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domenica 10 marzo 2024

L'omicidio Russo ci pone di fronte più realtà.


Foto tratta da Google Immagini


Dopo ogni omicidio in questa città (ma non solo in questa città) si generano, con sincronica ciclicità, una serie di circostanze, quasi sempre uguali. L'immancabile clamore mediatico è seguito dal rumoroso chiacchiericcio che si accende nei vari luoghi della socialità cittadina, lo stesso si conclude quasi sempre con la solita frase consolatoria: "menomale che si ammazzano tra di loro".  Accanto a ciò si sviluppano le immancabili polemiche "antimafia" che, come la panna, montano rapidamente per poi repentinamente scomporsi fino a diventare un dibattito tra "addetti ai lavori". Il tutto dura circa una settimana, massimo dieci giorni, fino al funerale della vittima, poi via via si riduce rimanendo a bagnomaria, in attesa di un nuovo fatto e così la situazione si rimette subito in moto.  A me non interessa per niente entrare nel merito di questo dibattito, però non posso non registrare come anche dopo il delitto di Giovanni Russo questo schema si sia ripetuto. Dopo la sera del 27 febbraio (giorno dell'omicidio) tutti siamo stati impegnati a discutere delle modalità dell'omicidio, se era o meno un regolamento di conti nel mondo dello spaccio, se definirlo un omicidio di mafia o no, ma non abbiamo fatto caso ai fatti di cronaca che si susseguivano. Tra il 28 febbraio e il 9 marzo le forze dell'ordine, in provincia, hanno arrestato per detenzione e spaccio di droga almeno quattro persone e sequestrato circa 500 grammi di cocaina che messa sul mercato avrebbero fruttato tra 40 a 50 mila euro. Una goccia in mezzo al mare di polvere che imbianca i tanti, troppi, nasi di questa provincia e  ci dice come la coca sia diventata la benzina che accende la vita di molte persone e la eleva al cubo (ovviamente lo dico in senso negativo). Le mafie sono concrete, hanno capito subito come questa polvere sia il vero carburante della società del XXI secolo e lo hanno monopolizzato, è diventato il loro business principale. Il racket era diventato roba da straccioni, da sfigati e poi le imprese, già stressate dal carico fiscale, non tolleravano più la richiesta del pizzo, denunciavano subito la vessazione. Paradossalmente, il bullo che prima ti poteva chiedere la tangente minacciandoti ora è diventato l'amico che ti vende la carica. Ti aspetta al bar, ti offre anche l'aperitivo, ti fa il regalino o lo sconto sulla dose che ti devi pippare. Non si può definire neanche spacciatore, è un "agente di commercio". Di questi agenti la nostra provincia è piena. Li vedi nei fine settimana nei locali della movida di Modica, di Ragusa, di Marina di Ragusa o di Vittoria, circondati da "clienti" in cerca di "assenza dei limiti". Sono diventati dei punti di riferimento. 
Questo nuovo stato li porta spesso a bypassare chi li fornisce e tentare di procurarsi la merce direttamente dal "grossista"? Forse chi spaccia sta diventando il maggior concorrente di chi lo fornisce? E' in questo contesto che è maturato l'omicidio del 27 febbraio? Le regole, nella bassa criminalità, ti dicono come puoi fottere chi ti sta sopra, ma dicono anche, a chi sta sopra, come fottere chi tu vuole scalzare. E' stato un avvertimento del tipo "guai a chi non rispetta le regole"?  
Ogni cambiamento all'interno della criminalità è battezzato col sangue. Spero, per il bene di questo territorio, che questo omicidio non sia legato a queste logiche, potrebbe essere l'inizio di un "nuovo ciclo". 

A Vittoria, come in tutto il resto della provincia, la distribuzione, il consumo e i sequestri di cocaina continuano ad aumentare di anno in anno. Che piaccia o no la soluzione non può stare solo nel contrasto allo spaccio minuto e al consumo. Il mercato degli stupefacenti produce ragguardevoli profitti che non possono essere gestiti dai personaggi della criminalità locale. Qui, come in molte parti d'Italia, si è sviluppata un'economia malata che mira a sostituire l'economia legale. Fermarsi all'esclusiva narrazione della parte criminale serve a capire alcune dinamiche ma non aiuta a dipanare il grosso della matassa.  Davide Mattiello, sul ilfattoquotidiano.it, prova a dare un'indicazione.
   "Proviamo ad assumere un pre-giudizio e a fare un esercizio…di fantasia. Il pre-giudizio: le fortune criminali delle organizzazioni mafiose sono direttamente proporzionali al grado di convergenza tra interessi mafiosi e interessi politici egemoni. Questo pre-giudizio è fondato e interessante?" 

Io aggiungo: questo pre-giudizio può essere applicato anche per la "provincia babba"?  

       


domenica 11 febbraio 2024

Segui la cocaina e troverai gli interessi della 'ndragheta...anche in provincia di Ragusa.

