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sabato 4 luglio 2026

Fumarole: le soluzioni ci sono, ma...


Come sempre ogni anno in questo periodo, fino a settembre inoltrato, torna in auge la questione "fumarole" con tutto un dibattito che spesso diventa scontro tra istituzioni e associazioni ambientaliste. Intanto bisogna partire da un concetto tanto semplice quanto basilare: quando in questo territorio - dove si produce cibo di qualità - capiremo che essere ambientalisti non è solo impegno civile o passione democratica, ma deve essere un obbligo civico che riguarda tutti - perché tutelare il nostro ambiente significa migliorare la qualità della nostra vita e di ciò che produciamo - sarà sempre troppo tardi. Invece,  l'aggettivo "ambientalista" è stato trasformato da un lato in una parola tossica, dall’altro in un’ideologia elitaria. Il "militante ambientalista" è percepito come un personaggio capace solo di organizzare azioni politiche appariscenti e velleitarie. Ma è anche vero che questo concetto nell'opinione pubblica è passato con una certa facilità, perché le così dette "battaglie ecologiste" oltre ad essere percepite come un tantino esclusive e vanagloriose, si scontrano con forme di intolleranza che quasi sempre trovano un forte sostegno politico e quindi un largo consenso. 

Da decenni, lungo la fascia trasformata, migliaia di tonnellate di fratta, di plastica dismessa dalle serre e di rifiuti di ogni tipo vengono bruciati senza che le istituzioni preposte abbiano fatto o facciano qualcosa di serio per impedire questo scempio. I fumi tossici della combustione, da anni, ammorbano l’aria iblea e hanno creato e stanno creando danni al nostro ambiente, ma soprattutto alla nostra salute.  Le "fumarole" si manifestano nel periodo tra maggio e settembre, poi via via diminuiscono per riapparire l’anno successivo. E’ così, di anno in anno, si susseguono denunce pubbliche, con video sui social, che generano la giusta irritazione da parte di tanti cittadini. Le istituzioni convocano subito tavoli. A seguire, qualche parlamentare presenta un’interrogazione che viene subito rilanciata nei media, ma nel frattempo il tempo passa, si arriva a settembre/ottobre, il fenomeno inizia a scemare e tutto finisce per poi ripartire il prossimo maggio con le stesse caratteristiche, senza mai individuare colpevoli, responsabili e complici.  Sembra una specie di gioco dell’oca, si fa sempre il solito percorso per poi ripartire dall’inizio.

Per capire come poter contrastare il fenomeno si deve partire da alcuni elementi. La fratta, cioè lo sterpo delle piante di ortaggi coltivati in serra - sottoprodotto agricolo, come la paglia o gli sfalci di potatura - non è un rifiuto. Secondo le teorie dell'economia circolare, potrebbe essere riutilizzata direttamente per produrre energia o fertilizzante, riducendo in questo modo gli eventuali costi di smaltimento. Invece, nel nostro territorio, è diventata il carburante delle fumarole. In mezzo alle cataste della stessa viene nascosto di tutto: plastica dismessa dalle serre, manichette consumate, imballaggi di fitofarmaci e chissà cos’altro. Sto parlando di rifiuti speciali e pericolosi che hanno un codice identificativo (CER) e secondo la nuova normativa il loro smaltimento dovrebbe essere tracciabile digitalmente (RENTRI). Inoltre, ogni anno le imprese che producono rifiuti speciali e pericolosi, comprese quelle agricole, hanno l’obbligo di presentare il Modello Unico di Dichiarazione Ambientale (MUD).  La domanda che emerge in modo istintivo è: ma quante sono le imprese della nostra provincia (comprese quelle agricole) che presentano questa dichiarazione? Basta informarsi presso la Camera di Commercio o nel sito https://muda.infocamere.it/Muda/ 


Nella tabella elaborata anche grazie ai dati di movimprese.it  si può vedere come negli ultimi cinque anni su una media di 37.000 attività poco più del 5% delle stesse ha presentato il MUD. Ovviamente non tutte le imprese sono sottoposte a questo adempimento, ma è certo che molte imprese agricole, in particolare quelle serricole, sono obbligate a farlo.  Basterebbe incrociare i dati tra le imprese che hanno presentato il Modello di Dichiarazione Unica e le tantissime che invece hanno evaso l'adempimento per capire come sono stati fatti evaporare i rifiuti speciali e pericolosi prodotti in queste attività. E' molto semplice, ma non è mai stato fatto! Mentre di anno in anno in anno ci si trastulla in dibatti e riunioni, il territorio continua ad essere appestato. I dati dell'ultimo "Rendiconto sociale provinciale" dell'INPS sono chiari. Nella tabella di pag. 65 del Rendiconto, di seguito allegata, sono indicate le domanda di invalidità civile presentate nel biennio 2023/2024. Più di 16.000 domande - oltre 6.000 solo nel comprensorio Acate, Vittoria, Comiso - quasi la metà di queste riguardano richieste di invalidità per patologie tumorali. 

