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sabato 2 maggio 2020

COVID-19, CRISI ECONOMICHE E LE OPPORTUNITA' DELLE MAFIE DEL SUD EST


    Foto Donnafugata Resort tratta dal sito charmingsicily.it      

Le mafie economiche sono un elemento con cui l’area iblea, ora, più di prima, deve cominciare a fare i conti. Di queste organizzazioni si è sempre considerato il volto violento, criminale e miserabile; facile da descrivere e da individuare geograficamente (Vittoria). Non si è mai guardato e descritto l’altro aspetto delle mafie iblee, quello più pericoloso: la loro funzione di creare rapporti con l'economica, con la politica, con le istituzioni  e con i bisogni sociali. Questo volto, nella nostra provincia, ha radici e latitudini molto articolate.

L’emergenza sanitaria creata dal Covid-19 ha già avviato una crisi economica che produrrà una profonda riduzione del reddito di molte imprese di questa provincia. La chiusura forzata delle attività, imposta per contenere il contagio, ha colpito duramente alcuni settori economici, tra questi il comparto turistico-alberghiero e a seguire tutta una miriade di piccole e medie imprese ad esso collegate. L’Est dell’area iblea, e più specificatamente la zona vasta della Contea, in questi anni ha visto uno sviluppo significativo del settore turistico che ora, purtroppo, arranca. E’ chiaro che questa crisi apre grandi spazi e opportunità a quelle economie, anche quelle mafiose, che hanno denaro da reinvestire. Mentre le istituzioni sono impegnate a discutere, nelle loro videoconferenze su come contenere una serie di difficoltà che stanno avanzando a grandi passi, provando a mettere in campo misure e fondi (fortemente insufficienti) che possano dare risposte concrete ai disagi sociali ed economici, c’è chi ha già fiutato occasioni e affari. Autorevoli componenti della magistratura e delle forze dell’ordine, su diversi quotidiani nazionali, hanno già denunciato l’interesse della mafie su questi settori. Ma il problema non è solo denunciare: è soprattutto agire. In questo momento, sarebbe fondamentale anticipare e limitare ogni spazio di agibilità alle mafie economiche. Bisognerebbe puntare l’attenzione su alcuni reati indicativi come l’usura, strumento che la criminalità organizzata ha utilizzato sempre per mettere le mani su beni e imprese. Molte analisi confermano come le attuali difficoltà economiche delineano già ora forti deficit di liquidità per tante attività. Quindi, nei prossimi mesi, l’usura potrebbe svilupparsi significativamente in questa provincia?
Laltro fattore che ha permesso alle economie mafiose di espandersi e di attivare dinamiche affaristiche e speculative è la loro capacità di gestire e drenare finanziamenti pubblici. Questa crisi avvierà un afflusso cospicuo e copioso di finanziamenti e contributi regionali, nazionali e comunitari che arriveranno anche qui a sostenere le tante imprese in difficoltà. L’imprenditoria mafiosa resterà a guardare? Oppure proverà, come sempre ha fatto, a coordinare e ottenere più fondi pubblici possibili, anzi ha già schierato la sua area grigia, il suo esercito di consulenti e di tecnici, per sondare ciò che dovrà essere aggredito e prosciugato?

Il 21 aprile scorso, con una procedura di vendita in modalità telematica, blindata e segreta, è stato acquistato all’asta il complesso turistico-golfistico “Donnafugata Resort”. Il prezzo? Meno di 20 milioni di euro. Una struttura che presenta un’area accoglienza di 2.123 metri quadri; un’area ritrovo di 1.843 metri quadri; sale riunioni, spa, e 200 camere per 11.170 metri quadri; il tutto arredato e immerso in un parco di 240 ettari con campo da golf a 18 buche. Un vero affare. C’è un altro struttura all’asta nella nostra provincia: il “Donnalucata Resort”, un complesso di 109 camere, al confine con la riserva naturale del fiume Irminio, molto più piccolo del primo ma comunque interessante.
Non è detto che dietro l’acquisto o gli interessi a rilevare queste o altre infrastrutture ci siano capitali di provenienza illecita, anzi personalmente spero proprio di no. Ed è proprio per tutelare nuovi e probabili investitori sani e motivati che le istituzioni devono cominciare a vigilare con attenzione studiando ciò che si muove nel territorio ragusano. 