Foto tratta da Google Immagini

Qualche settimana fa, esattamente il 22 gennaio scorso, il "Corriere della Calabria" pubblicava un articolo dal titolo "Traffico di droga e armi, dal Brasile la regia dell'ex latitante e superboss Rocco Morabito". A leggerlo così si potrebbe subito pensare: ma la Sicilia, o peggio la nostra provincia, in questa "regia" cosa c'entra? La risposta dovrebbe essere: nulla, non c'entra nulla! E invece non è così! Se si inizia a sfogliare quella fitta corona di foglie che caratterizza i rapporti tra le varie economie criminali  si scoprono strane e preoccupanti alleanze. Per comprendere di cosa sto parlando serve, innanzitutto capire chi è Rocco Morabito. Il suo nominativo, prima che nel maggio 2021 venisse arrestato in Brasile, era inserito nella lista dei latitanti di massima pericolosità. "U Tamunga"-  questo il suo singolare soprannome - è un esponente di primissimo piano della 'ndragheta. E' capo di una delle 'ndrine più potenti della Locride e tra i più importanti trafficanti internazionali di droga al mondo.  Il suo gruppo criminale gestisce molte affari e attività, illecite e "lecite", sia nel Nord Italia come all'estero e tra i suoi principali alleati o soci in affari vi sono le famiglie Rinzivillo ed Emmanuello di Gela. Queste due famiglie hanno nello traffico e nello spaccio di sostanze stupefacenti, in particolare cocaina, il loro business principale ed hanno sempre avuto un occhio particolare verso il territorio Ibleo. Nel 2020 la  Squadra mobile di Ragusa scopre come il clan Rinzivillo era interessato all'imprenditoria agricola della zona ipparina. In particolare esponenti di questa famiglia avrebbero cercato più volte, in modo intimidatorio, di "convincere" un imprenditore agricolo che operava nell'agro di Vittoria a cedere i suoi terreni, viceversa avrebbe subito dei danni. Nel  2023 la Procura di Caltanissetta confisca un impero economico da 65 milioni di euro, composto da concessionarie di auto e da immobili, alcuni di questi edifici hanno sede a Marina di Ragusa e a Vittoria. Il provvedimento di confisca, emesso dalla sezione Misure di prevenzione del Tribunale nisseno, colpisce persone che, secondo i magistrati, sono state ritenute contigue e complici del clan Rinzivillo. Il 2 gennaio del 1999 un gruppo di fuoco esegue a Vittoria la  "strage di S.Basilio". All'interno di un bar vengono uccisi tre esponenti della stidda  vittoriese e due ragazzi innocenti, Rosario Salerno e Salvatore Ottone. Ad organizzare tutto sarebbe stato il gelese Alessandro Emmanuello, fratello del boss Daniele, il quale aveva deciso di eliminare i referenti della stidda vittoriese per poi estendere il proprio predominio non solo su Vittoria ma più complessivamente sull'area iblea.  Ma i rapporti tra gruppi criminali locali e le 'ndrine calabresi non finisco mica qui. Nel settembre del 2015 la Dda di Roma scopre un traffico di cocaina svolto con i camion che trasportavano fiori tra Vittoria e l'Olanda. A gestire gli affari sarebbero stati alcuni esponenti locali insieme alla ‘ndrina dei Crupi, inserita a pieno titolo nella potente cosca dei Commisso. Nel dicembre del 2014, a Vittoria, in pieno centro, viene ucciso Michele Brandimarte, fratello di Alfonso e Giuseppe, esponenti di primo piano della ‘ndrina di Gioia Tauro e tra i più grossi "commercianti" di cocaina in Europa. Nel dicembre del 2021 la Guardia di Finanza di Catania disarticola un cartello, gestito dalle 'ndrine calabresi, dedito al traffico di cocaina, hashish e marijuana, con base operativa ad Ispica. Il gruppo, composto da soggetti catanesi, ragusani, albanesi, calabresi e maltesi, smerciava soprattutto cocaina in Sicilia, Lombardia e Malta. 

In questa breve cronistoria emerge con evidenza un fatto: le cosche locali o limitrofe al territorio ibleo dipendono ormai da tempo dalle famiglie calabresi sia per l'approvvigionamento della cocaina ma anche come organizzazione delle stesse. Si può tranquillamente affermare cha la 'ndragheta  gestisce "indirettamente" questo territorio. Per essere più chiaro: gli affari delle 'ndrine calabresi e dei suoi soci non si fermano mica al traffico delle droghe. Le masse di denaro prodotte col business della coca vengono riciclate in molte attività legali, in particolare turismo e agroalimentare, due settori che da tempo caratterizzano lo sviluppo economico della nostra provincia. Da tempo si sente dire che lungo la fascia costiera che va da Pozzallo fino a Playa Grande dovrebbero nascere nuovi alberghi e resort di lusso. E' possibile che questo affare possa interessare i calabresi, i quali hanno avuto da sempre una "passione" per la realizzazione e gestione delle strutture turistiche?  Mi permetto di segnale come da tempo la fascia costiera orientale della nostra provincia è caratterizzata da incendi (dolosi?) di diverse attività balneari. Queste imprese danno forse fastidio agli investimenti che si dovranno realizzare? Domande semplici, che sommessamente giro agli inquirenti.

