Visualizzazioni totali
sabato 3 gennaio 2026
La banalità del male in una città assediata
martedì 16 dicembre 2025
I beni confiscati sono Cosa Nostra!
In provincia di Ragusa ci sono
106 beni delle mafie "destinati". Sono gli immobili confiscati alle
organizzazioni criminali di questo territorio che dovrebbero essere
riutilizzati per scopi sociali, istituzionali o economici, gestiti dall'Agenzia
Nazionale per i Beni Confiscati (ANBSC) e assegnati agli enti locali. C'è di
tutto, terreni agricoli, terreni edificabili, appartamenti, ville, locali
commerciali. box. Il dato è aggiornato al14/12/2025 e non c'è comune di questa
provincia che non sia nell'elenco redatto dall'Agenzia nazionale. Sto parlando di un patrimonio consistente che
varrà diversi milioni di euro e lo stesso potrebbe (dovrebbe) essere
riutilizzato, facendolo così diventare protagonista di un processo di
restituzione alla collettività di quanto, in modo violento e illegale, le è
stato tolto dall'imprenditoria mafiosa. In questo modo la comunità potrebbe
finalmente partecipare ad una storia di rivincita dello Stato e di riscatto di
un territorio, ma non è così. Questi 106 immobili stanno marcendo nell'incuria
più totale.
La questione del patrimonio di beni immobili confiscati alle organizzazioni mafiose di questa provincia ci presenta due punti interessanti. Il primo è quello della effettiva dimensione e distribuzione territoriale di questo patrimonio, e quindi della significativa penetrazione economica delle organizzazioni mafiose nell'intero territorio ibleo. Questo ci racconta, in parte, quanto siano state forti le compiacenze di un certo mondo professionale. Che ruolo hanno avuto notai, consulenti, avvocati e tecnici nell'acquisto e nella gestione economica di questi beni per conto dell'imprenditoria mafiosa? Il secondo è quello dei criteri con cui questo patrimonio - dopo sequestro, confisca e assegnazione - viene gestito e della sua effettiva utilità all’innalzamento delle opportunità economiche e sociali nei territori che lo ospitano. Da questo secondo punto emerge un'amara considerazione: questi criteri sono assenti, o meglio, risultano evanescenti. Forse gli assegnatari di un bene confiscato (tribunale o pubbliche amministrazioni) non sanno di avere questo bene? Oppure: l'amministrazione assegnante non fornisce all'assegnatario la necessaria comunicazione iniziale e non si sa se per indolenza, o magari per il timore di spaventare l’assegnatario? Resta il fatto che questi immobili non vengono né utilizzati né riqualificati, e quindi si deteriorano nell'incuria. E' la rappresentazione plastica della sconfitta dello Stato, costretto a relegare tutto ciò in un silenzio imbarazzante. Da questa ignominia si coglie un dato: la non considerazione dell'imprenditoria mafiosa e della sua capacità di saper accumulare beni impoverendo il territorio. Mentre la mafia criminale, quella che spara, taglieggia e spaccia, viene contrastata con determinazione dagli organi inquirenti e dalla (presunta) società civile; la mafia economica, che controlla e gestisce beni e servizi, non trova contrasto neanche quando gli si sequestrano e confiscano i beni frutto delle sue attività illecite.
Bisogna uscire da questa condizione iniziando a parlare pubblicamente di questo fatto tanto assurdo quanto imbarazzante. In particolare a Vittoria si avvicina la commemorazione della strage del 2 gennaio del 1999 e con essa le giuste manifestazioni in ricordo delle due vittime innocenti, Rosario Salerno e Salvatore Ottone. Onorare questi due ragazzi significa non fermarsi esclusivamente alla memoria del dolore ma aprire, finalmente, un dibattito (una vertenza) su questi temi, che sproni e porti le istituzioni del territorio ragusano all'utilizzo economico e sociale di questi beni. Servono locali per le start up, servono terreni per sperimentare forme di agricoltura ecosostenibile, servono depositi per il nostro sistema agroalimentare, servono locali per un presidio sanitario,... C'è questo patrimonio nelle mani dello Stato, che è frutto di attività illecite che hanno compromesso il futuro delle giovani generazioni e umiliato la capacità di molte microimprese e di tanti lavoratori, UTILIZZIAMOLO! Evitiamo che, nel silenzio più totale, CONTINUI A MARCIRE!