Il tempo delle parole è finito. Se si vuole bene a questa terra bisogna cominciare, a fare rete, mettere insieme le forze sane, le persone che voglio uno sviluppo basato sul progresso del territorio e non sull’affarismo di pochi. Bisogna cominciare a vigilare senza cedere nulla a quella lunga e pericolosa filiera fatta di faccendieri, corrotti, e corruttori alimentata dalle mafie economiche. Restare fermi significa creare nuove e più forti condizioni di illegalità imprenditoriale. 
E’ tempo di muoversi, è tempo di fare: SE NON ORA, QUANDO?

Per scrivere questo post ho consultato:









domenica 5 aprile 2020

Analisi di una foto.


Foto tratta da meridionews.it

Un’immagine parla più di mille parole e in questa foto viene raccontata una realtà così evidente da essere più reale della stessa realtà.
Uno spacciatore ben protetto dall’infezione, il suo complice che vigila su uno scooter e il “cliente” che acquista la sua roba. Le economie mafiose funzionano sempre, anche quando imperversa un virus malefico come il Covid-19. Hanno una capacità di adattamento sorprendentemente unica. Riescono a soddisfare, sempre e comunque, i bisogni della propria clientela. Tutto avviene in pieno giorno, in una qualsiasi città. Tutti vedono ma nessuno si indigna o denuncia,  non solo per paura, anche per paura, ma soprattutto perché queste scene, questi personaggi, oramai fanno parte del vivere quotidiano e in esso hanno trovano la loro collocazione: ci sono, esistono, sono un pezzo del paesaggio urbano capace di resistere e disobbedire anche alle restrizioni imposte dal coronavirus. Ma questa foto ci racconta anche dell’altro: mentre tutta l’economia legale è ferma, le economie mafiose continuano a fare “impresa” e profitti, continuando a controllare il territorio senza contrasto. E’ come se il Covid-19 stesse regolarizzando ulteriormente il modello mafioso. Quando parlo di modello mafioso faccio riferimento ad una serie di caratteristiche capaci di adattarsi a qualsiasi mutamento del contesto economico e sociale. Un modello sempre abile nell’accumulare denaro illegalmente, capace di imporre il suo potere grazie ad un codice culturale e sostenuto da un certo consenso sociale. Questo modello, elastico e flessibile, sta diventando un soggetto istituzionale egemone. Il monopolio, come dimostra la foto, è dato dalla legittimazione determinata dall'impunità. 

Prima o poi questa pandemia sanitaria ed economica finirà e cominceremo a raccogliere i cocci di ciò che ha distrutto. Penso ad un settore economico di questa provincia (Ragusa) che ha conosciuto in pochi anni uno sviluppo significativo e ora sta vivendo, più di ogni altro, la drammaticità della crisi generata dal questo virus: il turismo. Una filiera fatta di ristoranti, alberghi, villaggi turistici. Chi di questi non avrà la forza economica di resiste chiuderà oppure verrà messo all’asta. Dietro l’angolo ci sarà chi fiuterà l’affare e avrà la possibilità economica e finanziaria di rilevare queste attività che da sempre sono un ottimo viatico per riciclare il denaro prodotto illegalmente. Le strutture sono tante, le possibilità non mancano e gli intermediari nemmeno. Bisogna accendere già ora i riflettori su questo settore sapendo che ogni ripartenza economica ha prodotto norme che hanno favorito il monopolio delle imprese mafiose. Memoria, analisi, contrasto e progetto sono i pilastri su cui bisogna costruire, già da ora, la resistenza per impedire che tutto ciò avvenga.

La foto é tratta dal meridionews.it Si legga l'articolo https://catania.meridionews.it/articolo/86092/coronavirus-pusher-a-lavoro-con-guanti-e-mascherine-in-via-capo-passero-gli-affari-non-temono-il-contagio/


sabato 14 marzo 2020

#IORESTOACASA, non è solo un hashtag. Leggete le raccomandazioni della Società degli Anestesisti e vi renderete conto che c'è poco da scherzare.