L'insorgere dei tumori non avviene per puro caso, ma è innescato da fattori ben precisi e tra questi vi è pure la qualità dell'aria che respiriamo, le caratteristiche dell'acqua che utilizziamo e la qualità del cibo che mangiamo. 
Se tutto ciò  di anno in anno peggiora, maggiore sarà la possibilità di ammalarsi di cancro. 

Il fatto che le istituzioni preposte (Regione, Prefettura, Libero consorzio, Arpa, Asp,...) non riescano a contrastare da tempo questa emergenza ambientale e sanitaria, ha creato quell'humus su cui si nutre l'atteggiamento criminale di certi "produttori" e gli interessi delle ecomafie. Da tempo ormai questo territorio viene definito "Terra dei Fuochi" o "Chernobyl della Sicilia". Queste frasi vengono già scritte nelle varie narrazioni. Vogliamo che queste marchio di "Indicazione Geografica Tipica" attesti definitivamente i nostri luoghi e le nostre produzioni? Oppure è arrivato il tempo di avviare un deciso cambiamento verso un contrasto serio a questi fenomeni e quindi in favore della sostenibilità ambientale della serricoltura?

sabato 28 ottobre 2023

SERRICOLTURA SOSTENIBILE, LA FASCIA TRASFORMATA NON DEVE DIVENTARE "LA TERRA DEI FUOCHI".


Negli anni sono diventate diverse le emergenze ambientali lungo la fascia serricola del Sud Est siciliano. La pratica illegale delle fumarole sta appiccicando a questa zona l'appellativo di "Terra dei Fuochi". Queste problemi vanno definitivamente affrontati. Non si può più perdere tempo. La poca qualità ambientale rischia di mette seriamente a rischio il pregio dell'ortrofrutta che si produce e di conseguenza la tenuta economico sociale di questo territorio.

Sappiamo tutti che produrre beni o servizi da consumare è lo scopo di ogni attività economica, ma questa funzione implica, da sempre, sia lo sfruttamento di risorse naturali sia l'utilizzo di vari materiali che poi, in parte, diventeranno rifiuti dispersi nell'ambiente. Aumentare la produzione oltre a far cresce il depauperamento delle risorse implica anche un maggiore uso di materiali generando più rifiuti.  La serricoltura siciliana è all'interno di questo schema economico, è un modello di produzione agricola avanzato, capace di produrre ortofrutta di alta qualità. Nel tempo è diventata sempre più energivora (consuma sempre più acqua e sfrutta sempre di più il suolo),  per crescere ha sempre più bisogno di materiali (plastica, polistirolo, ferro,...)  che poi diventano rifiuti, quasi sempre smaltiti in modo poco legale. E' evidente come questo modello produttivo, sviluppatosi lungo la fascia Sud della Sicilia, se non modifica molti dei suoi aspetti attuali non sarà più sostenibile. Il rischio è che i livelli di sfruttamento e di inquinamento superino la capacità dell'ecosistema di "assorbirli" mettendo così definitivamente a rischio  la qualità dell'ambiente e di conseguenza quella delle produzioni. E' urgente, e non da ora, un cambio di mentalità che si basi su un concetto semplice ma diverso rispetto all'attuale: "fare di più utilizzando meglio e di meno". Sembra facile a dirsi e a scriverlo, ma nei fatti è molto complicato. 

Per molti serricoltori produrre in modo sostenibile non viene ancora percepito come un'esigenza, risulta un fatto molto poco concreto, diseconomico. Tra di loro prevale un irremovibile conservatorismo che viene assecondato e giustificato, in modo trasversale, da buona parte della classe politica. Però alcune tecnologie e servizi che possono migliorare in modo sostenibile un modello produttivo così importante già ci sono. I vivai invece di utilizzare i vassoi in polistirolo, dove si seminano e germogliano le piante poi coltivate nelle serre, potrebbero utilizzare dei vassoi in plastica che, a differenza dei precedenti, andrebbero riconsegnati al vivaio per essere riutilizzati dopo la sanificazione.  In questo modo verrebbe eliminato un rifiuto molto valido per attivare le fumarole.  

