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domenica 29 gennaio 2023

27 GENNAIO, GIORNATA DELLA MEMORIA ... CHE NON PUO' ESSERE MAI CORTA.

                                                                         Foto copertina 


La terra ragusana, durante il fascismo, non vide solo l'ascesa e l'affermazione politica, con metodi violenti, del gerarca Filippo Pennavaria; diede al regime anche un illustre "intellettuale" che contribuì in modo significativo alla "difesa della razza" italica. Sto parlando di Telesio Interlandi.  Questo "fine intellettuale" nacque a Chiaramonte Gulfi nell'ottobre del 1894 e nel ridente borgo, dove si "magnifica il porco", trascorse la sua infanzia e parte della sua adolescenza. Diventerà il giornalista di punta del fascismo a cui aderirà sin da subito con posizioni estremistiche e intransigenti. Mussolini nutriva una forte stima verso Interlandi e in forza di ciò lo stesso Interlandi diventerà  un componente della Commissione superiore per la stampa, un organo di controllo a cui lo stesso Mussolini aveva assegnato un compito importante: la costruzione del consenso e l'allineamento al regime della categoria dei giornalisti. 
Con la promulgazione delle leggi razziali del 1938, "norme" che scimmiottavano a grandi linee quelle naziste del 1935, il fascismo avviava un modo definitivo una campagna razziale,  discriminatoria e violenta, soprattutto verso gli italiani di religione ebraica.  Interlandi fu lo strumento di punta di questa campagna, diventandone il megafono principale grazie al ruolo di direttore della (vergognosa) rivista "La difesa della razza"; un quindicinale che affrontava e sosteneva, spesso anche con toni violenti, il razzismo su basi pseudoscientifiche. Interlandi non si limiterà solo a dirigere la (vergognosa) rivista, scriverà anche un opuscolo, nei fatti un concentrato di antisemitismo, dal titolo inequivocabile: "Contra judaeos". La sua azione di "intellettuale" continuò anche nella repubblica di Salò a cui aderì convintamente schierandosi con l'area più radicale e violenta che si rifaceva al capo delle brigate nere Alessandro Pavolini. Interlandi venne catturato e arrestato dopo il 25 Aprile, evase e fu nascosto, insieme alla sua famiglia, dall'avvocato socialista e antifascista  Enzo Paroli che lo difese in tribunale e grazie anche all'amnistia del giugno 1946, firmata dall'allora ministro Togliatti, fu assolto. Telesio Interlandi, divulgatore principale del razzismo e dell'antisemitismo italico, morì da uomo libero a Roma nel gennaio del 1965.

E' giusto sapere anche che la campagna razziale, di cui Interlandi fu il principale diffusore, ebbe la sua "efficacia" anche nella nostra provincia. In particolare, grazie ad una pubblicazione, ricca di dati e documenti, fatta da  alcuni studenti della 5 B  Liceo Scientifico di Vittoria, durante l'anno scolastico 1998/1999, dal titolo: "CAMPAGNA RAZZIALE: tre casi in Provincia di Ragusa", si può apprendere come a Ragusa, Scicli e Vittoria e ci furono persecuzioni razziali nei confronti di italiani di religione ebraica. Un testo che, proprio per coltivare la memoria in modo serio e concreto,  le Amministrazioni comunali di questa provincia dovrebbero ristampare e distribuire soprattutto nelle  scuole. 
Questi fatti e le storie ad essi collegati non si possono e non si devono dimenticare, perché dimenticare è come uccidere.

