Le mafie in alcuni territori non vengono percepite. Il motivo è dato dal fatto che in queste zone non si manifestano reati e omicidi di tipo mafioso. La tranquilla e paciosa Ragusa è stata sempre definita una città libera dalla mafia, come se gli interessi e le economie criminali avessero avuto una paura atavica a scalare le ripidi pareti dell'altipiano ibleo 😄 . Io invece ho sempre pensato e scritto che a Ragusa si è sviluppato, senza violenza, un sistema relazionale che non ha una funzione di mero supporto ma è l'aspetto costitutivo del fenomeno mafioso di questa città. Qui, come in pochi altri posti, diversi poteri si sono legati fino a cementificarsi. Chi ha provato ad indagare, spiegando i legami e la composizione di questo malta, come Giovanni Spampinato, ha fatto una brutta fine.
Nella tesi di dottorato di ricerca del dott. Fabrizio La Licata viene citato un documento anonimo del 20 febbraio 1931, tratto dall’Archivio
Centrale dello Stato. Nello stesso vengono descritti in maniera “minuziosa” le
caratteristiche dei maggiori dirigenti
del Partito nazionale fascista ragusano, in particolare del segretario federale Lupis, dell'on. Pennavaria e del loro entourage. La domanda che mi sono posto e che pongo a chi avrà il piacere e la pazienza di leggere questo documento è: ma Ragusa è sempre stato il luogo dove ogni anomalia viene opportunamente mascherata? .
" ... il
segretario federale sig. cav. Luigi Lupis Forestieri, chiamato
“Lisuzzu”, […], gode fama di ricco possidente di terreni e di
somme liquide. È di carattere autocrate, è di abitudini molto
signorili, ed è seguace degli antichi costumi feudali. È legato da
vincoli di sangue alle principali famiglie del luogo che nel passato
manipolarono la politica provinciale (ex on. Giovanni Cartia).
Attualmente una parte dei di lui parenti sono infiltrati nelle varie
organizzazioni fasciste della provincia. Egli intenderebbe imprimere
alla provincia un suo speciale indirizzo nel nome del fascismo.[…]
Il Lupis cerca in tutti i modi di influire sull‟opinione pubblica
di Ragusa e provincia specie nelle occasioni di cerimonie, solennità
e commemorazioni […]. È
stato un protettore della mafia. (quindi la mafia c'era già a Ragusa ndr)
[…]. L‟entourage
del Lupis, è costituita dalle seguenti persone, le quali occupano
cariche nelle organizzazioni politiche e sindacali della provincia,
ove le stesse persone hanno estesa parentela.
1)
Comm. Francesco Paolo Giunta, Presidente della federazione
agricoltori, arcimilionario, ex propagandista e candidato del partito
popolare, è parente del Lupis per parte del suocero. Sebbene molto
ricco suole servirsi della macchina della federazione per usi
privati, ed esercita con arte
raffinata lo strozzinaggio. Il marchese Tedeschi e il comm.
Pandolfo di Pozzallo sono a conoscenza dello strozzinaggio che
esercita il Giunta. Ha per segretario il dott. Carruba, a lui
parente, avendo sposato una giovane che dicesi congiunta ed alla
quale diede in dote la somma di L. 100000. Parenti e compaesani del
Carruba, sono i segretari delle varie sezioni.
2)
Sig. Ugo Ciuti, segretario dell‟Unione industriale, proviene dalla
Toscana, gestisce per volere del Lupis, il teatro comunale, passato
al dopolavoro. Si afferma abbia subito un processo per malversazioni
contabili ai danni dei sindacati. […].
3)
Dott. Raffaele Schininà, presidente dell‟opera nazionale per la
maternità ed infanzia (cognato del Lupis), già facente parte del
partito popolare; egli non è tanto ben visto dalla popolazione per
la vita di bigotto che conduce; tanto che alla domenica e nelle
festività religiose si nota a questuare durante tutte le messe.
4)
Prof. Malfitano, ex maestro elementare, presidente dell‟opera
nazionale del dopolavoro. […].
