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lunedì 26 agosto 2019

Le due omertà



Se si vuole comprendere come funzionano le mafie di un territorio occorre guardare attentamente le economie dello stesso. Un’attenta analisi economica può aiutare a capire come si muovono i capitali della criminalità e quindi capire i suoi eventuali interessi e il suo probabile ruolo. Per le mafie “fuggire” dai luoghi di origine, spesso troppo raccontati dai media e controllati dagli inquirenti, significa espandere i traffici e mimetizzarsi con facilità grazie all’assenza di collaudati sistemi di difesa sociale. In questo caso, cioè nei territori che sono stati definiti “non tradizionalmente mafiosi”, le mafie non sono violente ma (im)prenditrici. Cioè, la quiete in cui vivono questi territori, costituisce una valida copertura alle attività illecite. Ecco, questa è l’altra faccia dell’omertà, quella che non è figlia della paura ma è affabile e cordiale. E' un'intesa che permette di reinvestire masse di denaro prodotte illegalmente. Naturalmente questa omertà è sostenuta da condivisioni politiche, economiche e professionali.
Leggendo alcuni dati economici, relativi all’area modicana, elaborati nel maggio del 2018 dall’autorevole Consozio AASTER (Agenti di Sviluppo del Territorio), viene fuori un quadro interessante che fa riflettere molto. Modica è una città media siciliana che presenta un numero elevato di impieghi bancari: 13.906 euro per ogni abitante; è il sesto valore tra i comuni siciliani, preceduto solamente da alcuni comuni capoluogo. La città della Contea è al vertice dei grandi comuni siciliani per numero di imprese per abitante: 11,8%, un tasso superiore anche al dato nazionale che è di 10,4%. 957 milioni è il valore aggiunto prodotto dall’economia modicana, un peso economico che la colloca all’undicesimo posto nella graduatoria regionale. L’economia modicana crea maggior ricchezza rispetto agli altri comuni del ragusano, con una struttura meno vocata all’agricoltura e più caratterizzata dalle costruzioni, dall’agroalimentare, dalla grande distribuzione, dal commercio all’ingrosso, dalla logistica e in fine, ma non per ultimo, dal turismo che sta diventando una voce importante nel portafoglio economico della città. Tutto ciò è servito da una presenza diffusa di microattività dinamiche ma spesso in forte difficoltà. E’ come se tutto questa roba non fosse patrimonio generale, anzi, pare che molte di queste fortune dell’economia modicana ruotino attorno a poche famiglie di imprenditori, proprietarie delle principali società del territorio. Infatti, a Modica il solco tra ricchi e poveri è piuttosto ampio. Accanto a questi dati economici si affianca un tasso di criminalità tra i più bassi della Sicilia a cui si accosta una quota di abitanti stranieri, tra le più basse della regione.
Sembra che Modica presenti tutte le caratteristiche di una zona tranquilla e opulenta; un luogo appetibile per chi vuole o deve investire, con serenità, masse di denaro prodotte illegalmente? Forse!