Sciascia scriveva che Ragusa era "Una provincia che gli altri siciliani chiamano babba con un sorriso”. Quel sorriso copriva e copre una consapevolezza:  la babbitudine ragusana è una coltre che sa nascondere bene interessi leciti e illeciti, spavaldi e facinorosi, che è meglio non vedere. Un vecchio adagio siciliano recita: mettiti ccu chiddi miegghiu di tia e appizzaci i spisi (stai accanto ai migliori anche se ci rimetti economicamente). Ed è così che la 'ndragheta è entrate nel territorio ibleo!?

Per chi vuole approfondire segnalo alcuni link che ho consultato:

https://www.corrieredellacalabria.it/2024/01/22/traffico-di-droga-e-armi-dal-brasile-la-regia-dellex-latitante-e-superboss-rocco-morabito/?fbclid=IwAR3pU02swDE568uaaflXVN8aD3cUFaD8KQXgZExVpTKHqw-ndnQxBrPrpSs

https://it.wikipedia.org/wiki/%27Ndrina_Morabito

https://www.rainews.it/tgr/sicilia/articoli/2020/02/sic-Gela-Vittoria-estorsione-mafia-8f69d3a8-a827-4c6f-8ded-ae6e49acee30.html

https://www.lasicilia.it/cronaca/confisca-da-65-milioni-di-euro-per-tre-imprenditori-di-gela-vicini-a-clan-rinzivillo-1790630/

https://corrieredelmezzogiorno.corriere.it/catania/notizie/cronaca/2013/21-gennaio-2013/strage-san-basilio-presi-5-uomini-commando-quattordici-anni--2113636183570.shtml

https://meridionews.it/vittoria-droga-e-centri-scommesse-e-lasse-tra-mafia-e-ndrangheta/

https://reggio.gazzettadelsud.it/foto/cronaca/2019/09/05/il-vuoto-di-potere-i-nuovi-narcos-e-i-portuali-infedeli-cosi-la-cocaina-passa-da-gioia-tauro-67aa184d-6205-48d1-a2a0-4d5715389b88/

https://meridionews.it/droga-la-pista-siciliana-degli-affari-tra-ndrine-e-colombia-porto-di-catania-amici-di-vittoria-e-acquirenti-palermitani/

https://www.citynow.it/nomi-arresti-la-vallette-narcotraffico-calabria-sicilia-malta/

https://www.avvenire.it/attualita/pagine/il-boss-chiede-di-ripulirsi-dalla-ricerca-google

https://www.ragusaoggi.it/sequestro-e-indagini-su-incendio-al-lido-sud-a-marina-di-modica-nessuna-pista-esclusa/



domenica 2 gennaio 2022

SAN BASILIO



Foto Franco Assenza (strage 2 gennaio 1999)

Dal 1999 a Vittoria il 2 gennaio è la data che smorza in modo drastico le luci delle festività natalizie. La data non certifica soltanto l'oltraggio peggiore che la nostra comunità abbia subito, rappresenta soprattutto, uno spartiacque. Nella logica delle mafie il cambiamento deve essere marcato dal piombo e battezzato col sangue. Fu così nel settembre del 1983 quando finì l'era del boss Cirasa e del contrabbando delle sigarette e iniziò l'era dei Gallo con il racket e la droga.  Avvenne la stessa cosa nel 1987, quando il clan stiddaro dei Carbonaro Dominante sterminò la famiglia Gallo e si impose sul territorio. Con la strage del 2 gennaio 1999 finisce il dominino della  stidda e inizia quello della mafia liquida, un network che ha come scopo l'accumulazione del potere economico e poi di quello politico. Per completare questo salto di qualità oltre a consolidare i rapporti di convivenza  con imprese e professionisti compiacenti va messa, in modo definitivo, in riga quella "zavorra" di malavitosi straccioni, rozzi e aggressivi che si atteggiano a boss, le cui azioni violente attirano l'attenzione degli organi inquirenti mettendo a rischio i nuovi affari. Poco importa se a perdere la vita saranno due innocenti, per i nuovi "gruppi economici" gli interessi hanno precedenza assoluta. 
La DIA in una delle sue ultime relazioni ha fatto una descrizione precisa delle mafie liquide: "professionisti e imprenditori deviati, cioè l’area grigia dell’economia criminale, che consente di entrare in contatto con un’altra area grigia, altrettanto pericolosa, dove operano gli apparati infedeli della pubblica amministrazione. L’anello di congiunzione è la corruzione" - ­ va avanti la Dia -  "le mafie si presentano nella veste più moderna e imprenditrice, ammantandosi di apparente legalità. Del resto commesse pubbliche e finanziamenti nazionali e comunitari, insieme a settori da sempre privilegiati dalle consorterie mafiose, si pensi ai rifiuti, all’edilizia e al ben noto ciclo del cemento, sono occasione irrinunciabile".
La ndrangheta è la mafia liquida per eccellenza, la sua vocazione affaristico imprenditoriale la pone saldamente come leader nei grandi traffici di droga e nel tempo, sempre secondo la DIA, ha rafforzano i rapporti tra alcune famiglie storiche della mafia siciliana soprattutto del Sud Est siciliano. Il pensiero corre subito ad un altro delitto avvenuto a Vittoria il 14 dicembre del 2014, su cui è subito calato un rumoroso silenzio, quello di Michele Brandimarte, un boss calabrese legato alla 'ndrina dei Piromalli Molè.  Cosa era venuto a fare questa persona a Vittoria? Una risposta arriva sempre dalla relazione della DIA del secondo semestre 2014: "il traffico di stupefacenti avrebbe determinato contatti tra i clan di Vittoria e il gruppo 'ndraghetista dei Piromalli Molè. 

