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domenica 17 maggio 2026

Fuoco 2



Un'altra azienda di imballaggi è stata vaporizzata dal fuoco doloso. Dopo la "Orto Imballaggi" di Santa Croce Camerina adesso è toccato a "La Fenice" di Pachino. Fa caldo nel Sud Est Sicilia e l'aumento della temperatura non è determinato dall'arrivo della primavera, NO! Fa caldo perché le mafie di questa parte della Sicilia hanno deciso di entrate a pieno titolo nel controllo di un settore strategico per l'ortofrutta: la produzione degli imballaggi. Non c'è pomodoro, zucchina, peperone capace di viaggiare è arrivare nei supermercati o nei mercatini rionali senza essere messo prima in una cassetta e poi la stessa su un pallet.  Le mafie hanno stabilito che tutto deve essere prodotto dalle loro aziende, non vogliono più concorrenti. All'incertezza del libero mercato stanno imponendo la certezza concreta del loro monopolio.  Il messaggio è chiaro, è preciso: chi non si adegua verrà "infiammato". Fanno ridere le richieste di: "più controlli, più forze dell'ordine, ci vuole l'esercito, la video sorveglianza". Serve, e non da ora ma da anni, capire cosa sta succedendo nelle economie di questo lembo di Sicilia. Si è parlato e scritto tanto sulle dinamiche criminali, sulla composizione dei clan e come gli stessi si sono suddivisi il territorio. Sono state analizzate minuziosamente le loro principali attività illegali: spaccio, rapine, controllo delle bische clandestine, usura;  ma non si parla mai (o non si vuole parlare) di come le mafie sono entrate nell'economia legale; di come, grazie alle crisi, siano diventate padrone di interi settori economici; si ignorano (volutamente?) i loro innumerevoli complici. Servirebbero più ispettori dell'Agenzia delle Entrate, ma non per stressare soltanto i normali cittadini per gli errori nelle loro dichiarazioni IVA o dei redditi, ma per verificare cosa accade in certe attività, ma le Agenzie del Sud Est sono state via via depotenziate. Servirebbero più Ispettori della Banca d'Italia per controllare cosa accade all'interno degli istituti finanziari, ma le sedi di Ragusa e Siracusa sono state chiuse. Servirebbero organi inquirenti (intelligence) più attenti a certe dinamiche economiche ma gli organici dei commissariati e delle caserme (GdF e Carabinieri) sono stati ridotti a lumicino. Servirebbero più ispettori del lavoro ma non per logorare sempre e solo le solite piccole attività, ma per verificare anche cosa accade in certe attività. Tutto questo non avverrà mai. Anzi, non deve avvenire. Sarebbe una scelta politica deleteria che farebbe perdere consenso e come si sa le scadenze elettorali sono una appresso all'altra. E' molto più facile organizzare generici "percorsi di legalità", possibilmente sponsorizzati da qualche "azienda". Così mentre tutti sfiliamo, le mafie, indisturbate, conquistano in silenzio o col fuoco le economie di questa terra.

La foto è presa dal sito blogsicilia.it

domenica 3 maggio 2026

Fuoco


Il fuoco è l'effetto di una combustione. Si manifesta con una luminosità splendente chiamata fiamma e contemporaneamente ad essa con il rilascio di una grande quantità di calore e di gas. Il suo processo è irreversibile, consuma in buona parte ciò che brucia vaporizzandolo. Quello che rimane dopo una combustione è un residuo solido inorganico chiamato cenere. Quando il fuoco si propaga in maniera incontrollata provoca danni a cose o persone, in questo caso si parla di "incendio". Per queste sue caratteristiche "fisico-chimiche" viene utilizzato dalle mafie per risolvere le questioni...complicate. Quando certe controversie si protraggono per troppo tempo e non si chiudono per come si devono chiudere, arriva il fuoco risolutore. Fuoco che brucia locali lungo la riviera iblea, Fuoco che brucia cantieri edili. Fuoco che brucia le auto di attivisti ambientali. Fuoco che brucia barche ancorate nel molo di un porto. Fuoco che brucia rifiuti gestiti illegalmente. Fuoco che brucia attività che operano nel settore degli imballaggi o nel trasporto di ortofrutta. Forse il fuoco delle mafie ha pure vaporizzato le auto di servizio della Guardia di Finanza di Modica (ma questa è una mia valutazione che ad oggi non trova ancora conferma). Ma l'utilizzo dell'incendio doloso è sempre quell'atto intimidatorio utilizzato per obbligare un'attività a pagare il pizzo, oppure è diventato il mezzo per imporre un favore o un servizio? Questa domanda traccia nei fatti uno spartiacque tra ciò che erano le mafie di questa terra e ciò che sono diventate. Ho scritto più volte in questo mio piccolo spazio che le mafie iblee si sono trasformate in im-prese e queste, quando operano nel mercato legale, non cercano una sana competizione ma tendono ad eliminare ogni concorrenza, attraverso metodi che alterano le regole del libero mercato. Per esempio: se un'im-presa mafiosa opera nel settore degli imballaggi, dei trasporti, del commercio, o di qualsiasi altra attività, per conquistare il monopolio del mercato, si può permettere la possibilità di offrire il proprio prodotto o servizio ad un prezzo più basso,  magari agevolando i pagamenti. Perché può fare ciò? Ce lo spiega l'Ufficio Informazioni Finanziarie della Banca d'Italia attraverso una sua recente pubblicazione dal titolo significativo: 
"Il profilo finanziario delle imprese infiltrate dalla criminalità organizzata in Italia(https://uif.bancaditalia.it/pubblicazioni/quaderni/2022/quaderno-17-2022/QAR_17_marzo_2022.pdf). Questo studio ha analizzato come il flusso costante di denaro, che proviene da attività illecite come il narcotraffico o la gestione dei rifiuti, viene immesso nelle im-prese controllate dalle mafie. Nella pubblicazione vengono pure individuata le province dove questa pratica è più attiva,  la provincia, babba, di Ragusa  è  tra queste (si veda pag 6). Ovviamente la legalizzazione di questo denaro permette a queste attività di avere molta liquidità e quindi più capacità finanziaria, pertanto possono praticare prezzi e modalità di pagamento molto, ma molto, convenienti per i clienti.  Se qualche attività concorrente riesce a tenere testa a questa voglia di monopolio si può intervenire con il fuoco, ma non subito, E no! Il danno se si deve fare va fatto nel momento in cui il competitore è nel pieno dell'attività; ad esempio, nel settore degli imballaggi il periodo perfetto è durante la raccolta dell'ortofrutta, è in questa circostanza che c'è maggiore bisogno delle cassette dove produttori e commercianti sistemano gli ortaggi. Il fuoco, nel distruggere ogni  capacità produttiva, butta a gambe in arie il concorrente rendendolo incapace a soddisfare le richieste dei clienti i quali, per bisogno, saranno costretti a rivolgersi ad...altri. Le fiamme non bruciano solo l'operatività dell'impresa concorrente, ma riducono in cenere anche ogni tipo di rapporto lavorativo: operai, personale amministrativo e indotto perderanno, in buona parte, il loro lavoro e quindi al danno economico si aggiunge quello sociale. Ecco, questo è un esempio tipico di come le economie mafiose puntino a monopolizzare un settore creando sottosviluppo.

