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domenica 14 novembre 2021
Vittoria: frasi strane, personaggi "brutti" e il nuovo fango.
mercoledì 27 ottobre 2021
Commise un peccato grave, cercava le verità.
Eccoci qua, come ogni anno a ricordare la figura di Giovanni Spampinato. Nel pomeriggio verrà posizionata un lapide nel luogo dove quarantanove anni fa fu ammazzato. C’è voluto mezzo secolo per porre una lapide che ricordasse il sacrificio di un giovane giornalista che “cercava la verità”. Questa cosa conferma ancora una volta come quell’omicidio, materialmente commesso dal figlio del presidente del tribunale di Ragusa, Roberto Campria, fu, nei fatti, un delitto corale, voluto da una città dominata da un conformismo e da una ipocrisia che Giovanni evidenziava e denunciava con forza nei suoi articoli. Questa cosa non è stata mai perdonata dai ragusani i quali iniziarono sin da subito a far cadere nell’oblio quell’assassinio con una frase: “eh … se l’è cercata”. Giovanni non scriveva per un giornale diffuso come “La Sicilia”. Scriveva si per un giornale prestigioso - L’Ora - ma era un quotidiano che in questo lembo di Sicilia aveva una scarsa diffusione. A Ragusa arrivava nel tardo pomeriggio e veniva comprato da una piccola élite di lettori. Malgrado ciò i suoi pezzi davano fastidio, mettevano a nudo verità imbarazzanti, minavano la quiete della "pacata" Ragusa. Le trame neofasciste, i traffici illeciti di ogni tipo lungo la costa ragusana, il ruolo e le complicità di certi personaggi; tutto questo era emerso, in modo incontenibile, in un fatto di cronaca: l’omicidio dell’ing. Angelo Tumino. Su questo episodio Giovanni scavò tanto, troppo, più del consentito, stava accendendo troppi riflettori; andava fermato.
E' così ogni verità sull'omicidio dell'ing. Tumino e su ciò che girava intorno venne oscurata e poi divorata dal buio ... a partire dalla sera del 27 ottobre del 1972.
Miriam Maffai, sul settimanale Rinascita del 17 Novembre del 1972 scrisse: “Per le autorità ufficiali: procura, questura, carabinieri, il caso (omicidio ing. Tumino ndr) è da chiudere più rapidamente possibile con una archiviazione. Anche questa incapacità, questa viltà, questo rifiuto a fare i proprio dovere è fascismo. E’ fascismo che si serve della carta bollata, che utilizza gli articoli del codice, che opera all’interno stesso dei gangli dello Stato anziché negli equivoci circoli del teppismo squadrista”
Dopo quarantanove anni solo due cose sono certe: l’omicidio Tumino non ha un colpevole e Giovanni è stato ucciso perché cercava le verità.
