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sabato 17 giugno 2017

I quattro peccati


E' da un po' che non scrivo in questo mio piccolo spazio. L'occasione mi viene offerta da una serie di notizie che ho letto sullo smartphone mentre sistemavo alcuni vecchi libri. Oramai questi aggeggi sono un pezzo del nostro corpo, non facciamo nulla senza tenerli in mano brigando sui social. Qualcuno aveva postato su Facebook l'articolo de "il Sole 24 Ore" dove dall'analisi delle dichiarazioni dei redditi veniva fuori che la nostra provincia è tra le più povere d'Italia. Accanto a questo articolo qualcun'altro aveva condiviso uno studio dell'Osservatorio sulle povertà della Caritas di Ragusa, dove si evidenziava l'iniqua distribuzione della ricchezza sul territorio diocesano. Infatti, “dall'esame delle dichiarazioni risultava che 2.400 persone più ricche possiedono il 40% della ricchezza totale. E che mediamente l'un per cento dei più ricchi contribuenti guadagna 25 volte di più rispetto ai più poveri. Per fare un esempio pratico basti dire che sul nostro territorio ci sono 259 contribuenti che dichiarano di guadagnare oltre 20.000 euro al mese a fronte di 63.000 contribuenti che ne dichiarano 800 al mese.
Leggevo queste cose mentre reggevo sottobraccio, con la mano sinistra, una pila di libri e con la destra armeggiavo lo smartphone. Alla fine persi l'equilibrio e il libri finirono sparpagliati per terra. Iniziai a raccoglierli e tra questi notai un libriccino ingiallito dal tempo, era il mio catechismo della prima comunione. Si era aperto tutto, alcune pagine si erano pure staccate. Iniziai a raccoglie quei fogli. Fui attirato dal titolo di una pagina: “I quattro peccati le cui vittime gridano vendetta al cospetto di Dio”. Sotto il titolo erano elencate queste gravi mancanze: La violenza sessuale; l'omicidio volontario; l'oppressione dei poveri; defraudare la giusta mercede a chi lavora. Mi sembrava una banale elencazione di pessime azioni, poi, ripensando a ciò che avevo letto mi resi conto che di banale c'era veramente poco. Sulla violenza sessuale, Vittoria è salita agli onori della cronaca mondiale con l'articolo comparso poche settimane fa nel Guardian (http://www.ragusah24.it/2017/03/13/donne-rumene-violentate-sfruttamento-nelle-serre-laltra-faccia-degli-iblei/). Sull'oppressione dei poveri, rifacendomi sempre alla stampa abbiamo fenomeni di caporalato consolidati e a questo bisogna aggiungere come tanti nostri concittadini, in serie difficoltà economiche con le banche o il sistema della riscossione, vivono da tempo sotto il giogo di certi professionisti che hanno aggredito i loro pochi averi. Un'oppressione che sta uccidendo volontariamente questa terra. E infine, defraudare la giusta mercede a chi lavora: in questa terra tutte le forme di lavoro sono oramai sottopagate. E' sottopagato il prodotto dei nostri contadini, i giovani fuggono perché non trovano lavoro e se lo trovano è lontano anni luce dal concetto di giusta retribuzione, gli immigrati vivono condizioni che oltrepassano l'idea di sfruttamento e appena possono tagliano la corda. Di fronte a tutto questo “consumo di umanità” c'è una sparuta minoranza di nostri compaesani che si sta arricchendo perché ha capito da tempo che “il lavoro non è più un elemento valoriale ma un'attività finalizzata esclusivamente al consumo” (inteso soprattutto come consumo delle persone). Questa gente (che ha nomi e cognomi) determina scelte, influenza la politica, gestisce il territorio, insomma: comanda. La forza economica e sociale di questi soggetti aumenta con l'aumentare delle disparità che loro stessi alimentano con cinica freddezza. La condizione attuale ha sdoganato la legge del più forte e loro che sono i più forti ne stanno approfittando a mani basse alimentando forme di nuova schiavitù. La cosa che fa ridere amaramente è che questa piccola ma ricca minoranza ogni domenica, puntualmente, va a messa, come per lavarsi la coscienza. Vestiti di tutto punto, entrano in chiesa,  intingono le mani nell'acquasantiera, si fanno il segno della croce, si battono il petto mormorando sottovoce “per mia colpa, per mia colpa, per mia gravissima colpa”, fanno la loro professione di fede, scambiano il segno della pace con il vicino di banco e infine ingoiano un'ostia. Questa evidente manifestazione di fede accade quasi tutte le domeniche. Ma non sarebbe il caso che qualche prete ricordasse anche a questi signori che ci sono quattro peccati le cui vittime - le loro vittime - gridano vendetta al cospetto di Dio?   

