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domenica 14 novembre 2021

Vittoria: frasi strane, personaggi "brutti" e il nuovo fango.

Foto tratta da Google Immagini

E' dalla sera del 25 ottobre, cioè da quando il prof. Francesco Aiello è ridiventato sindaco di Vittoria per la settima volta, che in città gira una voce strana: "tanto ... fra pochi mesi ... verremo nuovamente commissariati!". La frase emerge di colpo, quasi a freddo, durante le discussioni spesso animate sulla lunga campagna elettorale e sui suoi strascichi ricchi di aneddoti e storielle. I luoghi sono quasi sempre i bar, le sale da barba, le edicole, le farmacie o le sale d'attesa degli ambulatori medici. Non si capisce da cosa sia dettata, ma appena la discussione inizia a prendere una piega ben precisa di colpo spunta, si materializza. A pronunciarla sono quasi sempre persone distinte, che ascoltano in silenzio il dibattito e poi, come nel bel mezzo di una commedia teatrale, entrano in scena e la esclamano con tono mesto e profondo, come se fossero a conoscenza di chissà quali verità. Da quel momento in poi la discussione assume un'altra forma, diventa meno passionale, quasi superficiale fino a terminare quasi sempre con un MAH!!  
In questo fine settimana, mentre ero dal medico, ho assistito ad una di queste discussioni, devo dire che era anche piacevole vedere le persone accalorarsi durante il confronto. Sul più bello un signore stempiato e col naso adunco, messo un po' in disparte ma attento al dibattito, si alza e, così come fanno gli attori di teatro per catturare l'attenzione del pubblico, fa un respiro ampio e profondo e poi con voce ferma ed impostata, mentre buttava fuori l'aria che aveva saturato i suoi polmoni, la esclama:  "tanto ... fra pochi mesi ... verremo nuovamente commissariati!". Questa volta però la discussione non subiva nessun calo di tensione. Un bambino che giocava con un pupazzo di dinosauro, con una scelta di tempo precisa guarda questa persona e gli dice in faccia: "Tu sei brutto!!".  Nella sala d'attesa cala il silenzio. La mamma del piccolo, mortificata, rimprovera il bambino: "chiedi scusa ... non si dicono queste cose " e poi, con profondo imbarazzo, rivolgendosi al tipo si scusa lei. Quello rimane fermo come una statua di sale e con sguardo inquisitorio prova ad intimorire il piccolo. Il bambino non ha nessuna soggezione, malgrado la madre provi a calmarlo rimproverandolo continua a dire: "tu sei brutto, Brutto, BRUTTO" e poi gli tira il pupazzo di dinosauro.  Il caso vuole che vada a colpirlo sui genitali.  Il signore chinandosi di scatto in avanti farfuglia alcune parole incomprensibili e poi, sempre piegato su se stesso e rosso di rabbia, riconquista la sua sedia. La mamma mortificata si scusa nuovamente, ma lui con un gesto veloce della mano destra fa come per mandarla a quel paese. In sala per pochi secondi il silenzio diventa tombale,  poi si iniziano a sentire delle risatine che diventano di colpo uno sghignazzo quando il piccolo si riavvicina al tipo e accarezzandogli la gamba col pupazzo gli dice, con la naturalezza che caratterizza l'innocenza di un bambino, "seeiibruuttooo".  Il signore pelato e col naso adunco  si alza di scatto e va via urlando.  Il bambino (il futuro che avanza ad oltranza e con molta speranza) in pochi minuti è diventato l'eroe di una sala d'aspetto di in piccolo ambulatorio medico. La sua innocente disubbidienza ha smascherato un atteggiamento tanto saccente quanto fasullo e ipocrita. 

In alcuni ambienti della città si è forse messo su un laboratorio che sta lavorando per costruire un nuovo commissariamento? Non ci sono bastati 39 mesi, 39 MESI, di assenza istituzionale e 18 mesi di campagna elettorale che hanno avvelenato  rapporti personali e reso la città il luogo del male assoluto?  C'è l'onore di una città bollata come "irredimibile" da rimettere in piedi. C'è la dignità di un territorio offeso con frasi come "in pieno stile vittoriese" da riconquistare. Personalmente ho apprezzato molto la visita dell'avvocato Salvo Sallemi al comitato elettorale di Aiello. E' questo lo stile politico di cui la città ha bisogno e non l'azione di dossieraggio fatta da presunte e fantomatiche associazioni politiche e culturali di natura "progressista". Non bisogna costruire nuove fabbriche del fango ma va evitato che altra melma messa su da personaggi "brutti" continui ad insozzare la città.




mercoledì 27 ottobre 2021

Commise un peccato grave, cercava le verità.

