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lunedì 9 novembre 2015
La zona grigia
lunedì 26 ottobre 2015
GIOVANNI SPAMPINATO: VITTIMA DI MAFIA.
"Nella sua città era accaduto un torbido delitto maturato negli ambienti dell’estrema destra ragusana e Spampinato invece di registrarlo pigramente sulla scorta delle solite veline di polizia si era impegnato ad andare fino in fondo nella ricerca della verità"
Vittorio Nisticò direttore de l'Ora
Cento passi tra chi lotta il malaffare e chi pratica il malaffare. E' una distanza standard da Ragusa a Cinisi, che unisce e collega tutta la Sicilia, come l'antica traversale sicula. Il motivo di questa unione è solo uno: "LA MAFIA NON ESISTE" e chi non è d'accordo viene ammazzato. Anche nella tranquilla e sorniona Ragusa non esiste, anzi per certi ragusani, la mafia, non è mai
esistita. Guai a pensarlo, è un'offesa all'orgogliosa “babbitudine” che si è sedimentata nei secoli sugli Iblei.
Eppure Ragusa ha una vittima di mafia che ogni
anno - il 21 marzo - viene ricordata insieme a tante altre vittime
della violenza mafiosa, nella giornata della Memoria e dell'Impegno
organizzata dall'associazione Libera di don Ciotti. Giovanni Spampinato, giovane corrispondente dell'Ora di Palermo,
ucciso la sera del 27 ottobre del 1972 con sei colpi di pistola
sparati a distanza ravvicinata da Roberto Campria, figlio del
presidente del tribunale di Ragusa. Giovanni lo aveva “tormentato
per otto mesi” con domande e articoli sull'omicidio dell'ing Angelo
Tumino. Per gli inquirenti fu subito chiaro: un omicidio frutto di
uno scatto d'ira da parte di un soggetto che soffriva di “una
nevrosi ansiosa reattiva con tendenza depressiva”. Ma come è
possibile che un giornalista ucciso dalla reazione collerica di un
soggetto depresso possa diventare vittima di mafia? La causa va
cercata nelle cose che riusciva a comunicare. La sua scrittura non
era solo raffinata, elegante e ricercata. No, vi era tanta denuncia,
descritta in modo chiaro, troppo chiaro per i "babbi" di Ragusa.
Le inchieste di Spampinato sul neofascismo ibleo erano fastidiose
rasoiate. Ragusa in quel periodo era frequentata da Vittorio
Quintavalle, ex ufficilae della X Mas di Junio Valerio Borghese, da
Stefano delle Chiaie, leader di Avanguardia Nazionale, all'epoca
ricercato per la strage di piazza Fontana a Milano (assolto nel
1991). Nel carcere di Ragusa soggiornavano Vincenzo e Filippo Rimi,
boss trapanesi di primo piano imparentati con Badalamenti. La
famiglia Rimi era il tramite tra cosa nostra è il principe Junio
Valerio Borghese il quale aveva chiesto appoggio e sostegno alla
mafia per portare a termine la sua “impresa”: un colpo di stato
(Golpe Borghese 7 dicembre 1970). Naturalmente dietro questi
personaggi di primo piano c'era un sottobosco tutto ragusano fatto di
militanti locali di estrema destra, criminalità organizzata e affari
loschi che si sviluppavano in diverse direzioni. Una di queste era il
commercio di oggetti d'antiquariato. Ed è forse in questo sottobosco
che nel febbraio del 1972 matura l'omicidio dell'ing. Tumino, un ex
consigliere comunale del Msi amico di Campria con l'hobby
dell'antiquariato. Un sottobosco che Spampinato aveva già puntato
con le sue inchieste, l'omicidio Tumino gli permetterà di
addentrarlo. Giovanni individua nel figlio del presidente del tribunale di
Ragusa, Roberto Campria, il ramo fragile. Inizierà a cercalo a
sollecitarlo, a incalzarlo. Capisce che Campria è la punta fragile
di un iceberg molto consistente, di un grumo poliedrico e
multicentrico fatto di tanti interessi. Se crolla Campria il sistema
frana, potrebbero venire fuori verità imbarazzanti e l'apparente
serenità ragusana - “la
babbitudine”
- utile a mascherare certi traffici, verrebbe minata nella sua essenza. Il
sistema capisce e puntella Campria. Il figlio del magistrato diventa
l'argine che deve fermare la sete di verità di Spampinato. La sua
depressione, la sua instabilità sono punti di forza. La sua tenuta
psicologica deve franare. Infatti cederà e farà pressione sui grilletti di due pistole: una Smith e Wesson e un Erma Werke. Gli
esperti dissero che ci voleva una certa abilità nello sparare con
due mani e contemporaneamente anche se a distanza ravvicinata.
