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domenica 10 marzo 2024
L'omicidio Russo ci pone di fronte più realtà.
domenica 11 febbraio 2024
Segui la cocaina e troverai gli interessi della 'ndragheta...anche in provincia di Ragusa.
Qualche settimana fa, esattamente il 22 gennaio scorso, il "Corriere della Calabria" pubblicava un articolo dal titolo "Traffico di droga e armi, dal Brasile la regia dell'ex latitante e superboss Rocco Morabito". A leggerlo così si potrebbe subito pensare: ma la Sicilia, o peggio la nostra provincia, in questa "regia" cosa c'entra? La risposta dovrebbe essere: nulla, non c'entra nulla! E invece non è così! Se si inizia a sfogliare quella fitta corona di foglie che caratterizza i rapporti tra le varie economie criminali si scoprono strane e preoccupanti alleanze. Per comprendere di cosa sto parlando serve, innanzitutto capire chi è Rocco Morabito. Il suo nominativo, prima che nel maggio 2021 venisse arrestato in Brasile, era inserito nella lista dei latitanti di massima pericolosità. "U Tamunga"- questo il suo singolare soprannome - è un esponente di primissimo piano della 'ndragheta. E' capo di una delle 'ndrine più potenti della Locride e tra i più importanti trafficanti internazionali di droga al mondo. Il suo gruppo criminale gestisce molte affari e attività, illecite e "lecite", sia nel Nord Italia come all'estero e tra i suoi principali alleati o soci in affari vi sono le famiglie Rinzivillo ed Emmanuello di Gela. Queste due famiglie hanno nello traffico e nello spaccio di sostanze stupefacenti, in particolare cocaina, il loro business principale ed hanno sempre avuto un occhio particolare verso il territorio Ibleo. Nel 2020 la Squadra mobile di Ragusa scopre come il clan Rinzivillo era interessato all'imprenditoria agricola della zona ipparina. In particolare esponenti di questa famiglia avrebbero cercato più volte, in modo intimidatorio, di "convincere" un imprenditore agricolo che operava nell'agro di Vittoria a cedere i suoi terreni, viceversa avrebbe subito dei danni. Nel 2023 la Procura di Caltanissetta confisca un impero economico da 65 milioni di euro, composto da concessionarie di auto e da immobili, alcuni di questi edifici hanno sede a Marina di Ragusa e a Vittoria. Il provvedimento di confisca, emesso dalla sezione Misure di prevenzione del Tribunale nisseno, colpisce persone che, secondo i magistrati, sono state ritenute contigue e complici del clan Rinzivillo. Il 2 gennaio del 1999 un gruppo di fuoco esegue a Vittoria la "strage di S.Basilio". All'interno di un bar vengono uccisi tre esponenti della stidda vittoriese e due ragazzi innocenti, Rosario Salerno e Salvatore Ottone. Ad organizzare tutto sarebbe stato il gelese Alessandro Emmanuello, fratello del boss Daniele, il quale aveva deciso di eliminare i referenti della stidda vittoriese per poi estendere il proprio predominio non solo su Vittoria ma più complessivamente sull'area iblea. Ma i rapporti tra gruppi criminali locali e le 'ndrine calabresi non finisco mica qui. Nel settembre del 2015 la Dda di Roma scopre un traffico di cocaina svolto con i camion che trasportavano fiori tra Vittoria e l'Olanda. A gestire gli affari sarebbero stati alcuni esponenti locali insieme alla ‘ndrina dei Crupi, inserita a pieno titolo nella potente cosca dei Commisso. Nel dicembre del 2014, a Vittoria, in pieno centro, viene ucciso Michele Brandimarte, fratello di Alfonso e Giuseppe, esponenti di primo piano della ‘ndrina di Gioia Tauro e tra i più grossi "commercianti" di cocaina in Europa. Nel dicembre del 2021 la Guardia di Finanza di Catania disarticola un cartello, gestito dalle 'ndrine calabresi, dedito al traffico di cocaina, hashish e marijuana, con base operativa ad Ispica. Il gruppo, composto da soggetti catanesi, ragusani, albanesi, calabresi e maltesi, smerciava soprattutto cocaina in Sicilia, Lombardia e Malta.
