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lunedì 26 ottobre 2015

GIOVANNI SPAMPINATO: VITTIMA DI MAFIA.




"Nella sua città era accaduto un torbido delitto maturato negli ambienti dell’estrema destra ragusana e Spampinato invece di registrarlo pigramente sulla scorta delle solite veline di polizia si era impegnato ad andare fino in fondo nella ricerca della verità"             
Vittorio Nisticò direttore de l'Ora

Cento passi tra chi lotta il malaffare e chi pratica il malaffare. E' una distanza standard da Ragusa a Cinisi, che unisce e collega tutta la Sicilia, come l'antica traversale sicula. Il motivo di questa unione è solo uno: "LA MAFIA NON ESISTE" e chi non è d'accordo viene ammazzato.  Anche nella tranquilla e sorniona Ragusa non esiste, anzi  per certi ragusani, la mafia, non è mai esistita. Guai a pensarlo, è un'offesa all'orgogliosa “babbitudine” che si è sedimentata nei secoli sugli Iblei. Eppure Ragusa ha una vittima di mafia che ogni anno - il 21 marzo - viene ricordata insieme a tante altre vittime della violenza mafiosa, nella giornata della Memoria e dell'Impegno organizzata dall'associazione Libera di don Ciotti. Giovanni Spampinato, giovane corrispondente dell'Ora di Palermo, ucciso la sera del 27 ottobre del 1972 con sei colpi di pistola sparati a distanza ravvicinata da Roberto Campria, figlio del presidente del tribunale di Ragusa. Giovanni lo aveva “tormentato per otto mesi” con domande e articoli sull'omicidio dell'ing Angelo Tumino. Per gli inquirenti fu subito chiaro: un omicidio frutto di uno scatto d'ira da parte di un soggetto che soffriva di “una nevrosi ansiosa reattiva con tendenza depressiva”. Ma come è possibile che un giornalista ucciso dalla reazione collerica di un soggetto depresso possa diventare vittima di mafia? La causa va cercata nelle cose che riusciva a comunicare. La sua scrittura non era solo raffinata, elegante e ricercata. No, vi era tanta denuncia, descritta in modo chiaro, troppo chiaro per i "babbi" di Ragusa. Le inchieste di Spampinato sul neofascismo ibleo erano fastidiose rasoiate. Ragusa in quel periodo era frequentata da Vittorio Quintavalle, ex ufficilae della X Mas di Junio Valerio Borghese, da Stefano delle Chiaie, leader di Avanguardia Nazionale, all'epoca ricercato per la strage di piazza Fontana a Milano (assolto nel 1991). Nel carcere di Ragusa soggiornavano Vincenzo e Filippo Rimi, boss trapanesi di primo piano imparentati con Badalamenti. La famiglia Rimi era il tramite tra cosa nostra è il principe Junio Valerio Borghese il quale aveva chiesto appoggio e sostegno alla mafia per portare a termine la sua “impresa”: un colpo di stato (Golpe Borghese 7 dicembre 1970). Naturalmente dietro questi personaggi di primo piano c'era un sottobosco tutto ragusano fatto di militanti locali di estrema destra, criminalità organizzata e affari loschi che si sviluppavano in diverse direzioni. Una di queste era il commercio di oggetti d'antiquariato. Ed è forse in questo sottobosco che nel febbraio del 1972 matura l'omicidio dell'ing. Tumino, un ex consigliere comunale del Msi amico di Campria con l'hobby dell'antiquariato. Un sottobosco che Spampinato aveva già puntato con le sue inchieste, l'omicidio Tumino gli permetterà di addentrarlo. Giovanni individua nel figlio del presidente del tribunale di Ragusa, Roberto Campria, il ramo fragile. Inizierà a cercalo a sollecitarlo, a incalzarlo. Capisce che Campria è la punta fragile di un iceberg molto consistente, di un grumo poliedrico e multicentrico fatto di tanti interessi. Se crolla Campria il sistema frana, potrebbero venire fuori verità imbarazzanti e l'apparente serenità ragusana - “la babbitudine” - utile a mascherare certi traffici, verrebbe minata nella sua essenza. Il sistema capisce e puntella Campria. Il figlio del magistrato diventa l'argine che deve fermare la sete di verità di Spampinato. La sua depressione, la sua instabilità sono punti di forza. La sua tenuta psicologica deve franare. Infatti cederà e farà pressione sui grilletti di due pistole: una Smith e Wesson e un Erma Werke. Gli esperti dissero che ci voleva una certa abilità nello sparare con due mani e contemporaneamente anche se a distanza ravvicinata. Spampinato morirà prima di arrivare in ospedale. Campria si costituirà, verrà processato e condannato a quattordici anni di carcere. Ne sconterà meno della metà. Il delitto Tumino si dissolverà nei meandri dei tribunali, non si troverà né un movente né un colpevole. Le scomode verità rimarranno al buio, le apparenze si affermeranno, "la babbitudine" continuerà a trionfare. Ma il buio non distrugge ciò che nasconde, prima o poi una luce svelerà il tutto. 
Nell'immaginario collettivo Ragusa è rimasta "babba". Nel dialetto siciliano il significato di questa parola non è esclusivamente legato al concetto di ingenuità o mancanza di “spirtizza”. La stessa parola la utilizziamo per indicare persone che fanno le cose per conto proprio senza che gli altri se ne accorgano. Infatti, piano piano nel tempo e in modo “babbo” questa vicenda è stata ridotta. Dopo 45 anni a Ragusa in pochi sanno che Spampianto è vittima di mafia come Peppino Impastato, Mario Francese, Pippo Fava ...  Si fa di tutto per non fare emergere questa scomoda verità perché la mafia è dappertutto, tranne a Ragusa. Il tempo è stato adattato ad una volontà precisa: rimuovere la storia e i suoi sviluppi. Così il desiderio di verità che aveva mosso Giovanni Spampinato è stato umiliato, mortificato e per certi versi infangato. Sulla vicenda rimangono tanti dubbi, ma oggi come allora si afferma una grande certezza: Ragusa ama essere “babba”. La “babbitudine” conviene, è un ottimo anestetico, fa passare in secondo piano una definizione subdola, feroce e scomoda (che hai ragusani però piace un po'): Ragusa ha quattro facce, come il caciocavallo ... ... ...  e come la mafia.