Spampinato morirà prima di arrivare in ospedale. Campria si
costituirà, verrà processato e condannato a quattordici anni di
carcere. Ne sconterà meno della metà. Il
delitto Tumino si dissolverà nei meandri dei tribunali, non si
troverà né un movente né un colpevole. Le scomode verità rimarranno al buio, le apparenze si affermeranno, "la babbitudine" continuerà a trionfare. Ma il buio non distrugge ciò che nasconde, prima o poi una luce svelerà il tutto.
Nell'immaginario collettivo Ragusa è rimasta "babba". Nel dialetto siciliano il significato di questa parola non è esclusivamente legato al concetto di ingenuità o mancanza di “spirtizza”. La stessa parola la utilizziamo per indicare persone che fanno le cose per conto proprio senza che gli altri se ne accorgano. Infatti, piano piano nel tempo e in modo “babbo” questa vicenda è stata ridotta. Dopo 45 anni a Ragusa in pochi sanno che Spampianto è vittima di mafia come Peppino Impastato, Mario Francese, Pippo Fava ... Si fa di tutto per non fare emergere questa scomoda verità perché la mafia è dappertutto, tranne a Ragusa. Il tempo è stato adattato ad una volontà precisa: rimuovere la storia e i suoi sviluppi. Così il desiderio di verità che aveva mosso Giovanni Spampinato è stato umiliato, mortificato e per certi versi infangato. Sulla vicenda rimangono tanti dubbi, ma oggi come allora si afferma una grande certezza: Ragusa ama essere “babba”. La “babbitudine” conviene, è un ottimo anestetico, fa passare in secondo piano una definizione subdola, feroce e scomoda (che hai ragusani però piace un po'): Ragusa ha quattro facce, come il caciocavallo ... ... ... e come la mafia.
Nell'immaginario collettivo Ragusa è rimasta "babba". Nel dialetto siciliano il significato di questa parola non è esclusivamente legato al concetto di ingenuità o mancanza di “spirtizza”. La stessa parola la utilizziamo per indicare persone che fanno le cose per conto proprio senza che gli altri se ne accorgano. Infatti, piano piano nel tempo e in modo “babbo” questa vicenda è stata ridotta. Dopo 45 anni a Ragusa in pochi sanno che Spampianto è vittima di mafia come Peppino Impastato, Mario Francese, Pippo Fava ... Si fa di tutto per non fare emergere questa scomoda verità perché la mafia è dappertutto, tranne a Ragusa. Il tempo è stato adattato ad una volontà precisa: rimuovere la storia e i suoi sviluppi. Così il desiderio di verità che aveva mosso Giovanni Spampinato è stato umiliato, mortificato e per certi versi infangato. Sulla vicenda rimangono tanti dubbi, ma oggi come allora si afferma una grande certezza: Ragusa ama essere “babba”. La “babbitudine” conviene, è un ottimo anestetico, fa passare in secondo piano una definizione subdola, feroce e scomoda (che hai ragusani però piace un po'): Ragusa ha quattro facce, come il caciocavallo ... ... ... e come la mafia.