La foto allegata a questo post è tratta da Google Immagini.
domenica 6 novembre 2022
Buone notizie: Polizia e Guardia di Finanza avranno nuovi locali. Ma quando si utilizzeranno i beni confiscati alla mafia?
Foto tratta dal Google Immagini
A Vittoria nascerà “un presidio di legalità”, una struttura dove alloggeranno in modo definitivo il Commissariato di Polizia, e la Stazione della Guardia di Finanza. La notizia di per se è buona, nulla da ridire, come si fa a criticare una cosa del genere? Però ci sono alcuni aspetti che impongono delle riflessioni e fanno nascere delle domande. Va subito precisato che il Ministero dell'Interno, per il 50% dei locali dove prima era allocato il Commissariato di PS di Vittoria, pagava da anni un affitto di 105 mila euro annui ad un parente della famiglia Luca di Gela, ovvero Rocco Luca, figlio di Salvatore, finito in carcere assieme allo zio e al padre nel luglio 2019 perché indagati con accusa di concorso esterno in associazione mafiosa. Ovviamente la notizia fece un certo scalpore tant'è che la Commissione straordinaria predispose gli atti amministrativi per favorire il trasferimento del commissariato in nuovi locali, ma questo non avvenne in modo rapido, anzi, forse pare che non avvenne (https://palermo.repubblica.it/cronaca/2019/07/16/news/vittoria_nuovi_locali_per_il_commissariato_di_polizia-231299939/).
Dal consiglio comunale del 3 novembre scorso si apprende della variante urbanistica - voluta dalla Prefettura - di un'area sita in Contrada Bosco Rosario di proprietà dell'Agenzia del Demanio dove insiste lo storico campo di calcio “Talafuni”. Grazie a quest'atto si potranno realizzare le caserme della GdF e del Commissariato di Polizia. L'iter dell'opera fu avviato dalla Commissione straordinaria e, la stessa opera, verrà realizzata con fondi del Ministero delle Infrastrutture in accordo con il Ministero dell'Interno. Ma il Ministero dell'Interno non è lo stesso dicastero che vigila sull'Agenzia nazionale per l'amministrazione e la destinazione dei beni confiscati alla criminalità organizzata (ANBSC)? Sono andato a vedere nel sito dell'Agenzia e ho scoperto che ha Vittoria, ad oggi (6 novembre 2022) vi sono 45 immobili confiscati e destinati (https://openregio.anbsc.it/statistiche/visualizza/beni_destinati/immobili). Appartamenti, abitazioni indipendenti, terreni agricoli e terreni edificabili, tutti beni sottratti alla criminalità locale e inutilizzati (?). Intanto sarebbe interessante conoscere le condizioni di questi immobili e poi, qualcuno, dal 2019 a oggi, si è chiesto come vengono utilizzati questi 45 beni dallo Stato? Si è pensato se era possibile, già nel 2019, trasferire in uno di questi il commissariato? Si è appurato se la futura caserma poteva essere realizzata in uno di questi immobili evitando che la città perdesse un'altra struttura di aggregazione? Il contrasto alle economie mafiose non si fa chiedendo ripetutamente: “serve più controllo del territorio, servono più forze dell'ordine”. La criminalità organizzata non si inquieta se in città vi è qualche volante in più. Le mafie si preoccupano seriamente quando perdono i beni che hanno accumulato illegalmente. Se poi uno di questi fosse diventato una caserma, l'oltraggio sarebbe stato totale. Prima di “confiscare” (in senso buono) un vecchio luogo di socializzazione, non sarebbe stato utile verificare se uno dei 45 beni sottratti alla criminalità di questa città avesse avuto le caratteristiche per diventare “presidio di legalità”? Sarebbe stato un atto di rispetto e di riscatto verso il territorio che da anni viene oltraggiato da una criminalità mafiosa che lo ha reso tristemente famoso. Come mai non è stato fatto? Cosa lo ha impedito? E' stata una dimenticanza? Domande semplici e garbate a cui qualcuno dovrebbe trovare il tempo per rispondere.