Foto Franco Assenza (omicidio Brandimarte 14 dicembre 2014)

La gestione del traffico delle droghe porta enormi masse di denaro che vanno reinvestite (riciclate) in imprese legali e per fare tutto ciò serve serenità e professionalità specifiche. Nella terra del capitalismo molecolare entrato in crisi, le economie criminali, che con scaltrezza, hanno mutato la loro strategia nella modalità di acquisire potere economico e consenso sociale, sono diventate, con la loro rete di complicità professionali e imprenditoriali, una risposta  concreta a questa crisi. E' fin troppo evidente, dopo il 2 gennaio del 1999 gli interessi e il modo di operare delle mafie è cambiato profondamente, ecco perché il giorno di San Basilio non è e non può essere solo una data da commemorare in modo mesto e sempre meno partecipato. Ventitre anni fa è iniziata una nuova era per la mafie di questa zona di cui ancora oggi non si vuole intravedere né forma e né dimensione. Pochissimi, nel silenzio generale, ne intuiscono  interessi e affari, ma nessuno ne vuole tracciare il contrasto.

lunedì 5 luglio 2021

Le due mafie

 


Condannati i Ventura, incarcerata la mafia di Vittoria. Ecco, si può sintetizzare in questo modo la notizia delle condanne inflitte a quello che è stato definito dalla stampa “clan Ventura”. Ora a Vittoria è tornata la “legalità”? Possiamo dormire sonni tranquilli con porte e finestre aperte? Scemo chi ci crede!

Gli oltre 100 anni di carcere dati a questo gruppo criminale dal Tribunale di Ragusa, sono il risultato scaturito nel settembre del 2017 dall’operazione della DDA di Catania detta “Survivors” (nominarla “Sopravvissuti” ne riduceva la forza mediatica?). Questo gruppo di “sopravvissuti” del clan Carbonaro Dominante si dedicava alle estorsioni, al recupero crediti (leggasi usura) e poi rinvestivano il denaro prodotto illegalmente in alcune attività economiche. Ma in quest’ultimo caso i Ventura facevano tutto da soli? Basta guardare le loro facce (da sopravvissuti) per capire che non erano in grado neanche di contarli quei soldi, figurasi riciclarli in attività economiche. Queste cose senza l’apporto di professionisti e senza gli agganci con uffici o centri decisionali non si possono fare. I Ventura appartengono alla mafia stracciona e marginale, quelle delle periferie, che si nutre di furto, spaccio, ricettazione, usura, pizzo; dove ci si afferma con l'unica capacità che si è in grado di riconoscere: la violenza, declinata in tutte le sue forme. E' gente schiacciata dalle difficoltà della vita, che non ha nulla da perdere (sopravvissuti appunto) e per questo pericolosa. Rappresentano la mafia coppola e lupara, quella che piace raccontare a una certa stampa e da fastidio al potere, quindi è contrastata con determinazione dalle forze dell’ordine, dalla magistrature e descritta con una certa epica dai media. Il grosso dei soldi dei loro affari però finisce nelle mani di un’altra mafia, quella che vive dentro la società ed è in combutta con ogni forma di potere e grazie a questo riesce a reinvestire queste somme in attività lecite. Di questa mafia non si parla e non si scrive, non si analizza e non si indaga (volutamente?) mai; però c’è, è molto attiva e opera con estrema tranquillità in mezzo a noi, altrimenti i soldi prodotti illegalmente dai Ventura non potevano essere investiti in attività economiche. Non voglio essere frainteso, non dico che queste condanne siano inutili in termini di contrasto alla criminalità organizzata. Voglio evidenziare come le stesse riguardino sempre e solo i “criminali della classe infima”. Quando le inchieste (giudiziarie e giornalistiche) e i processi riguarderanno i “criminali della classe media”, cioè quelli che molti autori hanno definito “borghesia mafiosa”, allora si potrà dire che la lotta alle mafie ha intrapreso la strada giusta. Le due mafie si auto-alimentano. Condannare sempre è solo la prima senza mai sfiorare la seconda è una forma di contrasto che non riuscirà mai a bloccare il sistema che genera economie criminali. 