In questa breve cronistoria emerge con evidenza un fatto: le cosche locali o limitrofe al territorio ibleo dipendono ormai da tempo dalle famiglie calabresi sia per l'approvvigionamento della cocaina ma anche come organizzazione delle stesse. Si può tranquillamente affermare cha la 'ndragheta gestisce "indirettamente" questo territorio. Per essere più chiaro: gli affari delle 'ndrine calabresi e dei suoi soci non si fermano mica al traffico delle droghe. Le masse di denaro prodotte col business della coca vengono riciclate in molte attività legali, in particolare turismo e agroalimentare, due settori che da tempo caratterizzano lo sviluppo economico della nostra provincia. Da tempo si sente dire che lungo la fascia costiera che va da Pozzallo fino a Playa Grande dovrebbero nascere nuovi alberghi e resort di lusso. E' possibile che questo affare possa interessare i calabresi, i quali hanno avuto da sempre una "passione" per la realizzazione e gestione delle strutture turistiche? Mi permetto di segnale come da tempo la fascia costiera orientale della nostra provincia è caratterizzata da incendi (dolosi?) di diverse attività balneari. Queste imprese danno forse fastidio agli investimenti che si dovranno realizzare? Domande semplici, che sommessamente giro agli inquirenti.
Sciascia scriveva che Ragusa era "Una provincia che gli altri siciliani chiamano babba con un sorriso”. Quel sorriso copriva e copre una consapevolezza: la babbitudine ragusana è una coltre che sa nascondere bene interessi leciti e illeciti, spavaldi e facinorosi, che è meglio non vedere. Un vecchio adagio siciliano recita: mettiti ccu chiddi miegghiu di tia e appizzaci i spisi (stai accanto ai migliori anche se ci rimetti economicamente). Ed è così che la 'ndragheta è entrate nel territorio ibleo!?
Per chi vuole approfondire segnalo alcuni link che ho consultato:
https://it.wikipedia.org/wiki/%27Ndrina_Morabito
https://meridionews.it/vittoria-droga-e-centri-scommesse-e-lasse-tra-mafia-e-ndrangheta/
https://www.citynow.it/nomi-arresti-la-vallette-narcotraffico-calabria-sicilia-malta/
https://www.avvenire.it/attualita/pagine/il-boss-chiede-di-ripulirsi-dalla-ricerca-google
domenica 2 gennaio 2022
SAN BASILIO
lunedì 5 luglio 2021
Le due mafie
Condannati i Ventura, incarcerata la mafia di Vittoria. Ecco, si può sintetizzare in questo modo la notizia delle condanne inflitte a quello che è stato definito dalla stampa “clan Ventura”. Ora a Vittoria è tornata la “legalità”? Possiamo dormire sonni tranquilli con porte e finestre aperte? Scemo chi ci crede!
Gli oltre 100 anni di carcere dati a questo gruppo criminale dal Tribunale di Ragusa, sono il risultato scaturito nel settembre del 2017 dall’operazione della DDA di Catania detta “Survivors” (nominarla “Sopravvissuti” ne riduceva la forza mediatica?). Questo gruppo di “sopravvissuti” del clan Carbonaro Dominante si dedicava alle estorsioni, al recupero crediti (leggasi usura) e poi rinvestivano il denaro prodotto illegalmente in alcune attività economiche. Ma in quest’ultimo caso i Ventura facevano tutto da soli? Basta guardare le loro facce (da sopravvissuti) per capire che non erano in grado neanche di contarli quei soldi, figurasi riciclarli in attività economiche. Queste cose senza l’apporto di professionisti e senza gli agganci con uffici o centri decisionali non si possono fare. I Ventura appartengono alla mafia stracciona e marginale, quelle delle periferie, che si nutre di furto, spaccio, ricettazione, usura, pizzo; dove ci si afferma con l'unica capacità che si è in grado di riconoscere: la violenza, declinata in tutte le sue forme. E' gente schiacciata dalle difficoltà della vita, che non ha nulla da perdere (sopravvissuti appunto) e per questo pericolosa. Rappresentano la mafia coppola e lupara, quella che piace raccontare a una certa stampa e da fastidio al potere, quindi è contrastata con determinazione dalle forze dell’ordine, dalla magistrature e descritta con una certa epica dai media. Il grosso dei soldi dei loro affari però finisce nelle mani di un’altra mafia, quella che vive dentro la società ed è in combutta con ogni forma di potere e grazie a questo riesce a reinvestire queste somme in attività lecite. Di questa mafia non si parla e non si scrive, non si analizza e non si indaga (volutamente?) mai; però c’è, è molto attiva e opera con estrema tranquillità in mezzo a noi, altrimenti i soldi prodotti illegalmente dai Ventura non potevano essere investiti in attività economiche. Non voglio essere frainteso, non dico che queste condanne siano inutili in termini di contrasto alla criminalità organizzata. Voglio evidenziare come le stesse riguardino sempre e solo i “criminali della classe infima”. Quando le inchieste (giudiziarie e giornalistiche) e i processi riguarderanno i “criminali della classe media”, cioè quelli che molti autori hanno definito “borghesia mafiosa”, allora si potrà dire che la lotta alle mafie ha intrapreso la strada giusta. Le due mafie si auto-alimentano. Condannare sempre è solo la prima senza mai sfiorare la seconda è una forma di contrasto che non riuscirà mai a bloccare il sistema che genera economie criminali.