Oltre quarant'anni fa Pio La Torre affermava: "la mafia ha come fine l'illecito arricchimento. E' li che dobbiamo mettere i riflettori". Dopo tutto questo tempo è li che i riflettori devono essere ancora puntati...Strano! Eppure gli strumenti ci sono. Chissà perché non viene fatto?!

Foto tratta da Google Immagini



sabato 15 luglio 2017

Dietro gli incendi dei nostri boschi c’è una strategia?


C'è la mano della criminalità organizzata dietro il fuoco che ha distrutto e sta distruggendo ettari di bosco in Sicilia? Il fuoco è l'elemento principale di cui le mafie si sono sempre servite. Dietro ogni loro sporca operazione c'è il fuoco. Fuoco che brucia i TIR di chi non si piega al controllo dei trasporti. Fuoco per bruciare le attività che non si adattano a certe richieste. Fuoco per bruciare i rifiuti che non si possono smaltire.  Fuoco per bruciare aree protette e recuperare suolo. In provincia di Ragusa siamo nel pieno dell'emergenza rifiuti. Questa cosa non la vede nessuno? I territori di Modica, Ragusa, Comiso, Vittoria si presentano carichi di “munnizza” di ogni genere. La Sicilia tutta è nel pieno di un'emergenza rifiuti. Crocetta preso dalla paura cosa combina? Pochi settimane fa, esattamente il primo di giugno, firma un'ordinanza di riapertura delle discariche. Ma qual'è la situazione degli immondezzai siciliani? La discarica di Gela ha un’autonomia di 150 giorni. Quella palermitana di Bellolampo sei mesi. Trapani da 90 a 120 giorni. Lentini tra cinque e sei mesi. I dati presenti negli uffici dell'assessorato regionale ai rifiuti dicono che se non arrivano altri impianti o nuove soluzioni si rischia molto presto di essere sommersi dalla spazzatura. Io penso che la criminalità economica, conoscendo bene  l'incapacità e l'inadeguatezza della classe politica, ha fiutato l'affare e si è messa subito all'opera. In Sicilia (e non solo) il sistema della gestione dei rifiuti, in tutta la sua filiera, muove miliardi di miliardi e dove c'è business ci sono coppole e lupare. Accaparrarsi e gestire l'emergenza è una caratteristica tipicamente mafiosa. Ma l'economia criminale prima di gestire materialmente un'emergenza si organizza, non arriva mai impreparata. Da Trapani a Ragusa c'è bisogno di nuovo suolo da utilizzare per interrare rifiuti. Serve un'occasione, e guarda caso l'occasione c'è. Il governo regionale quest'anno ha “risparmiato” sulle attività di prevenzione degli incendi nei boschi: niente pulizia del sottobosco a partire da aprile, niente viali parafuoco e gli operai forestali hanno iniziato a lavorare nella terza decade di giugno. Perfetto. Ecco servita l'opportunità! Così avranno esclamato gli uomini d'onore, dai Sicani agli Iblei. E infatti, senza fare sforzi, hanno atteso l'arrivo del caldo, accompagnato dal vento di scirocco e da Trapani a Ragusa diverse migliaia di ettari di bosco, grazie a qualche mano fatata, sono andati in fumo. Ma il suolo è rimasto li: incenerito, affumicato ma li. Pronto per essere utilizzato? Lo so, molti di voi diranno che io penso male, mi sono abituato a certi giudizi. Ma come diceva (guarda caso) Andreotti: "a pensar male si fa peccato ma spesso ci si azzecca". Non sarebbe il caso che le istituzioni preposte, anche quelle di questa provincia, rilevassero e proteggessero i suoli delle aree boschive andate in fumo? Se la cosa non venisse fatta mi sentirei autorizzato a pensare ancora peggio di come già penso.