Discarica abusiva di vassoi in polistirolo

Vassoio in plastica

Sanificatore vassoi in plastica

Il filo e i gancetti in plastica che servono per legare e sostenere la pianta possono essere sostituiti da filo e gancetti in fibra vegetale.  Molti produttori  lamentano scarsa resistenza e un costo elevato sia dei gancetti e sia del filo in fibra vegetale. La resistenza ormai è un falso problema, le caratteristiche di questi materiali sono molto simili, se non uguali, a quelli in plastica.  Sul costo,  sono stati analizzati i costi di gestione complessivi di un'azienda di 10.000 mq. Per un ciclo lungo di produzione di pomodoro ciliegino (settembre giugno) in media si spendono circa 80 mila Euro. La spesa relativa al filo e ai gancetti in plastica incide circa l'1%. Per quelli in fibra vegetale la spesa può aumentare, massimo, di un altro 1%. 

Fratta pronta per alimentare una fumarola

Una spesa irrisoria renderebbe la fratta, cioè gli sterpi delle piante dei prodotti ortofrutticoli, un normale rifiuto vegetale. In questo modo invece di essere estirpata e ammassata fuori dalle serre  - con fili e ganci in plastica aggrovigliati - e poi essere utilizzata per alimentare le fumarole, potrebbe essere trinciata sul posto. Il prodotto della trinciatura, cioè erba sminuzzata, proteggerebbe il suolo, creerebbe ostacoli alla formazione di erbe infestanti, si trasformerebbe in concime migliorando la qualità della terra su cui si produce.

Due proposte fattibili tra le tante che metterebbero fuori uso due rifiuti (polistirolo e fratta) che sono di fatto il carburate principale delle fumarole. Per agevolare queste proposte potrebbe essere utile da un lato una norma che porti i vivai a non utilizzare i vassoi in polistirolo in favore di quelli in plastica;  dall'altro una misura agevolativa - un credito d'imposta (?) -  per i produttori che acquistano i lacci e i gancetti in fibra vegetale al posto di quelli in plastica.  

L'eliminazione di questi due rifiuti ridimensionerebbe il ruolo delle ecomafie di questa terra. Non nascondiamoci dietro un dito, ci sono state e ci sono troppe anomalie nella gestione dei rifiuti serricoli. Sono una risorsa, un business, troppo importate per l'imprenditoria criminale.  Gestirne la raccolta significa controllare il territorio e le aziende. L'inchiesta "Plastic free" dell'ottobre del 2019, ci ha confermato come da tempo le organizzazioni criminali di questo territorio si siano appropriate dei rifiuti delle attività serricole e ne abbiano fatto un uso, diciamo, "distorto". Alla luce di questi fatti sorgono due domande: ma tutte le fumarole possono essere addebitate all'insensibilità dei produttori? Non c'è il sospetto che alcune siano attivate per bruciare qualcos'altro e i vassoi in polistirolo e la fratta possono essere utilizzati per azionare e per coprire ciò che si brucia? Domande che meriterebbero un serio approfondimento da parte degli organi inquirenti.

La serricoltura ha avuto e ha un ruolo economico e sociale fondamentale per questa terra. Ha creato e crea lavoro e reddito, ha impedito che la nostra costa venisse deturpata dagli impianti petrolchimici, ma è anche diventata troppo invasiva. Questo modello di produzione agricola è valido e importate, ma va rivisto nel suo profondo, va obbligatoriamente condotto verso la sostenibilità. I territori agricoli che si sono via via convertiti verso questo concetto stanno diventando appetibili anche da un punto di vista turistico. C'è un binomio che sta diventando un unicum indissolubile: la qualità di un prodotto dipende dalla qualità ambientale del territorio in cui si produce quel prodotto.  