domenica 18 ottobre 2015
Gioco d'azzardo, disperazione e affari 1° Parte
La
voglia di tavolo verde è sempre stata una delle passioni nascoste
del nostro territorio. Sarà per questo che qualcuno tempo fa avanzò l'idea di far nascere un casinò in provincia? Se non
ricordo male la proposta era di far diventare il Castello di
Donnafugata una lussuosa casa da gioco. Questa esigenza pare che sia
scemata, non perché sia diminuito l'interesse politico ma perché la
voglia di azzardare, il desiderio del gioco ha trovato uno sbocco
nella diffusione del le slot machine e nel gioco on line. Il settore
in provincia ha avuto subito una rapida espansione. Basta girare per
i locali pubblici per capire come il territorio in poco tempo sia
silenziosamente diventato una piccola Las Vegas. Molti bar si sono
attrezzati con slot machine e video pocker. Ma anche da casa, con un
computer, un tablet, uno smartphone o con una una connected tv, si
può accedere a siti dove giocare. L'associazione Libera nel suo
dossier “Azzardopoli” ci dice che il gioco d'azzardo on line
genera: “Un
fatturato legale stimato in 76,1
miliardi di euro,a
cui si devono aggiungere, mantenendoci prudenti, i dieci
miliardi di quello illegale. E'
“la
terza impresa” italiana,
l'unica con un bilancio sempre in attivo e che non risente della
crisi che colpisce il nostro paese”.
Basta
farsi un giro, soprattutto nei locali di periferia, per vedere già
di prima mattina persone sedute di fronte ad una macchinetta, per
subire la “spennatura giornaliera”. Parlando con una di queste, durante uno dei pochi momenti in cui riesce a staccare gli
occhi dal video, mi spiega con una certa convinzione che per lui
tentare la fortuna è oramai l'unico modo per provare a risollevare
la sua situazione economica, ma con la stessa convinzione mi dice che
è riuscito solo a precipitare
nell'inferno della videodipendenza e dei debiti. Nel giugno scorso
sono stati pubblicati dei dati che ci danno la dimensione del danno
sociale che c'è in atto nella nostra area.
Nel territorio ibleo attualmente si registrano “700
punti giochi (nel 2000 erano appena 70), dove si spendono ogni giorno
821.000 euro”.
Ma non ci sono solo le slot dei locali pubblici ci si può rovinare
anche da casa, basta collegarsi a Texas
holdem poker
per fare “Puntate,
rilanciate, foldate e bluffate con un unico scopo: scalare la
classifica del gioco d'azzardo più famoso al mondo ...”. e così
chi
gioca online si piazza dalle quattro alle cinque ore davanti al
computer. Nei tornei si possono superare anche le 20 ore davanti allo
schermo. Chi gioca si estrania dal mondo per vincere o perdere tanti
soldi. Sia le slot machine che i giochi on line sono sotto
controllo dell'AAMS
(Amministrazione Autonoma Monopoli di Stato), “il
garante della legalità e della sicurezza in materia di apparecchi e
congegni da divertimento ed intrattenimento per assicurare la
trasparenza del gioco”. Lo Stato non esercita gratis questo ruolo alto e nobile, infatti
incassa i proventi dei giochi e - siccome la Sicilia è a
statuto speciale - anche nelle casse della regionali arrivano soldi
frutto di queste attività (rivoluzionario Crocetta dove sei?). Garanti della legalità che creano disperazione guadagnandoci pure? Ma al peggio non c'è limite. Nel luglio scorso dall'operazione della DDA
“Gambling" sembra emergere che con il gioco on line la 'ndragheta
ripulisse denaro sporco. Pare che dietro il “Texas
holdem poker”
la cosca della Piana di Gioia Tauro (la zona dei Brandimarte) e della
Locride, raggirando i blocchi dell'AAMAS, riciclavano grandi quantità
di denaro che venivano trasferite a Malta. Il cerchio si chiude e i conti tornano ...
