
Il fuoco è l'effetto di una combustione. Si manifesta con una luminosità splendente chiamata
fiamma e contemporaneamente ad essa con
il rilascio di una grande quantità di calore e di gas. Il suo processo è
irreversibile, consuma in buona parte ciò che brucia vaporizzandolo. Quello che rimane dopo una combustione è un residuo solido inorganico chiamato cenere. Quando il fuoco si propaga in maniera incontrollata provoca
danni a cose o persone, in questo caso si parla di "incendio". Per queste sue caratteristiche "fisico-chimiche" viene utilizzato dalle mafie per risolvere le questioni...complicate. Quando certe controversie si protraggono per troppo tempo e non si chiudono per come si devono chiudere, arriva il fuoco risolutore. Fuoco che brucia locali lungo la riviera iblea, Fuoco che brucia cantieri edili. Fuoco che brucia le auto di attivisti ambientali. Fuoco che brucia barche ancorate nel molo di un porto. Fuoco che brucia rifiuti gestiti illegalmente. Fuoco che brucia attività che operano nel settore degli imballaggi o nel trasporto di ortofrutta. Forse il fuoco delle mafie ha pure vaporizzato le auto di servizio della Guardia di Finanza di Modica (ma questa è una mia valutazione che ad oggi non trova ancora conferma). Ma l'utilizzo dell'incendio doloso è sempre quell'atto intimidatorio utilizzato per obbligare un'attività a pagare il pizzo, oppure è diventato il mezzo per imporre un favore o un servizio? Questa domanda traccia nei fatti uno spartiacque tra ciò che erano le mafie di questa terra e ciò che sono diventate. Ho scritto più volte in questo mio piccolo spazio che le mafie iblee si sono trasformate in im-prese e queste, quando operano nel mercato legale, non cercano una sana competizione ma tendono ad eliminare ogni concorrenza, attraverso metodi che alterano le regole del libero mercato. Per esempio: se un'im-presa mafiosa opera nel settore degli imballaggi, dei trasporti, del commercio, o di qualsiasi altra attività, per conquistare il monopolio del mercato, si può permettere la possibilità di offrire il proprio prodotto o servizio ad un prezzo più basso, magari agevolando i pagamenti. Perché può fare ciò? Ce lo spiega l'Ufficio Informazioni Finanziarie della Banca d'Italia attraverso una sua recente pubblicazione dal titolo significativo: "Il profilo finanziario delle imprese infiltrate dalla criminalità organizzata in Italia(https://uif.bancaditalia.it/pubblicazioni/quaderni/2022/quaderno-17-2022/QAR_17_marzo_2022.pdf). Questo studio ha analizzato come il flusso costante di denaro, che proviene da attività illecite come il narcotraffico o la gestione dei rifiuti, viene immesso nelle im-prese controllate dalle mafie. Nella pubblicazione vengono pure individuata le province dove questa pratica è più attiva, la provincia, babba, di Ragusa è tra queste (si veda pag 6). Ovviamente la legalizzazione di questo denaro permette a queste attività di avere molta liquidità e quindi più capacità finanziaria, pertanto possono praticare prezzi e modalità di pagamento molto, ma molto, convenienti per i clienti. Se qualche attività concorrente riesce a tenere testa a questa voglia di monopolio si può intervenire con il fuoco, ma non subito, E no! Il danno se si deve fare va fatto nel momento in cui il competitore è nel pieno dell'attività; ad esempio, nel settore degli imballaggi il periodo perfetto è durante la raccolta dell'ortofrutta, è in questa circostanza che c'è maggiore bisogno delle cassette dove produttori e commercianti sistemano gli ortaggi. Il fuoco, nel distruggere ogni capacità produttiva, butta a gambe in arie il concorrente rendendolo incapace a soddisfare le richieste dei clienti i quali, per bisogno, saranno costretti a rivolgersi ad...altri. Le fiamme non bruciano solo l'operatività dell'impresa concorrente, ma riducono in cenere anche ogni tipo di rapporto lavorativo: operai, personale amministrativo e indotto perderanno, in buona parte, il loro lavoro e quindi al danno economico si aggiunge quello sociale. Ecco, questo è un esempio tipico di come le economie mafiose puntino a monopolizzare un settore creando sottosviluppo.
Oltre quarant'anni fa Pio La Torre affermava: "la mafia ha come fine l'illecito arricchimento. E' li che dobbiamo mettere i riflettori". Dopo tutto questo tempo è li che i riflettori devono essere ancora puntati...Strano! Eppure gli strumenti ci sono. Chissà perché non viene fatto?!
Foto tratta da Google Immagini
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