Dove non arriva il diritto penale e le inchieste giornalistiche a colpire i vari soggetti che compongono il mondo della “borghesia mafiosa” vittoriese, può arrivate la politica e l’impegno sociale.  La campagna elettorale in corso potrebbe diventare questo spazio. A Vittoria ci conosciamo tutti e sappiamo bene chi gira intorno a certi affari. E’ semplice: non bisogna cercare il sostegno elettorale di questi soggetti. Non si tratta mica di attivare la palingenesi universale, va soltanto applicato il senso di responsabilità e cioè impedire ogni forma di contatto con l’area delle contiguità, facendo capire alla stessa che non serve. Tutto questo vale in primo luogo per quei “colletti bianchi” che sono punto di riferimento degli strati popolari che costituiscono il gruppo più consistente di un sistema di rapporti che può essere definito “blocco elettorale anomalo”, cementato degli interessi e dalla condivisione di codici culturali. Ci vuole volontà, un po’ di coraggio e una certa determinazione. Viceversa, per favore, astenersi dal blaterare “legalità” perché di percorsi falsi, pelosi e melodrammatici, molti ne abbiamo piene ... le scatole.


domenica 17 gennaio 2021

Vittoria: beni confiscati alle mafie. A quando l'utilizzo? II Parte (fine)

Foto tratta dal sito dell'Ansa
 
" ... la mafia era, ed è, altra cosa: un «sistema» che in Sicilia contiene e muove gli interessi economici e di potere di una classe che approssimativamente possiamo dire borghese; e non sorge e si sviluppa nel «vuoto» dello Stato (cioè quando lo Stato, con le sue leggi e le sue funzioni, è debole o manca) ma «dentro» lo Stato". La mafia insomma altro non è che una borghesia parassitaria, una borghesia che non imprende ma soltanto sfrutta." 

E' l'introduzione che fece Leonardo Sciascia a "Il giorno della Civetta" in una edizione per le scuole medie. Poche parole  ma che davano, già cinquant'anni fa, l'idea di cose fossero realmente le mafie.  Questa frase - che ricordavo, ma non a memoria - sono andato a cercarla quando pochi giorni fa ho appreso dai media che "all'imprenditore di spessore",  Elio Greco, sono stati confiscati beni per 40 milioni di euro (https://meridionews.it/articolo/91414/mafia-confisca-da-40-milioni-al-re-degli-imballaggi-dalle-rapine-in-banca-agli-affari-nellarea-di-vittoria/). "Sette tra società e ditte individuali operanti nel settore dell'ortofrutta e del packaging, diciotto tra fabbricati e capannoni e sedici appezzamenti di terreno". La domanda, la solita, che mi è subito balzata in mente è stata: come e da chi venivano gestite queste imprese e i loro beni? Anche un imprenditore di spessore deve avvalersi della professionalità di un notaio per costituire una società, di consulenti per la conduzione fiscale e previdenziale delle stesse, di tecnici e di legali per tutto il resto.  Tutti  lo conoscevano soltando come imprenditore di spessore? Nessuno immaginava che avesse dei probabili prestanome? E gli istituti bancari,  in genere molto più informati dei servizi segreti,  gestivano i capitali genereati da  queste imprese senza sapere a chi facessero capo? Quesiti scontati, che pongo garbatamente da tempo, ma  mai nessuno ha provato a dare una risposta. Chissa perché!  