In una settimana il modo in cui abitualmente vivevamo è cambiato radicalmente. C’è stato un salto impressionante nei movimenti, nel lavoro, nella produttività, nel modo di relazionarsi. Tutto è accaduto così rapidamente da polverizzare ogni nostra abitudine. I nostri valori, le nostre priorità e i meccanismi del nostro agire sono stati sconvolti. Ci siamo resi conto che non tutto è controllabile così come eravamo abituati a credere. E’ chiaro che questa cosa ci sta procurando un certo fastidio, le abitudini sono difficili da modificare. Ma il CORAVID-19 non scherza, al virus non interessano i nostri impegni o le nostre consuetudini, lui infetta, non guarda nemmeno se le nostre strutture sanitarie sono attrezzate per contrastarlo. 
Dico questo perchè girando per la rete ho trovato e letto il documento pubblicato pochi giorni fa (per la precisone il 6 marzo scorso) dalla Società degli anestesisti e rianimatori con un titolo di per sé inquietante: “Raccomandazioni di etica clinica per l’ammissione a trattamenti intensivi e per la loro sospensione in condizioni eccezionali di squilibrio tra necessità e risorse disponibili”.

Non voglio allarmarvi, non vi anticipo nulla, sono solo sette paginette: leggetele, L E G G E T E L E, con molta attenzione. La cosa è molto seria. 

Dobbiamo restate il più possibile a casa, evitare il più possibile contatti, seguire le regole igieniche dettate dalle istituzioni e uscire solo per le cose realmente urgenti.

Voglio ricordarvi che nei nostri ospedali abbiamo meno di 20 posti di terapia intensiva (si veda la figura allegata sopra tratta da https://www.lasicilia.it/news/cronaca/329528/posti-letto-terapia-intensiva-quarantena-il-piano-anticoronavirus-della-regione-siciliana.html). 
In provincia di Ragusa siamo 320 mila persone,di queste circa 64 mila superano i 65 anni di età. CHIARO!!

QUESTI DATI NON VI DEVONO ALLARMARE MA VI AIUTANO A CAPIRE PERCHE' BISOGNA STARE IL PIU' POSSIBILE A CASA.

Il documento della Societa degli anestesisti e rianimatori è a questo indirizzo, buona lettura.



Editoriale del dott. Bruno Giordano tratto da Avvenire del 14/03/2020. CORONAVIRUS. CONSIGLI PER PILOTARE LE RISORSE ALLA SOLIDARIETA'

Analisi con diversi spunti interessanti pubblicata  oggi sul quotidiano Avvenire. Ringrazio il dott. Bruno Giordano per la disponibilità.  

