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martedì 18 agosto 2020

RAGUSA, QUI LA MAFIA NON ESISTE?

Immagine tratta dalla copertina del libro  "Le subculture mafiose" di Paolo Crinò

C'è chi è ancora convinto che in provincia di Ragusa la mafia sia qualcosa di marginale che si agita in un territorio formalmente sano, un po' come la particella di sodio che si aggira solitaria e disperata nell'acqua minerale, incapace di creare problemi. Ma basta leggere l'ultimo Quaderno dell'Antiriciclaggio, redatto dall'Ufficio di Informazione Finanziaria (UIF) della Banca d'Italia, per avere un quadro completamente diverso rispetto a come questa provincia viene, da molti, immaginata. Qui, più che in ogni altro luogo, la mafia non è fatta da un gruppo di personaggi micragnosi, rozzi e violenti. Per carità, ci sono, esistono, ma hanno un ruolo infimo e truculento. Spesso le loro azioni, tanto rumorose quanto violente, servono a nascondere le immense nefandezze compiute dalla maggioranza silenziosa. Qui la mafia indossa il doppiopetto, parla più lingue e si presenta come un'impresa organizzata e ben capitalizzata. Insomma, è ottimamente mimetizzata nella nostra società ed è capace di alimentare rapporti con ogni tipo di potere. Questo gli ha permesso e gli permette di avere un ruolo di primo piano nel panorama economico criminale siciliano. Per essere più chiaro: in tutta l'area  ragusana, facendo le opportune differenze tra la zona modicana/ragusana a l'area ipparina, negli anni si è sviluppato un sistema relazionale che non ha funzione di mero supporto all'attività criminale, ma è l'aspetto costitutivo del fenomeno mafioso ibleo.  Qui, meglio che in altre zone, si gestiscono e si riconvertono le masse di denaro prodotte illegalmente. I cartogrammi redatti dall'UIF ci raccontano di segnalazioni finanziarie anomale, ricevute da banche e Poste e da soggetti finanziari diversi da banche e Poste. In particolare, quelli pubblicati nelle pagine 12 e 13 del Quaderno (si vedano le immagini allegate) danno indicazioni chiare e inequivocabili. La nostra provincia ricade, nel primo caso (segalazioni banche e poste), nel terzo quartile; nel secondo caso (segnalazioni di soggetti diversi da banche e poste) nel quarto quartile. Siamo tra i primi in Sicilia. Occupiamo le zone più alte della classifica, quelle che esprimono i valori massimi di segnalazioni. 


Questi grafici ci danno due indicazioni. La prima è ovvia: in provincia ci sono tante (forse troppe) operazioni finanziarie sospette. Il dato è confermato anche da una recente classifica redatta nell'ottobre scorso da "Il Sole 24 Ore". Il secondo ci dice come gli istituti più attivi nel segnalare certe "operazioni anomale" non siano le banche. Forse gli istituti di credito non sono più il riferimento principale per certe operazioni? Non è facile da stabilire, ma dal secondo cartogramma emerge come altre strutture, vedi Istituti di pagamento (IP) o gli Istituti di moneta elettronica (IMEL), siano diventati nuovi punti di riferimento. La crescita di incidenza di eventuali operazioni di riciclaggio nel comparto finanziario non bancario, non è avvenuta per caso. Sarà stata "suggerita e guidata" dai soliti, insospettabili, professionisti del settore.  E' forse nata l'esigenza di utilizzare strutture finanziarie meno vigilate ma altrettanto sicure? Forse. E' anche chiaro che le consulenze tecniche nel riciclare somme di denaro prodotte illegalmente, non si limitano al settore finanziario. L'emergenza Covid-19 ha aperto nuove strade per la criminalità economiche. Gli ultimi  report di SRM Studi per il Mezzoggiorno e di The European House Ambrosetti ci raccontano come logistica, grande distribuzione e trattamento rifiuti siano diventate le attività che interessano maggiormente alle mafie. In Provincia di Ragusa le diverse strutture commerciali (mercati ortofrutticoli e centri commerciali vari) vivono e si sviluppano grazie alla logistica e alla distribuzione alimentare e no. Per cominciare a capire l'ambito economico e i suoi volumi d'affari,  su cui l'economia criminale potrebbe riciclare i suoi soldi, basta consultare il sito https://www.reportaziende.it/ragusa. L'altro grande business è la "monnezza". In tutto il territorio ragusano la raccolta e lo smaltimento dei rifiuti, soprattutto quelli urbani, è una necessità pressante e impellente. I fuochi che con periodicità si generano qua è la lungo tutto il territorio ragusano sono l'anticamera di un'emergenza latente. Se questo problema esplode (perché rischia di esplodere) cadranno le ultime regole restrittive e l'affare è fatto.   