 


Eccoci qua, come ogni anno a ricordare la figura di Giovanni Spampinato. Nel pomeriggio verrà posizionata un lapide nel luogo dove quarantanove anni fa fu ammazzato. C’è voluto mezzo secolo per porre una lapide che ricordasse il sacrificio di un giovane giornalista che “cercava la verità”. Questa cosa conferma ancora una volta come quell’omicidio, materialmente commesso dal figlio del presidente del tribunale di Ragusa, Roberto Campria, fu, nei fatti, un delitto corale, voluto da una città dominata da un conformismo e da una ipocrisia che Giovanni evidenziava e denunciava con forza nei suoi articoli. Questa cosa non è stata mai perdonata dai ragusani i quali iniziarono sin da subito a far cadere nell’oblio quell’assassinio con una frase: “eh … se l’è cercata”.  Giovanni non scriveva per un giornale diffuso come “La Sicilia”. Scriveva si per un giornale prestigioso - L’Ora - ma era un quotidiano che in questo lembo di Sicilia aveva una scarsa diffusione. A Ragusa arrivava nel tardo pomeriggio e veniva comprato da una piccola élite di lettori. Malgrado ciò i suoi pezzi davano fastidio, mettevano a nudo verità imbarazzanti, minavano la quiete della "pacata" Ragusa. Le trame neofasciste, i traffici illeciti di ogni tipo lungo la costa ragusana, il ruolo e le complicità di certi personaggi; tutto questo era emerso, in modo incontenibile, in un fatto di cronaca: l’omicidio dell’ing. Angelo Tumino. Su questo episodio Giovanni scavò tanto, troppo, più del consentito, stava accendendo troppi riflettori; andava fermato. 

E' così ogni verità sull'omicidio dell'ing. Tumino e su ciò che girava intorno venne oscurata e poi divorata dal buio ... a partire dalla sera del 27 ottobre del 1972. 

Miriam Maffai, sul settimanale Rinascita del 17 Novembre del 1972 scrisse: Per le autorità ufficiali: procura, questura, carabinieri, il caso (omicidio ing. Tumino ndr) è da chiudere più rapidamente possibile con una archiviazione. Anche questa incapacità, questa viltà, questo rifiuto a fare i proprio dovere è fascismo. E’ fascismo che si serve della carta bollata, che utilizza gli articoli del codice, che opera all’interno stesso dei gangli dello Stato anziché negli equivoci circoli del teppismo squadrista”

Dopo quarantanove anni solo due cose sono certe: l’omicidio Tumino non ha un colpevole e Giovanni è stato ucciso perché cercava le verità.

sabato 16 ottobre 2021

L'ASTENSIONISMO NON PUO' VINCERE


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Ad una settimana dal voto per il ballottaggio che ci dirà chi dovrà amministrare Vittoria, bisogna ancora una volta fare i conti con l'astensionismo. Se al primo turno, dove oltre ai quattro candidati a sindaco c'erano pure 312 candidati al consiglio comunale, ha votato poco più del 54% del corpo elettorale (27.444 persone su 50.747 aventi diritto); con soli due candidati cosa succederà? Ho la vaga impressione che andranno a votare ancora meno persone di quanti hanno votato al primo turno. In passato è successo sempre così. Una buona parte dell'elettorato dei candidati a sindaco eliminati non avendo più "motivazioni" è rimasto a casa, ha disertato il voto. Osservando i dati delle comunali del 2016 risulta subito evidente come il popolo del non voto fosse già il partito di maggioranza relativa. Infatti, al primo turno votò il 64,83% dell'elettorato e poi al ballottaggio il 54,53%. Se queste condizioni dovessero trovare conferma anche in queste elezioni, è molto probabile che gli astenuti, al ballottaggio, diventino il partito di maggioranza. C'è il rischio che qui venga stravolta una delle regole della democrazia: non è più la maggioranza a decidere! Altro dato da tenere in forte considerazione è come l'astensione sia stata un po' più marcata nelle periferie. E' li che i due candidati devono recuperare perché è li che lunga notte del commissariamento, sommata ai disservizi alimentati dalla pandemia, ha segnato un distacco netto tra le tante esigenze di quei cittadini e la classe dirigente. Forze oscure, da sempre in agguato in questa città, possono impadronirsi di questo astensionismo e utilizzarlo per i loro interessi. Tutto questo va impedito. Potrei elencare le molte colpe della politica o i tanti demeriti dei partiti di questa città, ma tutto questo ora, non conta. In questo momento c'è un dovere che ci impone a noi, gli aventi diritto, a non rinunciare alla partecipazione, a non deporre le schede, soprattutto in tempi di democrazia sempre più incerta. Mai come ora Vittoria ha bisogno di un sindaco che sia realmente rappresentativo della maggioranza della città. Mai come ora votare, partecipare, scegliere è diventato così importate.  Il 24 e 25 ottobre bisogna andare a votare per il riscatto e la ripartenza di questa città e i  trasmettitori di tutto questo siamo noi.