Da articoli e inchieste viene fuori che già negli anni Novanta, le mafie si sono “...introdotte definitivamente nel mondo dell’economia, anche in quella “legale”, come nello sfruttamento e nel commercio dei prodotti petroliferi, agendo attraverso ambigui imprenditori e uomini d’affari, oltre che con la compiacenza di alcuni politici, amministratori pubblici, istituti di credito e persino componenti delle forze dell’ordine” [] le collusioni tra industria, politica e mafia sono numerosi e significativi. Giuseppe Ercolano, cognato del capo della mafia catanese Nitto Santapaola, ottiene ad esempio appalti in provincia dall’AZASI, (l’Azienda siciliana degli asfalti con sede a Modica). […] si susseguono indagini e indiscrezioni che legherebbero l’espansione dell’edilizia ricettiva e turistica all’intervento diretto di amministratori ed esponenti politici, dietro cui si nasconderebbero gli investimenti della mafia […] Le inchieste delle procure locali e della magistratura antimafia rivelano che l’intervento della “mafia dei colletti bianchi” nell’economia legale è finalizzato principalmente al riciclaggio di denaro proveniente da attività illecite. Nel territorio di Modica, per esempio, sorgono in pochi anni numerose attività commerciali riconducibili a gruppi catanesi e calabresi”.
Tutto questo è accaduto in silenzio, senza clamori investigativi e mediatici. L’attenzione delle forze dell’ordine, della magistratura e dei media è stata ed è rivolta in massima parte a contrastare e a raccontare la violenza dei clan che controllavano e controllano Vittoria, Comiso, Acate (in parte anche Scicli).
Questo strabismo ha forse permesso alle mafie di agire indisturbate sui territori dell’altipiano? La violenza dei clan dell’ipparino è stata funzionale all’eventuale espansione economica di cosa nostra nei luoghi più “tranquilli” degli iblei? Può darsi! 
Se fosse così si può dire che in provincia esistono due modelli omertà.
C’è l’omertà generata dalla paura, figlia della prepotenza rozza, feroce, e clamorosa dei gruppi criminali dell’ipparino. Questi si sono dedicati alle attività classiche del crimine mafioso: traffico di droga finalizzato al fabbisogno locale, estorsioni, usura, gestione di bische clandestine e prostituzione; il tutto condito da un controllo efferato e violento del territorio.
C’è l’omertà della compiacenza silenziosa, della connivenza remunerativa. Questa nasce e si sviluppa per gestire, dietro lauti compensi, il denaro che le mafie devono riciclare in investimenti certi e redditizi, sfruttando appieno le occasioni offerte da una società mite, silente e opulenta. Il seme di questa omertà viene coltivato nei salotti, nei circoli culturali e politici, meglio ancora nelle logge massoniche (Modica, come Ragusa, ha una lunga tradizione massonica) e poi si dirama, come una gramigna, lungo tutto il corpo sociale facendolo diventare silenzioso e impermeabile ad ogni azione di contrasto. E’ come se, a titolo oneroso, venisse costruita una resistenza culturale che nega apertamente e sfacciatamente l’esistenza della mafia.
Le azioni violente dei clan ipparini sono la nebbia che cela un negazionismo oggettivo?
Se così fosse gli organi inquirenti e i media hanno l’obbligo di contrastare e smascherare questo disconoscimento con un impegno superiore rispetto a quello che c’è stato e c’è per il territorio ipparino. Non farlo significa agevolare l’eventuale infiltrazione sommersa e camaleontica, che ha forse permesso a pochi il controllo di certe economie locali. Non farlo significa alimentare indirettamente le violenze nell’area ipparina per continuare a nascondere e rinforzare l’eventuale inquinamento progressivo del tessuto socio-economico dei territori dell’altipiano ibleo.

