Matteo Iannitti - con la sua scrittura lucida e sapida - mette in evidenza, se ancora ce ne fosse bisogno, la "grande capacità" della classe dirigente siciliana. Buona lettura.
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giovedì 27 luglio 2023
"Pare che a causare l'incendio dell'aeroporto di Catania sia stata una stampante" Di Matteo Iannitti
domenica 23 luglio 2023
Smettiamola di piritollare. La gestione delle droghe è la prima economia di questa terra.
Cresce il consumo di droghe nel nostro territorio. Una pandemia che contagia sempre più gente. Secondo i dati dell'ASP n.7 di Ragusa, nella nostra provincia, su 317.136 abitanti oltre 40.000 fanno uso di droghe. Sto parlando del 13% della popolazione del nostro territorio. Se poi si considera che le persone che fanno uso di stupefacenti ricadono in massima parte nella fascia d'età che va dai 15 ai 59 anni (in termini numerici sto parlando di circa 150.000 persone) la percentuale arriva al 27%, cioè quasi un terzo. Ma ciò che fa più impressione non è tanto la consistenza del dato numerico con la relativa percentuale, ma è la quantità di denaro che le mafie di questa terra introitano soltanto con la "vendita" delle droghe. Si è ipotizzato che ogni uno dei 40 mila spende, in media, per sballarsi, circa 200 euro a settimana. Significa che le mafie, in questa provincia, in un anno, solo con le droghe (non valuto le altre attività illecite: usura, gestione rifiuti, ...), riscuotono 416 milioni di euro (40.000*200*52). Se si considera che Il fatturato, cioè il totale complessivo delle operazioni registrate nell'anno solare, dell'impresa più importante del ragusano è pari a 516 milioni di euro, si comprende subito che la prima economia di questa provincia è la gestione degli stupefacenti. Solo in questa settimana ci sono state in provincia 4 arresti per droga con relativi sequestri per diversi chili di roba, e poi, a pochi chilometri, dal nostro territorio, è stato sequestrato un peschereccio calabrese che trasportava soltanto cinque tonnellate di cocaina. Questo dimostra che l'offerta è enorme perché la domanda è enorme. Molte zone della nostra città sono diventati dei veri e propri supermarket dello sballo. Si parla addirittura di rider che trasportano la roba da un punto all'altro del territorio per fornire e soddisfare "clienti" sempre più vogliosi ed esigenti.
E' inutile oramai nasconderlo: le attività economiche delle mafie sono l'impresa più organizzate e importate di questa provincia. La domanda che da tempo pongo con forza è: ma questa massa enorme di denaro che fine fa? Rimane immobile o viene reinvestita? Chi e come la reinveste? Fino a quando non capiremo che la mafia non è un fenomeno caratterizzato esclusivamente da personaggi rozzi e violenti, ma è fondamentalmente "l'incontro, ricercato e voluto" tra alcuni poteri economici e politici con le economie criminali per gestire, governare e controllare il territorio, parleremo di fuffa.
Più in generale in Sicilia, ma anche nella nostra provincia, c'è ancora oggi un'antimafia melodrammatica e piritolla che trova ancora un certo sostegno negli organi inquirenti e riesce ancora a coinvolgere la (presunta) società civile con analisi datate e con i suoi effluvi, piriti (da cui piritollo prende l'assonanza) che si manifestano, con tronfia prepotenza, nelle manifestazioni commemorative (a Palermo ne abbiamo avuto un esempio in questi giorni). Questo tipo di contrasto sociale, da tempo, non impensierisce più nessuno, anzi è solo una ridicola autocelebrazione. Serve recuperare credibilità, servono nuovi approcci, nuove attenzioni per capire cosa sta succedendo in questa terra sia economicamente che socialmente. La "misteriosa" scomparsa di Douda Diane, l'operaio originario della Costa d'Avorio, è una delle tante punte d'iceberg dove al disotto della stessa c'è una vastità di economie criminali capaci di mettere a reddito dallo sfruttamento del lavoro a ogni forma di dipendenza, come la droga. Queste economia vanno individuate e indagate. E' tempo di cambiare atteggiamento, è tempo di capire cosa succede negli istituti finanziari, negli studi di molti professionisti e in alcuni settori dell'economia ragusana. Viceversa, la cosa più semplice è continuare a piritollare, così tutto rimane com'è, senza (volutamente?) concludere nulla.
domenica 25 giugno 2023
Filippo Pennavaria, il fascismo "atipico" degli iblei e Giuseppe Cerruto, vittima dimenticata.