Dove non arriva il diritto penale e le inchieste giornalistiche a colpire i vari soggetti che compongono il mondo della “borghesia mafiosa” vittoriese, può arrivate la politica e l’impegno sociale. La campagna elettorale in corso potrebbe diventare questo spazio. A Vittoria ci conosciamo tutti e sappiamo bene chi gira intorno a certi affari. E’ semplice: non bisogna cercare il sostegno elettorale di questi soggetti. Non si tratta mica di attivare la palingenesi universale, va soltanto applicato il senso di responsabilità e cioè impedire ogni forma di contatto con l’area delle contiguità, facendo capire alla stessa che non serve. Tutto questo vale in primo luogo per quei “colletti bianchi” che sono punto di riferimento degli strati popolari che costituiscono il gruppo più consistente di un sistema di rapporti che può essere definito “blocco elettorale anomalo”, cementato degli interessi e dalla condivisione di codici culturali. Ci vuole volontà, un po’ di coraggio e una certa determinazione. Viceversa, per favore, astenersi dal blaterare “legalità” perché di percorsi falsi, pelosi e melodrammatici, molti ne abbiamo piene ... le scatole.
domenica 17 gennaio 2021
Vittoria: beni confiscati alle mafie. A quando l'utilizzo? II Parte (fine)
E' l'introduzione che fece Leonardo Sciascia a "Il giorno della Civetta" in una edizione per le scuole medie. Poche parole ma che davano, già cinquant'anni fa, l'idea di cose fossero realmente le mafie. Questa frase - che ricordavo, ma non a memoria - sono andato a cercarla quando pochi giorni fa ho appreso dai media che "all'imprenditore di spessore", Elio Greco, sono stati confiscati beni per 40 milioni di euro (https://meridionews.it/articolo/91414/mafia-confisca-da-40-milioni-al-re-degli-imballaggi-dalle-rapine-in-banca-agli-affari-nellarea-di-vittoria/). "Sette tra società e ditte individuali operanti nel settore dell'ortofrutta e del packaging, diciotto tra fabbricati e capannoni e sedici appezzamenti di terreno". La domanda, la solita, che mi è subito balzata in mente è stata: come e da chi venivano gestite queste imprese e i loro beni? Anche un imprenditore di spessore deve avvalersi della professionalità di un notaio per costituire una società, di consulenti per la conduzione fiscale e previdenziale delle stesse, di tecnici e di legali per tutto il resto. Tutti lo conoscevano soltando come imprenditore di spessore? Nessuno immaginava che avesse dei probabili prestanome? E gli istituti bancari, in genere molto più informati dei servizi segreti, gestivano i capitali genereati da queste imprese senza sapere a chi facessero capo? Quesiti scontati, che pongo garbatamente da tempo, ma mai nessuno ha provato a dare una risposta. Chissa perché!