Per redigere questo post ho consultato:

https://www.ragusaoggi.it/questa-e-modica-stato-nello-stato-i-dati-e-lanalisi-di-aaster/

https://www.studistorici.com/wp-content/uploads/2010/07/CACCAMO_dossier_3.pdf

http://liberatorio.altervista.org/da-noi-la-mafia-arriva-con-il-carrello/

https://journals.openedition.org/qds/1472

lunedì 12 agosto 2019

“Segui i soldi e troverai le mafie”: anche in provincia di Ragusa?





Per cercare di capire certi fatti economici bisogna rovistare tra le dinamiche interne di questi fatti. Certo, non è facile capire queste cose però ci sono alcuni elementi che ci possono aiutare. Ad esempio, ciò che ci viene incontro è la relazione della commissione parlamentare antimafia, quella approvata nel febbraio del 2018. Nella stessa si legge: li dove ci sono interessi di un certo tipo le mafie rinunciano al ricorso ad ogni forma di violenza. E’ l’unico modo per favorire relazioni con il mercato legale ...” Sempre nella relazione si legge: Le mafie da sempre dedicano una particolare attenzione alla “promozione di relazioni di collusione e complicità con attori della cosiddetta “area grigia” (imprenditori, professionisti, politici, pubblici funzionari e altri), definita anche come “borghesia mafiosa”, composta da personaggi insospettabili i quali, sebbene non inseriti nella struttura criminale, avvalendosi di specifiche competenze professionali avvantaggiano l’associazione mafiosa fiancheggiandola e favorendola, non solo nella protezione dei propri membri, nell’allargamento delle conoscenze e dei contatti con altri membri influenti della società civile, ma anche nel rafforzamento del potere economico”.Quindi, in un territorio come Vittoria dove l’attenzione dei media e degli inquirenti è molto particolare non conviene fare troppi investimenti?
Per rispondere a questa domanda va fatta una piccola analisi economica. Osservando i fatturati delle aziende presenti nella mostra provincia sul sito reportaziende.it vengono fuori due dati: il primo ci dice che la Provincia di Ragusa è, in percentuale, la prima provincia siciliana con aziende che hanno un fatturato superiore a 5 milioni di euro. Cioè, in percentuale siamo primi rispetto a Palermo e Catania. Il secondo dato ci dice che delle prime 15 aziende iblee con fatturato più alto, 10 si trovano a Modica e a Ragusa. 
Viene fuori una geografia economica dell’area iblea che è interessante. Infatti, tutti siamo abituati a pensare che il mercato ortofrutticolo sia il motore economico della provincia e quindi anche il centro di certi interessi. Sommando i fatturati delle attività che operano direttamente o indirettamente col mercato, non si superano i 500 milioni di euro. Viceversa nell’area Ragusa/Modica la somma dei fatturati, di dieci aziende, è prossima al miliardo e mezzo di euro. Non sto dicendo che queste imprese siano in odore di mafia, però mettere sotto attenzione l’economia di un territorio, che molti ritengono immune da qualsiasi anomalia, mi sembrerebbe, a mio avviso, un fatto quasi ovvio.A volte, anche senza malizia, uno si può pure domandare: ma certi affari hanno bisogno del silenzio e della complicità delle istituzioni?

Giovanni Spampinato, che di cose ragusane e modicane se ne intendeva, ci ha lasciato una frase: “ho capito che quello che faccio, devo farlo bene”. Anche Giovanni Falcone ci ha lasciato una frase: “segui il denaro è troverai cosa nostra”. E’ venuto il momento che le indicazioni che ci hanno lasciato queste due persone - ammazzate dalle mafie - vengano messe realmente in pratica.

lunedì 5 agosto 2019

Gli azzeccagarbugli delle mafie

L'immagine è tratta da Google Immagini 


Più volte in questo mio spazio ho parlato della provincia di Ragusa come di una sorta di oasi del riciclaggio dei soldi delle mafie. Ho raccontato dell'eventuale compiacenza del sistema bancario e ho pure indicato come alcune figure professionali siano dedite a questa attività. Ho scritto di persone molto esperte in "international finacial field", che detto in inglese da l’idea di specialisti competenti e raffinati e non di banali spalloni in giacca e cravatta. I bene informati parlano di “azzeccagarbugli” ben collegati a studi del Nord Italia che vantano una lunga esperienza nel “campo finanziario internazionale” e contatti con banche svizzere, lussemburghesi, di San Marino eppure della vicina Malta. Ecco, questi personaggetti, questi “intermediari finanziari”, sono l’altra faccia delle mafie di questa terra, quella che vive eclissata, che intinge ogni domenica le mani nell’acquasantiera oppure frequentano qualche loggia massonica.
Girando per la rete ho trovato questo post che li descrive per quelli che sono, vi invito a leggerlo, è un primo identikit, in attesa di conoscere i loro nomi e cognomi.


Gli azzeccagarbugli della mafia”