La frase di Sciascia, la notizia sulla confisca dei beni all'imprenditore di spessore e il futuro utilizzo di questi beni impone un'altra riflessione. Grazie ai suggerimenti di Andrea Gentile del Forum anti-mafia di Vittoria,  sono andato a visionare il sito dell'Agenzia Nazionale per l'Amministrazione e la Destinazione dei Beni Sequestrati e Confiscati alle mafie (ANBSC) in modo da avere dati certi e da chiunque verificabili (https://openregio.anbsc.it/statistiche/visualizza/beni_destinati/aziende). Da li sono  riuscito ad ottenere notizie aggiornate su Vittoria. Ad oggi lo Stato, alle mafie di questa città,  ha confiscato 52 beni. 8 immobili e un'azienda sono già in gestione. Invece 43 beni sono ancora destinati all'ANBSC e quindi non sono utilizzati.  Voglio ricordare a me stesso come questo pezzo di  patrimonio sia stato realizzato dalle mafie impoverendo, degradando e quindi rubando il futuro alla nostra città. Ora questi beni devono servire per ridare il futuro. Sono il nostro recovery fund. Ma per esserlo realmente c'è bisogno di costruire un movimento ampio che si attivi per il loro utilizzo. Serve mettere in moto quello che alcuni chiamano "imprenditorialità collettiva". Un soggetto economico che non è fatto solo dai protagonisti locali (cooperative, imprese, associazioni di categoria, sindacato, associazioni del volontariato ...) ma anche da altri soggetti: dai comuni alla prefettura fino alle forze dell'ordine, dove ogni uno deve contribuire al successo e al tutela delle attività economiche che si possono e si devono realizzare con questi beni. Questa, penso, sia la prima condizione che deve differenziarci.  Non si capisce come mai il bene nelle mani dell'imprenditoria mafiosa ha uno sviluppo economico dinamico.   Nel momento in cui questi beni vengono confiscati perdono ogni interesse  e diventato un peso per i comuni e per le istituzioni a cui vengono spesso destinati. Un patrimonio immobiliare fatto di capannoni, terreni agricoli, di immobili  non può essere divorato dall'incuria e dal disinteresse per poi finire nel degrado. Su questo tema serve un movimento che abbia la forza di scuotere l'attuale immobilismo della politica e di tutte le istituzioni dello Stato,  capace di creare una rete tra economia e istituzioni, in grado di rigenerare questi beni, trasformarli in imprese o in attività sociali che creano sviluppo, progresso e lavoro. Non serve a nulla assegnarli  (quando vengano assegnati!) a scopo "clientelare". Non possono diventare sedi di associazioni che hanno bisogno di un luogo dove riunirsi  per  discutere di eventuali  progetti o percorsi di una "legalità" fumosa. Lo ripeto: questi beni vanno messi a frutto per creare attività sociali e lavoro produttivo dentro un progetto di imprenditorialità collettiva. 

In un territorio dove c'è un alto tasso di disoccupazione accompagnato da un elevato tasso di evasione scolastica; la politica, le istituzioni, a fronte di un patrimonio di beni confiscati così ampio potrebbe attivare un canale, ad esempio con la Fondazione con il Sud (https://www.fondazioneconilsud.it/),  per approntare e avviare  "interventi di contrasto alla dispersione scolastica, per valorizzare i giovani talenti e attrarre “cervelli” creando start up per la tutela e valorizzazione dei tanti beni comuni (agricoltura,  patrimonio storico, artistico, culturale, ambiente ...), sostenendo le imprese in difficoltà,  qualificando i servizi socio-sanitari,  favorendo il welfare di comunità". 

Lo ricordo sempre a me stesso: in questa città soltanto a due "imprenditori di spessore" sono statti sequestrati beni per 80 milioni di euro  (https://www.rainews.it/dl/rainews/TGR/media/sic-vittoria-sequestro-beni-boss-puccio-28d33139-a0ea-4790-bb14-32e4096b93b9.html   https://www.rainews.it/tgr/sicilia/video/2019/01/sic-emanuele-Greco-sequestro-Vittoria-Stidda-e943aff4-08e0-4784-97bf-74ea1e361a71.html). Questi beni,  come emerge dai servizi allegati (insieme ai tanti beni di altri soggetti gia sequestrati e confiscati), sono frutto di probabili attività illecite che hanno generato economie che sua volta hanno penalizzato lo sviluppo della città. Queste imprese sono state poste a reddito  da quella "borghesia mafiosa" raccontata da Sciascia. La stessa, a titolo oneroso,  ha messo al servizio "dell'imprenditoria di spessore" le proprie competenze professionali e i suoi rapporti con le istituzioni, contribuendo così ad impoverire e ad infangare Vittoria.   Questo capitale  deve essere utilizzato per cominciare a risarcire e per intubare  le economie sane e i servizi sociali di questa città che - ora anche per colpa del Covid - rischiano di essere soffocati da quell'imprenditoria criminale, dai suoi collaboratori e dai "servizi sociali" offerti dal welfare di prossimità che le mafie stanno organizzando.  Il virus sta dando vigore a tutti questi soggetti e tutto sta accadendo in silenzio e alla vigilia delle elezioni amministrative. 

Per il bene della città serve aprire subito questo scontro. C'è un bisogno urgente di avviare questo movimento. Non ci sono né scuse né alternative.  Vittoria deve diventare presidio di giustizia sociale e lo deve fare utilizzando anche i beni di chi l'ha insudiciata e deturpata.


martedì 5 gennaio 2021

5 gennaio: Peppino Impastato, Giuseppe Fava.