Articolo tratto da La Sicilia del 4 Settembre 2019
Due storie che hanno un comune denominatore: l'eccesso. Da un lato un ricco banchiere cresciuto in "un ambiente formato quasi integralmente da elementi padronali tra i più reazionari di quanti annoveri lo schiavismo agrario della nostra provincia" che, come evidenziato da molti storici, si è servito di azioni violente per conquistare il potere e affermare il fascismo, a cui, per eccesso, sono state dedicate vie centrali, corpose omelie in cattedrale (1980 vescovo Angelo Rizzo) e una statua costata 250 milioni di lire (per fortuna) mai installata. Dall'altro un ragazzo del popolo, chiamato a serviva il suo Paese, che viene ammazzato ingiustamente da mano "amiche" e su cui, per eccesso, è stato fatto calare un oblio vergognoso (vorrei essere smentito, ma in tutta la provincia non mi pare che ci sia un luogo, una targa, che ricordi questa giovane persona e il suo ingiusto sacrificio).
P.s per scrivere questo post ho consultato:
- Atti del convegno storico, L'area degli Iblei tra le due guerre, Centro studi feliciano Rossitto 1986.
- Il Fascismo Ibleo: politica e sindacato, Fabrizio Licata, tesi dottorato di ricerca UNICT 2010/2011
- Pagina Facebook Piero Murè
- Il sito http://www.giornidistoria.net/grande-guerra-la-storia-di-giuseppe-cerruto-fucilato-per-decimazione/
domenica 4 giugno 2023
LE COMPLICITA' HANNO RADICI PROFONDE?
domenica 28 maggio 2023
Il PREZZO DELLA LEGALITA'? STA NELLA CAPACITA' DEL RICICLAGGIO.
martedì 25 aprile 2023
IL 25 APRILE E LE AMBIGUITA' TOPONOMASTICHE NEGLI IBLEI.
Foto gentilmente concessa da Marcello Bianca
Anche in molte città della nostra provincia gli esempi non mancano, Il caso più evidente è quello di Ragusa che da sonnolento borgo agropastorale, nel gennaio del 1927 diventò capoluogo di provincia grazie al suo gerarca banchiere Filippo Pennavaria, definito “l'apostolo violento del credo fascista ...”. A questo signore è stata dedicata una centralissima via di Ragusa. Addirittura, pochi anni fa, qualcuno aveva deciso di realizzare una statua alta sette metri, raffigurante lo stesso Pennavaria. L'imponente scultura doveva essere posizionata, guarda un po', nella centralissima Piazza Libertà (sic). Fortunatamente questo costosissimo progetto fallì perché il merito di aver fatto promuovere Ragusa a capoluogo di provincia non poteva, non può e non potrà mai cancellare le responsabilità di Pennavaria. Il gerarca banchiere contribuì in prima persona allo sviluppo di un fascismo contrassegnato da uno squadrismo che aveva uno spiccato carattere di violenza sociale e politica. Secondo molte fonti storiche Pennavaria fu l'ispiratore di diverse azioni criminali e sanguinose. Tra le tante va ricordato l'eccidio del 9 aprile 1921 a Ragusa, in piazza San Giovanni, dove furono uccisi 3 braccianti e ferite oltre 50 persone, colpevoli di attendere il comizio del deputato socialista Vincenzo Vacirca. Una via Filippo Pennavaria c'è anche a Punta Secca, rinomata frazione rivierasca diventata celebre grazie alla serie tv sul Commissario Montalbano.
A Chiaramonte Gulfi c'è una via dedicata al conte Costanzo Ciano padre di Galeazzo Ciano, genero di Mussolini. Non si può non ricordare come questo nobile signore sia stato tra i principali animatori e organizzatori dei fatti violenti di Livorno nell'estate del 1922.