Dati, studi, inchieste e analisi ci raccontano una provincia, dove le mafie sono una realtà composita, fatta di soggetti provenienti da varie classi sociali, dalle più infime alle più elevate, che operano in base a scelte razionali e in cui la direzione strategica è nelle mani di soggetti delle classi dominanti. Per dirla come Umberto Santino (Centro di documentazione Peppino Impastato) anche in provincia di Ragusa vi è una "borgesia mafiosa" dinamica, capace di costruire, mantenere e allargare un sistema relazionale entro cui si muovono le organizzazioni criminali con le loro ricche economie illegali. Questa borghesia è in grado, alla bisogna, di essere anche soggetto politico che orienta e determina successi elettorali. E' evidente che per contrastare questa struttura, che controlla in modo e con metodi diversi l'intera provincia, serve una cambio di mentalità e di direzione. E' necessaria una capacità politica nuova, differente, slegata da grumi multiformi e da logge varie. Serve un nuovo modo di fare inchiesta da parte degli organi inquirenti, che non possono guardare solo alcuni territori e ignorare tutto il resto. Bisogna cominciare a raccontare questa terra in modo diverso. Ma soprattutto serve ri-articolare il ruolo dei corpi intermedi, perché qui, più di ogni altro territorio, è stato spezzato il filo tra i bisogni economico-sociali reali e chi di questi bisogni doveva e deve essere interprete e portavoce. Viceversa se continueremo ad attaccare la particella di sodio non ci renderemo conto che l'acqua, apparentemente limpida, è ricca di batteri che hanno e stanno infettando ogni parte del nostro territorio. 





Per scrivere questo post ho consultato:








   


       

giovedì 13 agosto 2020

IL FUTURO DELL'AGRICOLTURA.