mercoledì 12 aprile 2017

La mafia è un'agenzia educativa


Leggo e rileggo l'articolo scritto da Paolo Borrometi per conto dell'AGI, l'agenzia di stampa dove lavora, e non so cosa dire o pensare. 
I parenti di un capomafia della provincia di Siracusa vogliono, o meglio, pretendono che una scuola che aveva organizzato una manifestazione antimafia gli dia diritto di replica. Cosa volevano spiegare ai ragazzi? Perché si diventa mafiosi? La commedia dell'assurdo è stata superata abbondantemente, ormai siamo al suprfantasy-mafia. La notizia è così sfrenatamente drammatica che riesce ad annullare ogni tipo di reazione. La scuola naturalmente ha rigettato la richiesta di replica, ma il fatto che i parenti di un boss sentano il diritto di fare una richiesta di questo tipo fa veramente impressione.
Ma una ragione che spiega perché si siano spinti a tanto c'è. Facciamo finta di non vederla, ma è li davanti a noi da decenni. Le mafie sono diventate delle vere e proprie agenzie educative. Negli ultimi anni, grazie anche alla crisi,  le periferie delle nostre città sono diventate aree ancora più depresse, povere e abbandonate. Io sono cresciuto in periferia e ricordo che i partiti (principalmente un partito), il sindacato, erano sentinelle attive che provavano a contrastare le tante forme di devianza. La scuola era inclusiva, cercava di recuperare tra mille difficoltà i ragazzi difficili. Le parrocchie erano vigili. Chi non  ricorda l'attivismo di padre Calì, padre Pirillo, Padre Bella, Padre Santoro e poi più avanti padre Cannata (chiedo scusa se dimentico qualcuno). Tutti preti che si sono formati nella periferia e cercavano di coinvolgere a modo loro, bene o male, i ragazzi dei quartieri. Oggi, nei  luoghi dove sono cresciuto non c'è nulla. E' avvenuta una sorta di desertificazione. I partiti non ci sono più da tempo, il sindacato e scomparso ancora prima dei partiti, la parrocchia è diventata un riparo per gli anziani e la scuola tenta di allontanare i ragazzi difficili. L'unica offerta educativa che è rimasta in piedi è quella della criminalità organizzata (c'era anche all'ora ma aveva molti concorrenti) con la sua parola d'ordine chiara e di facile presa: lo Stato con i suoi sbirri è un oppressore, la mafia difende gli oppressi. 
Chi sono gli oppressi? Lo spacciatore, il ladruncolo, il rapinatore, l'abusivo, l'usuraio, ...  i cosi detti "poveri disgraziati". Gente che per "campare" è "stata costretta" a commette qualche reato.  La mafia, li controlla, li gestisce, li protegge, è il suo esercito. Nell'immaginario collettivo difende "i deboli", "gli emarginati", "i poveri", "quelli di cui lo stato se ne frega". Ma non fa solo questo, tutela pure quelle “persone perbene” che subiscono un torto. Ti rubano un motorino, l'auto, gli attrezzi da lavoro? Non ha senso denunciare il furto alla Polizia, è una perdita di tempo. Se si parla con la persona giusta, magari paghi qualcosa,  ritrovi il motorino, l'auto o gli attrezzi da lavoro. Questa è il tipo di giustizia sociale che si è affermato e che trova sostegno e riconoscimento nelle periferie. 
E così, mentre i partiti hanno via via abbandonato i quartieri, perso ogni riferimento sociale e ogni identità smarrendo la direzione, le mafie hanno fatto propri il concetto gramsciano dell'egemonia culturale e il popolarismo sturziano. Non c'è periferia a Vittoria, in Provincia di Ragusa, in Sicilia che non venga controllata “culturalmente” in questo modo. La loro capacità formativa è cresciuta così tanto che alcuni mafiosi si sono professionalizzati, sono diventati "maestri", "scrittori". Pubblicano libri dove si descrivono come "buoni padri di famiglia" e li presentano pure in tv, nei migliori salotti televisivi (ricordate il figlio di Riina), oppure molto più malinconicamente pretendono il diritto di replica ad una manifestazione antimafia. 
E' vero, in questi ultimi anni le mafie sono cambiate, si sono date un tono, sono diventate, grazie alla complicità di professionisti e della finanza, criminalità economica, ma il loro potere, la loro forza, viene dal consenso sociale delle periferie. Molti quartieri del Mezzogiorno sono le palestre dove si forma la futura classe dirigente mafiosa. Se questi luoghi rimangono nelle loro mani significa che si rinuncia di proposito a contrastare la mafia, significa essere volutamente conniventi. 