                           

domenica 19 settembre 2021

Una terra al servizio delle mafie

 

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Il porto di Pozzallo è diventato un hub per il traffico della droga? Leggendo gli esiti dell’indagine effettuata dalla Guardia di finanza di Catanzaro, che ha determinato qualche giorno fa (il 15 settembre) l’operazione “Crypto”, sembrerebbe proprio di si. L’ho scritto tante volte in questo mio piccolo spazio telematico: questa provincia oltre a produrre droga - in particolare marijuana, lungo la fascia narcotrasformata – la esporta con una certa facilità. Le ‘ndrine calabresi hanno il controllo della merce e in particolare della cocaina, ma questa per arrivare nei nasi dei tanti consumatori deve viaggiare e per farlo ha bisogno di strutture logistiche dove potersi appoggiare. La droga è come il petrolio. Così come l’oro nero ha bisogno di oleodotti per arrivare a destinazione, la roba ha bisogno di tir, di container e di persone che la guidino per approdare nelle piazze di spaccio. Porti, come quelli di Pozzallo, o infrastutture logistiche, come le strutture per la commercializzazione dell'ortofrutta (che non significa Vittoria e solo Vittoria con le sue attività). Queste sono ottime basi sia per l'arrivo che per la partenza delle droghe. E’ chiaro che per mettere su questo business si devo costruire alleanze con i gruppi criminali locali che conoscono meglio il territorio. I catanesi della “famiglia Cappello” da un lato e il clan gelese dei Rinzivillo dall’altro hanno costituito una sorta di joint venture con i calabresi e poi realizzato accordi con la criminalità locale, individuando i loro referenti nell’area iblea. Così i Cappello e i Rinzivillo si sono spartiti il controllo e la gestione “infrastrutturale” e “logistica” della provincia di Ragusa. Tutto questo ha aperto il territorio ibleo agli interessi delle ‘ndrine calabresi, le quali controllano una buona fetta del mercato all’ingrosso delle droghe e per tanto, come dicevo prima, hanno l'esigenza di avere aree di approdo e di movimentazione della loro roba. Basta rivedere le operazioni effettuate dalle forze dell'ordine negli ultimi cinque anni per capire cosa è diventata questa terra e soprattutto qual'è la funzione reale delle sue infrastrutture, porto di Pozzallo in primo luogo. Per capire meglio cosa ho scritto forse, può essere d'aiuto ricordare la continua presenza in provincia di Michele Brandimarte - elemento di spicco della cosca calabrese Piromalli Molè (la più potente organizzazione in Europa) - ucciso a Vittoria il 14 dicembre del 2014. Il territorio ibleo per la sua posizione geografica e per le sue incontrollate infrastrutture è diventato uno snodo importante per il narcotraffico. Qui transitano e risiedono, per affari, diversi broker della droga. L’ultimo in ordine di tempo, un latitante ricercato con mandato europeo, è stato arresto poche ore fa a Marina di Ragusa.

E' chiaro che questi signori non trafficano sono la droga ma puntano a riciclarne i guadagni ... ma questa è un'altra storia.


