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venerdì 26 dicembre 2025

Lettera aperta all'on Minardo. Ci si prepara alla guerra?


 

Egregio onorevole, nonché Presidente della Commissione Difesa della Camera,

come Lei sicuramente saprà, l’Italia “ripudia la guerra come mezzo di risoluzione delle controversie internazionali”. Così c’è scritto, ma non si sa fino a quando, nell’art.11 della nostra Costituzione. Tenuto conto che negli anni, di fatto, sono stati già mortificati i precedenti dieci articoli, cioè quelli sul lavoro e diritti, sulle differenze di razza e di religione, sull’unità del Paese, e sullo sviluppo della cultura e della ricerca scientifica; per continuare a completare l’opera di umiliazione della nostra Carta Costituzionale ora si deve degradare anche l’art.11? Non è che per caso, in silenzio e piano piano, si sta procedendo a svilire anche questo? 

Le domande che le pongo non sono il frutto di un ragionamento ideologico. No! I quesiti nascono osservando l’attività “istituzionale” svolta dalla commissione che Lei presiede e da certe sue dichiarazioni. Infatti, visionando le indagini conoscitive svolte dalla commissione nelle ultime settimane viene fuori che la stessa il 10 dicembre scorso ha incontrato il dott. Alessandro Ercolani, CEO di Rheinmetall Italia (industria di armi tedesca). Il manager, rispondendo ad un quesito posto da un deputato del pd (on. Stefano Graziano) sulla semplificazione dei processi di approvvigionamento militare  , ha dichiarato senza girarci molto attorno che: “i processi con cui acquistiamo equipaggiamenti per le nostre Forze Armate sono ancora pensati per un “tempo di pace” e oggi richiedono 3-4 anni per arrivare a un contratto. Tempi troppo lunghi rispetto alle esigenze attuali”. A quanto risulta nessuno dei deputati componenti  della commissione (a cominciare dal lei) pare abbia sentito il dovere di replicare a questa dichiarazione (si veda video webtv.camera 29.896 allegato). Anzi, il deputato del pd sembra condividere la risposta del manager e Lei, sul suo profilo Facebook, ha voluto precisare, scrivendo: “quanto sia urgente modernizzare il nostro sistema di procurement (appalti ndr) per garantire alle Forze Armate strumenti adeguati, in tempi adeguati"
Ma vi è tutta questa urgenza di fornire il nostro esercito di equipaggiamenti militari in tempi “adeguati”? Ma adeguati a cosa? Alla guerra? Ma non siamo in “tempi di pace”?

Il 3 dicembre scorso la commissione ha ascoltato il Direttore generale della TIG Events – the Innovation Group, impresa che si occupa di “costruire conferenze, contenuti e ricerche” un compito imprenditoriale tanto innocuo quanto valido. L’intervento di questo manager (si veda webtv.camera 29.816 allegato) si è concentrato sul ruolo strategico delle tecnologie quantistiche sia nella comunicazione ma anche per la “difesa”. Effettuando una breve ricerca su questa nuova tecnologia emerge come con la stessa si possono implementare sistemi di navigazione non basati sul Sistema Globale di Navigazione Satellitare ma su sensori inerziali quantistici o sulla mappatura delle anomalie magnetiche del “globo terracqueo”. Ciò consentirebbe a sottomarini, droni o veicoli autonomi di ovviare alle operazioni di disturbo e falsificazione dei segnali portate avanti dagli avversari, ma anche di sfuggire al loro rilevamento. Lei, alla fine dell’audizione ha scritto sul suo profilo Facebook di aver ritenuto l'intervento un “contributo prezioso per orientare le future scelte del Parlamento e consolidare la competitività e la sicurezza del nostro Paese”. Tutto molto interessante, ma rimane da capire una cosa: perché i nostri mezzi militari dovrebbero adottare questa tecnologia per sfuggire ad un rilevamento?  Devono attaccare qualcuno? 

Il 26 novembre scorso la Commissione da Lei presieduta ha ascoltato l’ing. Alessandro Lazzarini, responsabile di Terna della Pianificazione per la Resilienza e la Sicurezza della Rete elettrica, accompagnato dalla dott.ssa Anna Rita Cillo, responsabile degli Affari Istituzionali Italia (si veda webtv.camera 29.732).  Per il manager “la resilienza della rete elettrica è un tema cruciale per la sicurezza nazionale: dalla stabilità delle nostre infrastrutture energetiche dipende la capacità del Paese di reagire a minacce fisiche, digitali e ibride”. Alla fine dell’audizione Lei ha scritto, sempre nel suo profilo Facebook, come l'intervento sia stato “Un approfondimento particolarmente utile, che ci offre strumenti e conoscenze per proseguire il lavoro di rafforzamento della sicurezza nazionale con una visione sempre più integrata e aggiornata”. 
Ma la domanda che emerge è: perché la nostra rete elettrica deve essere minacciata? Come mai dobbiamo "reagire a minacce fisiche, digitali e ibride"? Abbiamo l'intenzione di attaccare qualcuno?

Sarà un mia impressione, ma sembra che negli ultimi tempi il lavoro della sua commissione sia incentrato su uno strano modello di difesa. Si fanno indagini conoscitive che lasciano uno certo retrogusto.  E' come se ci stessimo preparando ad uno stato di pre-guerra. Sarà forse per questo motivo che Lei non è tanto concorde con il servizio di leva volontario ma ritiene più utile il modello di riserva volontaria? 

Immagine presa dalla pagina Facebook dell'on. Minardo

Faccio notare come questo modello sia, per certi versi,  simile a quello dell’esercito israeliano che è in guerra da sempre, cioè dal 1948. Cosa propone, un futuro militarizzato e di eventuale guerra preventiva? 

Infine, mi permetto garbatamente di ricordarLe, tanto a Lei quanto ai deputati della commissione che Lei presiede, di aver  giurato "fedeltà alla Repubblica e di osservarne fedelmente la Costituzione" e quindi anche l'art.11 della stessa. Rispettare questo giuramento (art. 54 della Costituzione) non è un atto doveroso?

In attesa di sue eventuali risposte...Le auguro serene festività.

Questi i links che ho consultato per scrivere questa lettera.

https://webtv.camera.it/evento/29896

https://webtv.camera.it/evento/29816

https://magazine.cisp.unipi.it/usi-militari-tecnologie-quantistiche-introduzione-critica/

https://webtv.camera.it/evento/29732

https://www.camera.it/leg19/99?shadow_organo_parlamentare=3504

https://www.facebook.com/ninominardo?locale=it_IT

L'immagine in alto è tratta da Google Immagini

martedì 16 dicembre 2025

I beni confiscati sono Cosa Nostra!

In provincia di Ragusa ci sono 106 beni delle mafie "destinati". Sono gli immobili confiscati alle organizzazioni criminali di questo territorio che dovrebbero essere riutilizzati per scopi sociali, istituzionali o economici, gestiti dall'Agenzia Nazionale per i Beni Confiscati (ANBSC) e assegnati agli enti locali. C'è di tutto, terreni agricoli, terreni edificabili, appartamenti, ville, locali commerciali. box. Il dato è aggiornato al14/12/2025 e non c'è comune di questa provincia che non sia nell'elenco redatto dall'Agenzia nazionale.  Sto parlando di un patrimonio consistente che varrà diversi milioni di euro e lo stesso potrebbe (dovrebbe) essere riutilizzato, facendolo così diventare protagonista di un processo di restituzione alla collettività di quanto, in modo violento e illegale, le è stato tolto dall'imprenditoria mafiosa. In questo modo la comunità potrebbe finalmente partecipare ad una storia di rivincita dello Stato e di riscatto di un territorio, ma non è così. Questi 106 immobili stanno marcendo nell'incuria più totale.

