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domenica 28 maggio 2023
Il PREZZO DELLA LEGALITA'? STA NELLA CAPACITA' DEL RICICLAGGIO.
martedì 25 aprile 2023
IL 25 APRILE E LE AMBIGUITA' TOPONOMASTICHE NEGLI IBLEI.
Foto gentilmente concessa da Marcello Bianca
Anche in molte città della nostra provincia gli esempi non mancano, Il caso più evidente è quello di Ragusa che da sonnolento borgo agropastorale, nel gennaio del 1927 diventò capoluogo di provincia grazie al suo gerarca banchiere Filippo Pennavaria, definito “l'apostolo violento del credo fascista ...”. A questo signore è stata dedicata una centralissima via di Ragusa. Addirittura, pochi anni fa, qualcuno aveva deciso di realizzare una statua alta sette metri, raffigurante lo stesso Pennavaria. L'imponente scultura doveva essere posizionata, guarda un po', nella centralissima Piazza Libertà (sic). Fortunatamente questo costosissimo progetto fallì perché il merito di aver fatto promuovere Ragusa a capoluogo di provincia non poteva, non può e non potrà mai cancellare le responsabilità di Pennavaria. Il gerarca banchiere contribuì in prima persona allo sviluppo di un fascismo contrassegnato da uno squadrismo che aveva uno spiccato carattere di violenza sociale e politica. Secondo molte fonti storiche Pennavaria fu l'ispiratore di diverse azioni criminali e sanguinose. Tra le tante va ricordato l'eccidio del 9 aprile 1921 a Ragusa, in piazza San Giovanni, dove furono uccisi 3 braccianti e ferite oltre 50 persone, colpevoli di attendere il comizio del deputato socialista Vincenzo Vacirca. Una via Filippo Pennavaria c'è anche a Punta Secca, rinomata frazione rivierasca diventata celebre grazie alla serie tv sul Commissario Montalbano.
A Chiaramonte Gulfi c'è una via dedicata al conte Costanzo Ciano padre di Galeazzo Ciano, genero di Mussolini. Non si può non ricordare come questo nobile signore sia stato tra i principali animatori e organizzatori dei fatti violenti di Livorno nell'estate del 1922.
A Comiso una delle vie centrali è intitolata al prof. Biagio Pace, il quale non è stato soltanto uno dei maggiori studiosi dell'antichità. Questo importante accademico, appartenente ad una antica e nobile famiglia di grandi proprietari terrieri, oltre ad essere un illustre archeologo era anche un fervente nazionalista che aderirà convintamente al fascismo. Sarà collega e rivale di Pennavaria, entrambi saranno le punte avanzate del fascismo ibleo. Attorno alla figura del prof. Pace si stringeranno gli interessi delle più importanti famiglie dell'agro ipparino le quali pur di conservare il loro potere municipale e pur di aumentare le proprie rendite non rinunceranno ad ispirare uno squadrismo violento contro partiti e organizzazioni di sinistra. Nell'immediato dopo guerra sarà uno dei firmatari del documento di fondazione del msi.
E' significativo il caso di Ispica. Nella città dove Luigi Capuana ambientò il romanzo “Profumo”, aleggia da tempo una maleodorante contraddizione. A pochi isolati vi sono due piazze: una intitolata al partigiano Antonio Brancati (un giovane ufficiale ispicese condannato a morte, la cui toccante lettera di addio ai genitori si può leggere nel libro “Lettere di condannati a morte della Resistenza italiana”), l'altra al “ras” del fascismo ispicese Dionisio Moltisanti. Questo personaggio è stato fino al 1943 uno dei massimi dirigenti del fascismo ibleo. Questa “esemplare e poliedrica figura politica”, così si legge nella lapide posta nella piazza a lui dedicata, era uno dei più fidati collaboratori dell'apostolo violento del credo fascista Filippo Pennavaria. E' così da anni, a pochi metri di distanza, ristagna il lezzo di una puzzolente ambiguità politica e toponomastica. La classe dirigente di questa città è stata capace di mettere sullo stesso piano, di parificare, un giovane condannato a morte da un tribunale fascista per non essersi “... associato a coloro che vogliono distruggere l'Italia” con chi è stato un convinto sostenitore del fascismo e delle sue aberrazioni, fino al suo epilogo, per poi continuarne la storia militando nel msi.
sabato 1 aprile 2023
"L'ULTIMA OMBRA D'ESTATE" ACCOMPAGNA LE TANTE OMBRE DI UN TERRITORIO.
Non è mai facile fare una recensione ad un libro. Se poi il libro lo ha scritto un amico con cui hai condiviso gli anni dell'università è ancora più complicato. Si rischia di non essere obbiettivi, di scrivere parole di benevola circostanza e non una critica attenta che metta veramente in luce la valenza di ciò che Mario Mattia ci vuole comunicare con la sua "opera prima". "L'ultima ombra d'estate" è stato definito un "romanzo di formazione". Mai descrizione, secondo me, è stata più errata. E' un racconto di denuncia dove al centro non c'è Marco, il (presunto) protagonista della storia. Il personaggio principale di questo racconto è il territorio e ciò che esso nasconde. L'autore, con l'attenzione di chi è abituato ad indagare l'assetto delle rocce del sottosuolo e con l'astuzia descrittiva che lo caratterizza, utilizza le vicende della vita di Marco per svelare lo sviluppo distorto di una città siciliana. Un sacco edilizio condotto in nome di interessi privati e condizionato da lobbies potenti della rendita fondiaria. Il lettore più attento in alcune pagine rivedrà affiorare le immagini del film (capolavoro) "Le Mani sulla Città" di Francesco Rosi, dove il potere politico si lascia suggestionare dalle istanze di rapaci costruttori e dal malaffare. E' un libro tanto bello quanto amaro. Non fatevi suggestionare soltanto dall'immagine della copertina o dal titolo. L'autore, per come lo conosco io, è troppo serio per derogare da una narrazione distaccata. Questo è un motivo in più per leggere e rileggere un libro che solo chi conosce e studia da anni il territorio siciliano nel suo "profondo" poteva scrivere così come lo ha scritto. Una lettura che accompagna il lettore a ricordare cosa è avvenuto, cosa sta avvenendo e cosa avverrà nelle nostre città e nei nostri territori, un tempo bellissimi.