La frase di Sciascia, la notizia sulla confisca dei beni all'imprenditore di spessore e il futuro utilizzo di questi beni impone un'altra riflessione. Grazie ai suggerimenti di Andrea Gentile del Forum anti-mafia di Vittoria, sono andato a visionare il sito dell'Agenzia Nazionale per l'Amministrazione e la Destinazione dei Beni Sequestrati e Confiscati alle mafie (ANBSC) in modo da avere dati certi e da chiunque verificabili (https://openregio.anbsc.it/statistiche/visualizza/beni_destinati/aziende). Da li sono riuscito ad ottenere notizie aggiornate su Vittoria. Ad oggi lo Stato, alle mafie di questa città, ha confiscato 52 beni. 8 immobili e un'azienda sono già in gestione. Invece 43 beni sono ancora destinati all'ANBSC e quindi non sono utilizzati. Voglio ricordare a me stesso come questo pezzo di patrimonio sia stato realizzato dalle mafie impoverendo, degradando e quindi rubando il futuro alla nostra città. Ora questi beni devono servire per ridare il futuro. Sono il nostro recovery fund. Ma per esserlo realmente c'è bisogno di costruire un movimento ampio che si attivi per il loro utilizzo. Serve mettere in moto quello che alcuni chiamano "imprenditorialità collettiva". Un soggetto economico che non è fatto solo dai protagonisti locali (cooperative, imprese, associazioni di categoria, sindacato, associazioni del volontariato ...) ma anche da altri soggetti: dai comuni alla prefettura fino alle forze dell'ordine, dove ogni uno deve contribuire al successo e al tutela delle attività economiche che si possono e si devono realizzare con questi beni. Questa, penso, sia la prima condizione che deve differenziarci. Non si capisce come mai il bene nelle mani dell'imprenditoria mafiosa ha uno sviluppo economico dinamico. Nel momento in cui questi beni vengono confiscati perdono ogni interesse e diventato un peso per i comuni e per le istituzioni a cui vengono spesso destinati. Un patrimonio immobiliare fatto di capannoni, terreni agricoli, di immobili non può essere divorato dall'incuria e dal disinteresse per poi finire nel degrado. Su questo tema serve un movimento che abbia la forza di scuotere l'attuale immobilismo della politica e di tutte le istituzioni dello Stato, capace di creare una rete tra economia e istituzioni, in grado di rigenerare questi beni, trasformarli in imprese o in attività sociali che creano sviluppo, progresso e lavoro. Non serve a nulla assegnarli (quando vengano assegnati!) a scopo "clientelare". Non possono diventare sedi di associazioni che hanno bisogno di un luogo dove riunirsi per discutere di eventuali progetti o percorsi di una "legalità" fumosa. Lo ripeto: questi beni vanno messi a frutto per creare attività sociali e lavoro produttivo dentro un progetto di imprenditorialità collettiva.
In un territorio dove c'è un alto tasso di disoccupazione accompagnato da un elevato tasso di evasione scolastica; la politica, le istituzioni, a fronte di un patrimonio di beni confiscati così ampio potrebbe attivare un canale, ad esempio con la Fondazione con il Sud (https://www.fondazioneconilsud.it/), per approntare e avviare "interventi di contrasto alla dispersione scolastica, per valorizzare i giovani talenti e attrarre “cervelli” creando start up per la tutela e valorizzazione dei tanti beni comuni (agricoltura, patrimonio storico, artistico, culturale, ambiente ...), sostenendo le imprese in difficoltà, qualificando i servizi socio-sanitari, favorendo il welfare di comunità".
Lo ricordo sempre a me stesso: in questa città soltanto a due "imprenditori di spessore" sono statti sequestrati beni per 80 milioni di euro (https://www.rainews.it/dl/rainews/TGR/media/sic-vittoria-sequestro-beni-boss-puccio-28d33139-a0ea-4790-bb14-32e4096b93b9.html https://www.rainews.it/tgr/sicilia/video/2019/01/sic-emanuele-Greco-sequestro-Vittoria-Stidda-e943aff4-08e0-4784-97bf-74ea1e361a71.html). Questi beni, come emerge dai servizi allegati (insieme ai tanti beni di altri soggetti gia sequestrati e confiscati), sono frutto di probabili attività illecite che hanno generato economie che sua volta hanno penalizzato lo sviluppo della città. Queste imprese sono state poste a reddito da quella "borghesia mafiosa" raccontata da Sciascia. La stessa, a titolo oneroso, ha messo al servizio "dell'imprenditoria di spessore" le proprie competenze professionali e i suoi rapporti con le istituzioni, contribuendo così ad impoverire e ad infangare Vittoria. Questo capitale deve essere utilizzato per cominciare a risarcire e per intubare le economie sane e i servizi sociali di questa città che - ora anche per colpa del Covid - rischiano di essere soffocati da quell'imprenditoria criminale, dai suoi collaboratori e dai "servizi sociali" offerti dal welfare di prossimità che le mafie stanno organizzando. Il virus sta dando vigore a tutti questi soggetti e tutto sta accadendo in silenzio e alla vigilia delle elezioni amministrative.