La questione del patrimonio di beni immobili confiscati alle organizzazioni mafiose di questa provincia ci presenta due punti interessanti. Il primo è quello della effettiva dimensione e distribuzione territoriale di questo patrimonio, e quindi della significativa penetrazione economica delle organizzazioni mafiose nell'intero territorio ibleo. Questo ci racconta, in parte, quanto siano state forti le compiacenze di un certo mondo professionale. Che ruolo hanno avuto notai, consulenti, avvocati e tecnici nell'acquisto e nella gestione economica di questi beni per conto dell'imprenditoria mafiosa?  Il secondo è quello dei criteri con cui questo patrimonio - dopo sequestro, confisca e assegnazione - viene gestito e della sua effettiva utilità all’innalzamento delle opportunità economiche e sociali nei territori che lo ospitano. Da questo secondo punto emerge un'amara considerazione: questi criteri sono assenti, o meglio, risultano evanescenti. Forse gli assegnatari di un bene confiscato (tribunale o pubbliche amministrazioni) non sanno di avere questo bene? Oppure: l'amministrazione assegnante non fornisce all'assegnatario la necessaria comunicazione iniziale e non si sa se per indolenza, o magari per il timore di spaventare l’assegnatario? Resta il fatto che questi immobili non vengono né utilizzati né riqualificati, e quindi si deteriorano nell'incuria. E' la rappresentazione plastica della sconfitta dello Stato, costretto a relegare tutto ciò in un silenzio imbarazzante. Da questa ignominia si coglie un dato: la non considerazione dell'imprenditoria mafiosa e della sua capacità di saper accumulare beni impoverendo il territorio. Mentre la mafia criminale, quella che spara, taglieggia e spaccia, viene contrastata con determinazione dagli organi inquirenti e dalla (presunta) società civile; la mafia economica, che controlla e gestisce beni e servizi, non trova contrasto neanche quando gli si sequestrano e confiscano i beni frutto delle sue attività illecite. 

Bisogna uscire da questa condizione iniziando a parlare pubblicamente di questo fatto tanto assurdo quanto imbarazzante. In particolare a Vittoria  si avvicina la commemorazione della strage del 2 gennaio del 1999 e con essa le giuste manifestazioni in ricordo delle due vittime innocenti, Rosario Salerno e Salvatore Ottone. Onorare questi due ragazzi significa non fermarsi esclusivamente alla memoria del dolore ma aprire, finalmente, un dibattito (una vertenza) su questi temi, che sproni e porti le istituzioni del territorio ragusano all'utilizzo economico e sociale di questi beni.  Servono locali per le start up, servono terreni per sperimentare forme di agricoltura ecosostenibile, servono depositi per il nostro sistema agroalimentare, servono locali per un presidio sanitario,... C'è questo patrimonio nelle mani dello Stato,  che è frutto di attività illecite che hanno compromesso il futuro delle giovani generazioni e umiliato la capacità di molte microimprese e di tanti lavoratori, UTILIZZIAMOLO! Evitiamo che, nel silenzio più totale, CONTINUI A MARCIRE!

La foto allegata a questo post è tratta da Google Immagini.

domenica 7 dicembre 2025

Modica, la Contea del riciclaggio?

Foto tratta da Google Immagini

Un piccolo regno nel regno. “Sicut ergo in regno meo et tu in Comitato tuo”: come io nel mio regno tu nella tua contea. Così nel diploma del 20 giugno 1392 re Martino I d'Aragona concedeva a Bernardo Cabrera la contea di Modica. Una concessione che comprendeva ampie facoltà, riconoscendo implicitamente al Conte Cabrera un'autorità quasi regia all'interno dei suoi confini. Questo modello gestionale rese Modica una delle aree più ricce ed evolute del Mediterraneo.  Dopo oltre 600 anni, questa ricchezza - secondo analisi statistiche ed economiche redatte da eminenti istituti come il Tagliacarne (L'Italia policentrica pubblicato pochi giorni fa) - pare resista. Sulla carta, il sistema Modica è un "polo d'eccellenza capace di coniugare sviluppo economico e qualità della vita" dove si "promuovono interventi di rigenerazione urbana, contrasto allo spopolamento, e si rafforzano le infrastrutture fisiche e digitali". Io a Modica ci sono nato, non ci vivo, ma buona parte della mia parentela abita li e durante l'anno li vado a trovare spesso. Nelle discussioni che si affrontano, per ciò che vedo e che leggo non mi pare che Modica sia una città così altamente "pregevole". Si vive mediocremente bene questo si, ma da li a definirla "un polo d'eccellenza" ne passa di acqua sotto i ponti.  Penso che questa città nasconda, con accurata attenzione, le sue anomalie. Le ha mascherate con la bellezza dei suoi palazzi, con la sontuosità delle sue chiese e con i sapori della sua tradizione agroalimentare, tutto questo la sta rilanciando tanto nel settore turistico. Ma va pure detto come nel tempo  troppi avvenimenti, per molti versi imbarazzanti, sono stati occultati attraverso una scientifica minimizzazione, mentre invece bisognava, e bisognerebbe, far luce.  Ci proverò - sommessamente - io, facendo una piccola cronistoria di fatti.