Le denunce fatte negli anni dalle associazioni ambientaliste (Fare Verde, Legambiente, Terre Pulite)  hanno avuto il merito di aver messo a nudo un problema. Ma dopo la denuncia servono le proposte. I prodotti di questa terra nei prossimi anni saranno fortemente ricercati nei mercati europei per un insieme di fattori che si sono inanellati a nostro favore. Le produzioni del Nord Africa sono fortemente diminuite per colpa della siccità (https://www.freshplaza.it/article/9533236/il-cambiamento-climatico-e-una-realta-per-l-agricoltura-marocchina/). Le produzioni del Nord Europa - fatte in serre riscaldate - causa l'aumento del gas (guerra in Ucraina) sono state significativamente ridimensionate (http://www.corriereortofrutticolo.it/2022/09/12/prezzi-del-gas-alle-stelle-olanda-le-produzioni-serra-crisi-profonda/).  E' evidente come la fascia trasformata siciliana e il suo modello produttivo sono, in questo momento, un punto di riferimento per il mercato dell'ortofrutta europea.  Non possiamo sprecare quest'occasione. C'è l'obbligo di invertire velocemente la tendenza attuale. Dobbiamo riappropriarci di un concetto che abbiamo rimosso troppo velocemente: agricoltura significa difendere l'ambiente lavorando la terra, mantenendo il suolo sano e permeabile ed evitando in ogni modo qualsiasi tipo di inquinamento. Questo concetto oltre ad avere un'incidenza economica è un obbligo civile e morale che la classe politica, le istituzioni, il sindacato, le associazioni e soprattutto il mondo produttivo devono mettere in cima alle loro agende. 

 Perseverare ignorando le evidenze,  continuare a giustificare certi comportamenti, assecondare il conservatorismo di molti produttori, accusare chi pone un problema (associazioni ambientaliste) di essere il problema, non avanzare proposte affinché tutto resti com'è,  non denunciare gli interessi delle ecomafie,...potrà determinare consenso, consolerà il dolce oblio che caratterizza questa terra, ma ci sta portando ad essere definiti, in modo indelebile, "Terra dei Fuochi" o "Chernobyl della Sicilia". Queste frasi ci vengono già incollate nelle varie narrazioni. Vogliamo che queste marchio di "Indicazione Geografica Protetta" attesti definitivamente i nostri luoghi e le nostre produzioni? Oppure è arrivato il tempo di avviare un serio cambiamento verso la sostenibilità ambientale della serricoltura!?


domenica 10 settembre 2023

Fumarole e riciclaggio

Foto tratta da Google Immagini

C'è una foto, scattata qualche settimana fa dal sig. Daniele Campagnolo e poi pubblicata nella sua pagina Facebook, che da sola è capace di raccontare contemporaneamente la bellezza di questa terra e il modo con cui la stessa viene sfregiata continuamente e brutalmente.

                                      

Alla base di questo atteggiamento barbaro, che sta deturpando un territorio vocato alla produzione di prodotti agroalimentari di prima qualità, c'è la cultura (si, cultura) del me ne frego (che nel nostro dialetto diventa "minnifuttu"). Un atteggiamento in grado di annullare qualsiasi forma di rispetto, capace solo di esaltare varie forme di arroganza, in grado di generare danni al territorio e alla salute di chi ci vive. E’ giusto sapere che quando questi rifiuti bruciano producono diossine e idrocarburi policiclici e aromatici. Pare che le particelle di diossine svolgano un ruolo sia nell’aria che respiriamo e sia nel suolo che calpestiamo e coltiviamo. Non lo dico io, lo dice l'ARPA (Agenzia Regionale Protezione Ambiente). Per la cronaca, le diossine non hanno la stessa indulgenza che abbiamo noi nei confronti di certi agricoltori, o chi per loro, i quali o all'alba o all'imbrunire bruciano cataste di rifiuti accumulati all'interno delle loro aziende. E NO! Le diossine si accumulano in modo irreversibile sui tessuti degli organi viventi, siano essi vegetali o animali. A lungo andare questo "accatastamento" pare che crei qualche problema anche al nostro sistema immunitario. E’ forse per questo che a Lucia, impiegata e giovane madre, in meno di un anno gli sono stati diagnosticati due tumori (uno al rene e l'altro alla tiroide)? E’ forse per questo che a Salvatore e a suo fratello Vittorio - entrambi braccianti - vengono accertati ad uno un tumore ai polmoni, all’altro un tumore alla prostata? Sarà sempre per questo motivo che a Peppe - elettricista - viene diagnosticato un tumore ai polmoni, mentre a Giovanna, casalinga, viene scoperto un cancro alla mammella? La lista è lunga e comunque, basta  guardare il Tasso Standardizzato Diretto sia per le donne che per gli uomini del nostro territorio (è la misura utilizzata per confrontare i dati dell’area in esame con altre aree geografiche per valutare possibili differenze di rischio oncologico), pubblicato nel Rapporto 2020 "Atlante sanitario della Sicilia",  per rendersi conto di cosa sia questa terra.  


