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domenica 3 maggio 2026
Fuoco
domenica 19 aprile 2026
Unire i puntini per capire le mafie del Sud Est
2) Sembra che le mafie di questa zona della Sicilia si fossero costituite in un’unica cooperativa. La stidda (ciò che ne resta), elementi locali della mafia, mafia albanese ed esponenti legati alla ‘ndrangheta si sono messi insieme, intanto per non pestarsi i piedi tra loro e poi per mettere in connessione, e quindi rafforzare, le loro attività: prima fra tutte il narcotraffico (controllo e spaccio della cocaina) e poi l’estorsione. Quest’ultimo “business” non è più quello che noi storicamente conosciamo, cioè il pizzo da chiedere alle imprese per sostenere la famiglia dei galeotti o per “sponsorizzare” un certo evento sportivo. No! Quello oramai è roba da mendicanti del crimine. L’estorsione di oggi si basa su far confluire il denaro prodotto illegalmente nell’economia del territorio. Un’attività è in crisi? Arriva “l’amico” che può dare aiuto rilevandola...estorcendola.
3) Per il sistema bancario un’impresa che presenta un piccolo segnale di difficoltà - ad esempio: non riesce, per i motivi legati alla crisi a rientrare dalla scopertura concessa - diventa subito “sofferente”. I programmi del sistema la segnalano subito, facendola diventare immediatamente come un'attività con “esposizione inesigibile”. Alle banche non interessa se l’impresa è entrata in crisi perché lo Stato non ha ancora riconosciuto contributi o agevolazioni, oppure perché i suoi clienti non hanno pagato quanto dovevano. La logica della banca è tanto semplice quanto indecente: non riesci a rientrare? Ti blocco!
4) Chi arriva in aiuto? La cooperativa! Con i soldi fatti grazie al narcotraffico.
La figura che viene fuori unendo questi punti? Può essere quella che queste società offshore abbiano
acquistato in questi anni imprese in difficoltà? Ecco questa è una domanda, o un immagine, che
va girata direttamente agli organi inquirenti, sperando che prima o poi arrivi o una risposta oppure venga osservata con una certa attenzione.
L'immagine a corredo del post è tratta da Google Immagini
domenica 2 marzo 2025
Dati e analisi sulle economie mafiose in provincia di Ragusa.
Sulla forma giuridica preferita dalle attività mafiose viene in aiuto la relazione di un esperto come il colonnello Giuseppe Furciniti della Guardia di Finanza il quale scrive: "La forma giuridica più diffusa è la società a responsabilità limitata, ritenuta il miglior compromesso tra l'agilità di costituzione e gestione e le esigenze di occultamento dell'identità criminale (grazie alla frammentazione del capitale tra più soggetti diversi). A quest'ultimo obiettivo, risponde anche l'utilizzo di prestanome e l'utilizzo di strutture di controllo societario a partecipazioni incrociate (“scatole cinesi”). La preferenza per la forma delle s.r.l. è spiegata soprattutto dalla facilità di costituzione (si richiede un capitale sociale di 10.000 €) e dal vantaggio dettato dalla limitazione delle responsabilità patrimoniali".
domenica 16 febbraio 2025
RAGUSA, PROVINCIA BABBA O MAFIOGENA?
La provincia di Ragusa è stata da sempre crocevia di vari interessi anomali. Si può dire che questa terra, definita babba, è nei fatti mafiogena? E' giusto affermare che qui si sono generate e si generano economie malate che hanno creato uno sviluppo distorto capace di indebolire le poche economie legali rimaste? E' possibile affermare che le economie mafiose sono in grado di alleviare le difficoltà dei ceti sociali più deboli? E se tutto questo risultasse vero: qual'è il rapporto tra un'imprenditoria mafiosa così forte e "credibile" con le istituzioni del territorio? A fronte di queste domande servirebbe un'antimafia nuova, meno movimentista e più realista, ma questo è un tema che proverò ad affrontare prossimamente.
Pippo Fava in una delle sue inchieste scrisse: “...Ragusa, con tutti i suoi paesi a corona, le sue dolci colline, le sue vallate che scendono sempre più dolcemente verso il mare... è frontiera...al di là della quale c’è la tragedia siciliana, con i suoi dolori e disperazioni,... ..E se un giorno quella linea esile di colline si incrinerà... ”.
Per scrivere questo post ho consultato i siti seguenti:
https://www.facebook.com/story.php?story_fbid=10236325832035209&id=1511551850&rdid=5rf3yoqx9fFC2Z0y#
https://livesicilia.it/la-droga-corre-sullasse-albania-sicilia-arresti-a-ragusa/?refresh_ce
domenica 28 luglio 2024
Imballaggi
Dopo un'operazione di polizia sull'infiltrazione delle mafie in alcuni settori economici del nostro territorio, si scatena il solito vespaio di polemiche che dura in media tre giorni. Nascono articoli, post sui social che descrivono la pericolosità criminale degli arrestati, ma in questi commenti non si analizzano mai i danni economici creati da queste attività e non si cercano mai le complicità. Le ultime operazioni in ordine di tempo riguardano il settore degli imballaggi - operazione "Fenice" - del 12 giugno scorso, l'altra è avvenuta il 12 luglio, nel siracusano, e afferiva al settore dei trasporti.