Hanno il colletto bianco e l’animo nero e profondo come un pozzo. Sono sciacalli disumani, si nutrono di uomini che, nelle loro intenzioni, sono morti che camminano. La mafia, quella dei piani altolocati, li predilige per la loro capacità di essere radicalmente immorali, spietati come killer che non sbagliano un colpo. Per questo si intestano ruoli ed azioni in apparente garanzia della legalità, mentre poi la uccidono ai sensi di legge. Sono mossi dalla ricerca di un riscatto immorale, una sorta di vendetta contro la società, ché risarcisca il loro senso di inferiorità, i loro fallimenti giovanili, l’emarginazione da ruoli di particolare rilievo, dal conseguimento di traguardi che a loro sono stati preclusi.
Non riuscendo ad accedere al paradiso agognato con la brama di potere e denaro, il loro volo icaresco li precipita inesorabilmente nell’inferno della devianza, alla quale presteranno tutta la loro miserabile vita, in un tentativo, mai soddisfatto, di realizzare la loro identità malata. Perché non sono sani di cuore e di mente, non sanno accettare l’insuccesso, ma solo il successo, e per questo finiscono, alla prova del lungo termine, dalla parte dei soccombenti, in modo ignominioso, una volta che si sia, come accade, disvelato il loro tramare mefistofelico. Né può mai ripagarli il retrogusto del male venefico che spargono per tutto il tempo in cui riescono a spiegare il loro gioco, a volte più breve altre più lungo, perché comunque effimero.
Ciò che li attrae sommamente è attuare, con spregiudicatezza luciferina, il male, colpendo con vigliacca precisione chi percepiscono essere da loro eticamente diverso, camuffandosi maldestramente sotto le mentite spoglie di un perbenismo simulatorio, artefatto, irrimediabilmente corrotto e per questo appannato da un velo che, tuttavia, finisce per essere rivelatore della interiore turpitudine d’intenti e d’azioni. Il livello strisciante e subterraneo che li contraddistingue è manifestato dalle loro pavide espressioni di inebetita esultazione, allorquando talvolta gli riesca, con somma slealtà e con una infimità che è propria delle iene, di ferire coloro che non potranno mai ragguagliare in statura, né morale né culturale.
Abilissimi a fare e disfare carte così false da sembrare vere e persino autentiche, sono medici, commercialisti, avvocati, ingegneri, architetti, e così seguendo, che prestano la loro naturale propensione a delinquere per rendere servigio al quel potere che si è tinto di “grigio”, lo stesso che si colloca nella assai ampia zona di transizione, di cui si sono tentate diverse definizioni provvisorie tra cui quella di “Stato-mafia”, e difatti ben più estesa di quanto sia pubblicamente noto o collettivamente immaginato, tra le istituzioni, quelle vere, e la mafia di alto rango, l’unica che possa fregiarsi di questo infame marchio di fabbrica, dal copyright riservato e privilegiato, che garantisce ai suoi referenti locali latitanze pluridecennali.
Capaci di camminare sui carboni ardenti, schiavi del loro misero tornaconto, non lo sono invece sulle pietre della verità.”



lunedì 29 luglio 2019

munizza, Munizza, MUNNIZZA


La munnizza sta sommergendo questo territorio e in alcune zone il tanfo già aleggia da tempo. Siamo prossimi all’allarme sanitario, ma non si deve dire. Il 6 luglio scorso scrissi, in questo piccolo spazio, che “i mucchi di rifiuti oramai caratterizzano buona parte del nostro territorio e la munnizza è diventata contagiosa, come la “peste” e più è trasmissibile più il territorio rischia di precipitare verso un emergenza rifiuti che è lo spazio vitale dove “la peste” trova il suo compimento”. Subito l’ASP di Ragusa, d’intesa con la commissione straordinaria del Comune e con la Prefettura di Ragusa spiegarono in un comunicato stampa di aver effettuato controlli su un’area vasta del territorio comunale. A seguito di diverse ore di controlli veniva esclusa qualsiasi emergenza sanitaria o rischi per la salute pubblica”.
Non mi va di polemizzare ma non ci sto neanche a passare per uno che si inventa le cose. Ma cosa è stato controllato? Lungo le strade di molte contrade che circondano Vittoria (ma anche Santa Croce, Ragusa, … ) i mucchi di spazzatura aumentano a vista d’occhio. Le persone giornalmente postano sui social foto di cumuli di monnizza che si sviluppano rapidamente. Addirittura la plastica delle serre insieme alla spazzatura viene abbandonata nelle rotonde o nei spartitraffico. C’è l’inciviltà di molti cittadini, su questo non ci sono dubbi, ma c’è anche la totale mancanza di controllo. L’una sommata all’altra stanno facendo diventare il territorio un’enorme latrina a cielo aperto e questa cosa non può continuare perché poi qualcuno - ancora più incivile - convinto di fare una cosa buona e giusta incendia questi cumuli appestando l’aria.
Si prenda atto, definitivamente che la raccolta differenziata, così com’è impostata, non sta funzionando. Inoltre, perché fino ad oggi nelle campagne, dove abitano diverse famiglie, non sono state previste delle isole ecologiche? Magari proprio nei luoghi dove si formano le attuali discariche abusive. Come mai non si fanno accordi con la grande distribuzione presente in zona, installando postazioni di raccolta automatica di carta, plastica, vetro e alluminio, a cui accedere liberamente e dalle quali ottenere degli sconti o dei buoni da utilizzare per la propria spesa? In molte realtà questo sistema si sta affermando. E in fine, cosa manca per mettere in funzione il nostro centro di compostaggio? Parlo di una struttura costata oltre 3 milioni di euro, in cui si possono mettere a deposito circa 5 mila tonnellate di rifiuto umido e fornire dell’ottimo compost (concime naturale) per i nostri territori ad alta vocazione agricola.