In pochissimi ricorderanno cosa scrisse Giovanni Spampinato in merito all'omicidio dell'ing. Tumino nel febbraio del 1972 sul quotidiano "l'Ora": "... L'ing. Tumino negli ultimi anni aveva svolto una intensa attività di costruttore edile a Modica, innalzando tra gli altri un palazzo nel corso centrale. Tale attività gli fruttò denunce e rancori. E' probabile che abbia pestato i piedi a qualcuno: a Modica opera una sorta di "mafia" che controlla vari settori, tra cui quello edile. ...”. 
Nel 1984 Michele Pantaleone (storico, giornalista e saggista che pose all’attenzione dell’opinione pubblica nazionale la gravità del fenomeno mafioso) in un convegno che si tenne a Modica nel febbraio di quell’anno, parlò di personaggi locali che si erano arricchiti troppo facilmente…sotto i nostri occhi e sotto i baffi di alcuni magistrati...". Pochi mesi dopo, nel 1985, su I Siciliani” di Pippo Fava, vennero pubblicate delle inchieste dove si parlava di imprese modicane “come un utile serbatoio per riciclare denaro che altrimenti non potrebbe essere speso con altrettanta facilità."  e della  "compiacenza di alcuni notabili politici che hanno oliato i meccanismi del credito pubblico, manipolato talune gare d’appalto, modificati piani regolatori e delibere comunali." e che "tutto questo...rientra in una certa routine politica che vede sempre, all’origine delle grandi scalate imprenditoriali". E' così che dalla seconda metà degli anni ‘80 fino a tutto il decennio dei ‘90 i “vignali” chiusi dai caratteristici muretti a secco di C.da Cava Gucciardo, di C.da Serraucelli e di C.da Michelica verranno investiti da un’imponente speculazione edilizia? Lungo tutto quel periodo si susseguiranno voci e indiscrezioni che legavano l’espansione urbana all’intervento diretto di amministratori ed esponenti politici, dietro cui si sarebbero nascosti gli investimenti di una "sorta di mafia” che doveva riciclare capitali illeciti. Furono voci, sicuramente dettate da invidie e malignità, ma cemento e mattoni diventarono reali e concreti. In quelle aree, un tempo agricole, è nata e si è sviluppata negli anni una delle zone commerciali-residenziali più grande del Sud Est siciliano. 
Ma nella Modica degli anni '80 e '90 non cola solo il cemento, la città diventa anche un'importante piazza di spaccio dove le droghe scorrono a fiumi. E' in questo periodo che a Modica la mafia smette di essere una "sorta di mafia" e diventa reale. La mafia c'è e va vista in quei fiumi di droga che vengono smerciati  giornalmente, la droga crea dipendenza e la dipendenza genera un guadagno enorme, illecito ma sicuro. Però questi flussi corposi di stupefacenti devono essere mantenuti, servono uomini e contatti con la "grande distribuzione". Nel 2012, in un'importate operazione coordinata dalla Direzione distrettuale antimafia e condotta dalla Guardia di Finanza, si scopre che gli alti vertici dei clan siciliani Laudani e Pillera e dei camorristi del clan dei Gionta di Torre Annunziata gestiscono un maxi traffico di stupefacenti per inondare di droga le strade siciliane,  tra gli arrestati c'è un modicano. 
La massa di denaro prodotta  dal traffico e dello spaccio va riciclata. Ma a Modica dove inizia l’origine legale del denaro prodotto illegalmente? Servirebbe una "camera" che sappia sanificare il denaro sporco facendolo diventare pulito. Vengono in mente le "botti" di Tommaso Campailla - medico, filosofo e poeta modicano del XVII secolo - che inventò le camere per curare i malati di sifilide. Le persone ne entravano appestate e ne uscivano sane e pronte per nuove avventure. Servono dinamiche economiche che abbiano la stessa caratteristiche delle botti. Ma  a Modica possono esistere luoghi capaci di mette insieme queste abilità "sanificanti"? Le cronaca e le inchieste degli ultimi anni ci raccontano di un contrasto al riciclaggio, svolto sempre dalla Guardia di Finanza. Ce n'è una recentissima, del giugno 2024: l'operazione "Alto Livello", condotta dalla GdF di Catania e coordinata dalla Direzione Distrettuale Antimafia etnea, che ha portato alla luce un sofisticato sistema di frode fiscale, somministrazione fraudolenta di manodopera e riciclaggio di denaro di dubbia provenienza. Per queste accuse sono state arrestate 16 persone di cui  4 sono "colletti bianchi" di Modica. Leggendo le cronache di questa operazione emerge la presenza di alcuni personaggi, in particolare Gianluca Ius. Sto parlando di un noto consulente finanziario romano, arrestato più volte per riciclaggio di denaro proveniente da attività illecite, una persona legata agli ambienti dell'estrema destra della capitale, molto amico di Fabrizio Piscitelli, detto Diabolik. Piscitelli, militante di estrema destra, è un narcotrafficante vicino al clan camorristico di Michele Senese, a Massimo Carminati (capo di quell'organizzazione chiamata "Mafia capitale") e alla mafia albanese. Piscitelli  è stato ucciso il 7 agosto 2019 con un colpo alla nuca; poche ore prima era stato proprio nello studio di Ius. Che ruolo hanno avuto, se lo hanno avuto, i colletti bianchi modicani nelle vicende di riciclaggio? Sapevano con chi avevano a che fare? Che servizi fornivano a Gianluca Ius e ai suoi amici? E in fine, la mafia albanese e la sua capacità di movimentare droghe, in tutto questo giro, ha un ruolo?

Se si vuole comprendere come funzionano le mafie di un territorio occorre guardare attentamente le economie dello stesso. Un’attenta analisi economica può aiutare a capire come si muovono i capitali della criminalità e quindi capire i suoi eventuali interessi e il suo probabile ruolo. Per le mafie “fuggire” dai luoghi di origine, spesso troppo raccontati dai media e controllati dagli inquirenti, significa espandere i traffici e mimetizzarsi con facilità grazie all’assenza di collaudati sistemi di difesa sociale. In questo caso, cioè nei territori che sono stati definiti “non tradizionalmente mafiosi”, le mafie non sono violente ma (im)prenditrici. Cioè, la quiete in cui vivono questi territori, costituisce una valida copertura alle attività illecite. 
Modica ricade in queste modello?  
Molte inchieste sono state condotte dalla Guardia di Finanza, è plausibile pensare che l'attività investigativa di questo corpo dello Stato abbia dato e dia particolarmente fastidio? 
L'incendio delle auto di servizio della compagnia GdF di Modica è forse un messaggio?

Per scrivere questo post ho consultato i seguenti siti e giornali:


I Siciliani del maggio 1985








domenica 30 novembre 2025

Assalto incendiario alla Guardia di Finanza di Modica. Un attacco che non può essere minimizzato.



Foto tratta da Google Immagini

Pensi a Modica e ti viene subito in mente la magnificenza del duomo di San Pietro, la sontuosità del duomo di San Giorgio, l'eleganza dei suoi palazzi nobiliari, la granulosa sapidità del suo cioccolato, il gusto esclusivo dei "'mpanatigghi" o la fragranza unica dei "viscotta i saimi"; non penseresti mai a Modica come città dove la Guardia di Finanza venga offesa da un gravissimo atto di intimidazione. Un gesto di sfida tanto eclatante quanto inquietante. Al di là di chi ha commesso materialmente l'atto, è come se in questa città, apparentemente mite e tranquilla, emergesse, di colpo, una certa intolleranza verso un organo di controllo. E' come se la Gdf meritasse questa "punizione". Per il momento il presunto autore dell'attentato è stato individuato in una persona di origine extracomunitaria, ma leggendo le cronache online e come se questo atto fosse stato ridotto a un fatto di microcriminalità. Se tutto questo venisse ratificato velocemente in questo modo sarebbe un errore (volutamente?) eclatante. La microcriminalità è "specializzata" nei reati che colpiscono il patrimonio: furto negli appartamenti, scippi, furti d'auto. Quando alza il livello passa alle spaccate delle vetrine delle attività commerciali per arraffare i pochi soldi lasciati in cassa, oppure a piccole rapine. Per carità tutti reati gravi, ma far passare per un fatto di microcriminalità l'incendio delle auto di servizio della Guardia di Finanza è una chiara minimizzazione di un gesto già di per sé fin troppo grave. Non sarebbe invece il caso di pensare che qualcuno, forse, abbia voluto lanciare un messaggio? Il vostro ruolo, la vostra attività ci sta dando fastidio. E' ora di smetterla! Se il motivo fosse eventualmente questo, emergono una serie di quesiti che andrebbero verificati con cura.
1) Può essere che a Modica sia attiva, da anni, un'entità criminale, forte, impalpabile, ben radicata nell'economia cittadina e che la stessa non accetti più controlli fiscali?  
2) E' per questo motivo che l'attentatore ha incendiato le auto della GdF e non quelle dei Carabinieri o della Polizia? 
3) Modica è un’importate piazza di spaccio. Di droga, nella città della Contea, ne arriva tanta, lo dimostrano le continue operazioni delle forze dell’ordine. Dove c’è tanta droga si genera tanto denaro da reinvestire, da riciclare.  La compagnia della GdF di Modica negli ultimi tempi è stata particolarmente attiva nel contrasto al riciclaggio: potrebbe essere questo il motivo dell'attentato?
4) Se tutto questo trovasse una o più conferme allora il ruolo della compagnia Gdf di Modica viene avvertito come una fastidiosa ingerenza? 

