Le
ipotesi sugli incedi dolosi che nelle ultime settimane hanno mandato in fumo
due aziende di produzione imballaggi ortofrutta, una a Santa Croce Camerina e
l’altra a Pachino, non sono poi così sottaciute come si possa pensare. Di tanto
in tanto affiorano nelle discussioni che si fanno nei bar o nei luoghi di
ritrovo. Ma le parole, quando si affrontano certe discussioni, restano sempre
compresse, come il vapore della pentola a pressione. Ogni tanto c’è qualcuno che
preme la valvola e fa sfiatare un po’ di gas carico di aromi che fanno
intuire cosa potrebbe cuocere all’interno. Tutto questo però dura poco, il
contenuto della pentola oltre a rimanere segreto deve tornare ad essere
silenziosamente lessato…a fuoco lento.
Al
centro di questo breve racconto vi è il cartone ondulato che è la
materia prima per fare gli imballaggi per l’ortofrutta. Le cassette fatte con
questo materiale sono prodotte con fibra vergine, un prodotto estratto
dalla lavorazione di legni provenienti da alberi di foreste certificate. La
fibra vergine è la più alta garanzia di igiene per i prodotti alimentari. Le
cassette realizzate con questo materiale hanno, o dovrebbero avere,
un unico impiego. Infatti, dopo un solo utilizzo andrebbero recuperate,
pressate e ciò che resta riciclato e impiegato per altre produzioni. Ed ecco il
primo inghippo: tutto questo avviene? Avrò modo, in altra occasione, di
provare ad approfondire la cosa, per ora continuo il racconto.
Il
cartone ondulato viene prodotto da industrie specializzate: le cartiere.
Queste imprese, ovviamente, oltre a produrre la materia prima hanno anche dei
canali per la commercializzazione della stessa, ad esempio: rappresentati o
grossisti. Può essere che qualche rappresentate o grossista sia anche produttore
di imballaggi? Potrebbe pure essere. Sempre per esempio: se in una società vi è
un socio amministratore e l’altro è soltanto socio di capitale, cioè non opera
direttamente all’interno dell’impresa, quest’ultimo potrebbe esercitare
l’attività di rappresentante o grossista e pertanto potrebbe fornire al suo socio il cartone
ondulato ad un prezzo di favore, mentre alle altre imprese dello stesso settore
imporrebbe un “legittimo ricarico”. Se tutto questo trovasse un’eventuale conferma,
si verrebbe a creare un mercato dove c’è un’impresa in grado di acquistare la
materia prima ad un costo più basso e quindi capace di offrire un prodotto
finito ad un prezzo più competitivo rispetto a quello dei suoi concorrenti. In
questo caso si possono determinare le condizioni per una sorta di monopolio
economico del settore. Ma, provando a scendere all’interno di certi particolari
che potrebbero sembrare fantasiosi (e forse lo sono), ipotizziamo che la
società interessata ad avere l’esclusiva commerciale sia legata, direttamente o
indirettamente, alla criminalità organizzata; ipotizziamo altresì che alcune
imprese concorrenti di questa, per quanto più volte gentilmente sollecitate, non
vogliano acquistare il cartone ondulato dal grossista socio dell’impresa
“monopolizzatrice”; cosa succede? Gli incendi dolosi nascono da questo
rifiuto? Ecco, questo è il
busillis!!
Le economie mafiose crescono e si sviluppano grazie a spazi opachi dove politica, istituzioni e (presunta) società civile hanno rinunciato da tempo a non renderli trasparenti. Si è scelto, convintamente, di non vedere? Su certi temi è meglio essere ciechi, muti e sordi?

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