L’emergenza rifiuti è la corsia preferenziale che mette ogni regola in soffitta e avvia percorsi tortuosi, malati e ambigui Bisogna evitarla a tutti i costi.

domenica 14 luglio 2019

IN NOME DI ALESSIO E SIMONE VITTORIA DEVE REAGIRE




E’ morto pure Simone. La notizia è arrivata mentre si celebrava il funerale di Alessio. Il dolore, immenso ma contenuto, è diventato straziante. Vittoria sta vivendo il momento più angosciante della sua storia recente. La strage del ‘99 ferì profondamente la città, ma lo Stato e le istituzioni furono solerti e capaci a dare delle risposte. Oggi Vittoria è sola, indifesa, abbandonata a se stessa. La morte di queste due giovani vite ha tramortito ogni corpo sociale.

Alessio e Simone sono vittime di una cultura mafiosa che non ha trovato e non trova contrasti adeguati né nella città, né tanto meno nelle istituzioni. Se è vero - come ha denunciato Paolo Borrometi e come ha ben descritto Annalisa Grandi sul Corriere della Sera- che le esequie di Alessio “sono state affidate alla ditta di pompe funebri dell’amico dei Ventura”; se è vero che la sede storica del Commissariato di P.S. di Vittoria è di proprietà dei Luca, arrestati per mafia: lo stato a Vittoria non ha toccato solo un fondo putrido e melmoso, non contento si è messo a scavarlo. Qui,come ha dimostrato Salvo Palozzolo su Repubblica.  si ha ancora la sfacciatagine di negare l'esistenza delle mafie. 

Vittoria deve rialzarsi, ha l'obbligo di reagire, e lo deve fare da sola per evitare altri drammi come quelli di Alessio e Simone. Lo deve fare per impedire che tanti ragazzi subiscono il fascino della cultura mafiosa come modello di riferimento. Abbiamo il dovere di isolare e attaccare le economie mafiose e gli atteggiamenti mafiogeni che creano consenso e complicità in larghi strati della nostra società. Dobbiamo uscire da questa forma di torpore in cui ci siamo cacciati. Solo dopo aver fatto ciò possiamo e dobbiamo pretendere uno Stato che sappia fare lo Stato. Non possiamo più vivere nella rovina, nello sfregio, nella merda perché a rischio ci sono le vite di altri ragazzi come Alessio e Simone

venerdì 12 luglio 2019

ALESSIO NON ERA AL POSTO SBAGLIATO NEL MOMENTO SBAGLIATO



Alessio D’Antonio, un ragazzino di 11 anni grazioso e vivace, come lo sono tutti i ragazzi a quell’età, non c’è più. Gli è stata rubata la vita da chi la vita l’aveva già persa per scelta. Alessio, come tutti i ragazzi della sua età, amava stare in compagnia dei suoi coetanei, giocare, come è normale che sia; ma la normalità in questa città è diventata un fatto straordinario. Qui non si può essere normali. Qui non si deve essere normali. Qui si deve avere paura sempre, anche quando stai sul marciapiede.