La produzione di ortofrutta rappresenta il segmento economico più importante del Sud Est siciliano, ma lo sviluppo di questo settore è da sempre collegato all'apporto e alla crescita dell’indotto, cioè a quella "catena di fornitura e servizi”, che ha consentito e consente di mettere in connessione la produzione con il consumo. Per essere più chiaro: senza imballaggi e logistica i nostri prodotti ortofrutticoli non arriverebbero mai sulle tavole dei consumatori. Un pezzo di questi due settori, così strategici, sono finiti da tempo sotto il controllo diretto di sodalizi mafiosi caratterizzati da strategie imprenditoriali aggressive. Il problema che da sempre hanno le mafie non è però aumentare gli introiti delle imprese che controllano, ma ripulire il denaro che arriva dalle loro attività illegali in modo da regolarizzarlo. Uno studio dell'Ufficio Informazioni Finanziarie della Banca d'Italia, dal titolo significativo: “Il profilo finanziario delle imprese infiltrate dalla criminalità organizzata in Italia”, ha analizzato come il flusso costante di denaro che arriva dalle attività criminali (gestione spaccio di droga e gestione dei rifiuti), viene immesso nelle imprese che le stesse mafie controllano (vedi link 1). Lo studio ha pure individuato la distribuzione provinciale delle imprese infiltrate, Ragusa ovviamente c'è! (si veda la figura estrapolata dallo studio).
Il controllo giudiziario di un impresa confiscata alle mafie avrebbe il compito di bonificare la stessa, assicurandone il suo risanamento in ambito economico-finanziario, salvaguardandone e migliorandone i livelli occupazionali esistenti, in modo da svincolarla, in modo definitivo, dall’assoggettamento e dall’infiltrazione mafiosa. Invece, la nomina dell’amministratore giudiziario fa scattare immediatamente, tra i vari operatori che prima si interfacciavano con la stessa, una serie di "preoccupazioni" che determinano il non riscatto dell'azienda fino al suo fallimento. E' forse per questo motivo che 4 aziende su 5 sottratte alle mafie chiudano i battenti? Invece dei convegni passerella servirebbero norme che consentano a un'impresa confiscata alle mafie di rimanere attiva sul mercato, tutelando così i posti di lavoro e il patrimonio economico. Servirebbe trattare queste attività come delle start up in modo da avere le relative agevolazioni fiscali e contributive. Servirebbe fare in modo che le aziende confiscate si mettessero in rete in modo da creare filiere produttive che coinvolgano anche le imprese sane così da creare circuiti virtuosi. Servirebbe un sistema bancario capace di saper distinguere il grano da loglio e quindi in grado di saper analizzare approfonditamente i flussi finanziari e le movimentazioni di denaro di certe aziende. Servirebbero indagini finanziarie vere, capaci di far emergere finalmente il ruolo mefitico di quell'area grigia a servizio delle economie mafiose. Ma tutto ciò che servirebbe pare sia molto complicato sia da pensare e poi, soprattutto, da attuare. Nei convegni "antimafia" è più facile dibattere sulla rozzezza della manovalanza mafiosa. In questi seminari mai un accenno di discussione su come provare a contrastare quel livello economico cha ha rafforzato e rafforzerà il ruolo delle mafie nel territorio. E' cosi che l'imprenditoria mafiosa continuerà a mettere a frutto e ad accrescere quelle risorse di capitale sociale ed economico che, insieme a un modello organizzativo basato su una combinazione di legami forti, costituiscono il fondamento della sua straordinaria capacità di riprodursi nel tempo e nello spazio.
1) https://uif.bancaditalia.it/pubblicazioni/quaderni/2022/quaderno-17-2022/index.html
2) https://www.bancaditalia.it/pubblicazioni/qef/2013-0202/QEF_202.pdf
domenica 28 maggio 2023
Il PREZZO DELLA LEGALITA'? STA NELLA CAPACITA' DEL RICICLAGGIO.
lunedì 2 gennaio 2023
2 GENNAIO, SOLO MEMORIA?
2 gennaio 1999, 24 anni fa, quasi un quarto di secolo, è una data spartiacque che non attesta soltanto l'oltraggio peggiore della mafia alla città di Vittoria, ma decreta, in modo definitivo, la fine di una criminalità violenta, rozza e stracciona che per oltre un decennio ha terrorizzato e infangato la città. Con la strage di San Basilio inizia una nuova era: quella dell'economia mafiosa. Il campo d'azione dei nuovi affari dev'essere bonificato. Il comportamento rude e feroce di certi personaggi, che non hanno ancora compreso come i tempi stiano cambiando, va eliminato in ogni modo. Due persone innocenti e lontane dalle logiche criminali, Rosaio Salerno e Salvatore Ottone, verranno abbattute dal piombo. Le prime vittime innocenti delle nuove economie mafiose. Da quella data in poi speculazioni e ricomposizioni aziendali cominceranno a delinearsi e con esse si verrà a tracciare una nuova geografia mafiosa che metterà in luce nuovi accordi con organizzazioni più potenti e strutturate. Come leggere la presenza di un boss della 'ndrangheta come Brandimarte a Vittoria? Come decifrare i beni sequestrati (oltre 100 milioni di euro) ad alcune "imprese" locali della Guardia di Finanza tra il 2018 e il 2022? Sono fatti che possono dare alcune risposte alle mie analisi?
Il 2 gennaio non è e non può essere solo commemorazione. A Vittoria da quel giorno è cambiato qualcosa, ma di questo qualcosa non si conosce (o non si vuole conoscere?) il perimetro. Per contrastarlo dovremmo definire con chiarezza i confini di questo qualcosa, capirne i suoi legami, circoscriverne le sue azioni. Limitarsi alla memoria, alla rievocazione, è utile; ma anche tanto insufficiente.