domenica 18 ottobre 2015

Gioco d'azzardo, disperazione e affari 1° Parte


La voglia di tavolo verde è sempre stata una delle passioni nascoste del nostro territorio. Sarà per questo che qualcuno tempo fa avanzò l'idea di far nascere un casinò in provincia? Se non ricordo male la proposta era di far diventare il Castello di Donnafugata una lussuosa casa da gioco. Questa esigenza pare che sia scemata, non perché sia diminuito l'interesse politico ma perché la voglia di azzardare, il desiderio del gioco ha trovato uno sbocco nella diffusione del le slot machine e nel gioco on line. Il settore in provincia ha avuto subito una rapida espansione. Basta girare per i locali pubblici per capire come il territorio in poco tempo sia silenziosamente diventato una piccola Las Vegas. Molti bar si sono attrezzati con slot machine e video pocker. Ma anche da casa, con un computer, un tablet, uno smartphone o con una una connected tv, si può accedere a siti dove giocare. L'associazione Libera nel suo dossier “Azzardopoli” ci dice che il gioco d'azzardo on line genera: Un fatturato legale stimato in 76,1 miliardi di euro,a cui si devono aggiungere, mantenendoci prudenti, i dieci miliardi di quello illegale. E' “la terza impresa” italiana, l'unica con un bilancio sempre in attivo e che non risente della crisi che colpisce il nostro paese”. Basta farsi un giro, soprattutto nei locali di periferia, per vedere già di prima mattina persone sedute di fronte ad una macchinetta, per subire la “spennatura giornaliera”. Parlando con una di queste, durante uno dei pochi momenti in cui riesce a staccare gli occhi dal video, mi spiega con una certa convinzione che per lui tentare la fortuna è oramai l'unico modo per provare a risollevare la sua situazione economica, ma con la stessa convinzione mi dice che è riuscito solo a precipitare nell'inferno della videodipendenza e dei debiti. Nel giugno scorso sono stati pubblicati dei dati che ci danno la dimensione del danno sociale che c'è in atto nella nostra area. Nel territorio ibleo attualmente si registrano “700 punti giochi (nel 2000 erano appena 70), dove si spendono ogni giorno 821.000 euro”. Ma non ci sono solo le slot dei locali pubblici ci si può rovinare anche da casa, basta collegarsi a Texas holdem poker per fare “Puntate, rilanciate, foldate e bluffate con un unico scopo: scalare la classifica del gioco d'azzardo più famoso al mondo ...”. e così chi gioca online si piazza dalle quattro alle cinque ore davanti al computer. Nei tornei si possono superare anche le 20 ore davanti allo schermo. Chi gioca si estrania dal mondo per vincere o perdere tanti soldi. Sia le slot machine che i giochi on line sono sotto controllo dell'AAMS (Amministrazione Autonoma Monopoli di Stato), “il garante della legalità e della sicurezza in materia di apparecchi e congegni da divertimento ed intrattenimento per assicurare la trasparenza del gioco”. Lo Stato  non esercita gratis questo ruolo alto e nobile, infatti incassa i proventi dei giochi e - siccome la Sicilia è a statuto speciale - anche nelle casse della regionali arrivano soldi frutto di queste attività (rivoluzionario Crocetta dove sei?). Garanti della legalità che creano disperazione guadagnandoci pure? Ma al peggio non c'è limite. Nel luglio scorso dall'operazione della DDA “Gambling" sembra emergere che con il gioco on line la 'ndragheta ripulisse denaro sporco. Pare che dietro il “Texas holdem poker” la cosca della Piana di Gioia Tauro (la zona dei Brandimarte) e della Locride, raggirando i blocchi dell'AAMAS, riciclavano grandi quantità di denaro che venivano trasferite a Malta.  Il cerchio si chiude e i conti tornano  ... 