Per scrivere questo post ho consultato:

http://www.giornaledicalabria.it/?p=203884

https://www.panorama.it/news/mafia-le-alleanze-del-boss-rinzivillo-con-camorra-e-ndrangheta

https://www.ragusaoggi.it/marina-di-ragusa-preso-latitante-ricercato-con-mandato-europeo/

sabato 4 settembre 2021

RIFLESSIONI SULL'ACQUA (BENE COMUNE) ... E DINTORNI

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A Vittoria manca l’acqua? No! A Vittoria l’acqua è gestita male, e non solo a Vittoria, anche a Ragusa a Modica, a Catania, a Palermo e nella Sicilia complessivamente. In tutto questo c’entra qualcosa la privatizzazione del sistemi acquedottistici della regione? E’ una delle cause principali! Tutto nasce con il governo Cuffaro, nel lontano 2004. Totò vasavasa prese l’EAS (Ente Acquedotti Siciliani) gestore pubblico delle rete idrica siciliana, e lo privatizzò, facendolo diventare una società per azioni: Siciliacque Spa. Il 75% finì in mano ai privati e il 25 % rimase in mano pubblica. La nuova società proponeva un piano di investimenti, complesso che si doveva sviluppare nel corso dei 40 anni di concessione, per un ammontare complessivo di 580 milioni di euro. Infrastrutture e ammodernamenti da favola. La copertura finanziaria veniva garantita da un progetto di finanza sostenuto da una cordata di banche tra cui Banco di Sicilia, oggi Unicredit, e Banca Intesa, oggi Intesa San Paolo, che oltre ad assumersi il rischio dovevano valutare la capacità del gestore nel creare reddito. E così in nome delle proposte, dei progetti, dei finanziamenti e dell’imprenditorialità, Sicilacque Spa ha iniziato a gestire, dal 2004, 1.743 km di rete di adduzione costituita da 13 sistemi acquedottistici interconnessi, 7 invasi artificiali, 7 campi pozzi, 11 gruppi sorgenti, 3 impianti di dissalazione di acqua marina (oggi accantonati). Ma in diciassette anni questa società ha saputo ammodernare gli impianti che gestisce? Ha saputo realizzare gli impianti di captazione delle acque piovane o gli impianti di riutilizzo delle acque reflue? Pare proprio di no! Però su una cosa Siciliacque è stata efficiente e veloce: ha subito innalzato il costo dell’acqua, applicando una tariffa che ad oggi è di 0,696 euro al metro cubo; il doppio di quanto si paga in altre regioni. Si tratta del costo alla fonte, pagato a Siciliacque soprattutto dalle società che poi rivendono ai singoli cittadini. Ciò ha portato a una giungla di costi: Federconsumatori ha messo in evidenza che una famiglia di 3 persone per un consumo medio di 150 metri cubi paga 360 euro ad Agrigento, 444 a Caltanissetta, 178 a Catania, 561 a Enna, 231 a Messina, 317 a Palermo, 350 a Ragusa, 234 a Siracusa e 264 a Trapani. Si può dire che in 14 anni le tariffe - e solo le tariffe - sono aumentati, ma il servizio e le infrastrutture sono via via peggiorate?

In molti quartieri di Vittoria manca l’acqua da tempo, eppure la nostra città non ha mai avuto grossi problemi. Si dice che negli ultimi anni la rete idrica cittadina non abbia avuto le giuste manutenzioni e sia diventata un grande scolapasta. Si dice che non esiste neanche una planimetria di questa rete idrica. Si dice anche che il comune ha un debito cospicuo con l’ente gestore, cioè Siciliacque Spa, e quindi la portata utile a soddisfare le esigenze della città sia stata notevolmente ridotta. Insomma, come accade spesso in questi casi, si dicono tante cose. Ma, nella città definita dalle istituzioni capitale meridionale “dell’omerta” (parole dell’ex ministro Salvini), e “irredimibile”, nessuna istituzione, alla luce di un disservizio che ha dequalificato e dequalifica la vita delle persone, in questi mesi ha visto scorrazzare per le vie cittadine autobotti improvvisate che vendono acqua di cui non si conosce la provenienza? Eppure sui social in tanti hanno denunciato questa anomalia pubblicando foto e filmati, dicendo anche quanto costa un carico d’acqua "potabile" e che al pagamento non viene rilasciata nessuna fattura. Allora non è vero che siamo così omertosi e irredimibili. Forse sarebbe giusto dire anche che le istituzioni statali sono disattente. Nel corso degli ultimi 40 anni, in questa terra,  si è  sempre più indebolita l’idea che lo Stato sia la cornice all’interno della quale la vita pubblica si deve svolgere per tutelarne il corretto funzionamento e che interessi illeciti di gruppi di appartenenza vadano contrastati con forte determinazione. Questo atteggiamento è stato ed è il fertilizzante dell'omertà o dell'essere irredimibile. Malgrado ciò un pezzo di questa città ha reagito e reagisce con forza, ma non ha trovato orecchie pronte ad ascoltare. 


sabato 14 agosto 2021

I rifiuti sono una risorsa. Ma per chi?