sabato 16 ottobre 2021
L'ASTENSIONISMO NON PUO' VINCERE
domenica 19 settembre 2021
Una terra al servizio delle mafie
Foto tratta da Google Immagini
Il porto di Pozzallo è diventato un hub per il traffico della droga? Leggendo gli esiti dell’indagine effettuata dalla Guardia di finanza di Catanzaro, che ha determinato qualche giorno fa (il 15 settembre) l’operazione “Crypto”, sembrerebbe proprio di si. L’ho scritto tante volte in questo mio piccolo spazio telematico: questa provincia oltre a produrre droga - in particolare marijuana, lungo la fascia narcotrasformata – la esporta con una certa facilità. Le ‘ndrine calabresi hanno il controllo della merce e in particolare della cocaina, ma questa per arrivare nei nasi dei tanti consumatori deve viaggiare e per farlo ha bisogno di strutture logistiche dove potersi appoggiare. La droga è come il petrolio. Così come l’oro nero ha bisogno di oleodotti per arrivare a destinazione, la roba ha bisogno di tir, di container e di persone che la guidino per approdare nelle piazze di spaccio. Porti, come quelli di Pozzallo, o infrastutture logistiche, come le strutture per la commercializzazione dell'ortofrutta (che non significa Vittoria e solo Vittoria con le sue attività). Queste sono ottime basi sia per l'arrivo che per la partenza delle droghe. E’ chiaro che per mettere su questo business si devo costruire alleanze con i gruppi criminali locali che conoscono meglio il territorio. I catanesi della “famiglia Cappello” da un lato e il clan gelese dei Rinzivillo dall’altro hanno costituito una sorta di joint venture con i calabresi e poi realizzato accordi con la criminalità locale, individuando i loro referenti nell’area iblea. Così i Cappello e i Rinzivillo si sono spartiti il controllo e la gestione “infrastrutturale” e “logistica” della provincia di Ragusa. Tutto questo ha aperto il territorio ibleo agli interessi delle ‘ndrine calabresi, le quali controllano una buona fetta del mercato all’ingrosso delle droghe e per tanto, come dicevo prima, hanno l'esigenza di avere aree di approdo e di movimentazione della loro roba. Basta rivedere le operazioni effettuate dalle forze dell'ordine negli ultimi cinque anni per capire cosa è diventata questa terra e soprattutto qual'è la funzione reale delle sue infrastrutture, porto di Pozzallo in primo luogo. Per capire meglio cosa ho scritto forse, può essere d'aiuto ricordare la continua presenza in provincia di Michele Brandimarte - elemento di spicco della cosca calabrese Piromalli Molè (la più potente organizzazione in Europa) - ucciso a Vittoria il 14 dicembre del 2014. Il territorio ibleo per la sua posizione geografica e per le sue incontrollate infrastrutture è diventato uno snodo importante per il narcotraffico. Qui transitano e risiedono, per affari, diversi broker della droga. L’ultimo in ordine di tempo, un latitante ricercato con mandato europeo, è stato arresto poche ore fa a Marina di Ragusa.
E' chiaro che questi signori non trafficano sono la droga ma puntano a riciclarne i guadagni ... ma questa è un'altra storia.
Per scrivere questo post ho consultato:
http://www.giornaledicalabria.it/?p=203884
https://www.panorama.it/news/mafia-le-alleanze-del-boss-rinzivillo-con-camorra-e-ndrangheta
https://www.ragusaoggi.it/marina-di-ragusa-preso-latitante-ricercato-con-mandato-europeo/
sabato 4 settembre 2021
RIFLESSIONI SULL'ACQUA (BENE COMUNE) ... E DINTORNI
A Vittoria manca l’acqua? No! A Vittoria l’acqua è gestita male, e non solo a Vittoria, anche a Ragusa a Modica, a Catania, a Palermo e nella Sicilia complessivamente. In tutto questo c’entra qualcosa la privatizzazione del sistemi acquedottistici della regione? E’ una delle cause principali! Tutto nasce con il governo Cuffaro, nel lontano 2004. Totò vasavasa prese l’EAS (Ente Acquedotti Siciliani) gestore pubblico delle rete idrica siciliana, e lo privatizzò, facendolo diventare una società per azioni: Siciliacque Spa. Il 75% finì in mano ai privati e il 25 % rimase in mano pubblica. La nuova società proponeva un piano di investimenti, complesso che si doveva sviluppare nel corso dei 40 anni di concessione, per