domenica 9 aprile 2017

Come eravamo


A molti miei coetanei sento ripetere spesso una frase: “Noi da giovani eravamo meglio di quelli di oggi” … … è una cazzata paurosa.
Basta guardare cosa sono oggi le discoteche e li puoi vedere  come sono i ragazzi di oggi: belli, palestrati, vestiti benissimo, alcuni arrivano con auto brillanti. Entri in una discoteca dal nome altisonante è trovi le ragazze immagine... e non dico altro.
Noi eravamo brutti, è già dire brutti è una metafora. Io, ad esempio, avevo i capelli un po' lunghi tipo Jim Morrison (sottolineo tipo … se lo sente dall'aldilà mi fulmina) ed ero pieno di brufoli. Erano così tanti i miei brufoli che con il topexan, (storico detergente) io non  ci lavavo la faccia ... lo bevevo ... come sciroppo, pur di mandare vie quelle “petunie” che avevo sul viso.
Le nostre discoteche erano tristi già dai nomi. Ricordate la “Fazenda”? Era una capanna di legno in mezzo ad un polverosissimo sterrato che fungeva da parcheggio. Tu arrivavi e appena scendevi dall'auto eri in mezzo alla povere. All'ingresso della discoteca, non si faceva la fila per i biglietti, NO, si stava mezzora a battere i piedi per scrollarsi di dosso tonnellate di polvere.
Le ragazze immagine? Si, hai voglia! Immaginavamo che ci fossero!!
E poi le nostre auto … intanto erano le auto delle nostre madri, che spesso prendevamo a sgamo e soprattutto quando c'era il pieno di benzina … la Fiat 126 era quella che andava per la maggiore. Ci infilavamo in cinque, avvolte anche in sei, in quelle scatole di latta. Quando uscivamo da quell'auto eravamo già sudati come delle scimmie.
Ma la vera differenza tra noi e i ragazzi di oggi era nell'abbigliamento. Noi eravamo dei tamarri mostruosi. Come scarpe avevamo quasi sempre scarpe da tennis, i più sfigati le espadrillas. Indossavamo jeans strettissimi che ti impedivano i movimenti, ma soprattutto ci pressavano maledettamente i genitali. Non contenti indossavamo cinture finte el charro con fibie mostruose che ti lasciavano il segno sulla pelle per giorni. Le abbottonavamo strettissime. E poi, infilata dentro i jeans, una maglietta aderente che sembrava la maglia della salute dei poveri. I più tamarri arrotolavano le maniche di queste magliette e alcuni avvolgevano sapientemente un pacchetto di malboro per sentirsi più fighi. Entravi in discoteca e non si andava a ballare ma giravi il locale, in mezzo alla confusione più totale e con la musica sparata a palla ... cercavi la ragazza che ti piaceva. Le ragazze stavano quasi sempre sedute sui divanetti, in pista ballavano solo le coppie. Appena trovavi quella che ti piaceva ti piazzavi li davanti a lei. Ti appoggiavi su uno dei tanti pali legno che popolavano la “fazenda” e aspettavi, senza perdere mai la tua preda. La fissavi fino a fargli la tac, la risonanza magnetica con i mezzi di contrasto e nel contempo che la fissavi aspettavi il momento magico.
Allora le discoteche facevano dai venti ai trenta minuti di lenti e tutti eravamo preparati a quella mezz'ora di musica. Il dj con maestria smorzava la musica disco e con voce impostata diceva: EHI RAGAZZI IN PISTA: cominciano i lenntii”. in quel momento tutti i falchetti abbandonavano i pali e si tuffano sulle loro prede … intanto le luci del locale venivano abbondantemente smorzate, non si vedeva quasi nulla ma ognuno sapeva dov'era la sua preda, anche al buio l'avresti trovata, oddio c'era anche chi nello slancio inciampava e cadeva come una baccalà, ma chi riusciva a raggiungere la ragazza gli si piantava davanti e con voce ferma esclamava: “Balli!!” la risposta era quasi sempre “ … si …”. Tutti e due, mano nella mano raggiungevano la pista e li iniziava un ballo che non vi dico. Era tutto uno strofinio, un avvicinarsi di lui e un allontanarsi di lei, quando l'atmosfera si era finalmente riscaldata a dovere e si cominciavano a prendere le giuste misure, le palle con gli specchietti che giravano ti mandavano un maledetto raggio di luce che illuminava il volto di lei … li tantissimi si accorgevano che quella che avevano puntato per un'intera serata ... b a s t a r d a ... pochi secondi prima che tu arrivassi a chiederle di ballare si era spostata lasciando il posto a sua cugina … s i m p a t i c i s s i m a … ma comunque un cesso.