5)
Carbonaro Luigi, vice segretario della federazione fascista degli
agricoltori, diffamato dalla voce pubblica per “pregiudicato”, e
che fu anche proposto alla commissione per l‟ammonizione, ubbidisce
ciecamente al Lupis. Tra gli altri
incarichi a anche quello di reclutare donne dedite alla prostituzione
clandestina, per condurle in case private e tenerle a disposizione
del segretario federale. È di pubblica ragione che il
Carbonaro in compagnia di tal Ugo Montes, e spalleggiato da militi in
divisa, si recava nelle campagne per attendere ai bivi e crocevia,
oscuri ed analfabeti contadini, per imporre loro l‟immediata
iscrizione al sindacato, al solo scopo di far numero e farsi pagare
la tessera, che consegnava sul luogo.[…].
6)
Filippo Dell‟Agli, segretario dell‟Unione provinciale dei
sindacati fascisti dell‟agricoltura, è un succube del Lupis, dal
quale fu sorpreso, or non è molto, nel proprio ufficio in intimità
con una donna del popolo.
7)
Cav. Luigi Iacono, ricco possidente, ufficiale in congedo dei
granatieri, invalido di guerra, decorato al valore, rappresenta la
federazione fascista nella giunta provinciale amministrativa; […].
Gode fama di usuraio, ed esercita
lo strozzinaggio, a mezzo di interposta persona, che è poi il
pericoloso pregiudicato Gaetano Mazzola, chiamato Tano, capo della
mafia ragusana. […]. Il pregiudicato Gaetano Mazzola suole
millantare di aver servito il fascismo e di essersi distinto nelle
lotte elettorali, a vantaggio dell‟on. Pennavaria. […].
8)
Giovanni Sulsenti di Carmelo, chiamato “Vanni cuteddu” maestro
elementare, centurione comandante provinciale dei fasci giovanili di
Ragusa, membro della commissione di disciplina della federazione,
gode fama di persona di nessuna serietà. […]. Fu compagno di
imprese audaci al pregiudicato Gaetano
Mazzola, capo della mafia, senza però cadere nella rete della
Polizia. […]. Suole spesso tenere un contegno villano,
vivamente deplorato e commentato, e cioè dare noie alle donne nei
ritrovi pubblici (cinematografi). Fra queste si annovera la signora
Licitra, moglie dell‟appaltatore di lavori edili, che costruì la
strada interna di Ragusa, la quale non ha parlato dell‟affronto per
pudore e per evitare gravissime conseguenze, tra il proprio marito ed
il Sulsenti. Ha capeggiato un gruppo di giovani fascisti e militi,
dei quali però alcuni lo hanno abbandonato, recandosi con essi nei
quartieri popolari occupati dai contadini, ove adducendo pretesti di
rappresentare l‟autorità, e rivolgendo domande di nessuno conto,
si avvicina a giovani contadine per toccarle con le mani. [...]
Nello
stesso documento si
possono leggere una serie di notizie riguardanti altri personaggi
legati
all'on.
Pennavaria, “il quale veniva accusato di sostenere un gruppo di
potenti affiliati alla massoneria, che erano anche i maggiori
azionisti della banca popolare agricola, detta “banca Pennavaria”.
Dal
documento si legge sempre:
“Tutti
costoro, non sono visti con simpatia dai fascisti della corrente del
federale Lupis, per quanto il Lupis stesso lì avvicini e si dimostri
loro amico. Perché sia possibile formarsi un‟idea sulla situazione
locale si riferisce:
1)
Saverio Puglisi, esattore, è il più forte finanziere della
Provincia di Ragusa, il quale ha l‟appalto della esattoria di detta
città e di varie province e comuni dell‟isola; non è iscritto al
fascio, ex affiliato alla
massoneria, e molto legato all‟on. Pennavaria, per ragioni
che non si conoscono. […].
2)
Comm. dott. Ottaviano Salvatore, medico chirurgo, persona di
superiore cultura, manipolatore della situazione politica e
finanziaria di Ragusa. Tutti ricorrono a lui per ottenere favori di
qualche entità. Fu gran venerabile
della loggia del luogo del rito orientale. È attualmente
presidente della banca Pennavaria. […].
3)
Cav. rag. Licita Salesio, direttore della banca, rettore della
Provincia. Coprì alto grado nella
massoneria. Gode poco simpatia nell‟ambiente. […].
4)
Avv. Scribano, legale della banca ex massone.
5)
Rag. cav. Giorgio Criscione, possidente, ex
massone, persona della più alta fiducia di S.E. Pennavaria.
Mafia, usura, sfruttamento della prostituzione, corruzione e massoneria; tutto ben miscelato e cementato col potere politico dell'epoca. Ma tutto questo è accaduto solo negli anni ruggenti del ventennio?