un ammontare complessivo di 580 milioni di euro. Infrastrutture e ammodernamenti da favola. La copertura finanziaria veniva garantita da un progetto di finanza sostenuto da una cordata di banche tra cui Banco di Sicilia, oggi Unicredit, e Banca Intesa, oggi Intesa San Paolo, che oltre ad assumersi il rischio dovevano valutare la capacità del gestore nel creare reddito. E così in nome delle proposte, dei progetti, dei finanziamenti e dell’imprenditorialità, Sicilacque Spa ha iniziato a gestire, dal 2004, 1.743 km di rete di adduzione costituita da 13 sistemi acquedottistici interconnessi, 7 invasi artificiali, 7 campi pozzi, 11 gruppi sorgenti, 3 impianti di dissalazione di acqua marina (oggi accantonati). Ma in diciassette anni questa società ha saputo ammodernare gli impianti che gestisce? Ha saputo realizzare gli impianti di captazione delle acque piovane o gli impianti di riutilizzo delle acque reflue? Pare proprio di no! Però su una cosa Siciliacque è stata efficiente e veloce: ha subito innalzato il costo dell’acqua, applicando una tariffa che ad oggi è di 0,696 euro al metro cubo; il doppio di quanto si paga in altre regioni. Si tratta del costo alla fonte, pagato a Siciliacque soprattutto dalle società che poi rivendono ai singoli cittadini. Ciò ha portato a una giungla di costi: Federconsumatori ha messo in evidenza che una famiglia di 3 persone per un consumo medio di 150 metri cubi paga 360 euro ad Agrigento, 444 a Caltanissetta, 178 a Catania, 561 a Enna, 231 a Messina, 317 a Palermo, 350 a Ragusa, 234 a Siracusa e 264 a Trapani. Si può dire che in 14 anni le tariffe - e solo le tariffe - sono aumentati, ma il servizio e le infrastrutture sono via via peggiorate?
In molti quartieri di Vittoria manca l’acqua da tempo, eppure la nostra città non ha mai avuto grossi problemi. Si dice che negli ultimi anni la rete idrica cittadina non abbia avuto le giuste manutenzioni e sia diventata un grande scolapasta. Si dice che non esiste neanche una planimetria di questa rete idrica. Si dice anche che il comune ha un debito cospicuo con l’ente gestore, cioè Siciliacque Spa, e quindi la portata utile a soddisfare le esigenze della città sia stata notevolmente ridotta. Insomma, come accade spesso in questi casi, si dicono tante cose. Ma, nella città definita dalle istituzioni capitale meridionale “dell’omerta” (parole dell’ex ministro Salvini), e “irredimibile”, nessuna istituzione, alla luce di un disservizio che ha dequalificato e dequalifica la vita delle persone, in questi mesi ha visto scorrazzare per le vie cittadine autobotti improvvisate che vendono acqua di cui non si conosce la provenienza? Eppure sui social in tanti hanno denunciato questa anomalia pubblicando foto e filmati, dicendo anche quanto costa un carico d’acqua "potabile" e che al pagamento non viene rilasciata nessuna fattura. Allora non è vero che siamo così omertosi e irredimibili. Forse sarebbe giusto dire anche che le istituzioni statali sono disattente. Nel corso degli ultimi 40 anni, in questa terra, si è sempre più indebolita l’idea che lo Stato sia la cornice all’interno della quale la vita pubblica si deve svolgere per tutelarne il corretto funzionamento e che interessi illeciti di gruppi di appartenenza vadano contrastati con forte determinazione. Questo atteggiamento è stato ed è il fertilizzante dell'omertà o dell'essere irredimibile. Malgrado ciò un pezzo di questa città ha reagito e reagisce con forza, ma non ha trovato orecchie pronte ad ascoltare.
sabato 14 agosto 2021
I rifiuti sono una risorsa. Ma per chi?
Dopo questa breve considerazione vorrei porre alla vostra attenzione alcune domande:
- Da quando c'è questo modello di differenziata quanto incassa il comune (qualsiasi comune) dai consorzi obbligatori a cui viene conferito il rifiuto differenziato?
- Questo incasso ha permesso la riduzione della TARI?
- Se in tutti i comuni si differenzia: perché le discariche in provincia, e più complessivamente in Sicilia, sono in via di esaurimento? E perché si avviano procedure per aprire nuove vasche?
SI PUO' DIRE CHE QUESTO MODELLO VA MODIFICATO PROFONDAMENTE?