domenica 19 marzo 2023
Per non dimenticare. Don Giuseppe Diana, le sue parole contro la violenza e gli affari delle mafie.
domenica 12 marzo 2023
AdDio Monsignore.
domenica 29 gennaio 2023
27 GENNAIO, GIORNATA DELLA MEMORIA ... CHE NON PUO' ESSERE MAI CORTA.
sabato 21 gennaio 2023
Matteo Messina Denaro: troppe complicità e tanto consenso sociale
Bisogna essere troppo sempliciotti, e comunque non abitare in Sicilia, per ingerire tutte le cose, che dal giorno della cattura del geom. Andrea Buonafede ovvero Matteo Messina Denaro, sono state dette nei programmi di approfondimento e scritte su ogni tipo di giornale. E' chiaro che questo personaggio, per trent'anni, ha vissuto nella sua provincia o meglio nella sua zona di nascita. Sei appartamenti e relativi traslochi, non si mettono su in poche settimane. E poi bisognerebbe parlare di cosa è Campobello di Mazara. Ci sono stato una volta. E' un paesino di circa 12 mila anime, molto simile ad Acate, dove si conoscono tutti. Qui, come in tante realtà del Mezzogiorno, che presentano questa dimensione geografica e di popolazione, la curiosità paesana è una caratteristica attiva. Una persona estranea viene subito rilevata, notata: “ma chistu cu è, ma di unni arriva, s'accattau a casa di …, va sempri in farmacia”. Il geom. Buonafede, ovvero Matteo Messina Denaro, era ben inserito nella realtà campobellese e sicuramente una larga maggioranza della popolazione della ridente cittadina trapanese ne conosceva la reale identità. La domanda è: perché nessuno ne denunciava la presenza? Inoltre: ma a Campobello di Mazzara ci sarà una stazione dei Carabinieri? Ci sarà un comando di Polizia Municipale? Se ci sono, penso che qualche volta l'avranno pure visto, fermato in qualche posto di blocco per un normale controllo. E poi, come si fa a non notare una persona che conduceva una vita sfarzosa? Si dice che spendesse circa 10 mila euro al mese.
Io penso, e vorrei essere smentito, che la mafia è un reato a partecipazione necessaria, per questo motivo gode di un consenso sociale diffuso che viene prima della paura. Questa partecipazione necessaria e questo consenso sociale è determinato dall'assenza e dall'incapacità dello Stato. Faccio un esempio per essere più chiaro. Il corollario della mafia e delle sue economie è la mancanza di lavoro e quindi la povertà. A Matteo Messina Denaro, prima del suo arresto, sono stati sequestrati beni e imprese per 750 milioni di euro. Tra questi beni vi erano diversi centri commerciali legati ad un importate marchio della grande distribuzione agroalimentare. Questi supermercati furono prima sequestrati, poi confiscati e gestiti dallo Stato. Questi centri commerciali, grazie all'amministrazione dello Stato sono falliti e le centinaia di dipendenti, ditte fornitrici, consulenti fiscali e del lavoro, hanno perso lavoro, commesse e consulenze. Anche a Vittoria lo Stato ha sequestrato e confiscato imprese legate alla criminalità economica locale e le sta gestendo. Pare che anche qui si stia andando verso la chiusura e il licenziamento di una parte consistente dei dipendenti. Tutto questo cosa fa scattare nella tesata delle persone? L'economia mafiosa sa creare lavoro, anche se di pessima qualità, non garantito, senza diritti, ma lo crea. Lo Stato invece te lo toglie. Non sto celebrando le mafie e le loro economie illegali, me ne guarderei bene dal farlo. La condizione che si è determinata ha fatto e fa scattare queste amare considerazioni alla maggioranza delle persone di Vittoria, di Campobello di Mazzara, della Sicilia, del Mezzogiorno e di buona parte dell'Italia.
Accanto a questo grave consenso sociale vi è di peggio: c'è la complicità di quella borghesia mafiosa e massonica che ha puntato e punta sempre a come gestire la massa di denaro prodotta dalle attività legali e illegali dell'imprenditoria mafiosa. Basta leggere i dati pubblicati nell'ultimo Quaderno dell'antiriciclaggio redatto dall'Ufficio Informazioni Finanziarie della Banca d'Italia, pubblicato il 28 settembre scorso, per capire quante e quali segnalazioni di operazioni sospette arrivano dalla provincia di Trapani, sia dal sistema bancario che da quello dei professionisti. E li una delle chiavi che ci permette di capire perché l'imprenditoria mafiosa trapanese, ragusana, siciliana, o meglio la sua massa di denaro, sia stata sempre protetta.
Vanno elogiati i sacrifici e il lavoro svolto dai Carabinieri del ROS e dalla Magistratura per arrivare alla cattura di questo “latitate”. Ma è fin troppo chiaro - purtroppo - il perché la “società civile” non ha mai denunciato la presenza di questo signore evitando così che lo stesso venisse catturato molto tempo prima.