Consigli per pilotare risorse alla solidarietà
L’emergenza transnazionale da coronavirus, non più soltanto sanitaria, ci sta insegnando che occuparsi di prevenzione del rischio per salute, lavoro, ambiente e territorio non è un lusso ma una necessità. Uno tra i valori fondanti di una democratica convivenza sociale. Ma è un fatto che in Italia chi si occupa di studiare, normare, applicare le scienze della prevenzione, semmai viene ascoltato, si sente ripetere il ritornello: “Se veramente dovessimo fare prevenzione, potremmo chiudere le imprese e gli uffici”... Ci siamo arrivati, comunque.
E ci siamo dovuti arrivare, anche se l’analisi economica delle emergenze dimostra da tempo che, se non c’è prevenzione del rischio, la protezione costa molto di più e può portare al black out un intero Paese e a sospendere talune libertà costituzionali, per il superiore interesse collettivo, con danni al momento incalcolabili. Appresa la lezione sulla prevenzione, ci accorgiamo ora che mancano, e purtroppo mancheranno, sale per terapie intensive, personale sanitario, mezzi di protezione, presidi medico–chirurgici, in attesa che arrivi un vaccino per la popolazione.
Non basteranno sacrifici e rinunce per rimediare alla psicosi sociale. Però, di necessità... virtù. Sta cambiando rapidamente il rapporto con la vita civile, il lavoro, le libertà personali, e può cambiare anche la relazione tra l’etica dell’impresa e i bisogni primari della società, con scelte nuove di politica economica dell’emergenza. Occorre pilotare risorse economiche verso la solidarietà sociale, anche con interventi (di natura fiscale, commerciale e sociale) per agevolare la destinazione immediata di fondi privati a favore del Sistema sanitario nazionale, la ricerca, la prevenzione e la cura. Non si tratta tanto di dare un indirizzo politico alla solidarietà, comunque consentito dall’art. 41, comma 3, della Costituzione, quanto di premiare scelte di responsabilità sociale delle imprese, delle fondazioni, di associazioni, club service, comitati, etc., al contempo alleggerendo e snellendo gli oneri a carico di Stato e Regioni.
Una prima direttrice può essere l’adozione urgente di provvedimenti fiscali a favore di imprese che entro breve termine elargiscano fondi (anche ripetuti nel tempo), con vincolo di destinazione, o provvedano all’acquisto diretto di beni, apparecchiature, prodotti, per gli ospedali e la ricerca. Se per questi fondi si adottasse una defiscalizzazione per l’intero e possibilmente anche retroattiva, l’impresa spenderebbe subito per lo scopo sociale quello che lo Stato incasserebbe tra un anno e riverserebbe come spesa pubblica ancora dopo.
E la retroattività della detrazione, imputandola ad anni precedenti in caso di pendenze con l’Erario, agevolerebbe la risoluzione di contenziosi. Meglio una “defiscalizzazione sociale”, retroattiva e compensativa, che un condono fiscale, termine ormai desueto perché impopolare, mascherato da “rottamazione” di cartelle et similia. Una seconda direttrice può riguardare le fondazioni bancarie che istituzionalmente destinano fondi per una beneficenza diffusa: l’emanazione di direttive che, pur lasciando a questi enti una legittima autonomia nel rispetto degli scopi statutari, stabiliscano un’urgente priorità per la Sanità, anche mediante un coordinamento centrale che governi i flussi economici.
Meglio governare sistematicamente, e subito, queste risorse (individuando chi, dove, quando e di cosa c’è bisogno) che lanciare una beneficenza a pioggia, con possibili ricadute soltanto su strutture e territori vicini agli interessi degli istituti bancari, creando un divario con aree del Paese che non hanno banche in buona salute. Strumenti simili possono adottarsi per club service, associazioni, comitati spontanei etc. che pur potendo gestire direttamente la propria generosità, vedrebbero un incremento marginale di utilità sociale della loro sensibilità.
Infine le sponsorizzazioni. In questa emergenza non è logico ed eticamente responsabile sostenere convegni, festival, eventi, gare sportive etc. che forse non possono nemmeno tenersi. Le società sportive, ad esempio, soprattutto se i campionati sono sospesi, siano autorizzate per decreto legge a trasferire a breve quanto ricevuto dagli sponsor, con vincolo di scopo per l’emergenza sanitaria, mediante donazioni immediate o acquisti equivalenti.
Ciò eviterebbe contenziosi con gli sponsor che hanno già elargito fondi per apparire in eventi che non si sono tenuti o che non si terranno. Società e sponsor ora godrebbero di una duplice visibilità, non soltanto commercialmente ma soprattutto socialmente utile. Alcune iniziative, sporadiche seppur genuine, si sono già affacciate ma sono prive di coordinamento, sfuggono a una visione complessiva dei bisogni urgenti, primo requisito per fronteggiare seriamente una qualsiasi emergenza. In un sistema sanitario regionalizzato le differenze ora più che mai diventano disuguaglianze. Assistiamo alla rincorsa di luoghi di ricovero, per ora da nord a sud, e purtroppo nonostante le forti misure prese potrebbe ancora accadere il collasso del sistema sanitario. Spiace smentire Totò, ma il coronavirus non è una livella. Fare presto vuol dire anche fare tutti qualcosa per tutti, e chi più può, faccia prima di altri quello che può. Un principio della responsabilità sociale insegna che ciò che fa bene alla società fa bene alle singole persone e all’impresa. È ora che la generosità, compressa da una stagione di egoismi, si liberi e voli alto per arrivare ugualmente a tutti quelli che stanno più in basso. Olivetti docet.
Magistrato presso la Corte di cassazione

sabato 22 febbraio 2020

LEGALITA'?


Negli ultimi venti anni la parola legalità insieme alla parola antimafia sono stati i sostativi più usati e abusati. In nome e per conto di queste due parole sono nati e si sono moltiplicati una marea di professionisti, molti anche farlocchi. Questa storia, forse, spiega cosa e su quali temi dovrebbe avvenire  il contrasto alle mafie.