Se le fumarole, come ha scritto giorni fa Giovanni Lucifora in un suo post su Facebook, sono nate con la pratica della serricoltura, significa che da oltre sessant'anni in questa terra si è imposta un'idea distorta del concetto di sviluppo, fondata sullo sfruttamento di ogni elemento ambientale, economico e sociale. Questa mescolanza di abusi è diventata il carburante cha ha alimentando alcune economie illegali di questa terra. I sindaci della fascia trasformata, chi più chi meno, in tutti questi anni hanno provato a sollecitare, a fare qualcosa, ma sono stati lasciati soli a contrastare un fenomeno via via crescente. Serviva (e serve ancora oggi) un coordinamento tra assessorato regionale all'agricoltura, alla sanità e all'ambiente i quali tramite le camere di commercio avrebbero dovuto (e dovrebbero)  istituire un catasto delle produzioni e quindi delle aziende in modo da avere una stima precisa della produzione dei rifiuti agricoli (plastiche, polistirolo, contenitori di agro farmaci, ...). Potevano (potrebbero) istituire tramite le prefetture un coordinamento delle forze dell'ordine (carabinieri, polizia di stato, polizia provinciale, e polizie municipali) e degli ispettorati del lavoro e sanitario, utile al controllo del corretto smaltimento di questi rifiuti. Tutto questo non è stato mai minimamente pensato.  E così, nel tempo, attorno alla difficoltà legate allo smaltimento legale di questi rifiuti e ai costi che lo stesso comporta, si è sviluppata una filiera illegale che è figlia del disinteresse delle istituzioni. E' così che il fenomeno delle fumarole - o meglio dei rifiuti di ogni tipo inceneriti illegalmente e capaci di ammorbare l'aria dell'intera fascia trasformata (da Pachino a Licata) -  è diventato uno dei tanti aspetti di questo pezzo di Sicilia. Questa cultura del "minnifuttu" non è stata mai contrastata con la cultura della responsabilità ma con quella dell'impassibilità mascherata da retorica della legalità. Non si può pretendere da un serricoltore lo smaltimento legale dei rifiuti prodotti nella sua azienda senza che le istituzioni lo guidino creando un minimo di servizi e di controllo. La cultura della responsabilità è osservazione, accompagnamento, guida verso le agevolazioni e verso comportamenti sensati e coscienti,  in modo da ottenere ordine, prospettiva, benessere e dignità.  Quando la cultura della responsabilità  viene impedita o peggio presentata come se fosse un ostacolo oppure un problema, o peggio un costo, allora prende piede la cultura del "minnifuttu",  determinata (e non è una giustificazione) dalla facile soluzione con costi esigui. E' grazie a questa cultura che le mafie hanno avuto campo aperto e piano piano si sono sostituite alle istituzioni mettendo in campo i loro servizi. 

Il controllo delle campagne è iniziato con il "servizio" raccolta delle plastiche dismesse e con esso il pizzo che "proteggeva" dai furti. Col tempo l'imposizione di questi "servizi" ha subito delle modificazioni. Via via ha preso piede "l'opportunità" di utilizzare le serre per produrre cannabis. E così pare che una parte della fascia vocata alla produzione d'ortofrutta abbia subito quello che da un punto di vista tecnico in agraria si chiama "avvicendamento colturale". Nelle serre si forma quel microclima fatto dal giusto mix tra calore e umidità, capace di accelerare e migliorare lo sviluppo delle piante, quindi anche per la cannabis. I dati sulla distribuzione regionale delle piante di cannabis sequestrate, pubblicati a pag 309 della Relazione annuale 2023 del servizio antidroga del Ministero dell'Interno,  ci dicono come le provincie che ricadono nella fascia trasformata,  Caltanisetta. Ragusa e Siracusa,  sono tra quelle più attive nella coltivazione della stessa. 

Produrre cannabis significa anche commercializzarla o scambiarla con altre droghe, vedi cocaina. La gestione di questo "comparto" genera masse di denaro (come si spiega la presenza all'interno di un'auto di circa centomila euro in banconote di vario taglio ben impacchettate?) che vanno reinvestite, riciclate nell'economia legale. 

Fumarole e riciclaggio è il nuovo binomio che ormai caratterizza questa terra. Un'accoppiata diabolica che le forze sane, al di la delle differenze politiche, devono trovare la forza di contrastare, prima che sia troppo tardi, prima che tutto: ambiente, economia, società, venga ammorbato cronicamente da questa combinazione nata del "minnifuttu" e adottata dalle economie criminali.

domenica 31 maggio 2020

Fumarole = Diossine = Tumori.