A Comiso una delle vie centrali è intitolata al prof. Biagio Pace, il quale non è stato soltanto uno dei maggiori studiosi dell'antichità. Questo importante accademico, appartenente ad una antica e nobile famiglia di grandi proprietari terrieri, oltre ad essere un illustre archeologo era anche un fervente nazionalista che aderirà convintamente al fascismo. Sarà collega e rivale di Pennavaria, entrambi saranno le punte avanzate del fascismo ibleo. Attorno alla figura del prof. Pace si stringeranno gli interessi delle più importanti famiglie dell'agro ipparino le quali pur di conservare il loro potere municipale e pur di aumentare le proprie rendite non rinunceranno ad ispirare uno squadrismo violento contro partiti e organizzazioni di sinistra. Nell'immediato dopo guerra sarà uno dei firmatari del documento di fondazione del msi.
E' significativo il caso di Ispica. Nella città dove Luigi Capuana ambientò il romanzo “Profumo”, aleggia da tempo una maleodorante contraddizione. A pochi isolati vi sono due piazze: una intitolata al partigiano Antonio Brancati (un giovane ufficiale ispicese condannato a morte, la cui toccante lettera di addio ai genitori si può leggere nel libro “Lettere di condannati a morte della Resistenza italiana”), l'altra al “ras” del fascismo ispicese Dionisio Moltisanti. Questo personaggio è stato fino al 1943 uno dei massimi dirigenti del fascismo ibleo. Questa “esemplare e poliedrica figura politica”, così si legge nella lapide posta nella piazza a lui dedicata, era uno dei più fidati collaboratori dell'apostolo violento del credo fascista Filippo Pennavaria. E' così da anni, a pochi metri di distanza, ristagna il lezzo di una puzzolente ambiguità politica e toponomastica. La classe dirigente di questa città è stata capace di mettere sullo stesso piano, di parificare, un giovane condannato a morte da un tribunale fascista per non essersi “... associato a coloro che vogliono distruggere l'Italia” con chi è stato un convinto sostenitore del fascismo e delle sue aberrazioni, fino al suo epilogo, per poi continuarne la storia militando nel msi.
sabato 1 aprile 2023
"L'ULTIMA OMBRA D'ESTATE" ACCOMPAGNA LE TANTE OMBRE DI UN TERRITORIO.
Non è mai facile fare una recensione ad un libro. Se poi il libro lo ha scritto un amico con cui hai condiviso gli anni dell'università è ancora più complicato. Si rischia di non essere obbiettivi, di scrivere parole di benevola circostanza e non una critica attenta che metta veramente in luce la valenza di ciò che Mario Mattia ci vuole comunicare con la sua "opera prima". "L'ultima ombra d'estate" è stato definito un "romanzo di formazione". Mai descrizione, secondo me, è stata più errata. E' un racconto di denuncia dove al centro non c'è Marco, il (presunto) protagonista della storia. Il personaggio principale di questo racconto è il territorio e ciò che esso nasconde. L'autore, con l'attenzione di chi è abituato ad indagare l'assetto delle rocce del sottosuolo e con l'astuzia descrittiva che lo caratterizza, utilizza le vicende della vita di Marco per svelare lo sviluppo distorto di una città siciliana. Un sacco edilizio condotto in nome di interessi privati e condizionato da lobbies potenti della rendita fondiaria. Il lettore più attento in alcune pagine rivedrà affiorare le immagini del film (capolavoro) "Le Mani sulla Città" di Francesco Rosi, dove il potere politico si lascia suggestionare dalle istanze di rapaci costruttori e dal malaffare. E' un libro tanto bello quanto amaro. Non fatevi suggestionare soltanto dall'immagine della copertina o dal titolo. L'autore, per come lo conosco io, è troppo serio per derogare da una narrazione distaccata. Questo è un motivo in più per leggere e rileggere un libro che solo chi conosce e studia da anni il territorio siciliano nel suo "profondo" poteva scrivere così come lo ha scritto. Una lettura che accompagna il lettore a ricordare cosa è avvenuto, cosa sta avvenendo e cosa avverrà nelle nostre città e nei nostri territori, un tempo bellissimi.







