioni per poi riempire senza controlli?
Forse i rifiuti, tutti i rifiuti, sono diventati il nuovo business delle mafie iblee. Per capire se tante circostanze formano una verità serve che la magistratura, la DDA, apra un’inchiesta sul giro di rifiuti nel territorio ibleo. E’ arrivato il momento di farla.

sabato 6 luglio 2019

Rifiuti: l'emergenza è vicina


Foto tratta da Google immagini

Ogni giorno, per lavoro, sono piacevolmente costretto a viaggiare tra Vittoria e Ragusa. A volte faccio la strada per Comiso, altre volte faccio la strada che costeggia il Castello di Donnafugata, altre volte ancora la strada di Contrada Cento pozzi. Al di là del cambio morfologico di paesaggio c’è una cosa che unifica queste tre vie: A MUNNIZZA! Mucchi variegati di sacchetti di plastica neri, azzurri, gialli, trasparenti accumulati con un certo ordine negli slarghi o lungo il ciglio della strada, sembrano istallazioni artistiche in attesa di essere giudicate da un critico d’arte. Questi mucchi di spazzatura hanno una vita: crescono, si allargano, si riducono, prendono fuoco, si riformano mutando forma; la cosa più grave è che oramai caratterizzano un intero territorio. La Munnizza è diventata contagiosa, come la “peste” e più è trasmissibile più il territorio - tutta l’area iblea -  rischia di precipitare verso un emergenza rifiuti che è lo spazio vitale dove “la peste” trova il suo compimento. L’emergenza è la corsia preferenziale che mette ogni regola in soffitta e avvia percorsi tortuosi dove le mafie la fanno da padrone. Con la parola emergenza, in questo caso vocabolo infame, si nascondono tutte le incapacità politiche e istituzionali di questo pezzo di Sicilia. E'forse a questo a cui si punta? Si sta cercando l’allarme sanitario e quindi l’emergenza rifiuti? E NO! So come funzionano queste cose: le istituzioni non voglio problemi, la politica ha bisogno di voti e le imprese del settore voglio gli appalti; tutti e tre si mettono d’accordo e si crea il reticolo. Il modello ha già funzionato in altre zone dove l’emergenza è rimasta tale ma la distribuzione di risorse pubbliche è cresciuta esponenzialmente, con le mafie che sono diventate agenzie di servizi e di collocamento. Se vogliono continuare ad appestare e incenerire il futuro di questa terra, il percorso tracciato è perfetto. Viceversa serve cambiare, urgentemente, il sistema di raccolta differenziata (possibilmente con una gestione in house), serve avviare i centri di compostaggio non ancora attivi (vedi quello di Vittoria), servono le isole ecologiche nelle periferie e nelle campagne e serve soprattutto un monitoraggio serio del territorio (contaminato da rifiuti urbani e pericolosi interrati e fumarole). L’area iblea è già in piena emergenza sanitaria. Bisogna rientrare in tempi brevi da questo stato attuale prima che diventi un fatto definitivo. Voglio ricordare che li dove si forma un’emergenza prosperano strani affari.