domenica 4 ottobre 2015

I professionisti


Il mese di settembre è stato molto movimentato. In pochi giorni due operazioni, prima l'arresto dei Consalvo che imponevano agli operatori commerciali cassette e prodotti per imballaggio dei prodotti ortofrutticoli e poi i Cilia. La cattura di quest'ultimi è inserita all'interno di una vasta operazione contro il traffico internazionale di stupefacenti tra l’Italia e l’Olanda, con decine di arresti eseguiti in tutta Italia. Imballaggi e camion, binomio perfetto. Infatti, l'ho scritto tante volte e lo ripeto: chi controlla la logistica governa ogni forma di economia criminale. Ma l'arresto dei Consalvo e dei Cilia non ci racconta solo della loro capacità “imprenditoriale”. Dietro le loro attività ci saranno sicuramente rapporti con consulenti, tecnici, istituti bancari. I loro soldi - tanti soldi - anche se frutto, secondo gli investigatori, di attività illegali fanno gola. La reputazione di certa gente, il loro percorso criminale conta poco o nulla. I loro soldi non hanno nomea, non puzzano, non macchiano quindi qualunque cosa può essere fatta se viene fatta per quei soldi. E' questo tipo di cinismo che contraddistingue questi professionisti? Mi risuonano in testa le parole del magistrato, nostro concittadino, Bruno Giordano che intervistato da Peppe La Lota l'agosto scorso dichiarava: L’attuale situazione richiede una nuova classe dirigente. La partecipazione alla vita pubblica dei professionisti da un lato e il contenimento dell’emigrazione culturale dall’altro”. Ma in questa città, in questa provincia, ci sono professionisti al servizio. La loro eleganza, il loro garbo, la loro amabilità ci racconta la loro freddezza, la loro indifferenza verso ciò che rappresentano socialmente ed economicamente certi “clienti”, certi “imprenditori”. Un cinismo che utilizzano come una corazza ma che nasconde però la loro disperazione. Si sentono furbi - forse anche protetti – perché hanno in mano la gestione di imprese forti e capaci e grazie a questo servigio si arricchiscono. Ma questo cinismo è il peggior nemico che il territorio possa avere. E' l'alleato più forte dell'economia criminale. E' la sostanza allucinogena che spinge a giustificare ogni comportamento: “se non lo faccio io lo fa qualcun'altro quindi non si può che agire in questo modo”. Un cinismo che rende pigri e rassegnati. Non vi rendete conto che tutto ciò è triste? Prima di arrestarli, quando entravano nei vostri studi, quando gli proponevate di investire quel denaro in altre attività non provavate nulla? Se c'è una cosa triste è adeguarsi e cogliere l'occasione, perché non è vero che tanto non cambia nulla o è sempre tutto uguale, con il vostro atteggiamento tutto peggiora. Se vogliamo cominciare a parlare di criminalità in maniera nuova abbiamo l'obbligo di guardare anche questo aspetto. Troppo facile puntare i riflettori solo sui boss e ignorare certi poteri che hanno sempre bisogno di silenzio e ombra.