Immagine presa da Google immagini

Portare lo stesso nome, nascere e morire nello stesso giorno, ammazzati entrambi dalla mafia. Tutto questo vorrà pure dire qualcosa. Il 5 gennaio è la data di Peppino e Giuseppe, loro hanno cambiato le regole di come si contrastano le mafie. Ci hanno insegnato che denuinciarle per reprimerle non basta. Ci hanno spiegato che le mafie non sono soltanto un mero fenomeno criminale, come per anni tanti hanno voluto farci intendere. Loro ci hanno detto che per contrastarle seriamente bisognava anche risanare,  modificare  e organizzare il territorio dove razzolano le mafie, attraverso una maggiore giustizia sociale. Con le loro parole e con le loro lotte ci hanno detto che le mafie hanno gioco facile nel proporsi come un  sistema  vincente, soprattutto dove mancano, volutamente, i diritti e le possibilità: a partire dal lavoro, passando per l'istruzione e l'assenza di servizi essenziali, come l’assistenza sanitaria. Ci hanno fornito i primi elementi per leggere le mafie come organizzazione prevalentemente economica e ci hanno fatto capire come  attraverso l'impresa mafiosa si modificavano e si modificano, in alcuni casi si annullano, i meccanismi di competizione leale tra le attività, generando quelle forme di monopolio che producono disuguaglianza e quindi altra  povertà. Una duplice lezione quindi, politica ed economica, che prevedeva e prevede  la costruizione di case matte di giustizia sociale capaci di restituire, ma soprattutto di attaccare togliendo terreno e aria a qualsiasi logica mafiosa. Avevano anche individuato i percorsi che le nuove criminalità economiche avevano intrapreso con i gruppi finanziari. Avevano compreso e denunciato come e dove si riciclava - grazie alla compiacenza di tanti professionisti - il denaro prodotto illegalmente. Con i loro racconti ci dicevano che questo nuovo blocco stava assumendo nei fatti il controllo delle regole democratiche. Hanno alzato il lembo che nascondeva lo schifo che oggi ci governa e lo hanno raccontato con la forza delle loro parole e delle loro azione politica. Per tutto questo sono stati uccisi e poi infangati. Ma la verità, dopo tempo, è venuta a galla. Tutto questo ci dice che loro, le mafie, non hanno ancora vinto. 


domenica 20 dicembre 2020

FARE LE COSE PER BENE, SEGUIRE I SOLDI PER TROVARE LE MAFIE.


Immagine tratta da Google Immagini

Ci sono vari modi per capire le economie criminali. Io, per semplificare, li ho ridotti sostanzialemnte a due: il primo è quello di focalizzare l'attenzione sulle realtà dove storicamente le mafie hanno avuto un  ruolo sociale dettato prevalentemente da azioni violente, spesso anche eclatanti. Qui le mafie hanno costruito economie precarie, che si reggono sullo sfruttamento, la provvisorietà  imprenditoriale,  l'abbandono scolastico; cioè si reggono grazie al sostegno sociale, politico e culturale di ogni forma di degrado.  L'altro modo è quello che analizza i comportamenti di gruppi imprenditoriali forti e strutturati che impongono, con un certo "stile", le loro regole. Queste, di fatto, sono un soggetto socio-politico-economico che esercita il suo potere come una vera e propria signoria territoriale (definizione di Umberto Santino). Questa premessa è il primo passo utile per cominciare a setacciare certe dinamiche economiche che si sviluppano da tempo anche nel nostro territorio. In provicia di Ragusa, tra la parte Est e la parte Ovest, sono in gioco ricchezze economiche e contesti sociali ben diversi, che hanno però un unico denominatore: la gestione e l'investimento di masse significative di denaro. Sembra strano, ma questi investimenti sono più corposi e significativi li dove non si fa un uso abituale della violenza. Una conferma di ciò arriva dalla relazione della Commissione parlamentare antimafia, quella approvata nel febbraio del 2018. Nella stessa infatti a pag 27 si legge che le mafie non usano  "la violenza  sui mercati legali ciò li danneggerebbe nel mimetizzarsi e nel reinvestire" le somme che devono riciclare nell'economia legale. 

Questo fatto pone un quesito: Vittoria, essendo un territorio caratterizzato da una criminalità organizzata violenta, è da sempre sotto l'attenzione dei media e degli organi inquirenti; è forse questo il motivo per cui in questa zona non è molto conveniente fare investimenti di un certo tipo? Per provare a rispondere a questa domanda va fatta una piccola analisi economica. Osservando i fatturati delle aziende presenti nella nostra provincia nel sito reportaziende.it/ragusa, vengono fuori due dati: il primo ci dice che tra le prime 20 aziende siciliane per fatturato ci sono cinque società iblee. Un recod per una provincia di modestissime dimensioni. Il secondo dato ci dice che i fatturati di queste cinque imprese (tre di Modica, una di Ragusa e una di Comiso) supera il miliardo e mezzo di euro. Come si può notare emerge una geografia economica interessante. Infatti, in tanti pensano che sia il Mercato ortofrutticolo di Vittoria, con i suoi settanta box, il cuore dell'economia iblea e di contro il centro - date le decine di inchieste che lo hanno interessato - di certi interessi. Eppure sommando i fatturati delle attività che operano direttamente dentro il Mercato non si superano i cinquecento milioni di euro. Viceversa le tre imprese di Modica superano i noventocento milioni di euro, cioè esattamente il doppio della struttura commerciale ipparina.  Non sto dicendo che queste imprese siano in odore di mafia, ma penso che mettere sotto attenzione l'economia di un territorio, ritenuto immune a prescindere da qualsiasi anomalia. mi sembra, a mio avviso, un fatto quasi ovvio. A volte, senza voler pensare male, uno si può domandare: ma certi business hanno bisogno del silenzio e della complicità delle istituzioni?