Ai miei coetanei che fanno certe affermazioni mi sento di dire che noi abbiamo limonato cose che gli umani non possono neanche immaginare. Ma andava bene così. 

domenica 19 marzo 2017

VITTORIA: CITTA' DELLA PAURA?


A Vittoria tutto scorre. Dopo il vile attentato che a ridotto in fumo tre tir del CAAIR e danneggiato seriamente un quarto, si sono succeduti una serie di fatti che non hanno smorzato per nulla i riflettori mediatici puntati sulla città. Minacce, dopo una trasmissione radiofonica Rai, al sindaco e al giornalista Paolo Borrometi, arresti per presunto pizzo sui trasporti, arresti per spaccio di droga, arresti per detenzioni di armi, tavoli in prefettura sull'ordine pubblico, visita della commissione regionale antimafia, richieste di commissariamento e di accesso al mercato ortofrutticolo, reportage sullo sfruttamento nelle campagne, la DDA di Catania che chiede la proroga per l'inchiesta sul voto di scambio e per concludere è stata presentata una lunga e articolata interrogazione parlamentare al ministro degli interni che raggruppa un bel po' di nomi e di fatti. Il tutto è stato aromatizzato con articoli, servizi, inchieste di ogni tipo (si veda allegato). Tutto questo in un mese. Chiunque ha un minimo di coscienza critica avrebbe avuto un sussulto. Invece ogni fatto è scivolato lentamente come l'acqua torbida di certi torrenti che scorre verso il mare dell'indifferenza. Un'impassibilità fredda, capace di nullificare qualsiasi fatto in tempi brevissimi. La marcia della legalità, manifestazione voluta dall'amministrazione per scuotere la rassegnazione delle coscienze, ha visto la partecipazione attiva dei ragazzi e dei loro insegnati, ma non dei loro genitori. Erano troppo impegnati, in che cosa non si sa ma erano impegnati. Domenico Leggio, direttore della Caritas diocesana, più di ogni altro ha sottolineato nel suo intervento l'evidente assenza della società vittoriese. La stragrande maggioranza delle persone non ha sentito neanche l'esigenza di marciare affianco ai propri figli per la legalità (non contro la mafia). Siamo messi proprio male. Viviamo in uno stato di torpore che ci rende indifferenti e ci fa accettare qualsiasi forma di degrado. Ma è solo indifferenza? No, non penso proprio. Ritengo invece che Vittoria è diventata via via una città disillusa e senza un'idea di futuro. Quando un territorio non si riesce ad immaginare un avvenire migliore, quando non si ha voglia di riscatto, di rilancio, di reazione, prevale quello stato di repulsione e di apprensione definito paura. Le tante forme di illegalità, la criminalità economica, le mafie lo hanno capito da tempo e hanno investito su questa condizione, alimentandola fino a trasformarla in una caratteristica specifica di questa terra. Vittoria è una città che ha paura. In molti strati sociali c'è piena consapevolezza di questo stato ma per renderlo invisibile gli stessi lo hanno avvolto con una spessa coltre di rassegnazione e indifferenza. Nascondono la paura con l'insensibilità. Molti giovani fuggono da questa realtà perché paura e incertezza oramai dettano le regole. Non immaginano un futuro e appena possibile scappano. Se Vittoria non esce da questo limbo in cui ci si è cacciata, se non si abbandona velocemente questo stato, se non reagiamo, le mafie, con le loro floride economie, hanno  vinto definitivamente.