sabato 21 gennaio 2023

Matteo Messina Denaro: troppe complicità e tanto consenso sociale

Foto tratta da Google Immagini
 

Bisogna essere troppo sempliciotti, e comunque non abitare in Sicilia, per ingerire tutte le cose, che dal giorno della cattura del geom. Andrea Buonafede ovvero Matteo Messina Denaro, sono state dette nei programmi di approfondimento e scritte su ogni tipo di giornale. E' chiaro che questo personaggio, per trent'anni, ha vissuto nella sua provincia o meglio nella sua zona di nascita. Sei appartamenti e relativi traslochi, non si mettono su in poche settimane. E poi bisognerebbe parlare di cosa è Campobello di Mazara. Ci sono stato una volta. E' un paesino di  circa 12 mila anime, molto simile ad Acate, dove si conoscono tutti. Qui, come in tante realtà del Mezzogiorno, che presentano questa dimensione geografica e di popolazione, la curiosità paesana è una caratteristica attiva. Una persona estranea viene subito rilevata, notata: “ma chistu cu è, ma di unni arriva, s'accattau a casa di …,  va sempri in farmacia”. Il geom. Buonafede, ovvero Matteo Messina Denaro, era ben inserito nella realtà campobellese e sicuramente una larga maggioranza della popolazione della ridente cittadina trapanese ne conosceva la reale identità. La domanda è: perché nessuno ne denunciava la presenza? Inoltre: ma a Campobello di Mazzara ci sarà una stazione dei Carabinieri? Ci sarà un comando di Polizia Municipale? Se ci sono, penso che qualche volta l'avranno pure visto, fermato in qualche posto di blocco per un normale controllo. E poi, come si fa a non notare una persona che conduceva una vita sfarzosa? Si dice che spendesse circa 10 mila euro al mese. 

Io penso, e vorrei essere smentito, che la mafia è un reato a partecipazione necessaria, per questo motivo gode di un consenso sociale diffuso che viene prima della paura. Questa partecipazione necessaria e questo consenso sociale è determinato dall'assenza e dall'incapacità dello Stato. Faccio un esempio per essere più chiaro. Il corollario della mafia e delle sue economie è la mancanza di lavoro e quindi la povertà. A Matteo Messina Denaro, prima del suo arresto, sono stati sequestrati beni e imprese per 750 milioni di euro. Tra questi beni vi erano diversi centri commerciali legati ad un importate marchio della grande distribuzione agroalimentare. Questi supermercati furono prima sequestrati, poi confiscati e gestiti dallo Stato. Questi centri commerciali, grazie all'amministrazione dello Stato sono falliti e le centinaia di dipendenti, ditte fornitrici, consulenti fiscali e del lavoro, hanno perso lavoro, commesse e consulenze. Anche a Vittoria lo Stato ha sequestrato e confiscato imprese legate alla criminalità economica locale e le sta gestendo. Pare che anche qui si stia andando verso la chiusura e il licenziamento di una parte consistente dei dipendenti. Tutto questo cosa fa scattare nella tesata delle persone? L'economia mafiosa sa creare lavoro, anche se di pessima qualità, non garantito, senza diritti, ma lo crea. Lo Stato invece te lo toglie. Non sto celebrando le mafie e le loro economie illegali, me ne guarderei bene dal farlo. La condizione che si è determinata ha fatto e fa scattare queste amare considerazioni alla maggioranza delle persone di Vittoria, di Campobello di Mazzara, della Sicilia, del Mezzogiorno e di buona parte dell'Italia.

Accanto a questo grave consenso sociale vi è di peggio: c'è la complicità di quella borghesia mafiosa e massonica che ha puntato e punta sempre a come gestire la massa di denaro prodotta dalle attività legali e illegali dell'imprenditoria mafiosa. Basta leggere i dati pubblicati nell'ultimo Quaderno dell'antiriciclaggio redatto dall'Ufficio Informazioni Finanziarie della Banca d'Italia, pubblicato il 28 settembre scorso, per capire quante e quali segnalazioni di operazioni sospette arrivano dalla provincia di Trapani, sia dal sistema bancario che da quello dei professionisti. E li una delle chiavi che ci permette di capire perché  l'imprenditoria mafiosa trapanese, ragusana, siciliana, o meglio la sua massa di denaro,  sia stata sempre protetta.

Vanno elogiati i sacrifici e il lavoro svolto dai Carabinieri del ROS e dalla Magistratura per arrivare alla cattura di questo “latitate”. Ma è fin troppo chiaro - purtroppo -  il perché la “società civile” non ha mai denunciato la presenza di questo signore evitando così che lo stesso venisse catturato molto tempo prima.

venerdì 6 gennaio 2023

PREZZO ALLA PRODUZIONE E PREZZO AL DETTAGLIO DEI PRODOTTI AGRICOLI. UN MISTERO?