Quando con il lavoro riesci solo a sopravvivere è la peggiore delle disperazioni. Io ero disperato, non riuscivo a soddisfare le esigenze legittime della mia famiglia, le esigenze no i vizi, LE ESIGENZE!! I libri per la scuola, il mutuo, le bollette, u manciari ... le esigenze, solo le esigenze ...”
Michele ripeteva la parola esigenze con gli occhi gonfi di rabbia e pronti ad esplodere in un pianto collerico. Quel breve discorso raccontava una grande verità: la provvisorietà economica è anche provvisorietà esistenziale. Chi lo ascoltava gli fece un cenno con la testa, come a dire: "continua a sfogarti". Lui capì e riprese a parlare con la stessa intensità.
"Quando fui assunto alla segheria di Peppe u Turcu (uomo di panza e di sostanza ndr) lui in persona, senza neanche guardarmi in faccia (era troppo impegnato a traffichiare con lo telefonino) mi disse quali erano le condizioni:
- Il tuo stipendio sarà di mille euro al mese ... anche se nella busta paga troverai scritto un importo superiore prenderai sempre mille euro al mese. Non cercare gli 80 euro di Renzi, gli assegni familiari o lo straordinario ... CCA’ STI COSI NON ESISTONO ... se ti conviene la situazione è questa, viceversa quella è la porta ...” e con il gesto della mano mi indicò l’uscita.
Non avevo tante altre possibilità. In tasca avevo una bolletta scaduta da dieci giorni e la banca mi aveva telefonato tre volta per la rata del mutuo. Gli dissi di si. Peppe u Turcu, distogliendo un attimo gli occhi dallo schermo del suo telefonino e guardandomi appena mi disse:
- “vai in quell’ufficio e firma le carte che ti fa vedere la signorina”.
Firmai il contratto e subito dopo un signore, che tutti chiamavano “u sorvegliante”, mi disse cosa dovevo fare. Fu così che tre anni fa iniziai a lavorare ‘nta segheria ro Turcu".

Chi lo ascoltava gli domandò: "scusami Michè, ma quanti operai lavoravano nella segheria?"

La risposta fu immediata: "circa quaranta ... e le condizioni erano identiche per tutti. C’era chi prendeva un po' di più ma solo perché lavorava da più tempo ... e comunque, nessuno prendeva gli 80 euro, gli assegni familiari e lo straordinario". 

Facendo un conto approssimativo, per ogni lavoratore erano da tre a cinque mila euro l’anno di “trattenute obbligatorie”, moltiplicando per il numero dei dipendenti si arrivava a circa 150 mila euro l’anno; per tre anni - il tempo trascorso dalla firma del contratto di Michele - erano quattrocentocinquantamila euro (€ 450.000,00). Soldi, fatica, diritti, sottratti “ppi sucu di mafia” a chi lavorava.

Mentre chi lo ascoltava pensava a quella somma Michele continuava il suo racconto:
"Mi aggrappai mani e piedi a quelle mille euro, erano una certezza, una scarsa certezza, ma c’erano. Con mille euro al mese se hai un mutuo di quattrocento euro si arranca. In famiglia siamo in quattro e mia moglie non lavora... Sapevo chi fosse Peppe u Turcu, tutti conoscevamo la sua storia, ma ci permetteva di campare ... MALE! ... ma si campava.
Poi, quella mattina, tutto cambiò ... elicottero, auto della polizia e poi poliziotti che spuntavano da tutte le parti. La prima cosa che pensai fu: ho perso il lavoro. Quel pensiero, incrociando lo sguardo di chi faticava con me, divenne collettivo: ABBIAMO PERSO IL LAVORO. 
Seguirono giorni di preoccupazione. L’azienda fu confiscata. Arrivò l’amministratore giudiziario. Si persero subito alcune commesse (quasi sicuramente erano clienti che compravano i nostri prodotti ma li pagavano in nero, senza fattura). Ma quando a fine mese arrivò lo stipendio la sorpresa (per tutti) fu grande. 1.420,00. Minchia, c’era tutto. Le 80 euro di Renzi, gli assegni familiari, pure lo straordinario. La regola, u giustu, quello che mi spettava ... lo prendevo per la prima volta dopo tre anni. TRE ANNI!! ... questa è la Legalità ... e no dda cosa cuntata da certi politicanti o da qualche parrino ... NOO! ...quella è una minchiata da salotto, chiacchiere di gente cca' panza cina che non conosce manco lontanamente il significato della parola difficoltà.