giovedì 3 settembre 2015

Convertire per ridare futuro


Un territorio intossicato. Questa è la nostra terra, questa è la Sicilia. Fogne che finiscono a mare, rifiuti non bonificati, discariche abusive. Abbiamo condannato alla pena capitale il territorio che ci visto nascere, crescere e dove viviamo. Un'infedeltà che non trova nessuna giustificazione. Un tradimento che ci sta appestando. Sento dire sempre più spesso “ho un tumore”. Ma un tumore non si possiede. Il cancro non è una patologia personale, è il frutto della scarsa qualità della vita. Non è una malattia che colpisce per caso. L'alterazione dei geni è sempre determinata da cause esterne. Questo male è il risultato di una relazione con il territorio e con l'ambiente in qui si vive. Per non sentirci responsabili, per stare bene con noi stessi, condanniamo, con una facilità estrema, una classe politica inetta, arruffona e viziosa, che non è arrivata li per caso, noi l'abbiamo sostenuta e votata. Non ci può essere concesso nessun tipo di riscatto, la nostra indifferenza ha permesso  l'umiliazione e la mortificazione della terra materna. Non c'è pena o castigo in grado ripagare i danni fatti in questi anni. Questo enorme deficit, peserà sulle spalle delle future generazioni. Spetta ai nostri figli diventare tecnici del risanamento, professionisti della bonifica, medici e volontari della decontaminazione. Abbiamo un solo ruolo da compiere: educarli al rispetto della terra. Questo funzione pedagogica ci può ridare un minimo di dignità. Non è solo un atto di riscatto, c'è l'esigenza di dare un futuro ad una generazione a cui è stato già in parte rubato. La nuova rivoluzione industriale non passa dai pozzi di petrolio, dalla chimica o dal consumo di suolo. Ciò che creerà progresso e lavoro, è il restauro, la cura, il risanamento di una terra che è stata stuprata. Il nostro territorio ha ancora un valore: qui si produce ortofrutta e vino di qualità, qui abbiamo un mare e spiagge singolari , qui c'è un patrimonio culturale riconosciuto e di grande valore. Questa è una terra che deve esportare lavoro e non sconforto, deve importare conoscenza e non disperazione. Serve creare  le condizioni.  Terra e Cultura sono le nostri doti da tutelare e valorizzare. Convertire è un verbo che non può indicare solo un'azione religiosa, ma deve implicare l’economia, gli investimenti e la scelte della pubblica amministrazione. Convertire serve per ridare futuro.

domenica 16 agosto 2015

FUGNATURA


Il mare di Spinasanta quella mattina aveva un colore strano. Le sue acque, quasi sempre limpide e cristalline, erano diventate torbide e giallognole. In controluce poi traspariva come una patina oleosa che rendeva l'acqua ancora più melmosa.  Il fenomeno negli ultimi anni si ripeteva spesso ed era accompagnato da un lezzo strano che si diffondeva nell'aria. Malgrado ciò la persone che popolavano la spiaggia si tuffano lo stesso. La calura estiva portava a sottovalutare l'evento e poi tutti sapevano che il mare di Spinasanta era tra i più puliti della costa, era stato più volte premiato con il famoso riconoscimento internazionale “cozza d'oro”.

Austino u Piscamari, un vecchio marinaio, da sempre imbarcato in navi e pescherecci, mentre si gustava il suo caffè, al “Bar Mediterraneo”, murmiriava a voce alta:
  • U tubu s'antuppau e ora natammu tutti 'nta merda ... Ci curpa ssa minchia di molo.

E col braccio teso e l'indice spiegato indicava la nuova banchina del porto che era stata costruita con i fondi della regione.

Nunzio Trentatre, da sempre studente in medicina, ascoltava con curiosità le invettive di Austinu. Mosso dalla curiosità gli spiò:
  •  Austì, che stai dicendo? Chi è sta storia? … u molo? … u tubu?

  • Ma chi studi a fare - rispose Austino – t'ha spiego io una cosa ca nun t'ansigna nuddu.

Il vecchio marinaio afferrò una sedia del bar e gli si sedette tipo sacco di patate. Subito, a mo di anfiteatro, si sistemarono Nunzio Tretatrè, Suzzu Mazetta, Meno u Zuccu e tanti altri ancora che erano stati attratti dalle sue parole.

Austino attaccò il suo monologo:
  • Ata sapiri ca tutta l'acqua fitusa provenienti dagli scarichi attaccati a fugnatura di Spinasanta finisci all’interno di una vasca ca è vicino o lanterninu del porto. Tutta sta fitinzia veni trattata e pompata 'nta tubu bello grosso e luongu ca arriva a tre miglia dalla costa. Quando cominciarono i travagghi del nuovo molo nessuno si domandò dove passasse stu tubu. Solo io ci dissi all'ingegnieri dell'impresa di stari attenti. Ma stu lofio nun mi capio ... o fici finta di nun capiri. Intato i massi di calcestruzzu venivano posizionati, e viri caso na puocu unni i misiru?