 


Ad ogni crisi commerciale dei prezzi alla produzione della nostra ortofrutta iniziano, come è giusto che sia, dibattiti e riunioni dove si critica l'atteggiamento della grande distribuzione organizzata. Negli interventi che si susseguono pare che si ignori un fatto determinate: la gdo non ha una finalità sociale! La gdo pensa prevalentemente a fare soldi! E' da qui che inizia il carosello del dissesto dell'agricoltura meridionale, siciliana e, in particolare, di quella della fascia trasformata. I supermercati legati alla gdo permettono a noi consumatori di comprare i prodotti in un solo luogo. Invece di andare nelle salumerie, nelle macellerie, nei negozi di frutta e verdura o nei panifici, ci rechiamo in questi centri commerciali e riempiamo i carrelli di ciò che ci serve. In questo modo, e via via nel tempo, abbiamo messo in crisi le nostre piccole attività commerciali e artigianali. Per tenere gli scaffali o i banconi frigo sempre pieni, la gdo ha preteso e pretende dai produttori e dalla aziende di trasformazione prezzi sempre più bassi. I produttori agricoltori, gli artigiani e in buona parte anche le industrie di trasformazione, in modo particolare le più piccole, non sono in grado di difendersi da queste imposizioni e pochissime organizzazioni sono in grado di poterle tutelare. Questo atteggiamento della gdo è garantito e protetto dalle direttive dell’Unione Europea e dalle relative norme nazionali che sono a beneficio del cosi detto “commercio globale”. In pratica la UE e i governi che si sono succeduti, grazie ad accordi commerciali con Paesi Terzi (Nord Africa, Turchia, ecc...), hanno via via ridimensionato il "Principio” della preferenza dei prodotti comunitari". In questo modo si è consentito l'ingresso delle produzioni agricole “fresche” o “trasformate” da questi Paesi. Sono prodotti simili (non uguali) ai nostri, ma hanno costi molto più bassi e quindi “concorrenziali”. Tutto questo è stato ed è un sostanziale vantaggio per la gdo.

Per  avere un quadro più chiaro e capire meglio cosa è successo negli ultimi tre anni, allego di seguito i grafici relativi ai fatturati dei tre gruppi leader della gdo del nostro territorio, i dati sono tratti dal sito https://www.reportaziende.it/ragusa 




La somma dei fatturati relativi all'anno 2021 dei tre gruppi (591+451,2+251,7) è pari a 1.231,9 mln di euro. La somma dei fatturati dei 70 box che operano al Mercato ortofrutticolo di Vittoria non supera i 500 mln di euro. Cifre, numeri, che devono far riflettere le istituzioni e la classe politica.  Penso che qualsiasi ragionamento che si svilupperà in questi giorni debba partire da questi dati e da queste considerazioni.

  Buona Epifania.

lunedì 2 gennaio 2023

2 GENNAIO, SOLO MEMORIA?

Foto di Franco Assenza

2 gennaio 1999, 24 anni fa, quasi un quarto di secolo, è una data spartiacque che non attesta soltanto l'oltraggio peggiore della mafia alla città di Vittoria, ma decreta, in modo definitivo, la fine di una criminalità violenta, rozza e stracciona che per oltre un decennio ha terrorizzato e infangato la città. Con la strage di San Basilio inizia una nuova era: quella dell'economia mafiosa. Il campo d'azione dei nuovi affari dev'essere bonificato. Il comportamento rude e feroce di certi personaggi, che non hanno ancora compreso come i tempi stiano cambiando, va eliminato in ogni modo.  Due persone innocenti e lontane dalle logiche criminali, Rosaio Salerno e Salvatore Ottone, verranno abbattute dal piombo. Le prime vittime innocenti delle nuove economie mafiose. Da quella data in poi speculazioni e ricomposizioni aziendali cominceranno a delinearsi e con esse si verrà a tracciare una nuova geografia mafiosa che metterà in luce nuovi accordi con organizzazioni più potenti e strutturate. Come leggere la presenza di un boss della 'ndrangheta come Brandimarte a Vittoria? Come decifrare i beni sequestrati (oltre 100 milioni di euro) ad alcune "imprese" locali della Guardia di Finanza tra il 2018 e il 2022? Sono fatti che possono dare alcune risposte alle mie analisi? 