A Modica, negli ultimi tempi, fatti criminali di una certa rilevanza ce ne sono stati diversi. La maschera della presunta "zunnagine" (o babbitudine) non regge più, è stata incenerita insieme alle auto della GdF ed è venuto fuori un volto diverso di questa città (quello vero?). Ora serve chiarezza.  La presunta società civile modicana di fronte ad un gesto così grave ed eclatante non può far finta di nulla, non può sminuirlo o peggio svalutarlo e derubricarlo a un fatto di microcriminalità. Serve reagire, con determinazione, sollecitando tutte le istituzioni affinché si faccia piena luce, prima che sia troppo tardi, prima di diventare (in)consapevolmente complice.  


domenica 16 novembre 2025

Il vero dono di Peppe Bascietto a Vittoria? Uno squarcio!



Foto tratta dal profilo Facebook di Gianluca Salvo

Un'ampia rappresentanza della città di Vittoria ha accolto con affetto Peppe Bascietto, il quale ha voluto donare alla Città il premio ricevuto poche settimane fa a Mesagne. Peppe è stato ascoltato con attenzione. Il suo è stato un racconto carico di emozione e, come è suo solito, di enfasi (a Peppe, scherzando, dico sempre che lui riesce a trasformare un biglietto da visita in un manifesto di 3 metri per 6). Ma dalle sue parole ridondanti oltre ad emergere i nomi e cognomi dei criminali albanesi e locali, che da tempo appestano  Vittoria, sono affiorati anche gli interessi e gli affari strani di questo territorio. 

E' dal 2013, cioè da quando ho aperto questo mio piccolo spazio telematico, che scrivo di economie criminali, di imprese mafiose,  di zone grigie, di riciclaggio e di sviluppo inquinato in questa provincia. Più volte ho evidenziato come le mafie non sono solo cricche di personaggi violenti, dai volti torvi e dagli atteggiamenti goffi. Quella è volgare manovalanza che le forze di polizia riescono a contrastare tranquillamente. Le mafie, quelle vere, sono organizzazioni  economiche in grado di gestire le somme che derivano dal commercio delle droghe e dei rifiuti. Questa enorme massa di denaro è stata, ed è governata, da sempre, da un'entità immateriale, astratta, impenetrabile, mai sfiorata da un'indagine, fatta di imprese e professionisti. Un'area ricca di opacità, che decide come e dove investire questo denaro generato illegalmente. 

Peppe nei suoi interventi ha accennato ad investimenti importanti nel settore agricolo e dei servizi. Ed è qui che si materializzano quelle domande che pongo a me stesso e che scrivo in questo blog da anni: Come si fa a sapere se un'azienda o un grande appezzamento di terreno agricolo è in vendita? Forse professionisti, operanti in diversi settori, appena vengono a conoscenza di queste "occasioni" le propongono immediatamente a qualcuno che ha la liquidità per impadronirsene? Questi professionisti, come fanno a sapere chi ha la liquidità per sostenere certe operazioni immobiliari? Chi acquista, come fa ad avere tutta quella liquidità? Esiste forse un sistema per pulire il denaro prodotto illegalmente per poi poterlo utilizzare in queste operazioni? Inoltre, l'acquisto del bene immobile da chi viene fatto? Da una persona fisica o da un'impresa? Se è fatto da un'impresa, questa è quasi sempre una SrL? Se è una società di capitali (SrL), allora vi sarà un consulente che ne abbozza l'oggetto sociale; poi vi sarà un notaio che redigerà l'atto costitutivo, verserà il capitale sociale e invierà la registrazione dell'impresa alla Camera di commercio. Questi professionisti sapranno chi sono i soci e capiranno pure se questi sono dei prestanome o meno, oppure faranno finta di nulla? Questa impresa dovrà poi essere amministrata fiscalmente da qualcuno? Ci saranno quindi consulenti fiscali, del lavoro, caf, che la guideranno? Oltre a ciò, se su un terreno acquistato da questa società si devono realizzare dei nuovi impianti serricoli ci saranno dei tecnici che cureranno il progetto per ottenere, ad esempio, i contributi comunitari tramite la regione. Oppure, se l'impresa ha acquistato un grosso immobile da adibire ad impresa di imballaggi o di logistica, ci saranno dei tecnici che presenteranno il progetto di riqualificazione. Questi professionisti sapranno con chi hanno a che fare oppure faranno i finti tonti e penseranno a gestire e incassare grosse parcelle? Nascono in questo modo, secondo queste indicazioni e con la compiacenza di queste figure, le attività che poi creano quella concorrenza sleale capace di mettere in crisi le tante imprese che operano nel rispetto delle norme? 

A Vittoria, e non solo a in questa Città, per contrastare queste deviazioni economiche non serve una volante nuova o qualche agente o carabiniere in più. NO! Questi possono servire per osteggiare la criminalità spicciola. Quello che serve è un'apparato di intelligence capace: di indagare e individuare chi gestisce e governa le economie criminali di questa terra;  di capire quali legami vi sono  tra le mafie autoctone, le mafie albanesi e quelle del Nord Africa; di essere abile nel bloccare  affari e compiacenze. 

Il tempo degli annunci e delle passerelle è finito da tempo. Peppe Bascietto, piaccia o no, ha aperto uno squarcio, adesso, per il bene del territorio, bisogna andare a vedere cosa c'è oltre questa fessura.

 





giovedì 30 ottobre 2025

Ucciso perché aveva trovato la verità



Foto tratta da Google Immagini

Il 27 ottobre di 53 anni fa, Roberto Campria - figlio del presidente del tribunale di Ragusa - uccideva Giovanni Spampinato, giovane cronista de L'Ora. Giovanni aveva capito da tempo cosa si muovesse sotto l'indolente tranquillità di una Ragusa refrattaria, città capace di  nascondere bene, dietro un falso perbenismo, le sue tante opacità. Con i sui articoli era riuscito a spaccare la crosta di densa ipocrisia che avvolgeva la sua città, capace di nascondere verità imbarazzanti che ora potevano emergere. La chiave del suo assassinio non sta solo nel delitto dell'ing. Tumino, ma in tutto quello che aveva scritto prima di quell'omicidio e cioè nei legami tra la destra eversiva, il traffico illecito di materiale archeologico e le mafie del territorio. Andava eliminato secondo uno schema ben preciso per poi poter avviare un'efficiente campagna di delegittimazione del suo lavoro e della sua persona: "era un provocatore...se l'è cercata".  Ma  Giovanni, pochi mesi prima che venisse ammazzato, aveva scritto un memoriale che poi aveva consegnato alla federazione ragusana del PCI. Un documento che delinea con cura cosa era (e forse ancora oggi è) la provincia babba e in particolare il suo capoluogo. Un documento che anticipa di molto le recenti scoperte fatte da una altro giornalista ragusano, Carmelo Schininà, che va letto e riletto con molta attenzione.

Buona lettura.