domenica 17 gennaio 2021
Vittoria: beni confiscati alle mafie. A quando l'utilizzo? II Parte (fine)
E' l'introduzione che fece Leonardo Sciascia a "Il giorno della Civetta" in una edizione per le scuole medie. Poche parole ma che davano, già cinquant'anni fa, l'idea di cose fossero realmente le mafie. Questa frase - che ricordavo, ma non a memoria - sono andato a cercarla quando pochi giorni fa ho appreso dai media che "all'imprenditore di spessore", Elio Greco, sono stati confiscati beni per 40 milioni di euro (https://meridionews.it/articolo/91414/mafia-confisca-da-40-milioni-al-re-degli-imballaggi-dalle-rapine-in-banca-agli-affari-nellarea-di-vittoria/). "Sette tra società e ditte individuali operanti nel settore dell'ortofrutta e del packaging, diciotto tra fabbricati e capannoni e sedici appezzamenti di terreno". La domanda, la solita, che mi è subito balzata in mente è stata: come e da chi venivano gestite queste imprese e i loro beni? Anche un imprenditore di spessore deve avvalersi della professionalità di un notaio per costituire una società, di consulenti per la conduzione fiscale e previdenziale delle stesse, di tecnici e di legali per tutto il resto. Tutti lo conoscevano soltando come imprenditore di spessore? Nessuno immaginava che avesse dei probabili prestanome? E gli istituti bancari, in genere molto più informati dei servizi segreti, gestivano i capitali genereati da queste imprese senza sapere a chi facessero capo? Quesiti scontati, che pongo garbatamente da tempo, ma mai nessuno ha provato a dare una risposta. Chissa perché!
La frase di Sciascia, la notizia sulla confisca dei beni all'imprenditore di spessore e il futuro utilizzo di questi beni impone un'altra riflessione. Grazie ai suggerimenti di Andrea Gentile del Forum anti-mafia di Vittoria, sono andato a visionare il sito dell'Agenzia Nazionale per l'Amministrazione e la Destinazione dei Beni Sequestrati e Confiscati alle mafie (ANBSC) in modo da avere dati certi e da chiunque verificabili (https://openregio.anbsc.it/statistiche/visualizza/beni_destinati/aziende). Da li sono riuscito ad ottenere notizie aggiornate su Vittoria. Ad oggi lo Stato, alle mafie di questa città, ha confiscato 52 beni. 8 immobili e un'azienda sono già in gestione. Invece 43 beni sono ancora destinati all'ANBSC e quindi non sono utilizzati. Voglio ricordare a me stesso come questo pezzo di patrimonio sia stato realizzato dalle mafie impoverendo, degradando e quindi rubando il futuro alla nostra città. Ora questi beni devono servire per ridare il futuro. Sono il nostro recovery fund. Ma per esserlo realmente c'è bisogno di costruire un movimento ampio che si attivi per il loro utilizzo. Serve mettere in moto quello che alcuni chiamano "imprenditorialità collettiva". Un soggetto economico che non è fatto solo dai protagonisti locali (cooperative, imprese, associazioni di categoria, sindacato, associazioni del volontariato ...) ma anche da altri soggetti: dai comuni alla prefettura fino alle forze dell'ordine, dove ogni uno deve contribuire al successo e al tutela delle attività economiche che si possono e si devono realizzare con questi beni. Questa, penso, sia la prima condizione che deve differenziarci. Non si capisce come mai il bene nelle mani dell'imprenditoria mafiosa ha uno sviluppo economico dinamico. Nel momento in cui questi beni vengono confiscati perdono ogni