Per il bene della città serve aprire subito questo scontro. C'è un bisogno urgente di avviare questo movimento. Non ci sono né scuse né alternative. Vittoria deve diventare presidio di giustizia sociale e lo deve fare utilizzando anche i beni di chi l'ha insudiciata e deturpata.
martedì 5 gennaio 2021
5 gennaio: Peppino Impastato, Giuseppe Fava.
Immagine presa da Google immagini
Portare lo stesso nome, nascere e morire nello stesso giorno, ammazzati entrambi dalla mafia. Tutto questo vorrà pure dire qualcosa. Il 5 gennaio è la data di Peppino e Giuseppe, loro hanno cambiato le regole di come si contrastano le mafie. Ci hanno insegnato che denuinciarle per reprimerle non basta. Ci hanno spiegato che le mafie non sono soltanto un mero fenomeno criminale, come per anni tanti hanno voluto farci intendere. Loro ci hanno detto che per contrastarle seriamente bisognava anche risanare, modificare e organizzare il territorio dove razzolano le mafie, attraverso una maggiore giustizia sociale. Con le loro parole e con le loro lotte ci hanno detto che le mafie hanno gioco facile nel proporsi come un sistema vincente, soprattutto dove mancano, volutamente, i diritti e le possibilità: a partire dal lavoro, passando per l'istruzione e l'assenza di servizi essenziali, come l’assistenza sanitaria. Ci hanno fornito i primi elementi per leggere le mafie come organizzazione prevalentemente economica e ci hanno fatto capire come attraverso l'impresa mafiosa si modificavano e si modificano, in alcuni casi si annullano, i meccanismi di competizione leale tra le attività, generando quelle forme di monopolio che producono disuguaglianza e quindi altra povertà. Una duplice lezione quindi, politica ed economica, che prevedeva e prevede la costruizione di case matte di giustizia sociale capaci di restituire, ma soprattutto di attaccare togliendo terreno e aria a qualsiasi logica mafiosa. Avevano anche individuato i percorsi che le nuove criminalità economiche avevano intrapreso con i gruppi finanziari. Avevano compreso e denunciato come e dove si riciclava - grazie alla compiacenza di tanti professionisti - il denaro prodotto illegalmente. Con i loro racconti ci dicevano che questo nuovo blocco stava assumendo nei fatti il controllo delle regole democratiche. Hanno alzato il lembo che nascondeva lo schifo che oggi ci governa e lo hanno raccontato con la forza delle loro parole e delle loro azione politica. Per tutto questo sono stati uccisi e poi infangati. Ma la verità, dopo tempo, è venuta a galla. Tutto questo ci dice che loro, le mafie, non hanno ancora vinto.
domenica 20 dicembre 2020
FARE LE COSE PER BENE, SEGUIRE I SOLDI PER TROVARE LE MAFIE.
Ci sono vari modi per capire le economie criminali. Io, per semplificare, li ho ridotti sostanzialemnte a due: il primo è quello di focalizzare l'attenzione sulle realtà dove storicamente le mafie hanno avuto un ruolo sociale dettato prevalentemente da azioni violente, spesso anche eclatanti. Qui le mafie hanno costruito economie precarie, che si reggono sullo sfruttamento, la provvisorietà imprenditoriale, l'abbandono scolastico; cioè si reggono grazie al sostegno sociale, politico e culturale di ogni forma di degrado. L'altro modo è quello che analizza i comportamenti di gruppi imprenditoriali forti e strutturati che impongono, con un certo "stile", le loro regole. Queste, di fatto, sono un soggetto socio-politico-economico che esercita il suo potere come una vera e propria signoria territoriale (definizione di Umberto Santino). Questa premessa è il primo passo utile per cominciare a setacciare certe dinamiche economiche che si sviluppano da tempo anche nel nostro territorio. In provicia di Ragusa, tra la parte Est e la parte Ovest, sono in gioco ricchezze economiche e contesti sociali ben diversi, che hanno però un unico denominatore: la gestione e l'investimento di masse significative di denaro. Sembra strano, ma questi investimenti sono più corposi e significativi li dove non si fa un uso abituale della violenza. Una conferma di ciò arriva dalla relazione della Commissione parlamentare antimafia, quella approvata nel febbraio del 2018. Nella stessa infatti a pag 27 si legge che le mafie non usano "la violenza sui mercati legali ciò li danneggerebbe nel mimetizzarsi e nel reinvestire" le somme che devono riciclare nell'economia legale.