Ragusa, 5 Aprile 1972

Una serie di considerazioni su alcuni recenti fatti avvenuti nelle province di Ragusa e Siracusa, fatti che ben si inquadrano in una ripresa, se mai c'è stata interruzione, della strategia della tensione e della provocazione iniziata con la lunghissima serie di attentati che costellò l'intero 1969, e che culminò con la strage di Piazza Fontana, mi fa ritenere che nella Sicilia sud-orientale elementi neofascisti stanno preparando le condizioni per una grossa provocazione contro la classe operaia e la sinistra in genere. Gli elementi, fra i quali fanno spicco alcuni criminali come Delle Chiaie e Quintavalle, si muovono in modo tale da scaricare sistematicamente le responsabilità delle loro azioni terroristiche sui militanti della cosiddetta sinistra extraparlamentare, nel chiaro intento di coinvolgere almeno a livello psicologico l'intera sinistra di classe e di far degenerare la campagna elettorale. In questo senso va vista la bottiglia incendiaria posta dagli stessi fascisti vicino alla sede ragusana della CISNAL, che ne ha semplicemente annerito la porta. In questo senso va vista la sapiente distribuzione delle bombe di Siracusa, per le quali solo degli ingenui o persone in mala fede potevano non dare la responsabilità ai fascisti. In questa strategia, un ruolo ben preciso svolge la Polizia, che obbedendo, oltre che alla sua naturale vocazione nostalgica, a precise direttive del Ministero degli Interni, dirige sistematicamente le sue indagini a sinistra, ignorando perfino l'evidenza dei fatti e, quando non può fare questo (come nel caso di Comiso) minimizza e dice che non è successo niente. L'interesse della polizia e del governo è evidentemente quello di strumentalizzare ogni disordine e ogni attentato per avvalorare la tesi che occorre rafforzare la D.C., garantire contro gli opposti estremismi. Ma sarebbe estremamente pericoloso che il P.C.I. cadesse in questo abile gioco, e non denunciasse la reale matrice degli attentati e il disegno politico che vi sta dietro. Per questo ho deciso di rivolgermi direttamente agli organismi del partito per esporre ciò di cui sono venuto a conoscenza negli ultimi mesi, svolgendo inchieste e indagini per "L'Ora". Ritengo infatti mio dovere di militante portare questi fatti e le ipotesi legittime che su essi si possono fare, e mi sono fatto, anche se a qualcuno potranno sembrare azzardate e farneticanti. Vorrei che non si ripetessero errori che sono stati fatti in passato (mi riferisco in particolare alle rivelazioni dell'avv. Ambrosini). I fatti brevemente possono essere così riassunti. A gennaio è stata segnalata a Ragusa la presenza di Stefano Delle Chiaie, uno dei principali esponenti del neofascismo terroristico degli ultimi 15 anni, implicato fino al collo negli attentati del dicembre '69, imputato latitante al processo Valpreda per falsa testimonianza (ha fornito l'alibi al fascista Merlino, infiltrato nel circolo anarchico "22 marzo"). Il Delle Chiaie è il principale teorico della strategia della provocazione e della infiltrazione nei gruppetti di sinistra. Tra le altre sue imprese, numerosi attentati dinamitardi (viene chiamato oltre che "Caccola", "il bombardiere"), alcuni dei quali in sedi fasciste. La Squadra Politica di Ragusa ha dichiarato di non conoscerlo, di non sapere se è anarchico o fascista, di non avere mai avuto sue foto. Il Delle Chiaie è stato visto a Ragusa in compagnia di Cilia, oltre che di Vittorio Quintavalle, già appartenente alla X Mas di Valerio Borghese (responsabile di 800 omicidi di partigiani, donne e bambini). Il Quintavalle, che è stato a Ragusa per diverse settimane a partire da Natale (e c'era stato già prima in occasione di altre campagne elettorali) è ripartito precipitosamente per Roma nonostante avesse affittato un appartamento a Ragusa, in seguito alla pubblicazione di notizie che lo riguardavano su "L'Ora". Il Quintavalle è stato subito interrogato dai Carabinieri in merito al delitto Tumino, e la sua abitazione è stata perquisita. Il figlio Giulio di 16 anni, anch'egli ospite per alcuni giorni a Ragusa, tentò una maldestra infiltrazione fra gli anarchici. Ma subito individuato, desistette dal tentativo. La preoccupazione del Q. si nota anche in una lettera inviata a "Paese Sera", che aveva ripreso la notizia, dal figlio Giulio, che sosteneva di non avere politicamente niente a che vedere col padre fascista. La lettera è stata scritta da qualcuno che sapeva il fatto suo, e non da Giulio. In merito al delitto Tumino, si impongono alcune considerazioni, prima fra tutte quella che da oltre 5 settimane dal crimine le indagini condotte dai Carabinieri per conto del Procuratore della Repubblica, sono insabbiate, il Tumino era coinvolto in traffici non chiari di oggetti d'arte. Negli stessi traffici sembra sia coinvolto anche l'on. Cilia. Ancora oggi pesano gravi sospetti su Roberto Campria, figlio del giudice. Le indagini sono state condotte in una strana maniera. La stampa, dopo la prima settimana, ha taciuto. Su Salvatore Cilia è necessario dire qualcosa di più di quello che già si sa. Il "pidocchioso" è in relazione con Valerio Borghese almeno dal 1954, quando Borghese firmò una dedica al libro di Cilia Non si parte ("A te, valoroso combattente, ieri con le armi oggi con la penna ..."). A cavallo fra gli anni 50 e gli anni 60, Cilia era vicinissimo ad organizzazioni estremistiche di destra come Ordine Nuovo, Avanguardia Nazionale; già da allora (il periodo in cui, fuori dal MSI, Cilia creò l'OAS, Organizzazione Autonoma Studentesca) Cilia doveva avere rapporti camerateschi con Delle Chiaie e Rauti. Cilia è strettamente legato ai neofascisti siracusani (ha tra l'altro salvato dalla bancarotta il settimanale fascista "L'Aretuseo"). A Siracusa c'era un consistente gruppo di Ordine Nuovo, che passò in blocco nel MSI nel novembre del 69, insieme con Pino Rauti. Fra questi, Giuseppe Spataro è stato nello stesso '69 cooptato nel Comitato Centrale del MSI. Alcuni di ON di Siracusa hanno partecipato nel 68 al viaggio in Grecia organizzato da Mario. Il 13 e 14 marzo a Siracusa sono esplose due bombe ad alto potenziale, una all'Ufficio di Collocamento e un'altra alla CGIL. Quest'ultima solo per un caso non ha provocato una strage. la Polizia immediatamente diresse le indagini sul gruppo di Lotta Continua, nonostante l'opinione pubblica fosse concorde nel denunciare la matrice fascista. Pochi giorni prima avevo dato notizia su "L'Ora" di un vasto giro di esplosivi fascisti nella provincia di Ragusa, esplosivi che con ogni probabilità sarebbero stati usati a Siracusa, dove più forti sono le lotte sindacali. Le due bombe erano state precedute da una serie di "botti" inspiegabili, il cui scopo era di preparare l'opinione pubblica ad addossare la responsabilità agli edili disoccupati, che in quei giorni avevano anche occupato il Comune (ma la lotta degli edili era stata vittoriosa). Negli stessi giorni, nella zona industriale gli operai davano vita ad una serie di grandi lotte contro i licenziamenti e contro la politica dei monopoli chimici. Il direttore dei ..., il fascista D'Arò, aveva chiamato la polizia per caricare gli operai della Grandis. La tecnica dello scaricamento delle responsabilità rivela, a mio avviso, la presenza della mano sapiente di Delle Chiaie, e la connivenza della polizia. E che la polizia si stia muovendo per incastrare gli ultrasinistri, al fine di creare confusione e discredito per la sinistra in vista delle elezioni è confermato da altri fatti, che possono sembrare secondari, ma che assumono un senso e un peso se inquadrati nel contesto generale. La Squadra Politica ha messo anche a Ragusa in giro la voce che fra gli anarchici ci sono provocatori dinamitardi. Venerdì 31 marzo a Siracusa, ad un dibattito sulla strage di stato organizzato dagli extraparlamentari del Soccorso Rosso, a cui mi sono recato perché mi erano state promesse rivelazioni clamorose, che poi non ci sono state, ho visto un individuo che mi sembrava di conoscere, nonostante l'elegantissimo vestito bleu, l'aria distinta e seria. L'ho osservato da lontano per qualche minutom e infine si è allontanato. Più tardi, quando stavo andando via per tornare a Ragusa, ho visto lo stesso individuo, stavolta con un vestito più dimesso che ben conoscevo, correre verso il cellulare della polizia che stava partendo da una traversa a qualche centinaio di metri dal locale in cui s'era tenuto l dibattito: era il signor Nicotra, agente della Squadra Politica di Ragusa. La polizia tra l'altro era a conoscenza del mio spostamento a Siracusa, essendovi inequivocabilmente accorto, per un inconveniente tecnico, che mentre parlavo con SR il mio telefono era controllato. Questo fatto a mio avviso dimostra che la polizia si muove nella direzione giusta per costruire gli attentati su misura agli extraparlamentari, potrebbe significare, ma questo mi sembra azzardato, che si sta costruendo non so quale provocazione sulla mia persona, dato che negli ultimi tempi sono venuto a conoscenza di fatti gravi, e forse si sospetta che sappia molto di più di quanto non dica. Per concludere, ritengo legittimo sospettare che, da qui alla campagna elettorale, i fascisti stanno preparando qualcosa di grosso, a Ragusa o a Siracusa, forse un attentato criminale di vaste proporzioni. Mi permetto di suggerire: 1°) La massima vigilanza nelle sezioni; 2°) La denuncia in tutte le sedi, riunioni di partito, comizi ecc. della trama nera; 3°) La massima attenzione per questo tipo di notizie. 