domenica 5 marzo 2017

9 Marzo marcia della LEGALITA'


Parteciperò, come tanti, alla marcia della legalità organizzata dal Comune e sostenuta da molte associazioni cittadine. A Vittoria serve un momento d'unità, per ritrovarsi, per fare il punto della situazione, ma soprattutto per marcare con nettezza il confine tra ciò che è lecito e ciò che è comodamente illecito. 
La comodità è il sostantivo che indica al meglio l'atteggiamento di un pezzo importate della nostra società. Questa comunità presenta le stesse caratteristiche di quel “mondo di mezzo” fatto da “persone perbene” che non disdegna di fare affari con la criminalità economica. Per questa gente il denaro sta su tutto. Non puzza. Non importa come e da dove arriva. A furia di intascarlo ormai portano addosso il fetore della complicità. 
Rido amaramente quando sento ancora parlare  di mafia come di un fenomeno esclusivamente criminale e mai come fenomeno economico. L'impresa mafiosa, quella che ha  costituito diverse attività di servizio all'agricoltura, all'edilizia, all'industria, qui, come in altre zone, si è sviluppava in silenzio e senza grandi clamori. Attorno ad essa si è creato un grande consenso sociale. Questo successo non è stato contrastato da nessuno. Chi ha intrattenuto e intrattiene rapporti con questo tipo di economia? Chi ha curato e gestito con profitto queste imprese e i loro patrimoni? 
Non sono solo le azioni violente della criminalità a condizionare e infangare Vittoria. No. E' soprattutto questo pezzo di società, questa "zona grigia", fatta da “persone perbene”, che in silenzio hanno assunto un ruolo: sostenere l'economia mafiosa; la stessa che ordina di incendiare i tir, che traffica in droga e nasconde le armi. 
Le azioni violente delle mafie trovano sostegno in questa zona grigia e chi le compie sa che senza questa zona non può esistere.
Ecco, io marcerò contro le “persone perbene”, contro il "mondo di mezzo", contro le "zone grigie" ... per un vera legalità.

sabato 18 febbraio 2017

Commissariare il mercato ortofrutticolo.