Serve obbligatoriamente un nuovo tipo di raccolta differenziata che faccia diventare il rifiuto realmente materia prima e che sappia bloccare ed eliminare l'emergenza ambientale/sanitaria in cui il territorio tutto è precipitato (Ragusa, Modica, Comiso ... non vivono una situazione migliore della nostra). Bisogna cominciare a pensare - facendo tutte le valutazioni possibili - alla realizzazione di un impianto inter-territoriale di biodigestione. Una struttura in cui vengono trattati, attraverso un processo di compostaggio che avviene in mancanza di ossigeno, la massa di rifiuti organici domestici e gli scarti agricoli. Da questo procedimento si produce biogas (metano) che può essere utilizzato per qualsiasi tipo di attività. Altra struttura da valutare e prendere in seria considerazione è un centro per la depolimerizzazione delle plastiche sia quelle domestiche che quelle derivanti dall'agricoltura. Da questo processo si ottiene disel e oli combustibili. Sia per il primo che per il secondo procedimento vi sono studi e imprese di una certa valenza con professionalità in grado di gestire e realizzare le strutture in totale sicurezza. I soldi che i comuni otterrebbero dalla vendita o dalle royalties delle prodotti derivanti dalla trasformazione dei rifiuti potrebbero servire, ad esempio, a ridurre finalmente la TARI. Va considerato che questi impianti possono essere realizzati in uno o più stabilimenti abbandonati presenti nel territorio. Gli stessi posso essere adeguati e riconvertiti per questo tipo di processi. Da questa proposta si deduce anche che per il vetro, la carta e il cartone si può continuare a differenziare come si è fatto fin'ora, Invece la frazione umida, buona parte dell'indifferenziata, le plastiche e gli scarti agricoli andrebbero raccolti e poi conferiti a questi impianti e non farli finire nelle discariche (https://www.blogsicilia.it/siracusa/discarica-lentini-rifiuti-mafia-ampliamento-leonardi/580271/)
Se vogliamo provare a bloccare l'emergenza ambientale, che è l'humus dove prosperano le mafie (voglio ricordare l'operazione della DDA di Catania "plastic free"), abbiamo l'obbligo di valutare e pensare a forme nuove di gestione dei rifiuti. Il sistema attuale ha generato una serie di problemi che si sono via via incancreniti. Lo dico con tutto il rispetto possibile: quest'emergenza non può essere contrastata solo sui social con foto e filmati che segnalano mega discariche abusive, dune di plastica o indicando le fumarole che giornalmente ammorbano l'aria del nostra terra e appestano il suolo di diossine. Il lavoro di denuncia e di sensibilizzazione fatto da Riccardo Zingaro e dalle associazioni ambientaliste è encomiabile; vanno ringraziati per la passione e il rischio che mettono in campo. Ma accanto a questo servono proposte e misure che facciano diventare il rifiuto ciò che è realmente: una risorsa e non un problema. La gestione dei rifiuti è uno dei temi, insieme a quello dell'acqua, su cui sindaci e classe politica regionale hanno cazzeggiato. I risultati delle loro chiacchiere inconsistenti sono evidenti. Qui c'è l'obbligo di mettersi realmente a lavoro prima che le mafie si impadroniscano definitivamente dell'emergenza rifiuti.
venerdì 6 agosto 2021
Estate 1985: Vittoria sfregiata dalle mafie. La città reagisce, ma rimane isolata.
Dopo quasi 40 anni - esattamente 36 dal 1985 - le mafie di questa terra, malgrado siano state smembrate dalle tante operazioni di polizia e dai "pentimenti" dei suoi esponenti maggiori, non hanno perso, per nulla, la loro forza aggregativa e propulsiva. Anzi, si sono evolute. Nel tempo si sono liberate dalle vecchie logiche e hanno modificato il loro modo di operare cambiando forma e struttura. Non intimidiscono più con la violenza ma si sono imposte con la loro forza economica, capace di isolare le poche resistenze rimaste e di produrre consenso sociale e politico. La storia recente ne è la conferma. Parafrasando Lavoisier, qui nulla si è distrutto, ma tutto si è trasformato ... grazie al denaro, ai picciuli, a pila.