Sono, per formazione culturale e politica, un ambientalista. Ultimamente però mi sono reso conto come molti argomenti ecologisti possano creare più danni di quanti ne risolvano. Negli anni, in tanti, ci siamo convintamente innamorati di certe posizioni, idee, impegni che secondo analisi o considerazioni - sulla carta convincenti - dovevano avere ricadute positive sull'ambiente, nei fatti, abbiamo visto e stiamo vedendo,  rischiano di essere controproducenti. Addirittura  causano più degrado e inquinamento di quanto se ne voleva e se ne vuole evitare. E' il caso, ad esempio,  del nostro modello di raccolta differenziata.  Nel corso del 2017  in molti comuni della provincia,  tra cui anche Vittoria,  partì la raccolta differenziata dei rifiuti solidi urbani. Gli effetti del nuovo sistema furono subito evidenti. In pochissimi mesi solo Vittoria passò da 2 al 54% di rifiuto differenziato. Il successo del dato fu giustamente evidenziato agli "Stati generali della Green Economy", manifestazione nazionale che si tiene ogni anno a Rimini.  Ma va sottolineato come le condizioni igieniche della Città in poco tempo peggiorarono.  Dal 2017 ad oggi, lungo questo arco di tempo, i social ci hanno raccontato, con  foto e video, che la situazione ambientale è via via  degradata verso un'evidente emergenza sanitaria. Nelle periferie estreme e nelle compagne circostanti di Vittoria (ma anche di altri comuni) si accumulavano sacchetti di "monnezza" abbandonati da alcuni "cittadini senza coscienza" (definizione assolutoria utilizzata soprattutto da chi non ha saputo ben governare il sistema di raccolta). Spesso questi cumuli diventavano e diventano, la base delle fumarole che ammorbano da anni l'aria della nostra plaga. Insomma, il territorio è stato via via devastato da un'invasione di sacchetti multicolarati di rifiuti che lo hanno fatto precipitare in una crisi ambientale e igienica di cui non si riesce ad uscire. Quella che sulla carta sembrava una corretta e avanzata gestione dei rifiuti, per una serie di anomalie e disservizi  (e poi anche per l'inciviltà di alcuni cittadini), ha finito per  peggiorare le condizioni ambientali.

Dopo questa breve considerazione vorrei porre alla vostra attenzione alcune domande: 

  • Da quando c'è  questo modello di differenziata  quanto incassa il comune (qualsiasi comune) dai consorzi obbligatori a cui viene conferito il rifiuto differenziato?
  • Questo incasso ha permesso la riduzione della TARI? 
  • Se in tutti i comuni si differenzia: perché le discariche in provincia, e più complessivamente in Sicilia,  sono in via di esaurimento?  E perché si avviano  procedure per aprire nuove vasche? 
La risposta, secondo me, è una sola:                                                                                                           QUESTO MODELLO DI RACCOLTA DIFFERENZIATA PRODUCE DISTORSIONI, NON E' NE' CONVENIENTE  NE' SOSTENIBILE ECONOMICAMENTE, NON E' CAPACE DI CHIUDERE IL CICLO DEI RIFIUTI.  NON HA ASSOLUTAMENTE MESSO IN DISCUSSIONE IL RUOLO DELLE DISCARICHE E DI TUTTO LO SCHIFO CHE GIRA INTORNO ALLE STESSE.

SI PUO' DIRE CHE QUESTO MODELLO  VA MODIFICATO PROFONDAMENTE?