domenica 4 ottobre 2015
I professionisti
Il mese di
settembre è stato molto movimentato. In pochi giorni due operazioni,
prima l'arresto dei Consalvo che imponevano agli operatori
commerciali cassette e prodotti per imballaggio dei prodotti
ortofrutticoli e poi i Cilia. La cattura di quest'ultimi è inserita
all'interno di una vasta
operazione contro il traffico internazionale di stupefacenti tra
l’Italia e l’Olanda, con decine di arresti eseguiti in tutta
Italia. Imballaggi e camion, binomio perfetto. Infatti, l'ho scritto
tante volte e lo ripeto: chi controlla la logistica governa ogni
forma di economia criminale. Ma l'arresto
dei Consalvo e dei Cilia non ci racconta solo della loro capacità
“imprenditoriale”. Dietro le loro attività ci saranno
sicuramente rapporti con consulenti, tecnici, istituti bancari. I
loro soldi - tanti soldi - anche se frutto, secondo gli
investigatori, di attività illegali fanno gola. La reputazione di
certa gente, il loro percorso criminale conta poco o nulla. I loro
soldi non hanno nomea, non puzzano, non macchiano quindi qualunque
cosa può essere fatta se viene fatta per quei soldi. E' questo tipo di
cinismo che contraddistingue questi professionisti? Mi risuonano in
testa le parole del magistrato, nostro concittadino, Bruno Giordano
che intervistato da Peppe La Lota l'agosto scorso dichiarava:
“L’attuale
situazione richiede una nuova classe dirigente. La partecipazione
alla vita pubblica dei professionisti da un lato e il contenimento
dell’emigrazione culturale dall’altro”. Ma
in questa città, in questa provincia, ci sono professionisti
al servizio. La loro eleganza, il loro garbo, la loro amabilità ci
racconta la loro freddezza, la loro indifferenza verso ciò che
rappresentano socialmente ed economicamente certi “clienti”,
certi “imprenditori”. Un cinismo che utilizzano come una corazza
ma che nasconde però la loro disperazione. Si sentono furbi - forse
anche protetti – perché hanno in mano la gestione di imprese forti
e capaci e grazie a questo servigio si arricchiscono. Ma questo
cinismo è il peggior nemico che il territorio possa avere. E'
l'alleato più forte dell'economia criminale. E' la sostanza
allucinogena che spinge a giustificare ogni comportamento: “se non
lo faccio io lo fa qualcun'altro quindi non si può che agire in
questo modo”. Un cinismo che rende pigri e rassegnati. Non vi
rendete conto che tutto ciò è triste? Prima di arrestarli, quando
entravano nei vostri studi, quando gli proponevate di investire quel
denaro in altre attività non provavate nulla? Se c'è una cosa
triste è adeguarsi e cogliere l'occasione, perché non è vero che
tanto non cambia nulla o è sempre tutto uguale, con il vostro
atteggiamento tutto peggiora. Se vogliamo cominciare a parlare di
criminalità in maniera nuova abbiamo l'obbligo di guardare anche
questo aspetto. Troppo facile puntare i riflettori solo sui boss e
ignorare certi poteri che hanno sempre bisogno di silenzio e ombra.
giovedì 3 settembre 2015
Convertire per ridare futuro
Un territorio intossicato. Questa è la nostra terra, questa è la
Sicilia. Fogne che finiscono a mare, rifiuti non bonificati,
discariche abusive. Abbiamo condannato alla pena capitale il
territorio che ci visto nascere, crescere e dove viviamo.
Un'infedeltà che non trova nessuna giustificazione. Un tradimento
che ci sta appestando. Sento dire sempre più spesso “ho un
tumore”. Ma un tumore non si possiede. Il cancro non è una
patologia personale, è il frutto della scarsa qualità della vita.