Giovanni Spampinato





domenica 19 ottobre 2025

Ragusa, provincia "babba" maligna?


Foto tratta da Google Immagini

In queste ore la provincia di Ragusa - da sempre definita con un vecchio adagio terra "babba", cioè zona dove le mafie non attecchivano bene - è salita agli onori della cronaca regionale e nazionale per due importati operazioni contro la criminalità organizzata: l'arresto del latitante vittoriese Gianfranco Stracquadaini a Comiso e poi per una importante operazione antidroga che vedeva la città di Ispica come una rilevante base logistica per commercio di sostanze stupefacenti. Dall'estremo Est all'estremo Ovest degli Iblei emerge un filo unico di interessi e pratiche criminali. Eppure negli anni si era affermata un'opinione, che nel tempo si era via via consolidata, fino a diventare una sorta di verità: la criminalità organizzata era radicata solo ed esclusivamente nell'area ipparina e in particolare a Vittoria. Una stupida persuasione (ancora oggi dura a morire) figlia di antiche e banali convinzioni e di becero e ottuso campanilismo.  Ma mentre modicani, pozzallesi, ispicesi, ragusani si vantavano di essere "babbi", le mafie, con i loro affari,  conquistavano i loro territori fino a manifestarsi con le loro azioni violente. Voglio ricordare alcuni fatti recenti e tra questi i più significativi:
- Nel maggio del 2012 a Marina di Ragusa, nel centralissimo viale Andrea Doria un incendio di origine dolosa mandava in fumo il locale "baciamo le mani".  
- Nel 2014 va in fumo un locale di Sampieri, il "pata pata" e il "terzo tempo" a Pozzallo
- Nel 2015 a Marina di Ragusa, sempre nel centralissimo viale Andrea Doria, un incendio doloso mandava  fumo un altro locale "baja".
- Nel maggio del 2022 Un incendio doloso veniva appiccato in un cantiere edile all'interno del cimitero di Pozzallo.
- Nel marzo del 2024 a Ispica veniva incendiata l'auto di due attivisti di Legambiente che denunciavano irregolarità ambientali. 
- Nell'agosto del 2024 a Marina di Modica andava in fumo l'ennesimo locale, il "Lido Sud". 
- Nel settembre scorso a Ragusa veniva dato alle fiamme il nuovo McDonald's di Via Giorgio La Pira.
Per non parlare che sempre in queste zone, negli ultimi anni, gli arresti di spacciatori e i sequestri di sostanze stupefacenti sono cresciuti esponenzialmente. Alcuni, con stupore (tipico della babbitudine ragusana), ma piano piano, si sono finalmente resi conto che le mafie sono come la loro stupidità, non hanno confini. Se sono state capaci di infettare il Nord Italia, L'Europa, le Americhe, l'Australia, figurarsi se non ammorbavano tutta la nostra piccola provincia. 

Nell'operazione di Ispica è emerso un dato che non può e non deve essere sottovalutato. Lo ha evidenziato il maggiore dei carabinieri Francesco Zangla durante la conferenza stampa. Oltre alla spregiudicatezza dei personaggi  e il possesso di armi ed esplosivo, già di per se indicativo di un certo livello criminale, vi è nel denaro sequestrato (43 mila euro) la significativa presenza non di monete di piccolo taglio, cioè 20 e 50 euro, ma di banconote da 500 euro. Questo sta ad indicare che il giro era veramente grosso e che il denaro "guadagnato" non veniva più contato ma pesato per poi essere utilizzato per altri scopi.  
Tutto questo fa pensare che le mafie sono sempre un passo avanti. Tanti (i babbi) sono convinti che se non sparano non ci sono. Altri invece pensano che quando non sparano non si vedono  e quando si riesce a percepirle sono già da qualche altra parte. Le cerchi nelle campagne e invece sono nei cantieri edili o nelle imprese commerciali. Le cerchi nei cantieri edili o nelle imprese commerciali e invece gestiscono rifiuti e commerciano droghe. Le cerchi nella gestione dei rifiuti e delle droghe e fanno già investimenti finanziari. Per contrastarle bisogna cambiare mentalità. La babbitudine non è solo  un fatto consolatorio,  è un sintomo pericoloso, è un indice di malignità. Se non si contrasta rischia di sfociare nella peggiore delle complicità. 

sabato 11 ottobre 2025

Sicilia, arcipelago di strutture militari.