Il video di Peppe Russo tratto dal suo profilo Facebook 

Ho ascoltato e riascoltato il video di Peppe Russo, giovane “imprenditore” agricolo e futuro agronomo. Da molti è stato percepito come il solito pianto o l'ennesimo grido di allarme. Per altri come un'opportunità da sfruttare elettoralmente. Secondo me è la base del nuovo manifesto politico di questa terra che continua a vedere nell'agricoltura il proprio avvenire. Un futuro diverso, come dice Peppe in un suo passaggio, che punta ad “un prodotto etico”. Le parole di Peppe hanno sollecitato fortemente la mia curiosità. Ho iniziato a raccattare notizie sparse dei diversi fenomeni contemporanei che, per il mio modo di pensare, considero indizi di cambiamenti in atto. In Italia, soprattutto al Sud, sono aumentati gli addetti in agricoltura, principalmente sono giovani, come Peppe, che hanno deciso di investire il loro futuro nella terra e in produzioni meno “intensive” e soprattutto biologiche e rispettose dell'ambiente. Questo mi ha permesso di rilevare come la gioventù, oltre ad essere naturalmente inquieta (guai se non lo fosse), ha cominciato a capire come il tempo sia diventato più esigente con lei. Il tempo è accelerato, il futuro prossimo va a passo di bersagliere, ma non c'è fanfara a battere la cadenza. C’è un angoscia sociale nelle giovani generazioni che li spinge a progettare. La via dell’estero non è più la soluzione ovvia e definitiva. Alcuni hanno capito come sia meglio mettere mano qui invece di fare il cameriere in Inghilterra o il pizzaiolo in Norvegia per vivere (caricandosi di costi di vitto e alloggio) sempre in modo precario. Le parole di Peppe aprono uno squarcio, ci dicono che è in atto una conversione ecologica, etica e virtuosa della nostra agricoltura. La nostra principale economia ha subito e sta subendo forti sciami sismici sia economici che ambientali. Movimenti tellurici che hanno determinato una contrazione dei redditi non più sostenibile. Continuare come si è sempre fatto, essere conservatori di qualcosa che è in coma irreversibile, sperare che tutto torni come un tempo, impedisce di percepire i mutamenti che avanzano ovunque e alimenta la demolizione sociale in atto. La "conversione", come quella di San Paolo, avviene in seguito a caduta. Peppe, nella sua semplicità, ci dice che è tempo di rialzarsi e di riaprire gli occhi. 

Certa “classe politica”, in cerca di varianti, come la legge del profitto, ha percepito la novità che sta nelle parole di Peppe,  e le vorrebbe usare per capitalizzare qualche consenso, riducendole a mera merce elettoralistica. Un comportamento povero politicamente e insensibile culturalmente che dimostra come non sia stato compreso né il senso e né la portata di quelle parole. La rincorsa al consenso personale è così accecante che impedisce di vedere e di non considerare lo stato attuale delle condizioni in cui versa il settore agricolo della fascia trasformata. Un tempo nuovo e sperimentale sta afferrando la gioventù di questa terra, la sta scuotendo e la sta spingendo in ordine sparso a progettare il proprio futuro. Le parole di Peppe ci dicono che bisogna guardare questo insieme come a una profezia in cammino attraverso il brulicare delle loro imprese che vogliono risposte e non banali e temporanee "lisciate di pelo".