Il 2 gennaio non è e non può essere solo commemorazione. A Vittoria da quel giorno è cambiato qualcosa, ma di questo qualcosa non si conosce (o non si vuole conoscere?) il perimetro. Per contrastarlo dovremmo definire con chiarezza i confini di questo qualcosa, capirne i suoi legami, circoscriverne le sue azioni. Limitarsi alla memoria, alla rievocazione, è utile; ma anche tanto insufficiente.

martedì 27 dicembre 2022

IN PROVINCIA DI RAGUSA CRESCITA RECORD DEI DEPOSITI BANCARI. MA COME E' POSSIBILE?



Certo che il nostro territorio è veramente strano, penso che qui, e solo qui, si possono realizzare certe contraddizioni economiche. La cosa interessante è come queste incongruenze non vengano (volutamente?) notate da nessuno. In base ai dati della Banca d’Italia sulla raccolta bancaria, Il Sole 24 Ore, il 18 novembre scorso, ha pubblicato nel suo sito la mappa dei depositi pro capite, stilando una classifica, per provincia, dei territori dove nei primi otto mesi del 2020 si è “risparmiato” di più. Sapete di chi è il primato nazionale relativo alla conservazione di liquidità? Al primo posto nella classifica della “spinta alla conservazione di liquidità” vi è la provincia di Ragusa con un +14% rispetto all'anno precedente. I depositi pro capite sono pari al € 26.300,00, mentre i depositi delle famiglie sono cresciuti del +6,3% e pesano per il 71% del totale (si veda la foto e il link allegato). 

https://www.ilsole24ore.com/art/piu-soldi-banca-crescita-record-risparmio-provincia-e-sud-ADLzky1

Visto così si potrebbe dire, e per molti versi è vero, che questo dato sia il frutto di un atteggiamento prudenziale legato alle incertezze economiche generate prima dalla pandemia e ora dalla guerra. Ma vi sono altri indicatori che fanno emergere, a mio modesto avviso, una valutazione diversa. In Provincia di Ragusa dal 2013 ad oggi è aumentata la povertà. In una nota del giugno scorso la responsabile dell'Unione sindacale territoriale Ragusa e Siracusa della CISL, Vera Carasi, dichiarava che “i dati sulla povertà in provincia di Ragusa sono in crescita, il 6,9% delle famiglie versa in condizioni di difficoltà assoluta … il futuro è tutt'altro che roseo alla luce dell'inflazione galoppante”. Saro Denaro, responsabile provinciale dello SPI CGIL di Ragusa, nella sua recente relazione congressuale ha dichiarato che “la povertà ha toccato in questo periodo livelli record. I più alti degli ultimi sedici anni”. Queste dichiarazioni trovano conferma in un dato: l'Indice di vulnerabilità sociale e materiale. Si tratta di un indicatore calcolato dall'ISTAT che segnala le condizioni di incertezza economica e sociale di una territorio e la sua vulnerabilità, a partire dalle caratteristiche di chi ci abita. Più è alto, maggiore è il rischio di disagio in quella zona. L'indice della nostra provincia è medio alto ed è compreso tra 99 e 103. Nei fatti significa che nel nostro territorio è rilevante l'incidenza di famiglie composte solo da anziani, genitori single, giovani che non studiano e non lavorano, adulti senza titoli di studio o analfabeti e di famiglie in disagio economico. Tutto questo è dimostrato anche da un altro indice: il Misery index. E' un indicatore che viene calcolato dalla Confcommercio che ci dice come nella nostra provincia l'accesso ai consumi, negli ultimi due anni, sia calato a fronte di un aumento dell'inflazione, dagli alti tassi di prestito e dal livello di disoccupazione.

In un territorio dove da tempo nelle famiglie vi è una progressiva erosione del reddito, che si è distinto negli ultimi anni per il rallentamento della domanda e di conseguenza per una calo della ripresa e dell’occupazione; come è possibile che aumentino i depositi bancari? 

Una possibile risposta potrebbe essere quella che arriva dal “Quaderno dell'Antiriciclaggio” de L'Ufficio Informazioni Finanziarie della Banca d'Italia. Dai dati e dai cartogrammi relativi agli anni 2020 e 2021,  risulta evidente come ci sia stato un aumento del 21% di segnalazioni sospette sia da parte del sistema bancario/postale che da altri operatori quali: Istituti di moneta elettronica (IMEL), Istituti di pagamento (IP), prestatori di servizi di gioco e, in piccola parte, professionisti e assicurazioni. Infatti, come si può vedere a pag 16 del quaderno (si veda immagine e link allegati),  si è passati dalla 592 segnalazioni del 2020 alle 719 segnalazioni del 2021.