Menu u Zuccu - portava questo soprannome perché duro di comprendonio - gli domando:
  • Unni i jttaru i pitruna Austì?
  • Inkia, si Zuccu unni ti tuoccunu e tuoccunu - risposte Austino; e poi gli urlo:
  • BACCALA', SUPRA U TUBU!!
  • MINCHIA U NTUPPARU, rispose in coro il piccolo pubblico.
  • E quindi? - Sbottò Suzzu Mazzetta, un piccolo imprenditore che aveva sempre preso appalti regalando bustarelle.
Austino sosprirò, lo guardò e con tono polemico gli disse:
  • E quindi nenti ... in estate, quando calano i mau mau, è normale che la quantita di acqua fitusa aumenta. Se poi piove u caricu di fitizia crisci, u tubo è ntupatu e non riesce a smaltirla. La vasca non riesce a contenerla, tutto esce fuori e finisce a mare e tu - puntanto il dito verso Suzzu - ti fai u bagno nta merda mia, tua e di tutti.



Fatti luoghi e personaggi sono frutto dell'immaginazione ... ogni riferimento è puramente casuale.

venerdì 14 agosto 2015

Semplicemente Scoglitti


Scoglitti doveva essere la Rimini del Sud (mai similitudine fu più infelice), non è diventata neanche lido di Gela (con tutto il rispetto per Gela). Una borgata che viene resa sporca, grumosa, sciatta da tutti i suoi fruitori e che espone senza pudore i danni grandi e piccoli che ciclicamente gli vengono arrecati. La sua bellezza, malgrado i tanti sfregi, rimane intatta. Abbiamo provato a "scassarla" in tutti i modi ma il suo mare, la sua costa, le sue spiagge la rendono comunque unica. Il porto misura il fallimento di tutte le politiche dispiegate (si fa per dire) in questi anni. E' il monumento alla disfatta di un territorio liquefatto dall'incapacità e dall'aridità della sua classe politica. Sta li a farsi consumare dal sole e dal vento senza che nessuno si preoccupi. Potrebbe diventare un volano per il turistico ma fin'ora è riuscito soltanto a “rimodellare”, bene o MALE, la morfologia della costa. Spostandosi da Est o ad Ovest del porto nulla cambia in termini di mortificazione di un territorio. L'abusivismo edilizio ha si sfigurato il paesaggio ma la natura è stata più forte. Chi era convinto di domare le dune e il mare ha fatto male i conti. La lunga lama di cemento armato che doveva contenere l'avanzata del mare sta cedendo. A poco servono gli interventi tampone alla fine crollerà. L'acqua, il vento e il sale vincono sempre. Gli amministratori annunciano, la regione promette, ma i finanziamenti per contenere i danni di una natura che si riprende a modo suo il maltolto arrivano con il contagocce. Invece di trovare un serio rimedio al degrado che negli anni è stato creato vengono avanzati progetti ambiziosi, al culmine del delirio di onnipotenza. Nessuno comprende e comprenderà mai che a Scoglitti non serve nulla di tutto ciò. E' un antico borgo marinaro che va solo riqualificato, rispettato, stimata e valorizzato per quello che è, tenendo in considerazione l'ambiente in cui è inserito. Quando la crisi azzanna e il territorio si impoverisce bisogna mettere in campo più attenzione, più sensibilità, più concretezza. Doti che però mancano da tempo a noi cittadini e quindi, di riflesso, ad una classe politica che si atteggia ad esperta, che spara alto ma che poi precipita tra le umane miserie e spaventosi limiti organizzativi. Oggi, come ogni anno, arriveranno migliaia di vancanzieri ferragostani con il loro carico di birre, agurie e chissaà quant'altro, pronti a spiaggiarsi come tanti tonnacci sugli arenili. Speriamo che almeno quest'anno abbiano rispetto per se stessi e per il luogo che occuperanno per una notte. Scoglitti, nonostante tutto, malgrado noi è e sarà sempre bella, continuerà a metabolizzare ogni forma di deturpazione. Basterebbe avere coscienza di questo per capire cosa potrebbe essere per tutto l'anno e invece non lo è.

lunedì 27 luglio 2015

RICICLAGGIO 3 (fine)