Non è una malattia che colpisce per caso. L'alterazione dei geni è
sempre determinata da cause esterne. Questo male è il risultato di
una relazione con il territorio e con l'ambiente in qui si vive. Per
non sentirci responsabili, per stare bene con noi stessi, condanniamo, con una facilità estrema, una
classe politica inetta, arruffona e viziosa, che non è arrivata li
per caso, noi l'abbiamo sostenuta e votata. Non ci può essere concesso nessun tipo di riscatto, la nostra indifferenza ha permesso l'umiliazione e la mortificazione della terra
materna. Non c'è pena o castigo in grado ripagare i danni fatti in
questi anni. Questo enorme deficit, peserà sulle spalle delle
future generazioni. Spetta ai nostri figli diventare tecnici del
risanamento, professionisti della bonifica, medici e volontari
della decontaminazione. Abbiamo un solo ruolo da compiere: educarli
al rispetto della terra. Questo funzione pedagogica ci può ridare un
minimo di dignità. Non è solo un atto di riscatto, c'è
l'esigenza di dare un futuro ad una generazione a cui è stato già in parte rubato. La nuova rivoluzione industriale non passa dai pozzi di
petrolio, dalla chimica o dal consumo di suolo. Ciò che creerà
progresso e lavoro, è il restauro, la cura, il risanamento di una
terra che è stata stuprata. Il nostro territorio ha ancora un
valore: qui si produce ortofrutta e vino di qualità, qui abbiamo un
mare e spiagge singolari , qui c'è un patrimonio culturale
riconosciuto e di grande valore. Questa è una terra che deve
esportare lavoro e non sconforto, deve importare conoscenza e non
disperazione. Serve creare le condizioni. Terra e Cultura sono le
nostri doti da tutelare e valorizzare. Convertire è un verbo che
non può indicare solo un'azione religiosa, ma deve implicare
l’economia, gli investimenti e la scelte della pubblica
amministrazione. Convertire serve per ridare futuro.
domenica 16 agosto 2015
FUGNATURA
Il
mare di Spinasanta quella mattina aveva un colore strano. Le sue
acque, quasi sempre limpide e cristalline, erano diventate torbide e
giallognole. In controluce poi traspariva come una patina oleosa che rendeva l'acqua ancora più melmosa. Il fenomeno negli ultimi anni si ripeteva spesso ed era
accompagnato da un lezzo strano che si diffondeva nell'aria. Malgrado ciò la persone che popolavano la
spiaggia si tuffano lo stesso. La calura estiva portava a
sottovalutare l'evento e poi tutti sapevano che il mare di Spinasanta
era tra i più puliti della costa, era stato più volte premiato con
il famoso riconoscimento internazionale “cozza d'oro”.
Austino
u Piscamari, un vecchio marinaio, da sempre imbarcato in navi e pescherecci, mentre si
gustava il suo caffè, al “Bar Mediterraneo”, murmiriava a voce
alta:
- U tubu s'antuppau e ora natammu tutti 'nta merda ... Ci curpa ssa minchia di molo.
E
col braccio teso e l'indice spiegato indicava la nuova banchina del
porto che era stata costruita con i fondi della regione.
Nunzio
Trentatre, da sempre studente in medicina, ascoltava con curiosità
le invettive di Austinu. Mosso dalla curiosità gli spiò:
- Austì, che stai dicendo? Chi è sta storia? … u molo? … u tubu?
- Ma chi studi a fare - rispose Austino – t'ha spiego io una cosa ca nun t'ansigna nuddu.
Il
vecchio marinaio afferrò una sedia del bar e gli si sedette tipo
sacco di patate. Subito, a mo di anfiteatro, si sistemarono Nunzio Tretatrè, Suzzu Mazetta, Meno u Zuccu e tanti altri ancora che erano
stati attratti dalle sue parole.
Austino
attaccò il suo monologo:
- Ata sapiri ca tutta l'acqua fitusa provenienti dagli scarichi attaccati a fugnatura di Spinasanta finisci all’interno di una vasca ca è vicino o lanterninu del porto. Tutta sta fitinzia veni trattata e pompata 'nta tubu bello grosso e luongu ca arriva a tre miglia dalla costa. Quando cominciarono i travagghi del nuovo molo nessuno si domandò dove passasse stu tubu. Solo io ci dissi all'ingegnieri dell'impresa di stari attenti. Ma stu lofio nun mi capio ... o fici finta di nun capiri. Intato i massi di calcestruzzu venivano posizionati, e viri caso na puocu unni i misiru?
Menu u
Zuccu - portava questo soprannome perché duro di comprendonio - gli domando:
- Unni i jttaru i pitruna Austì?