L'incendio doloso di questa notte che ha ridotto in fumo tre tir, compromesso pesantemente un quarto mezzo e ferito gravemente un autista non è il solito atto di intimidazione, già gravissimo di suo. Quello di questa notte è l'attacco ad una struttura da sempre legata al mercato ortofrutticolo, il CAAIR. Un consorzio nato alla fine degli anni '80 e voluto fortemente dalla CNA per uno scopo ben preciso: sottrarre gli autotrasportatori di questo territorio al condizionamento mafioso che da sempre, secondo le innumerevoli inchieste giudiziarie, grava sul settore dei trasporti. Per questo motivo l'amministrazione di quegli anni concesse in affitto ad un gruppo di “camionisti”, coordinati da Giuseppe Biundo, l'area a fianco del mercato ortofrutticolo. Oggi in quest'area è nato un servizio di movimentazione dell'ortofrutta commercializzata all'interno mercato ortofrutticolo e un parcheggio per i tir. Il CAAIR (Consorzio Autotrasportatori Artigiani Iblei Riuniti), non è, come qualcuno pensa, un'impresa privilegiata che occupa (per tanti immeritatamente e con enormi vantaggi economici) uno spazio pubblico. Il CAAIR è stato ed è un punto di riferimento per molti autotrasportatori locali. Nel tempo il suo gruppo dirigente ha costruito servizi chiari e trasparenti nel settore della logistica e del facchinaggio venendo incontro alla esigenze della commercializzazione dei prodotti agricoli conferiti presso il mercato. Questa notte è stato colpito un simbolo del riscatto della nostra città, è stata colpita una struttura a servizio del mercato ortofrutticolo dove il sindacato può entrare e incontrare tranquillamente i lavoratori (in quanti altri luoghi di lavoro di Vittoria simili al CAAIR questo accade?).
La Criminalità ha forse alzato il tiro? Si sente più forte rispetto al passato? Non accetta più concorrenti nella filiera dell'ortofrutta? Per spingersi a fare questo gesto forse si. Se è così allora anche lo Stato deve alzare il tiro: troppe sono le anomalie evidenziate lungo la filiera ortofrutticola e da troppo tempo il mercato attrae gli appetiti delle mafie. Serve una reazione forte. Si potrebbe partire commissariando il mercato ortofrutticolo, un commissario espressione del Ministero degli Interni.

sabato 4 febbraio 2017

C'E' LA 'NDRANGHETA A VITTORIA? E SE C'E' DOVE SI NASCONDE?

(Foto omicidio Brandimarte)


Pochi giorni fa la fotografa palermitana Letizia Battaglia sul blog http://mafie.blogautore.repubblica.it/ scriveva:“... Cosa rispondo alla rivista americana che mi chiede foto nuove della mafia? … Il fatto è che senza coppole ai giornali raccontare visivamente la mafia di oggi sembra interessare poco. I mafiosi non sembrano più mafiosi. Rassomigliano fisicamente troppo alle persone perbene, … Un gran casino per noi fotografi e, forse, per la verità”.