Tanti questa mattina già ripetono come una mantra: “povero figlio, si è trovato al posto sbagliato al momento sbagliato”. A sentirla sembra una frase apparentemente innocua, che viene ripetuta anche per altre disgrazie; infatti, raccoglie sempre una certa approvazione. Nei fatti è profondamente maligna. Con poche parole si attenuano e si giustificano vicende brutali come questa: travolgere con un’auto due ragazzi, ammazzandone uno e riducendo l’altro in fin di vita. E’ come se in modo allusivo si cercasse di scaricare le colpe anche su Alessio e su suo cugino, come a dire: “che ci stavano a fare li”. NO! Non ci deve essere neanche il minimo accenno di giustificazione. Leggo dalla stampa che chi guidava il suv a folle velocità, aveva un tasso alcolemico superiore a quattro volte il consentito, pare avesse tirato di coca e portava in macchina mazze e manganelli.

Erano Alessio e suo cugino al posto sbagliato nel momento sbagliato?

Alessio e suo cugino non si trovavano nel posto sbagliato, ma in quello giusto: erano sul marciapiede, anzi sullo scalino d’ingresso di casa; erano li dove ragazzi di 11 anni, 11 ANNI, in una sera di luglio possono e devono stare, insieme agli amici, a giocare, a vivere la vita con la spensieratezza della loro età. Sono altri che sono sbagliati, ma non si capisce - o meglio, visto i personaggi che erano nel suv, si capisce benissimo - perché si prova sempre e in modo subdolo a giustificarli.

sabato 6 luglio 2019

Rifiuti: l'emergenza è vicina


Foto tratta da Google immagini

Ogni giorno, per lavoro, sono piacevolmente costretto a viaggiare tra Vittoria e Ragusa. A volte faccio la strada per Comiso, altre volte faccio la strada che costeggia il Castello di Donnafugata, altre volte ancora la strada di Contrada Cento pozzi. Al di là del cambio morfologico di paesaggio c’è una cosa che unifica queste tre vie: A MUNNIZZA! Mucchi variegati di sacchetti di plastica neri, azzurri, gialli, trasparenti accumulati con un certo ordine negli slarghi o lungo il ciglio della strada, sembrano istallazioni artistiche in attesa di essere giudicate da un critico d’arte. Questi mucchi di spazzatura hanno una vita: crescono, si allargano, si riducono, prendono fuoco, si riformano mutando forma; la cosa più grave è che oramai caratterizzano un intero territorio. La Munnizza è diventata contagiosa, come la “peste” e più è trasmissibile più il territorio - tutta l’area iblea -  rischia di precipitare verso un emergenza rifiuti che è lo spazio vitale dove “la peste” trova il suo compimento. L’emergenza è la corsia preferenziale che mette ogni regola in soffitta e avvia percorsi tortuosi dove le mafie la fanno da padrone. Con la parola emergenza, in questo caso vocabolo infame, si nascondono tutte le incapacità politiche e istituzionali di questo pezzo di Sicilia. E'forse a questo a cui si punta? Si sta cercando l’allarme sanitario e quindi l’emergenza rifiuti? E NO! So come funzionano queste cose: le istituzioni non voglio problemi, la politica ha bisogno di voti e le imprese del settore voglio gli appalti; tutti e tre si mettono d’accordo e si crea il reticolo. Il modello ha già funzionato in altre zone dove l’emergenza è rimasta tale ma la distribuzione di risorse pubbliche è cresciuta esponenzialmente, con le mafie che sono diventate agenzie di servizi e di collocamento. Se vogliono continuare ad appestare e incenerire il futuro di questa terra, il percorso tracciato è perfetto. Viceversa serve cambiare, urgentemente, il sistema di raccolta differenziata (possibilmente con una gestione in house), serve avviare i centri di compostaggio non ancora attivi (vedi quello di Vittoria), servono le isole ecologiche nelle periferie e nelle campagne e serve soprattutto un monitoraggio serio del territorio (contaminato da rifiuti urbani e pericolosi interrati e fumarole). L’area iblea è già in piena emergenza sanitaria. Bisogna rientrare in tempi brevi da questo stato attuale prima che diventi un fatto definitivo. Voglio ricordare che li dove si forma un’emergenza prosperano strani affari.