Serve obbligatoriamente un nuovo tipo di raccolta differenziata che faccia diventare il rifiuto realmente materia prima e che sappia bloccare ed eliminare l'emergenza ambientale/sanitaria in cui il territorio tutto è precipitato (Ragusa, Modica, Comiso ... non vivono una  situazione migliore della nostra). Bisogna cominciare a pensare - facendo tutte le valutazioni possibili - alla realizzazione di un impianto inter-territoriale di biodigestione. Una struttura in cui vengono trattati, attraverso un processo di compostaggio che avviene in mancanza di ossigeno, la massa di rifiuti organici domestici e gli scarti agricoli.  Da questo procedimento si produce biogas (metano) che può essere utilizzato per qualsiasi tipo di attività. Altra struttura da valutare e prendere in seria considerazione è un centro per la depolimerizzazione delle plastiche sia quelle domestiche che quelle derivanti dall'agricoltura. Da questo processo si ottiene disel e oli combustibili.   Sia per il primo che per il secondo procedimento vi sono studi e imprese di una certa valenza con professionalità in grado di gestire e realizzare le strutture in totale sicurezza. I soldi che i comuni otterrebbero dalla vendita o dalle royalties delle prodotti derivanti dalla trasformazione dei rifiuti potrebbero servire, ad esempio,  a ridurre finalmente  la TARI. Va considerato che questi impianti possono essere realizzati in uno o più  stabilimenti abbandonati presenti nel territorio. Gli stessi posso essere adeguati e riconvertiti per questo tipo di processi. Da questa proposta si deduce anche che per il vetro, la carta e il cartone si può  continuare a differenziare come si è fatto fin'ora, Invece la frazione umida, buona parte dell'indifferenziata, le plastiche e gli scarti agricoli andrebbero raccolti e poi conferiti a questi impianti e non farli finire nelle discariche (https://www.blogsicilia.it/siracusa/discarica-lentini-rifiuti-mafia-ampliamento-leonardi/580271/)

Se vogliamo provare a bloccare l'emergenza ambientale, che è l'humus dove prosperano le mafie (voglio ricordare l'operazione della DDA di Catania "plastic free"), abbiamo l'obbligo di valutare e pensare a forme nuove di gestione dei rifiuti. Il sistema attuale ha generato una serie di problemi che si sono via via incancreniti. Lo dico con tutto il rispetto possibile: quest'emergenza non può essere contrastata solo sui social con foto e filmati che segnalano  mega discariche abusive, dune di plastica o indicando le fumarole che giornalmente ammorbano l'aria del nostra terra  e appestano il suolo di diossine. Il lavoro di denuncia e di sensibilizzazione fatto da Riccardo Zingaro e dalle associazioni ambientaliste è encomiabile; vanno ringraziati  per la passione e il rischio che mettono in campo. Ma  accanto a questo servono proposte e misure che facciano diventare il rifiuto ciò che è realmente: una risorsa e non un problema. La gestione dei rifiuti è uno dei temi, insieme a quello dell'acqua, su cui  sindaci e classe politica regionale hanno cazzeggiato.  I risultati delle loro chiacchiere inconsistenti sono evidenti.  Qui c'è  l'obbligo di mettersi realmente a lavoro prima che le mafie si impadroniscano definitivamente dell'emergenza rifiuti. 




venerdì 6 agosto 2021

Estate 1985: Vittoria sfregiata dalle mafie. La città reagisce, ma rimane isolata.