Infine, c'è un ultimo dato che deve fare ulteriormente riflettere. La provincia di Ragusa ha un indice di enterprise syndicate tra i più elevati d'Italia. Questo valore misura un aspetto particolare delle mafie, cioè indica la capacità che le stesse hanno nell'avviare traffici illeciti, tipo gestione della prostituzione, stupefacenti e gioco d'azzardo, per poi trasformare i proventi in attività economiche lecite o illecite (si veda il grafico tratto da https://www.treccani.it/enciclopedia/la-mafia-le-mafie-capitale-sociale-area-grigia-espansione-territoriale_%28L%27Italia-e-le-sue-Regioni%29/). Tutto questo rende le mafie invisibili e ne rafforza il loro ruolo nel territorio.

Ricapitolando: in una provincia dove gli indicatori di povertà crescono, dove si segnala un significativo aumento di operazioni di sospetto riciclaggio e dove le mafie hanno un forte ruolo economico rispetto al ruolo criminale classico; i depositi bancari crescono in modo rilevante. Non è un'evidente contraddizione? La cosa non desta nessuna attenzione da parte degli organi inquirenti?  Forse ignorano questi dati? 

La più grande cortesia che si può fare alle mafie è contrastarle come se fossero soltanto un problema di ordine pubblico. Per combatterle realmente bisogna contrastare il loro potere economico seguendo le tracce lasciate dai soldi.  Questa frase di Falcone non può essere uno slogan da declamare nei convegni o nelle assemblee, va praticata! Qui non servono soltanto più forze di polizia per il controllo del territorio, qui servono, soprattutto, ispettori della Banca d'Italia che controllino ciò che avviene nei vari luoghi della finanza locale; così come servono ispettori dell'Agenzia delle Entrate per capire cosa accade in alcune imprese. Solo in questo modo si posso configurare le complicità e le collusioni di quell'area grigia iblea di cui tanto si parla ma poco si conosce. Le economie mafiose trovano alimento e si espandono grazie a queste relazioni. Per le mafie, più che il controllo del territorio, è la presenza dell'area grigia che ne indica la loro fase di maturità e di consolidamento. Tutto il resto è solo melodramma.  In merito a queste ultime considerazioni sto raccogliendo dati che pubblicherò in un altro post. Intanto, buona lettura, buona riflessione e ... Buon Anno. 





giovedì 1 dicembre 2022

DOUDA DIANE, UNA SCOMPARSA, DIVERSE DOMANDE.

 

foto tratta da Google Immagini
 

Come può una persona sparire senza lasciare neanche una traccia? Viviamo nell'era del controllo totale, siamo circondati da telecamere, viviamo immersi nel wi-fi come i funghi sott'olio, ogni nostro movimento è scandagliato fino alle mosse più impercettibili. Malgrado tutto ciò Douda Diane, una persona, un lavoratore, un immigrato, è scomparso, non si trova, non si capisce dove possa essere finito. Dal 2 luglio scorso è sparito, come se fosse evaporato, o peggio, come se fosse stato ingoiato dalla terra. Nessuno sa nulla (o fa finta di non sapere?). Nessuno ha visto nulla (o fa finta di non aver visto?). Qualcuno ironizzando amaramente si è chiesto: ma siamo sicuri che Douda sia mai esistito? La risposta altrettanto amara, ma per nulla ironica, è che Douda è stato inghiottito dall'omertà di questa terra, da sempre definita babba, nei fatti impanata di una subcultura capace di generare anche economie malate e mafie. Di Douda rimane un video dove denuncia quello che noi non abbiamo più il coraggio di denunciare, cioè che qui in molti casi si lavora in condizioni non umane.

E' stato “inghiottito” perché vittima di un grave incidente sul lavoro? E' stato fatto “evaporare” perché con le sue denunce provava a difendere il diritto di lavorare e di vivere dignitosamente? Domande che prima o poi troveranno, forse, una risposta. Fino ad allora rimarranno accese soltanto la disperazione di un bambino di otto anni, suo figlio, l'angoscia di una donna, sua moglie, e l'ansia delle persone che lo voglio bene. Tutto il resto sarà un buio, reso denso e pesante da un'attesa tanto lacerante per quanto sarà lunga.  Se qualcuno pensa che il buio divori ciò che nasconde si sbaglia. Sono tante le persone che lo voglio bene e queste non si arrenderanno facilmente ai seminatori e coltivatori di oblio. La verità sulla “volatizzazione” di Douda prima o poi verrà fuori e con essa affioreranno le tante contraddizioni di questa terra.


domenica 6 novembre 2022

Buone notizie: Polizia e Guardia di Finanza avranno nuovi locali. Ma quando si utilizzeranno i beni confiscati alla mafia?