Giovanni Spampinato, che di cose ragusane e modicane se ne intedeva ci ha lasciato una frase: "ho capito che quello che faccio lo devo fare bene". Anche il dott. Giovanni Falcone ci ha lasciato una frase: "segui il denaro e troverai cosa nostra". E' venuto il momento che gli insegnamenti che ci hanno lasciato queste due persone - uccise dalle mafie - non vengano solo ricordati in convegni ricchi di tanta retorica,  ma siano soprattutto messi realmente in pratica; perché tra la veemenza dei gruppi criminali vittoriesi e la calma dinamica dell'area ragusana - modicana è morta, da tempo, la narrazione della provincia tranquilla.





domenica 24 novembre 2019

L'ECONOMIA CRIMINALE IN PROVINCIA DI RAGUSA


E’ strano, è veramente molto strano. Ho raccolto i dati economici più significativi della nostra provincia degli ultimi tre anni, inserendo anche il primo semestre dell’anno in corso, e li ho tabellati. Per farlo ho consultato i dati di Movimprese Unioncamere, dell’ISTAT e gli ultimi due studi sull’economia siciliana pubblicati dalla Banca d’Italia.


Ragusa in cifre
2016
2017
2018
Giugno2019
Imprese commerciali
5.368
5.310
5.225
5.182
Imprese artigiane
6.326
6.271
6.190
6.121
Imprese agricole
8.929
8.967
8.957
8.887
Tasso disoccupazione
19,4%
18,7%
18,8%
20%
Prestiti
5.135
4.933
4.610
4.598
Depositi
3.418
3.642
3.760
3.922


E’ venuto fuori un quadro effettivamente singolare. Il motore economico della nostra provincia: le piccole imprese agricole, artigianali e commerciali, soprattutto gli ultimi due settori, presentano, nell’arco di tempo analizzato, cali significativi. Il tasso di disoccupazione complessivo, cioè quello relativo alla classe di età che va dai 15 anni in poi - sempre all’interno dello stesso periodo - non si schioda dal 20%. I prestiti concessi a cittadini e imprese presentano una significativa flessione, si passa dai 5 miliardi 135 milioni del 2016 ai 4 miliardi 610 milioni del 2018, anche se il primo semestre del 2019 mostra una ripresa.
C’è un dato che scompone l’andamento negativo dei dati inseriti in tabella: in provincia di Ragusa i depositi bancari, dentro il periodo analizzato, AUMENTANO!! Potrà sembrare inverosimile ma dal 2016 al primo semestre del 2019 si registra una crescita di oltre 500 milioni di euro. Ma come è possibile? Tutti i dati economici sono in calo ma i conti correnti si GONFIANO DI SOLDI? 
DA DOVE ARRIVANO QUESTI EURO?

Ma non fisce qui. A questo dato anomalo se ne aggiunge un secondo, anche questo molto recente. E' una classifica che ho tratto dal sito osservatoriofinanziario.it con indicazioni in forte conflitto con i dati negativi visti precedentemente.



La Provincia di Ragusa, in questa speciale graduatoria, stilata nel Marzo scorso, è al sesto posto in Italia per numero di conti correnti.

MA CHI FA GIRARE TUTTI QUESTI SOLDI IN PROVINCIA?

Nel mio piccolo una risposta l’ho trovata. Il 14 ottobre scorso il Sole 24 Ore ha pubblicato l’indagine sulla sicurezza dei territori italiani. Ebbene, nella voce ASSOCIAZIONE A DELINQUERE la nostra provincia risulta PRIMA IN ITALIA.  

Immagine tratta dal Sole 24 Ore del 14/10/2019


Si può pensare che soldi e conti correnti siano legati all’economia criminale? Una risposta parziale ci arriva dall’ultimo quaderno dell’antiriciclaggio pubblicato dalla Banca d’Italia 


Come si può notare dal cartogramma tratto dal documento redatto dell'Ufficio di Informazione Finaziaria della banca centrale, si evince che le operazioni anomale  seganalate nella nostra provincia ...  SONO UN PO' ALTE!



  
Riepilogando: La provincia più piccola della Sicilia (abbiamo un numero di abitanti pari a un quartiere di Palermo) è sesta a livello nazionale per numero di conti correnti; ha i depositi bancari in crescita ma i principali indici economici (numero di imprese e tasso di disoccupazione) in calo da tre anni; è prima in Italia per tasso di associazione a delinquere; presenta un numero rilevante di segnalazioni di riciclaggio.


L’economia legale di questa terra - quella che crea lavoro produttivo, reddito e risparmio - è diventata serva delle economie illegali e ripartirà solo quando verranno colpiti i capitali mafiosi. Questi, oggi, rappresentano il  motore economico di questo territorio. Un motore che non viene aggredito come dimostrano studi e pubblicazioni. Un motore che fa gola a tanti, primo fra tutti il sistema bancario.