Foto tratta da Google immagini


Arriva Maggio, si iniziano a smontare le serre, i teli di plastica che hanno coperto le produzioni orticole invece di essere smaltiti vengono bruciati. Non tutti gli agricoltori fanno questo, è una piccola minoranza che commette questa assurda brutalità. Ma anche se pochi creano un danno ambientale incalcolabile. Ed così che da Marina di Acate a Pachin si materializzano qua e la pennacchi di fumo nero e denso che si sparge nell’aria ammorbandola e rendendola agre e irrespirabile. Chi compie questi gesti non ha nessuna dignità. Questi comportamenti raccontano la putrefazione morale che caratterizza questa gente. Ora, come ogni anno, inizierà il solito percorso che si ripete da almeno un ventennio: appelli al Prefetto, tavoli tematici che ribadiranno l’impotenza degli organismi preposti al controllo che ribadiranno: "non abbiamo né uomini né risorse"; intanto le fumarle continueranno ad appestare l’aria e creare danni alla nostra salute e all’economia turistica e agricola del territorio.

Quando capiremo che ’ambientalismo è impegno civile, è passione democratica, è dovrebbe diventare un sentimento popolare perché guarda esclusivamente al miglioramento della qualità della vita; sarà sempre troppo tardi. Invece, questa parola è stata trasformata - ad arte - in un’ideologia elitaria e il "militante ambientalista" viene spesso accusato di essere un organizzatore di azioni politiche appariscenti e velleitarie. Naturalmente, è stato facilissimo far passare questo concetto. in parte perché spesso le "battaglie ecologiste" sono un tantino vanagloriose, ma in particolare ciò che ha vanificato ogni forma di rispetto ambientale è l'assoluta tollerenza e la perenne giustificazione politica (spesso per fini elettorali) e istituzionale verso ogni forma di irregolarità ambientale. Infatti, da anni migliaia di tonnellate di plastica dismessa dalle serre e di rifiuti urbani vengono bruciati o seppelliti senza che nessuno faccia qualcosa per impedire questo scempio. Tutto questo ha creato e crea delle conseguenze nel nostro ambiente e alla nostra salute, ma pochissimi si indignano e si mobilitano affinché questo disastro venga fermato.

E’ giusto sapere che quando le plastiche bruciano producono diossine e idrocarburi policiclici e aromatici. Pare che le particelle di diossine svolgano un ruolo sia nell’aria che respiriamo e sia nel suolo che calpestiamo e coltiviamo. Non lo dico io, lo dice l'ARPA (Agenzia Regionale Protezione Ambiente). E' giusto sapere come le diossine non hanno la stessa indulgenza che abbiamo noi nei confronti di certi agricoltori che all'alba o all'imbrunire bruciano le plastiche dismesse. E NO! Le diossine si accumulano in modo irreversibile sui tessuti degli organi viventi, sia essi vegetali o animali. A lungo andare questo "accatastamento" pare che crei qualche problema anche al nostro sistema immunitario. E’ forse per questo che a Maria, impiegata e giovane madre, in un anno vengo diagnosticati due tumori? Uno al rene e l'altro alla tiroide? E’ forse per questo che a Salvatore e a suo fratello Mario - uno bracciante e l’altro ruspista - vengono accertati ad uno tumore ai polmoni e all’altro un tumore alla prostata? Sarà sempre per questo motivo che Peppe - elettricista- viene diagnosticato un tumore alle ossa, mentre a Giovanna, casalinga, viene scoperto un cancro alla mammella? Potrei continuare per ore, la lista è lunga e si aggiorna minutamente.

LA TUTELA DELL’AMBIENTE NON E’UN FATTO ELITARIO, E’ TUTELA DELLA SALUTE E DELL'ECONOMIA.

Bisogna convincersi che il tumore è una malattia sociale, dipende dalla qualità dell'aria che respiriamo, dalla caratteristica dall'acqua che utilizziamo e dalle proprietà del cibo che mangiamo: se queste peggiorano maggiore è la possibilità di ammalarsi di cancro. Sono problemi che riguardano le nostre vite. I due cartogrammi allegati (fig 1 uomini, fig 2 donne) ci raccontano della distribuzione spaziale dei tumori maligni in Sicilia. Li ho estrapolati dall’Atlante Sanitario dei Tumori redatto dall’Assessorato Regionale alla Sanità. Guardate le tre aree relative alla provincia di Ragusa e poi pensate ai pennacchi di fumo nero che giornalmente, da Maggio a Settembre, siamo abituati a vedere o ai rifiuti tossici che vengono smaltiti illegalmente qua e la nelle cave della nostra provincia. C'è attinenza si o no? L’ambientalismo è ancora un fatto elitario, proclamato da alcuni fricchettoni attempati e da pochi radical chic con la puzza sotto il naso o deve diventare un punto centrale dell’agenda politica, sociale ed economica di questa terra? Si attende risposta.




domenica 17 novembre 2019

LA PASSEGGIATA ...