Ha ragione Letizia Battaglia: le mafie, per come le abbiamo conosciute non esistono più da tempo, non sono più “fotografabili”. Solo l'antimafia di facciata, quella in doppiopetto, che ama i salotti, le conferenze, le coccole e i finanziamenti di certo potere politico, è ancora ferma alle coppole, alle lupare, ai santini che bruciano. Questi tristi, noiosi e falsi professionisti dell'antimafia melodrammatica non hanno capito, o meglio fanno finta di non capire, che è avvenuta un'evoluzione costante e continua nei vari sistemi criminali i quali si sono mischiati, si sono interconnessi, si sono estesi, non sono più riconoscibili. Un caso su tutti: la 'ndrangheta.
C'è una procura in Italia, una sola, quella di Reggio Calabria, che ha assemblato i fascicoli di varie inchieste e per la prima volta sta trattando la materia che fa riferimento a quel bacino discreto e impercettibile che permette alla criminalità economica di entrare nell'economia legale. C'è un pentito, Nino Fiume, che ha aperto uno squarcio su questo tema e il 28 novembre scorso, durante l'udienza del processo Breakfast ha detto con chiarezza che all'interno della criminalità economica ci sono le “persone per bene” chiarendo anche il loro ruolo: “... quelle persone che sono ritenute perbene, anche professionisti che se un capo … deve interagire con un’altra persona perbene, invece di andare con un affiliato conosciuto dalle forze dell’ordine, con una persona già segnalata, si accompagna con un professionista e così svia … Sempre nella stessa udienza, si raggiunge l'apoteosi quando il pm pone la domanda: “E questo professionista che si presta a queste attività è parte della ‘ndrangheta o no?” Nella risposta c'è la chiara e completa raffigurazione di ciò che la mafie sono diventate: “Per quelli che non lo sanno, no. Per quelli che sono al vertice dell'organizzazione, sì. Questo è il punto della situazione”. In poche parole è racchiusa l'essenza della nuova mafia, o meglio, della criminalità economica (vedi Allegato 2).
Qualcuno mi dirà: ma parli di 'ndrangheta, di cose calabresi, noi cosa c'entriamo? E no!! Non è così. La 'ndrangheta ha esteso i suoi interessi, si è allargata, e non solo al Nord. Nella nostra provincia ha trovato terreno fertile e si comporta sempre allo stesso modo. Siamo noi che purtroppo dimentichiamo, o rimuoviamo, con molta facilità la nostra storia recente. Provo a rinfrescarvi la memoria con alcuni quesiti:
- Cosa ci faceva Michele Brandimarte (personaggio di primo piano della cosca Piromalli- Molè di Gioia Tauro ucciso a Vittoria) nella nostra città il 14 dicembre del 2014? Era forse un devoto della nostra Santa Lucia? Era attratto dalle nostre famose “vampanigghie”?
- Abbiamo forse dimenticato che nel settembre del 2015 la Dda di Roma scopre un traffico di cocaina effettuato con tir che ufficialmente trasportavano fiori lungo l'asse Vittoria Olanda? A gestire il tutto erano noti esponenti della criminalità economica di Vittoria insieme alla 'ndrina dei Crupi, inserita a pieno titolo nella cosca dei Commisso.
- Come è possibile che in una recentissima e importante inchiesta della DDA di Reggio Calabria e Catanzaro veda coinvolte alcune importanti imprese iblee?
- Il 26 gennaio scorso in una operazione della DIA viene fuori che la cosca Piromalli controlla da tempo l'ortomercato di Milano. Se l'ortofrutta della fascia trasformata trova un importante sbocco commerciale nella struttura lombarda, allora, forse, esiste un “saldo e imprescindibile punto di riferimento nel mercato ortofrutticolo di Vittoria” che avrebbe aperto "nuove rotte" ai Piromalli? (https://www.avvenire.it/attualita/pagine/il-boss-chiede-di-ripulirsi-dalla-ricerca-google)
- Quanti degli degli ottomila chili (8000 CHILI) di cocaina colombiana (operazione Stammer) dovevano arrivare Vittoria? Pochi giorni fa gli investigatori della DDA di Catanzaro hanno ricostruito tramite le celle telefoniche il viaggio di un emissario della 'ndrangheta che doveva contattare i soggetti a cui era destinato una parte importante del carico. Il viaggio dell'emissario finiva a Vittoria. (http://meridionews.it/articolo/51255/droga-la-pista-siciliana-degli-affari-tra-ndrine-e-colombia-porto-di-catania-amici-di-vittoria-e-acquirenti-palermitani/)

Droga (in particolare cocaina) e imprese, un binomio tenuto insieme da un collante: Il denaro. Questo mastice però deve essere spalmato bene e per compiere questa operazione ci vogliono dei professionisti capaci e qualificati, insomma: "persone perbene" (questa frase – persone perbene - ha assunto un tono disgustoso). Secondo la Commissione Nazionale Antimafia (si veda Allegato 5) viene fuori che la 'ndrangheta e la mafia si rivolgono quasi sempre a persone perbene che presentano una particolare caratteristica: sono iscritte alla massoneria. I bene informati dicono che in provincia di Ragusa c'è una massoneria viva e ben radicata nel tempo. TOMBOLA??? Una cosa è certa, le coincidenze sono troppe.

Emerge con chiarezza come le mafie non hanno più un solo luogo, sono diventate "globali" perché a differenza della mafie classiche hanno fatto rete e costruito nei vari territori, compreso il nostro, un rapporto non più aggressivo ma collusivo con certa classe dirigente. Un legame all’insegna dello scambio e della reciproca convenienza. Continuare a cercarle inseguendo vecchi schemi significa non volerle - volutamente - riconoscere più.



Per scrivere questo post ho consultato:

Allegato 5 https://www.radioradicale.it/scheda/497684/commissione-parlamentare-di-inchiesta-sul-fenomeno-delle-mafie-e-sulle-altre