Il riciclaggio del denaro ricavato da operazioni illecite senza la compiacenza del sistema bancario non si può attuare. La mafia della nostra terra e i suoi derivati guadagna tanti soldi, soprattutto con la droga. Questa consistente e appetitosa massa di denaro deve essere trasferita in affari perfettamente legali. Se penso alle due più importanti operazioni antidroga in provincia, “Tsunami e “Jet Lag”, l'unica cosa che mi viene in mente non sono le pagine dei giornali con le foto degli arrestati pubblicate tipo album calciatori Panini. No, mi viene in mente un piccolo articolo comparso dopo qualche mese su corrierediragusa.it, a riflettori smorzati, dove nell'occhiello si leggeva: dall’operazione Tsunami un giro di denaro non segnalato da 2 istituti di credito. Non so che fine abbia fatto quell'inchiesta ma la cosa mi ha suscitato una certe curiosità e mia ha spinto a fare una piccola ricerca. Penso di aver trovato qualcosa che apre uno squarcio. Nel sito della Banca d'Italia vengono pubblicati i Quaderni dell'Antiriciclaggio dell'Unità di Infomazione Finaziaria (UIF). Nell'ultimo numero, quello relativo al secondo semestre 2014, uscito nel maggio scorso, a pag 14 vengono riepilogate le segnalazioni di riciclaggio ripartite per provincia. I dati di Ragusa sono molto significativi. Nel 2013 l'UIF della Banca d'Italia ha messo sotto attenzione 233 operazioni sospette. Nel 2014 le segnalazioni anomale sono salite a 354. 121 in più rispetto al 2013. Questi numeri indicati cosi non dicono tanto ma diventano eloquenti quanto vengono confrontati con quelli delle altre province. Infatti, a pag 11 dello stesso quaderno è pubblicato il cartogramma che indica le segnalazioni bancarie/finanziarie anomale per ogni 100 mila abitanti ripartite per provincia, qui viene fuori che Ragusa occupa una posizione medio alta a livello nazionale. In Sicilia è seconda solo a Catania. Un altro elemento interessante lo si trova a pag 38, nel cartogramma dell'operatività del contante, cioè il giro di denaro liquido in entrata e in uscita da un conto corrente. La nostra percentuale di movimentazione è tra le più alte, si attesta al terzo posto a livello nazionale.  Viceversa a  pag. 44 e a pag.  45 si evince che le percentuale della quota di bonifici da o per paesi con fiscalità di vantaggio e non cooperativi invece è medio bassa.  Questo cosa significa che le eventuali operazioni anomale avvengono esclusivamente in loco?  In attesa che qualcuno possa fornire qualche spiegazione in merito penso che questi dati forniscono delle riflessioni. Se qualcuno è ancora convinto che la criminalità organizzata del nostro territorio è composta da un'accozzaglia di volgari delinquenti “malazionari”commette un errore clamoroso, quello è il lato “folkloristico”. La nostra è una criminalità economica, è un'impresa molto organizzata che guadagna molto denaro e ha il bisogno di reinvestirlo in attività lecite. C'è sempre un momento, un passaggio, negli affari dell'economia criminale, in cui ha bisogno di una banca, di una finanziaria, di un professionista, un avvocato, un notaio, un consulente. Vi è quindi una fase in cui è costretta ad uscire allo scoperto e quindi diventa vulnerabile. Ma l'impresa criminale riesce a superare anche questa circostanza. La possibilità di guadagnare  molti soldi facilmente è il pastone principale che alimenta collusione, complicità e omertà. La mafia sa come va utilizzato questo mangime, non è così ingorda, mangia e fa mangiare. Un dirigente di una qualsiasi banca, un professionista, finisce sempre per conformarsi, non può permettersi di perdere un affare sicuro o rinunciare a un ricco guadagno. Difronte ai soldi l'etica, la morale hanno l'obbligo di affievolirsi,  possono prendere un pò di vigore la domenica, per poco più di un'ora, davanti ad un altare. Per il resto, se trasformare il puzzo del denaro sporco in Chanel n.5 produce lauti guadagni, Dio, Gesù, la Madonna, Padre Pio, dovranno capire e perdonare. 

Per colpire l'economia criminale di questa provincia oltre ai magistrati, ai prefetti, ai finanzieri, ai poliziotti, ai carabinieri, occorrono gli ispettori della Banca d'Italia, ma soprattutto serve una sensibilità sociale vera e non di facciata (quattro facce come il caciocavallo). La lotta contro l'impresa mafiosa è troppo complicata per essere affidata solo alle forze dell'ordine e alla magistratura.

Per approfondire.