Foto tratta da Google Immagini

Peppe e Totuccio discutevano mentre passeggiavano sul largo marciapiede del lungomare. Di colpo Peppe indicò col dito due fumarole dense e nerissime che rovinavano il paesaggio della plaga, esordì esclamando:
- Talè chi c’è dda! ... Il solito cornuto che da fuoco a plastica dismessa e rifiuti ...
Totuccio gli rispose prima con una risata sdegnosa e poi attaccò a raccontare una storia:
- Quello è niente, negli ultimi anni è successo di peggio ed è accaduto nel silenzio più totale. Ti ricordi il capannone di C.da Purrazza?
- Certo che me lo ricordo! - Rispose Peppe, e poi continuò: Si disse che fu bruciato perché il proprietario non pagava il pizzo ...
- Si, u pizzu! - Ribattè subito Totuccio, e seguitò:  Ammucca aciddazzu!! In quel capannone da tempo non c’era nulla, o meglio, sulla carta non c’era nulla. Se ti ricordi quella struttura fu costruita con i contributi dell’Unione Europea e per un certo periodo c’era un centro di lavorazione di prodotti agricoli... Poi, dopo qualche anno il centro chiuse per fallimento o chissà per cosa e si insediò una piccola fabbrica che produceva imballaggi... Poi, anche questa chiuse, non si capì bene se per fallimento o altro e il capannone rimase “vuoto”... Però in quella struttura c’era sempre movimento. Camion e furgoni che entravano ed uscivano, non si capiva cosa trasportassero ...
- Mhii! Esclamò Peppe - Ma lo sai che è vero, ora ca ci penso c’era un movimento di mezzi nella strada di Purrazza che mai si era visto ... manco quando c’era il magazzino ... Cunta, cunta ... la cosa è interessante.
Totuccio riattaccò:
HahA ... Ti piace a storiella. Quindi, dove ero rimasto … Ah, si, i mezzi che andavano e venivano ... Non si capiva cosa trasportassero, eppure sta storia durò per un bel po’ di tempo. Poi una bella mattina ... BOOOMM ... tutto pigliò a fuoco. Fiamme altissime tagliavano l’aria della zona e con esse un fumo nero e densissimo, accompagnato da un odore acre, così forte da renderla irrespirabile. Arrivarono i pompieri, polizia, carabinieri, vigili urbani ... La zona fu interdetta al traffico per alcune ore ... Alcuni vigili del fuoco e qualche poliziotto si sentirono male, forse per quello che avevano respirato, e furono ricoverati per qualche giorno in ospedale ... Dalla stampa si seppe che l’incendio, molto probabilmente, era stato di origine dolosa, ma poi tutto scemò ... Come si dice: ro muortu si ni parra tri jorna ... e poi ...
- E poi? - Ribadì Peppe – chi successi?
- Non successi nulla, disse Totuccio, però dopo tempo un altro capannone a C.da Balestra, anche questo “abbandonato” ... pigliò fuoco ...  con le stesse modalità. Parlando con un amico proprio di questi fatti lui mi raccontò che quasi sicuramente in questi capannoni venivano stoccati, provvisoriamente, rifiuti di lavorazione che provenivano sia da aziende agricole e sia da qualche impresa industriale. Questo amico mi disse che c’era un’impresa di trasporto e raccolta rifiuti, una società, che faceva questo servizio a prezzi stracciati. Molti agricoltori e molte imprese che producevano rifiuti speciali o pericolosi, proprio per risparmiare sulle spese dello smaltimento, si erano rivolti a questa società la quale, ripeto, a prezzi stracciati, raccogleva, rilasciando, tutta la documentazione necessaria ... persino la certificazione dello smaltimento finale ...
- E comu facivuno, replicò subito Peppe
Totuccio, sorpreso dall’obiezione sgranò gli occhi e corrugò la fronte e poi sbottò:
- Matruzza mia ... si ciù stupitu di Liborio lu nanu. Ma come te lo devo fare capire. Quelli della società dei rifiuti raccoglievano tutta la merda che si produce, la accatastavano in questi magazzini e poi quando li avevano riempiti fino al tetto, una bella mattina, prima che il sole spuntasse, tutto piagliava a fuoco. I giornali avrebbero parlato di come era avvenuto l’incendio, se era doloso, se avevano dimenticato a caricare un muletto elettrico, ipotizzando pizzo, racket, tangenti ... Intanto tutto lo schifo che era stato accumulato in quelle strutture si era dissolto nell’aria ...
-MINCHIA!! gridò Peppe.
La risposta di Totuccio fu secca e immediata:
- PEPPE, NON E’ MINCHIA, E’ ARIA ... ARIA AMMURBATA ... CHE ABBIAMO RESPIRATO ... TUTTI: ALBERI, ARMALI E CRISTIANI.