 

 Foto tratta dal Google Immagini

A Vittoria nascerà “un presidio di legalità”, una struttura dove alloggeranno in modo definitivo il Commissariato di Polizia, e la Stazione della Guardia di Finanza. La notizia di per se è buona, nulla da ridire, come si fa a criticare una cosa del genere? Però ci sono alcuni aspetti che impongono delle riflessioni e fanno nascere delle domande. Va subito precisato che il Ministero dell'Interno, per il 50% dei locali dove prima era allocato il Commissariato di PS di Vittoria, pagava da anni un affitto di 105 mila euro annui ad un parente della famiglia Luca di Gela, ovvero Rocco Luca, figlio di Salvatore, finito in carcere assieme allo zio e al padre nel luglio 2019 perché indagati con accusa di concorso esterno in associazione mafiosa. Ovviamente la notizia fece un certo scalpore tant'è che la Commissione straordinaria predispose gli atti amministrativi per favorire il trasferimento del commissariato in nuovi locali, ma questo non avvenne in modo rapido, anzi, forse pare che non avvenne (https://palermo.repubblica.it/cronaca/2019/07/16/news/vittoria_nuovi_locali_per_il_commissariato_di_polizia-231299939/).

Dal consiglio comunale del 3 novembre scorso si apprende della variante urbanistica - voluta dalla Prefettura - di un'area sita in Contrada Bosco Rosario di proprietà dell'Agenzia del Demanio dove insiste lo storico campo di calcio “Talafuni”. Grazie a quest'atto si potranno realizzare le caserme della GdF e del Commissariato di Polizia. L'iter dell'opera fu avviato dalla Commissione straordinaria e, la stessa opera, verrà realizzata con fondi del Ministero delle Infrastrutture in accordo con il Ministero dell'Interno. Ma il Ministero dell'Interno non è lo stesso dicastero che vigila sull'Agenzia nazionale per l'amministrazione e la destinazione dei beni confiscati alla criminalità organizzata (ANBSC)? Sono andato a vedere nel sito dell'Agenzia e ho scoperto che ha Vittoria, ad oggi (6 novembre 2022) vi sono 45 immobili confiscati e destinati (https://openregio.anbsc.it/statistiche/visualizza/beni_destinati/immobili). Appartamenti, abitazioni indipendenti, terreni agricoli e terreni edificabili, tutti beni sottratti alla criminalità locale e inutilizzati (?). Intanto sarebbe interessante conoscere le condizioni di questi immobili e poi, qualcuno, dal 2019 a oggi, si è chiesto come vengono utilizzati questi 45 beni dallo Stato? Si è pensato se era possibile, già nel 2019, trasferire in uno di questi il commissariato? Si è appurato se la futura caserma poteva essere realizzata in uno di questi immobili evitando che la città perdesse un'altra struttura di aggregazione? Il contrasto alle economie mafiose non si fa chiedendo ripetutamente: “serve più controllo del territorio, servono più forze dell'ordine”. La criminalità organizzata non si inquieta se in città vi è qualche volante in più. Le mafie si preoccupano seriamente quando perdono i beni che hanno accumulato illegalmente. Se poi uno di questi fosse diventato una caserma, l'oltraggio sarebbe stato totale. Prima di “confiscare” (in senso buono) un vecchio luogo di socializzazione, non sarebbe stato utile verificare se uno dei 45 beni sottratti alla criminalità di questa città avesse avuto le caratteristiche per diventare “presidio di legalità”? Sarebbe stato un atto di rispetto e di riscatto verso il territorio che da anni viene oltraggiato da una criminalità mafiosa che lo ha reso tristemente famoso. Come mai non è stato fatto? Cosa lo ha impedito? E' stata una dimenticanza? Domande semplici e garbate a cui qualcuno dovrebbe trovare il tempo per rispondere.