sabato 8 agosto 2020

Vittoria, le elezioni e la mafia dimenticata

Immagine tratta da Google

Il 4 ottobre Vittoria andrà al voto. La campagna elettorale, malgrado la parentesi agostana, ha già preso il suo verso, il suo ritmo, la sua velocità. I candidati si stanno confrontando civilmente, non vi sono, e spero non vi siano, quelle scintille che spesso hanno infiammato e infiammano scontri cruenti che mettono in secondo piano le questioni vere del territorio. Vittoria, in questa fase storica, non ha bisogno di divisioni laceranti. Prima lo scioglimento e poi i due anni di commissariamento lasceranno una cicatrice, “un solco lungo il viso” della città, troppo difficile da rimarginare. Vittoria ha avuto e continua ad avere una solo nemico, potente, silenzioso e accattivante: le economie mafiose e i suoi satrapi. I quattro candidati rimasti a confrontarsi hanno il dovere civile e morale di contrastare con forza questo cancro che ha riempito di metastasi ogni settore economico e sociale della città. Qui, in questa terra, le mafie sono diventate un soggetto politico capace di influenzare l’opinione pubblica e anche di determinare certe scelte. E’ chiaro che quando parlo di mafie non faccio riferimento ai personaggi che riempiono le cronache dei giornali, di cui non vale la pena neanche fare i nomi (tanto sappiamo tutti chi sono). Quella è “la mafia cenciosa e miserabile", fatta di persone schiacciate e abbrutite soprattutto dal loro modo di esercitare e di subire ogni tipo di violenza. Io parlo dell’altra mafia, quella “seria” e meno violenta, fatta di intrecci e relazioni che possono nascere dentro eleganti studi professionali o nei lussuosi uffici di qualche banca, dove tra un quadro e un litografia d’autore trovi in bella mostra la foto di Tony Gentile, quella di Falcone e Borsellino. Li si decide, per esempio, come gestire o privatizzare un aeroporto, piuttosto che un porto; oppure come e dove costruire un grosso centro commerciale o rilevare e o realizzare una grande struttura turistica; oppure come modificare un piano regolatore o variare la destinazione d’uso di un’ampia superficie che invece andrebbe tutelata. Ecco, questa mafia produce politica, ha la capacità di incidere sul funzionamento di una campagna elettorale, riesce ad orientare il consenso e controllare il voto, diventando, di fatto, quel soggetto politico capace di determinare la vittoria di un candidato rispetto ad un altro, per poi, con calma, passare all'incasso. Le elezioni amministrative sono un rito sempre meno frequentato, con un terzo degli elettori che praticano lo sciopero del voto, quindi la capacità di mobilitazione di questo soggetto assume un ruolo sempre più utile e determinante. E’ forse questo il motivo per cui di questa mafia, (presente a Vittoria come a Modica, a Ragusa, ...) nessuno ne parla? Nessuno ne scrive? Si evita di conoscere o di nominare gruppi, nomi, cognomi e sopranomi. E’ una mafia dimenticata, di cui e meglio perdere subito, sia per paura che per convenienza, memoria e cognizione. E' invece, è di questa mafia che bisogna cominciare a parlare Per conoscerla meglio, stanarla, per capire i suoi movimenti e con chi si è schierata. Dei Ventura, dei Greco e di tutte le altre famiglie è stata giustamente narrata ogni forma di vizio, di interesse e di malefatta. Di questa si è evitato di scrivere pure una breve prefazione: perché?

Non serve più essere un normale osservatore, sento il dovere di accostare avvenimenti e fatti che mi circondano. Non ho analisi né tesi da proporre, ma in questa campagna elettorale avrò modo di avvertire impressioni e ascoltare ciò che verrà raccontato. Tutto verrà messo nero su bianco per evitare che tutto venga "continuamente dimenticato”.



martedì 30 giugno 2020

Due uomini mai recuperati dalla Stato



                 Claudio Carbonaro



        Orazio Sortino
Orazio Sciortino e Claudio Carbonaro, due "pentiti" mai ravveduti e mai recuperati. In questo caso l’aggettivo "irredimibili" è veramente appropriato. Due volti che raccontano il fallimento dello Stato. Due facce della stessa medaglia: quella mafiosa. Da un lato la mafia stracciona e marginale, quelle delle periferie, che si nutre di piccoli reati: furto, spaccio, ricettazione; e dove ci si afferma con l'unico valore aggiunto che si conosce: la violenza, declinata in tutte le sue forme. Dall’altro la criminalità economica, quella che fa impresa riciclando soldi prodotti illegalmente in attività ben strutturate, per questo gode di tante compiacenze. La prima è rozza, volgare e accattona, per questo risulta fastidiosa al potere e quindi viene contrastata da polizia e magistratura così come viene facilmente raccontata dalla stampa e dai media. La seconda vive dentro la società ed è in combutta con ogni forma di potere, per questo si conoscono soltanto i personaggi marginali, alcune leggere sfumature giudiziarie e pochissimi resoconti giornalistici. Queste due facce comprimono la città che continua a sopportare con sofferente indifferenza i liquami putridi rilasciati da queste due mafie.