- Inkia, si Zuccu unni ti tuoccunu e tuoccunu - risposte Austino; e poi gli urlo:
- BACCALA', SUPRA U TUBU!!
- MINCHIA U NTUPPARU, rispose in coro il piccolo pubblico.
- E quindi? - Sbottò Suzzu Mazzetta, un piccolo imprenditore che aveva sempre preso appalti regalando bustarelle.
Austino
sosprirò, lo guardò e con tono polemico gli disse:
- E quindi nenti ... in estate, quando calano i mau mau, è normale che la quantita di acqua fitusa aumenta. Se poi piove u caricu di fitizia crisci, u tubo è ntupatu e non riesce a smaltirla. La vasca non riesce a contenerla, tutto esce fuori e finisce a mare e tu - puntanto il dito verso Suzzu - ti fai u bagno nta merda mia, tua e di tutti.
Fatti luoghi e personaggi sono frutto dell'immaginazione ... ogni riferimento è puramente casuale.
venerdì 14 agosto 2015
Semplicemente Scoglitti
Scoglitti
doveva essere la Rimini del Sud (mai similitudine fu più infelice),
non è diventata neanche lido di Gela (con tutto il rispetto per
Gela). Una borgata che viene resa sporca, grumosa, sciatta da tutti i
suoi fruitori e che espone senza pudore i danni grandi e piccoli che
ciclicamente gli vengono arrecati. La sua bellezza, malgrado i tanti
sfregi, rimane intatta. Abbiamo provato a "scassarla" in
tutti i modi ma il suo mare, la sua costa, le sue spiagge la rendono
comunque unica. Il porto misura il fallimento di tutte le politiche
dispiegate (si fa per dire) in questi anni. E' il monumento alla
disfatta di un territorio liquefatto dall'incapacità e dall'aridità
della sua classe politica. Sta li a farsi consumare dal sole e dal
vento senza che nessuno si preoccupi. Potrebbe diventare un volano
per il turistico ma fin'ora è riuscito soltanto a
“rimodellare”, bene o MALE, la morfologia della costa. Spostandosi
da Est o ad Ovest del porto nulla cambia in termini di mortificazione
di un territorio. L'abusivismo edilizio ha si sfigurato il paesaggio ma la natura è stata più forte.
Chi era convinto di domare le dune e il mare ha fatto male i conti.
La lunga lama di cemento armato che doveva contenere l'avanzata del
mare sta cedendo. A poco servono gli interventi tampone alla fine
crollerà. L'acqua, il vento e il sale vincono sempre. Gli
amministratori annunciano, la regione promette, ma i finanziamenti
per contenere i danni di una natura che si riprende a modo suo il
maltolto arrivano con il contagocce. Invece di trovare un serio
rimedio al degrado che negli anni è stato creato vengono avanzati
progetti ambiziosi, al culmine del delirio di onnipotenza. Nessuno
comprende e comprenderà mai che a Scoglitti non serve nulla di tutto
ciò. E' un antico borgo marinaro che va solo riqualificato,
rispettato, stimata e valorizzato per quello che è, tenendo in
considerazione l'ambiente in cui è inserito. Quando la crisi azzanna
e il territorio si impoverisce bisogna mettere in campo più
attenzione, più sensibilità, più concretezza. Doti che però mancano da
tempo a noi cittadini e quindi, di riflesso, ad una classe politica
che si atteggia ad esperta, che spara alto ma che poi precipita tra
le umane miserie e spaventosi limiti organizzativi. Oggi, come ogni
anno, arriveranno migliaia di vancanzieri ferragostani con il loro
carico di birre, agurie e chissaà quant'altro, pronti a spiaggiarsi
come tanti tonnacci sugli arenili. Speriamo che almeno quest'anno
abbiano rispetto per se stessi e per il luogo che occuperanno per
una notte. Scoglitti, nonostante tutto, malgrado noi è e sarà
sempre bella, continuerà a metabolizzare ogni forma di deturpazione.
Basterebbe avere coscienza di questo per capire cosa potrebbe essere
per tutto l'anno e invece non lo è.
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