Foto base di Sigonella tratta da Google Immagini

La Sicilia non è un'isola. E' un arcipelago di strutture militari. Non c'è provincia della nostra terra che non veda la presenza di un complesso bellico pronto ad essere utilizzato per qualsiasi tipo di "crisi". Molte di queste strutture sono note, la base di Sigonella su tutte. Sto parlando di una vasta area con due piste aeree lunghe più di 2.400  metri denominata dai vertici statunitensi "The Hub of the Med", cioè il centro del Mediterraneo. Un enorme carcinoma maligno posto nel mezzo della Piana di Catania  da cui si propagano una serie di metastasi a cominciare dal vicino porto di Augusta, che è diventato una base per l'attracco di navi militari e di sommergibili a propulsione nucleare. All'interno di questa struttura la Marina Militare italiana ha, da poco, aperto  l'unico polo di formazione avanzata per ufficiali destinati al comando di una nave da guerra. A seguire abbiamo: 
Il MUOS di Niscemi, è un sistema di comunicazioni satellitari militari ad alta frequenza tra i più grandi d’Europa, gestito dagli Usa. Mentre le altre stazioni di terra si trovano in posti deserti – nelle Hawaii, in Australia e in Virginia – a Niscemi è stata costruita a ridosso di in una riserva naturale di querce da sughero, un Sito di Interesse Comunitario, a pochi chilometri dal centro abitato. 
L'aeroporto di Trapani Birgi, è la base per aerei radar, gli Awacs e i caccia della Nato. Poche settimane fa il ministro della difesa  (o della guerra?),  C(r)osetto, ha annunciato che proprio in questa base aerea nascerà la scuola per top gun sui caccia F.35, "i lavori inizieranno nella primavera del 2026 e si concluderanno entro il 2028". 
Poi vi sono i grandi occhi elettronici che controllano il Mediterraneo e cioè il centro radar di Marsala e quello di Noto-Mezzogregorio, due strutture che si occupano di sorvegliare lo spazio aereo italiano e di buona parte di quello della regione Sud-europea della Nato. Questi due centri assicurano pure l’interscambio informativo con le unità navali Usa e Nato in navigazione nel Mediterraneo. 
Ovviamente non possono mancare i poligoni per le esercitazioni di guerra dove ciclicamente militari italiani e delle forze Nato si esercitano al combattimento. Questi sono situati a Punta Bianca (Agrigento), Piazza Armerina e Corleone. 
Ma non finisce mica qui. E no! Abbiamo anche un grande hangar scavato dentro una montagna a Pantelleria. Parlo di un'avio rimessa ben mimetizzata lunga oltre 300 metri larga circa 25 metri e alta circa 20 metri che dovrebbe contenere aerei ed elicotteri da combattimento. A Lampedusa invece vi è un importante centro radar  che contribuisce alla sorveglianza dello spazio aereo di competenza, attraverso il corretto funzionamento e il mantenimento in efficienza del sistema d'arma e degli apparati radio per le comunicazioni terra/bordo/terra nel Mediterraneo centrale e meridionale. Altro importante centro radar è la stazione dell US Navay della Marza, sita nel comune di Ispica, questo monitora il passaggio di navi e sottomarini.  A tutto questo va aggiunto l’uso dei porti di Catania, Messina e Palermo per le soste e i rifornimenti delle unità navali delle marine dei paesi Nato; gli atterraggi, le soste e i decolli dei velivoli d’intelligence e delle società contractor del Pentagono dagli scali “civili” di Catania-Fontanarossa, Palermo-Punta Raisi e Pantelleria e, forse, anche Comiso.  
A questo elenco (sicuramente incompleto) vanno sommate le nuove "occasioni di sviluppo" che si stanno affermando nel nostro arcipelago militare.  Presso i cantieri navali di Palermo, negli ultimi mesi sono stati effettuati i lavori di adeguamento nella portaerei Cavour - nave ammiraglia della nostra Marina militare - relativi all’imbarco dei nuovi aerei da combattimento F35.  Sempre presso i cantieri navali di Palermo è stata effettuata, recentemente, la manutenzione di un altra nave da guerra, l'unità anfibia multiuso Trieste. Sempre nei cantieri navali di Palermo è stata realizzata una maxi nave anfibia da combattimento commissionata dal ministero della difesa del Qatar. 
Non si capisce bene cosa diventerà l'area industriale di Termini Imerese, ma voci di corridoio parlano di insediamenti industriali legati alla produzione di armi, così come non è escluso che l'aeroporto di Comiso possa tornare ad avere un ruolo militare.

La ciliegina sulla torta di questo significativo apparato bellico, forse l'ha messa la Regione Sicilia. Infatti con una delibera del 3 ottobre scorso pare abbia riprogrammato i fondi Fers (Fondo europeo sviluppo regionale) stanziando circa 200 milioni di euro "verso una mobilità dual use" cioè civile e militare. La Sicilia ha bisogno di servizi sanitari, scuole sicure, reti idriche per uso agricolo e domestico, infrastrutture adeguate, ma per la regione tutto questo è poco importante, tant'è che sposta le risorse su opere di "natura duale" fregandosene dei bisogni reali dei sui cittadini. E' in questo modo che si alimenta il divario economico-sociale e si da la possibilità di favorire gli interessi di certe economie mafiose (https://www.euroinfosicilia.it/pr-fesr-sicilia-21-27-esame-mid-term-review/).

Con un campionario di strutture  militari operative, logistiche e di formazione di questa portata, la Sicilia è già in prima linea sia per le guerre attuali e sia per i conflitti futuri, in spregio all'art. 11 della Costituzione. 

mercoledì 8 ottobre 2025

Mafia albanese e capitali illeciti, ma su tutto domina sempre e solo lei: la zona grigia.

Acquaforte di Pippo Fava "Pomeriggio al circolo" tratto da Google Immagini


Peppe Bascietto, con una serie di post su Facebook, ha descritto, con precisione chirurgica, il nuovo sistema criminale che opera nel territorio ibleo. Ci ha raccontato la mutazione lenta ma continua che è iniziata con l'ingresso di organizzazioni esterne: 'ndrangheta e mafia albanese. Queste organizzazioni hanno prescritto, per non dire imposto, nuovi comportamenti. La massa enorme di denaro prodotto dalla gestione e dal commercio delle droghe - cocaina su tutte - è diventata in poco tempo lo strumento per costruire una serie di reti economiche che con determinazione si sono infiltrate "nei mercati, nei locali, nei flussi di lavoro e nei permessi di soggiorno". Nel silenzio più totale e con molta risolutezza, in questa parte della Sicilia, si è imposta un'autorità finanziaria, silenziosa, molto ben strutturata e capace di scandire i tempi delle tante economie del Sud Est. In passato in molti miei post pubblicati su questo mio piccolo spazio telematico ho ipotizzato questi legami, ma non avevo gli strumenti per poter definire queste mie teorie. Peppe Bascietto, con una accuratezza millimetrica, ha fornito nomi, cognomi e soprannomi dei personaggi, i loro interessi e gli eventuali legami con altre consorterie mafiose. Nulla a che vedere con le relazioni semestrali della Direzione Investigativa Antimafia. In tutte quelle che ho consultato, compresa l'ultima, l'analisi dei fenomeni criminali in provincia di Ragusa si ferma alla presenza di due distinte organizzazioni mafiose: cosa nostra, influenzata dalle compagini catanesi e nissene e la stidda, strettamente legata alla matrice gelese. Un cliché che si ripete di semestre in semestre da anni. L'unico dato aggiornato sono le operazioni di polizia avute nel periodo a cui fa riferimento la relazione. Gli organi inquirenti sono forse leggermente in ritardo nella lettura del territorio? Eppure da anni esistono atti presso la Commissione nazionale antimafia dove si parla da tempo del ruolo della criminalità albanese. Questa mafia, anni fa, fungeva da "organizzazione di servizio" per le mafie italiane, in quanto si occupava della fornitura, del trasporto (via mare e terra) e dello stoccaggio delle droghe, soprattutto per conto della 'ndrangheta. Poi, sempre da questi atti, emerge come le strutture criminali albanesi si siano evolute e da "organizzazioni di servizio" sono diventate referenti dei più qualificati cartelli di narcotrafficanti sudamericani. Nel resoconto stenografico della seduta della Commissione antimafia di martedì 8 aprile 1997 a pag. 9 si legge: Secondo alcune informazioni, non verificate ma probabilmente attendibili, la presenza di alcuni esponenti dei cartelli colombiani aveva addirittura portato alla sperimentazione della coltivazione della pianta della coca negli altopiani albanesi.
Questo è il nuovo livello criminale. Accanto ad esso, da sempre, c'è un secondo livello che non emerge mai: quello economico! Dove finisce la massa di denaro prodotta dallo spaccio delle droghe? Chi la gestisce? Non possono essere sicuramente i personaggi descritti da Bascietto ad occuparsi di questo, non hanno né le caratteristiche né la capacità. Far convergere certi interessi imprenditoriali con quelli della criminalità non è una cosa semplice. Servono complicità e professionalità di un certo tipo che si svolgono su più strati. 
Un esempio che spieghi in pochi punti questa mia tesi potrebbe essere questo: 
1. Le mafie di questa zona accumulano capitali illeciti con la gestione della droga (anche dei rifiuti).
2. Professionisti capaci e spregiudicati di questo territorio trovano le condizioni attraverso un sistema finanziario compiacente per ripulire questi fondi.
3. I capitali entrano nell’economia legale sotto forma di investimenti, spesso in settori strategici (edilizia, turismo, logistica, serricoltura,…).
4. Il sistema bancario guadagna, gli imprenditori crescono, le mafie si rafforzano economicamente e socialmente e lo Stato finge di non vedere.
Se è così, e io penso che sia così, qui non servono solo più forze dell’ordine o più videosorveglianza. Qui servono più ispettori bancari che verifichino con attenzione ciò che avviene dentro il nostro sistema finanziario. Qui servono più ispettori dell’Agenzia delle Entrate che controllino ciò che accade all’interno di certe imprese. Qui servono intelligenze investigative che sappiano capire come questa criminalità si sta evolvendo. 