La loro passeggiata continuò in silenzio, il nero delle fumarole che Peppe aveva indicato poco prima si era già disperso e il paesaggio era ritornato quello di sempre.



Personaggi e luoghi sono di fantasia. La storia, forse, è vera. 

domenica 16 giugno 2019

TERRA DEI FUOCHI



Foto tratta dalla pagina Facebook " Vittoria dalle finestre rotte"

L’ambientalismo è impegno civile, è passione democratica, dovrebbe diventare un sentimento popolare perché guarda esclusivamente al miglioramento della qualità della vita. Invece, questa parola è stata trasformata - ad arte - in un’ideologia elitaria e il "militante ambientalista" viene spesso accusato di essere un organizzatore di azioni politiche appariscenti e velleitarie. Naturalmente, è stato facilissimo far passare questo concetto. in parte perché spesso le "battaglie ecologiste" sono un tantino vanagloriose, ma in particolare ciò che ha vanificato ogni forma di rispetto ambientale è l'assoluta tollerenza e la perenne giustificazione politica e istituzionale verso ogni forma di irregolarità ambinetale. Infatti, da anni migliaia di tonnellate di plastica e/o rifiuti urbani, che si accumulano qua e la nel nostro territorio, vengono incendiati o seppelliti senza che nessuno faccia qualcosa per impedire questo scempio. Tutto questo ha creato e crea delle conseguenze nel nostro ambiente, ma pochissimi si indignano e si mobilitano affinchè questo danno venga messo sotto attenzione e fermato.

Pare che le particelle di diossine abbiano un ruolo significativo nell’aria che respiriamo e nel suolo che calpestiamo e coltiviamo. Non lo dico io, lo dice l'ARPA (Agenzia Reionale Protezione Ambiente). Ma le diossine non hanno la stessa indulgenza che abbiamo noi nei confronti di chi all'alba o all'imbrunire brucia o interra rifiuti. E NO! Le diossine si accumulano in modo irreversibile sui tessuti degli organi viventi, sia essi vegetali che animali. A lungo andare questo "accatastamento" pare che crei qualche problema anche al nostro sistema immunitario. Ed è forse per questo che a Maria, impiegata e giovane madre, in un anno vengo diagnosticati due tumori: uno al rene e l'altro alla tiroide. Invece a Luciano e a suo fratello Giuseppe - uno bracciante e l’altro ruspista - vengono accertati ad uno tumore ai polmoni e all’altro un tumore alla prostata. A Salvatore, elettricista, viene individuato un tumore alle ossa, mentre a Giovanna, casalinga, viene diagnosticato un cancro alla mammella ... ... Potrei continuare per ore, la lista è lunga e si aggiorna minutamente.

LA TUTELA DELLA SALUTE E' UN FATTO ELITARIO?

Il tumore è una malattia sociale, dipende dalla qualità dell'aria che respiriamo, dalla caratteristica dall'acqua che utilizziamo e dalle proprietà del cibo che mangiamo: se queste peggiorano maggiore è la possibilità di ammalarsi. Sono problemi che riguardano le nostre vite. I due cartogrammi allegati (fig 1 uomini, fig 2 donne) ci raccontano della distribuzione spaziale dei tumori maligni in Sicilia. Li ho estrapolati dall’Atlante Sanitario dei Tumori redatto dall’Assessorato Regionale alla Sanità. Guardate le tre aree relative alla provincia di Ragusa e poi pensate ai pennacchi di fumo nero che giornalmente siamo abituati a vedere o ai rifiuti tossici che vengono smaltiti illegalmente qua e la nelle cave della nostra provincia. C'è attinenza si o no? L’ambientalismo è ancora un fatto elitario proclamato da alcuni fricchettoni attempati e da pochi radical chic con la puzza sotto il naso o deve diventare un punto centrale dell’agenda politica, sociale ed economica di questa terra? Si attende risposta.

Fig. 1




Fig. 2