Michele, con gli occhi sempre più gonfi, non aveva solo raccontato i suoi disagi, aveva fatto una lezione.

Si salutarono, ma prima di andarsene Michele rivolgendosi a quella persona disse: "l'azienda ha superato la fase critica, ora va bene, l’amministratore ci ha detto che “possiamo diventare imprenditori di noi stessi” ... non sarà facile ... ma si è aperta una strada ... per formare ... una ... cooperativa ..." e scoppiò finalmente a piangere.


P.s. la storia è vera, i nomi invece sono di fantasia.


domenica 2 febbraio 2020

Inquinamento del territorio: lo Stato faccia lo Stato.



Investire in agricoltura significa investire su prodotti sani, che tutelano la salute dei consumatori. Per questo non mi stancherò mai di ripeterlo: ogni euro speso in agricoltura, è un euro guadagnato in salute.”
Questo è ciò che ha dichiarato poche settimane fa il ministro dell’agricoltura Teresa Bellanova, parole condivisibili da chiunque ma che cozzano con l’attuale condizione della nostra agricoltura, in particolare la serricoltura della fascia trasformata del Sud Est siciliano.
La ciclicità delle crisi di mercato dei nostri prodotti, sommata alla crisi finanziaria, hanno indebolito economicamente le migliaia di attività serricole presenti nel territorio. I redditi prodotti da queste piccole imprese, da decenni, non sono più sufficienti a coprire le spese di gestione delle attività. In questo contesto di difficoltà economica sempre più pesante si sono inserite le mafie con i loro servizi a basso costo: caporalato, ma soprattutto gestione dei rifiuti. Il risultato di questa ingerenza è stato evidenziato da inchieste giudiziarie e giornalistiche. Qui, per anni, si è interrato e si bruciato ogni tipo di rifiuto e il lavoro nelle serre è diventato in alcuni casi la peggiore delle schiavitù.
L’esondazione del fiume Dirillo del 14 dicembre scorso, ci ha raccontano di una terra che è diventata simile, se non uguale, alla terra dei fuochi. La forza dell’acqua ha scoperchiato le numerose discariche abbancate nel letto del fiume e ben nascoste dalla vegetazione per poi trascinare una parte verso la costa. Il ruolo dei servizi della criminalità organizzata, oltre ad essere conveniente economicamente, è diventato così capillare che chi prova a denunciare il dissesto ambientale in atto lungo la fascia trasformata viene intimorito e minacciato. E’ successo a Riccardo Zingaro, ambientalista di Acate, impegnato da tempo nel denunciare il profondo degrado ambientale in cui versa la valle del Dirillo e la fascia costiera del suo comune. L’azione di denuncia fatta in questi anni delle associazioni ambientaliste, del sindacato e di alcune organizzazioni di categoria è stata vanificata dalla poca attenzione delle istituzioni statali. Eppure di motivi per preoccuparsi e quindi per intervenire c’è ne sono tanti. 
Nel corso del 2019 presso la commissione invalidi civili del Distretto Sanitario di Vittoria (oltre 100 mila abitanti tra Acate, Comiso e Vittoria) sono arrivate circa 6000 domande di riconoscimento di invalidità civile. Oltre il 40% di queste richieste sono state fatte da persone - PERSONE - affette da varie patologie tumorali, soprattutto al colon e ai polmoni. Questo solo nel 2019. E nel 2018? Nel 2017? Nel 2016?
Tutto questo sta accadendo nel silenzio più totale. 
Al netto di una voluta drammatizzazione, la spiegazione è una sola, desolante: il disinteresse dello Stato sta favorendo indirettamente l’avvelenamento del territorio e le economie mafiose. I comportamenti attuali delle istituzioni preposte portano a dedurre ciò.
Le istituzioni tutte (Provincia, Prefettura, Regione, Comuni del comprensorio)devono fare sistema per avviare scelte radicalmente diverse dai comportamenti attuali, intanto avviando una mappatura del territorio. Serve capire quali sono le aree interessate dall’inquinamento per poi sorvegliarle e bonificarle. Urge conoscere quali e quanti terreni siano effettivamente utilizzati per la serricoltura e quali siano invece quelli occupati da serre in disuso. Insomma, bisogna cominciare a riportare lo Stato li dove lo Stato si è ritirato lasciando campo libero ai servizi delle economie criminali.