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martedì 26 maggio 2026

Fuoco 3, ipotesi e domande.










Le ipotesi sugli incedi dolosi che nelle ultime settimane hanno mandato in fumo due aziende di produzione imballaggi ortofrutta, una a Santa Croce Camerina e l’altra a Pachino, non sono poi così sottaciute come si possa pensare. Di tanto in tanto affiorano nelle discussioni che si fanno nei bar o nei luoghi di ritrovo. Ma le parole, quando si affrontano certe discussioni, restano sempre compresse, come il vapore della pentola a pressione. Ogni tanto c’è qualcuno che preme la valvola e fa sfiatare un po’ di gas carico di aromi che fanno intuire cosa potrebbe cuocere all’interno. Tutto questo però dura poco, il contenuto della pentola oltre a rimanere segreto deve tornare ad essere silenziosamente lessato…a fuoco lento.

Al centro di questo breve racconto vi è il cartone ondulato che è la materia prima per fare gli imballaggi per l’ortofrutta. Le cassette fatte con questo materiale sono prodotte con fibra vergine, un prodotto estratto dalla lavorazione di legni provenienti da alberi di foreste certificate. La fibra vergine è la più alta garanzia di igiene per i prodotti alimentari. Le cassette realizzate con questo materiale hanno, o dovrebbero avere, un unico impiego. Infatti, dopo un solo utilizzo andrebbero recuperate, pressate e ciò che resta riciclato e impiegato per altre produzioni. Ed ecco il primo inghippo: tutto questo avviene? Avrò modo, in altra occasione, di provare ad approfondire la cosa, per ora continuo il racconto.

Il cartone ondulato viene prodotto da industrie specializzate: le cartiere. Queste imprese, ovviamente, oltre a produrre la materia prima hanno anche dei canali per la commercializzazione della stessa, ad esempio: rappresentati o grossisti. Può essere che qualche rappresentate o grossista sia anche produttore di imballaggi? Potrebbe pure essere. Sempre per esempio: se in una società vi è un socio amministratore e l’altro è soltanto socio di capitale, cioè non opera direttamente all’interno dell’impresa, quest’ultimo potrebbe esercitare l’attività di rappresentante o grossista e pertanto potrebbe fornire al suo socio il cartone ondulato ad un prezzo di favore, mentre alle altre imprese dello stesso settore imporrebbe un “legittimo ricarico”. Se tutto questo trovasse un’eventuale conferma, si verrebbe a creare un mercato dove c’è un’impresa in grado di acquistare la materia prima ad un costo più basso e quindi capace di offrire un prodotto finito ad un prezzo più competitivo rispetto a quello dei suoi concorrenti. In questo caso si possono determinare le condizioni per una sorta di monopolio economico del settore. Ma, provando a scendere all’interno di certi particolari che potrebbero sembrare fantasiosi (e forse lo sono), ipotizziamo che la società interessata ad avere l’esclusiva commerciale sia legata, direttamente o indirettamente, alla criminalità organizzata; ipotizziamo altresì che alcune imprese concorrenti di questa, per quanto più volte gentilmente sollecitate, non vogliano acquistare il cartone ondulato dal grossista socio dell’impresa “monopolizzatrice”; cosa succede? Gli incendi dolosi nascono da questo rifiuto?  Ecco, questo è il busillis!!

Le economie mafiose crescono e si sviluppano grazie a spazi opachi dove politica, istituzioni e (presunta) società civile hanno rinunciato da tempo a non renderli trasparenti. Si è scelto, convintamente, di non vedere? Su certi temi è meglio essere ciechi, muti e sordi?


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