Questo fatto pone un quesito: Vittoria, essendo un territorio caratterizzato da una criminalità organizzata violenta, è da sempre sotto l'attenzione dei media e degli organi inquirenti; è forse questo il motivo per cui in questa zona non è molto conveniente fare investimenti di un certo tipo? Per provare a rispondere a questa domanda va fatta una piccola analisi economica. Osservando i fatturati delle aziende presenti nella nostra provincia nel sito reportaziende.it/ragusa, vengono fuori due dati: il primo ci dice che tra le prime 20 aziende siciliane per fatturato ci sono cinque società iblee. Un recod per una provincia di modestissime dimensioni. Il secondo dato ci dice che i fatturati di queste cinque imprese (tre di Modica, una di Ragusa e una di Comiso) supera il miliardo e mezzo di euro. Come si può notare emerge una geografia economica interessante. Infatti, in tanti pensano che sia il Mercato ortofrutticolo di Vittoria, con i suoi settanta box, il cuore dell'economia iblea e di contro il centro - date le decine di inchieste che lo hanno interessato - di certi interessi. Eppure sommando i fatturati delle attività che operano direttamente dentro il Mercato non si superano i cinquecento milioni di euro. Viceversa le tre imprese di Modica superano i noventocento milioni di euro, cioè esattamente il doppio della struttura commerciale ipparina. Non sto dicendo che queste imprese siano in odore di mafia, ma penso che mettere sotto attenzione l'economia di un territorio, ritenuto immune a prescindere da qualsiasi anomalia. mi sembra, a mio avviso, un fatto quasi ovvio. A volte, senza voler pensare male, uno si può domandare: ma certi business hanno bisogno del silenzio e della complicità delle istituzioni?
Giovanni Spampinato, che di cose ragusane e modicane se ne intedeva ci ha lasciato una frase: "ho capito che quello che faccio lo devo fare bene". Anche il dott. Giovanni Falcone ci ha lasciato una frase: "segui il denaro e troverai cosa nostra". E' venuto il momento che gli insegnamenti che ci hanno lasciato queste due persone - uccise dalle mafie - non vengano solo ricordati in convegni ricchi di tanta retorica, ma siano soprattutto messi realmente in pratica; perché tra la veemenza dei gruppi criminali vittoriesi e la calma dinamica dell'area ragusana - modicana è morta, da tempo, la narrazione della provincia tranquilla.
domenica 24 novembre 2019
L'ECONOMIA CRIMINALE IN PROVINCIA DI RAGUSA
Ragusa
in cifre
|
2016
|
2017
|
2018
|
Giugno2019
|
Imprese
commerciali
|
5.368
|
5.310
|
5.225
|
5.182
|
Imprese
artigiane
|
6.326
|
6.271
|
6.190
|
6.121
|
Imprese
agricole
|
8.929
|
8.967
|
8.957
|
8.887
|
Tasso
disoccupazione
|
19,4%
|
18,7%
|
18,8%
|
20%
|
Prestiti
|
5.135
|
4.933
|
4.610
|
4.598
|
Depositi
|
3.418
|
3.642
|
3.760
|
3.922
|
DA DOVE ARRIVANO QUESTI EURO?
Ma non fisce qui. A questo dato anomalo se ne aggiunge un secondo, anche questo molto recente. E' una classifica che ho tratto dal sito osservatoriofinanziario.it con indicazioni in forte conflitto con i dati negativi visti precedentemente.