Peppe Bascietto ha creato uno squarcio, ci ha dato i nomi, i cognomi e le caratteristiche di questo nuovo sistema criminale/economico che sta infettando tutta la provincia iblea. Ma dietro questi nomi vi è un'entità immateriale, astratta e impenetrabile fatta di imprenditori, notai, avvocati, tecnici, commercialisti, esperti di finanza e quindi di riciclaggio. Un'area grigia che decide come e dove investire la massa enorme di denaro generata del narcotraffico. L'hanno chiamata "mafia trasparente", quella difficile da vedere - o che nessuno vuole vedere - che non ha nomi e soprannomi. E' quella che crea collusioni con la società civile e con le istituzioni. E' la mafia che comanda realmente perché governa e investe i soldi prodotti illegalmente e intreccia rapporti di potere. Questa mafia, avvolta e protetta da una spessa coltre di perbenismo - per questo definita "borghesia mafiosa" - mal sopporta le azioni criminali, vuole silenzio e sfuma per la vergogna di fronte alle violenze della criminalità perché sa che quelle azioni trovano sostegno nel suo grigiore, ma chi compie quelle azioni sa che senza quel grigiore non avrebbe sussistenza. Le istituzioni, per il bene del territorio, si attrezzino per svelare questa mafia. Occorre conoscerne i volti per inserirli, finalmente, anche questi, nelle foto segnaletiche. 

sabato 13 settembre 2025

Venti di guerra al largo delle coste iblee. Ma questa terra cosa rischia di diventare?


L'estate 2025 non passerà alla storia soltanto per essere stata la più calda di sempre ma anche perché è stata parecchio movimentata da un punto di vista militare. A largo delle nostre coste l'agitazione (fortunatamente senza scontri) tra navi militari russe e della Nato, con il corollario di aerei ed elicotteri che pattugliavano le aree interessate, è stata intensa e continua. Basta visitare il sito italmiradar.com e leggere i post che riguardano le tensioni nel Mediterraneo per trovare conferma di ciò che scrivo.  Ma perché vi è stata e vi è tutta questa allerta? La guerra in Ucraina e le vicende mediorientali ci raccontano quella parte dello scontro che riguarda il controllo della superfice delle acque del Mare Nostrum. Accanto a questo vi è un altro conflitto ben più grave e pericoloso: è quello sul controllo dei fondali del Mediterraneo! La Sicilia, per la sua posizione centrale tra Europa, Asia e Africa, è diventata il punto di incontro, il nodo cruciale, per la rete internet mondiale

Sui nostri fondali, al largo della costa ragusana, poggiano i cavi di fibra ottica che trasportano le informazioni tra l'Estremo Oriente e le Americhe, tra L'Africa e il Nord Europa.  A Marina di Ragusa e a Pozzallo vi sono le stazioni di approdo di questi cavi che servono a rafforzare il sistema di connessione a livello internazionale. Le immagini che allego, tratte dal sito submarinecablemap.com, evidenziano la condizione di ciò che sto raccontando.

E' chiaro pertanto come la Sicilia, e in particolare la zona iblea, sia diventata un'area strategica, definita da esimi giornalisti, manager di primo piano e militari alti in grado: "hub informatico",  "cerniera digitale", "cuore della rete mondiale di internet".  Tutto questo ovviamente ci espone ad una nuova serie di problemi, soprattutto ora che vi sono diverse tensioni. Pensare di provare a tranciare questi cavi significa non solo voler alterare l'economa globale ma peggiorare una serie di equilibri geopolitici già, da tempo, abbastanza precari. Ecco spiegato perché la sola presenza, a largo delle nostre coste, del rimorchiatore russo Jakob Grebelsky - probabile nave di appoggio del  sottomarino russo Novorossky - ha attivato un intenso sistema di allerta che è stato seguito e raccontato per l'intera estate dal sito www.itamilradar.com.

La Sicilia,  il nostro territorio, grazie (si fa per dire) a questo nuova condizione strategica, si appresta a diventare  una grande base militare, una gigantesca caserma,  una zona di economia di guerra, dove verranno formati i guerrieri del XXI secolo. Non è un caso se poche ore fa, il presidente della commissione Difesa della Camera dei deputati, il modicano Nino Minardo, ha annunciato con una certa enfasi che presso l'aeroporto di Trapani-Birgi, nascerà il nuovo polo di addestramento globale dei caccia F-35 e sarà la struttura gemella di quella già operativa nella Luke Air Force base in Arizona, negli Stati Uniti.  Il deputato ha voluto inoltre fare rilevare come tutto questo "...è un’opportunità concreta per la Sicilia. Significa centinaia di posti di lavoro tra personale civile e militare, nuove possibilità per le imprese locali e la presenza di grandi realtà industriali come Leonardo e Lockheed Martin. Credo fortemente che la nostra Isola possa diventare un punto di riferimento nel Mediterraneo, coniugando industria della difesa, portualità e infrastrutture. È un’occasione storica di crescita e di sviluppo che dobbiamo saper cogliere."

Allora il futuro di questa terra non sarà il turismo, lo sviluppo del settore agroalimentare e quindi il rilancio della sua microimpresa ma sarà solo quello di diventare un'importante piattaforma tecnologico-militare? E quindi 'l'aeroporto di Comiso o il porto di Pozzallo, per "saper cogliere" queste occasioni storiche cosa potrebbero o dovranno diventare?  Le parole dell'on Minardo, nella loro banalità politica fanno paura e vanno a braccetto con quanto scritto nel Piano territoriale regionale (PTR). In questo documento (si veda l'immagine allegata) la fascia costiera che va da Siracusa a Licata viene definita "banana energetica", cioè dovrebbe diventare un area che produce energia con l'agri-voltaico, biocarburanti e impianti eolici off-shore. Tutta  questa energia  serve forse a sostenere l'energivora Intelligenza Artificiale (AI) che dovrà viaggiare nella rete sottomarina?  Se è così (ed è probabile che sia così) tutto questo deve essere difeso, da ogni possibile attacco, con sistemi militari avanzati. Nell'area del Sud Est siciliano sono operative: la base di Sigonella, il sistema MUOS e poi vi sono diverse infrastrutture militari, apparentemente secondarie, sparse nel territorio. Alla luce di un possibile precipitare degli eventi, tanto in Ucraina quanto in Medio Oriente, potrebbero servire ulteriori strutture militari? E' forse questa  "l'occasione storica di crescita"  di cui parla l'on Minardo? E' così che si prova ad avviare la filiera della guerra? 



Nell'attesa che qualcuno risponda a questi quesiti penso che intanto serva una mobilitazione civile e democratica, prima che sia troppo tardi. Prima che tutto possa diventare definitivo.