interesse e diventato un peso per i comuni e per le istituzioni a cui vengono spesso destinati. Un patrimonio immobiliare fatto di capannoni, terreni agricoli, di immobili non può essere divorato dall'incuria e dal disinteresse per poi finire nel degrado. Su questo tema serve un movimento che abbia la forza di scuotere l'attuale immobilismo della politica e di tutte le istituzioni dello Stato, capace di creare una rete tra economia e istituzioni, in grado di rigenerare questi beni, trasformarli in imprese o in attività sociali che creano sviluppo, progresso e lavoro. Non serve a nulla assegnarli (quando vengano assegnati!) a scopo "clientelare". Non possono diventare sedi di associazioni che hanno bisogno di un luogo dove riunirsi per discutere di eventuali progetti o percorsi di una "legalità" fumosa. Lo ripeto: questi beni vanno messi a frutto per creare attività sociali e lavoro produttivo dentro un progetto di imprenditorialità collettiva.
In un territorio dove c'è un alto tasso di disoccupazione accompagnato da un elevato tasso di evasione scolastica; la politica, le istituzioni, a fronte di un patrimonio di beni confiscati così ampio potrebbe attivare un canale, ad esempio con la Fondazione con il Sud (https://www.fondazioneconilsud.it/), per approntare e avviare "interventi di contrasto alla dispersione scolastica, per valorizzare i giovani talenti e attrarre “cervelli” creando start up per la tutela e valorizzazione dei tanti beni comuni (agricoltura, patrimonio storico, artistico, culturale, ambiente ...), sostenendo le imprese in difficoltà, qualificando i servizi socio-sanitari, favorendo il welfare di comunità".
Lo ricordo sempre a me stesso: in questa città soltanto a due "imprenditori di spessore" sono statti sequestrati beni per 80 milioni di euro (https://www.rainews.it/dl/rainews/TGR/media/sic-vittoria-sequestro-beni-boss-puccio-28d33139-a0ea-4790-bb14-32e4096b93b9.html https://www.rainews.it/tgr/sicilia/video/2019/01/sic-emanuele-Greco-sequestro-Vittoria-Stidda-e943aff4-08e0-4784-97bf-74ea1e361a71.html). Questi beni, come emerge dai servizi allegati (insieme ai tanti beni di altri soggetti gia sequestrati e confiscati), sono frutto di probabili attività illecite che hanno generato economie che sua volta hanno penalizzato lo sviluppo della città. Queste imprese sono state poste a reddito da quella "borghesia mafiosa" raccontata da Sciascia. La stessa, a titolo oneroso, ha messo al servizio "dell'imprenditoria di spessore" le proprie competenze professionali e i suoi rapporti con le istituzioni, contribuendo così ad impoverire e ad infangare Vittoria. Questo capitale deve essere utilizzato per cominciare a risarcire e per intubare le economie sane e i servizi sociali di questa città che - ora anche per colpa del Covid - rischiano di essere soffocati da quell'imprenditoria criminale, dai suoi collaboratori e dai "servizi sociali" offerti dal welfare di prossimità che le mafie stanno organizzando. Il virus sta dando vigore a tutti questi soggetti e tutto sta accadendo in silenzio e alla vigilia delle elezioni amministrative.
Per il bene della città serve aprire subito questo scontro. C'è un bisogno urgente di avviare questo movimento. Non ci sono né scuse né alternative. Vittoria deve diventare presidio di giustizia sociale e lo deve fare utilizzando anche i beni di chi l'ha insudiciata e deturpata.