Foto di Giuseppe Leone tratta da Google Immagini 

Sono a riposo forzato. E' dal 29 luglio che sono in quarantena cautelativa. Gli amici mi chiamano per non farmi sentire solo e tra le tante chiamate c'è stata quella di Gianfranco Motta. Gianfranco prima ancora di essere un storico dirigente sindacale e un compagno, un amico, una persona con cui spesso  discuto anche (soprattutto) animatamente, quasi al limite del litigio. Tra una parola e l'altra mi ha raccontato di aver trovato documenti della CNA risalenti al 1985, dove si parla dell'impegno contro la criminalità organizzata di questa terra  (gentilmente me ne ha inviato una copia che di seguito allego). Motta non è ragusano, è un catanese doc. Arrivò in provincia di Ragusa verso la fine degli anni 70 inviato dal PCI a dirigere prima il partito a Scicli e poi la CNA. Da subito capì che questa provincia non era per nulla "babba", anzi  comprese come l'apparente tranquillità iblea era solo una maschera che nascondeva, e continua a nasconde, interessi e intrecci imbarazzanti.  Dirigendo la CNA si rese conto come questi intrecci puntavano a penalizzare le tante economie sane, cioè la miriade di piccole attività agricole, artigianali e commerciali che erano, e sono, la struttura portante del sistema Ragusa. Nei primi anni '8o il racket imposto dalle mafie emergenti cominciava ad asfissiare le attività legali dell'area iblea e con esso era cresciuto il controllo e lo spaccio della droga. Secondo una relazione della Prefettura, il consumo di stupefacenti aveva raggiunto, in molti comuni della provincia, livelli allarmati.  Le nuove mafie, in poco tempo, tra la raccolta capillare del  pizzo e gli incassi dello spaccio di droga avevano raggiunto un livello economico di primo piano, C'era  l'esigenza  di riciclare questa enorme massa di denaro e l'unico modo era puntare al controllo, con le buone o con le cattive,  delle economie legali.  Il gruppo dirigente della CNA capì e si oppose con forza a questo "progetto criminale ed economico". L'incidenza maggiore delle attività mafiose si concentrò soprattutto a Vittoria, dove operava un'imprenditoria molto dinamica che venne obbligata, in modo violento e asfissiante, a subire il pizzo ma anche a digerire il denaro prodotto illegalmente dai clan. Ad opporsi a questo "progetto" fu la determinazione dei diversi dirigenti artigiani (su tutti Filippo Bonetta, la cui attività subì un attentato dinamitardo), i quali provarono a denunciare e sviluppare forme di contrasto verso una  criminalità nuova e aggressiva. L'estate del 1985 fu particolarmente "calda". Tutto iniziò  il 7 luglio. Al congresso provinciale della CNA, l'assemblea approvava  un documento dove si chiedeva l'intervento straordinario della Commissione Nazionale Antimafia in provincia di Ragusa. La richiesta di mettere sotto la lente di ingrandimento il territorio provinciale, e quello di Vittoria in particolare, fece scattare le intimidazioni. Dopo pochi giorni i mezzi, i cantieri, le sedi dei consorzi edili e del consorzio dei produttori di imballaggi per l'ortofrutta legati alla CNA (CAEV E CIV) furono interessati da attentanti. Insieme a questi atti vi fu una recrudescenza delle rapine ai tir che trasportavano ortofrutta (molti autotrasportatori erano associati alla FITA/CNA). L'organizzazione non rimase isolata, La Lega delle Cooperative, il sindacato, il Comune di Vittoria, il Consiglio Provinciale, la deputazione della provincia, e la Prefettura, attraverso il Comitato per l'ordine pubblico, si mobilitarono e si schierarono accanto agli operatori economici sostenendo la loro battaglia per un vero "progetto di qualificazione dello sviluppo".  Ciò che venne meno fu l'attenzione e l'intervento delle istituzioni superiori. Il Ministero dell'Interno sottovalutò le preoccupazioni che arrivavano dal Comitato per l'ordine e la sicurezza, dal Consiglio Provinciale e dal Comune di Vittoria. La stessa CNA, in un documento, aveva denunciato con forza come "le attività mafiose stanno allargando i loro obbiettivi e attaccano nuovi settori della vita economica e civile". Dopo quell'estate la forza criminale ed economica di quei gruppi mafiosi, senza un contrasto preciso e determinato, divenne così dirompente da deprimere, umiliare, persino uccidere, ogni forma di resistenza. A conferma di ciò pochi anni dopo il settimanale L'Espresso, nel maggio del 1989, pubblicava una mappa delle organizzazioni mafiose e poneva il clan Carbonaro Dominante fra le strutture criminali più organizzate del paese. Una "disattenzione" imperdonabile che farà  precipitare lentamente Vittoria nel fango.

Dopo quasi 40 anni - esattamente 36 dal 1985 - le mafie di questa terra, malgrado siano state smembrate dalle tante operazioni di polizia e dai "pentimenti" dei suoi esponenti maggiori, non hanno perso, per nulla, la loro forza aggregativa e propulsiva. Anzi, si sono evolute. Nel tempo si sono liberate dalle vecchie logiche e hanno modificato il loro modo di operare cambiando forma e struttura. Non intimidiscono più con la violenza ma si sono imposte con la loro forza economica, capace di isolare le poche resistenze rimaste e di produrre consenso sociale e politico. La storia recente ne è la conferma.   Parafrasando Lavoisier, qui  nulla si è distrutto, ma tutto si è trasformato ... grazie al denaro, ai picciuli, a pila.

https://ricerca.repubblica.it/repubblica/archivio/repubblica/1992/01/29/tir-scortati-tra-catania-ragusa.html