Lo dico da anni, serve un’azione sociale di contrasto forte ma soprattutto chiara. Lantimafia corrente, quella in doppio petto e col pennacchio,vive e si trastulla in inutili e ridicole liturgie,continua a nutrirsi di banalità sempre più sbiadite. L'omicidio di Sciortino e l'arresto di Carbonaro non ci raccontano soltanto il fallimento dello Stato ci dicono pure che Vittoria ha bisogno di un’altra antimafia, di un'antimafia vera, di unantimafia difficile”, sia per le scelte di fondo che deve avviare e sia per le analisi e l’attività da svolgere nel territorio. La campagna elettorale in corso è diventata, gioco forza, il primo banco di prova. Serve riappropriarsi del concetto di democrazia. Le regole democratiche sono la prima vera antimafia, ma per attuarle realmente si devono denunciare e contrastare le attuali condizioni economiche, sociali e morali in cui la città è stata posta. Bisogna portare nella militanza culturale e politica delle coalizioni che si confronteranno la radicalità della rottura con qualsiasi anomalia del passato; costi quel che costi. Mai come ora bisogna coniugare il rigore dell’analisi e la chiarezza della denuncia con la concretezza delle azioni e della proposta. Viceversa, senza questa intransigenza qualsiasi forma di lotta contro le mafie, disgiunta dalla ricerca e dall’attuazione di nuove socialità che sappiano frantumare l’insieme di rapporti – solidi ma osmotici – che caratterizzano Vittoria, è già destinata al fallimento.

domenica 7 giugno 2020

UN NUOVO INIZIO E' POSSIBILE, PERO' ...



Quale dignità si può avere se si vive in un territorio infestato di rifiuti? E’ stata questa la domanda che ha messo in opera un gruppo di giovani, i quali, in modo più che simbolico, hanno pulito un pezzo del centro storico cittadino. Lo si deduce da quello che hanno scritto sui social: “Abbiamo pulito le zone intorno alla centrale elettrica, Santa Rita e il quartiere di San Giovanni. Nel giro di un paio d’ore, noi e i nostri amici abbiamo riempito 8 sacchi e abbiamo pulito in lungo e in largo quelle zone. Il lavoro da fare è ancora molto, c’è bisogno di sensibilizzare i cittadini, in particolare i nostri coetanei, ma l’impegno c’è.” Da questa azione e da queste parole arriva un monito chiaro, preciso: 
Il futuro di Vittoria sta tutto nella sua qualità ambientale e sociale.
La spontanietà di questo gruppo di ragazzi ci dice, senza tanti fronzoli, che c’è ancora humus capace di mobilitare le giovani coscienze di questa terra, che c’è desiderio, che c’è avvenire. 
DIETRO QUESTO GESTO, PICCOLO MA CONCRETO, C'E' IL FORTE RIFIUTO VERSO IL DEGRADO AMBIENTALE E MORALE IN CUI LA CITTA' VIVE DA TEMPO, C'E' UNA SANA VOGLIA DI RISCATTO.

Bisogna puntare su questa istintiva ricchezza, su questo “capitale umano” oppure aspettiamo che evapori?
Vittoria ha bisogno di queste come di altre sensibilità per uscire dal fango in cui è stata fatta sprofondare; anzi, queste sensibilità vanno coltivate, allargate e non minimizzate per poi farle passare come inutili o peggio: farle scappare! Serve evitare che le giovani generazioni lascino Vittoria, e se la lasciano per formarsi, per studiare, si deve fare in modo che poi qui trovino la loro dimensione sociale, professionale e lavorativa in grado di soddisfare le loro ambizioni, ma anche e soprattutto  di migliorare il territorio. Per fare questo ci vuole una classe politica, una Chiesa e una classe imprenditoriale capace di uscire dalle sabbie mobili in cui tutte tre amano sguazzare e far sguazzare la città. 
Capiranno che non è più il tempo di continuare a trastullarsi nel fango? 
Ci riusciranno? Oppure faranno di tutto per contaminare o peggio asfissiare ogni nuovo germoglio?

domenica 31 maggio 2020

Fumarole = Diossine = Tumori.

Foto tratta da Google immagini


Arriva Maggio, si iniziano a smontare le serre, i teli di plastica che hanno coperto le produzioni orticole invece di essere smaltiti vengono bruciati. Non tutti gli agricoltori fanno questo, è una piccola minoranza che commette questa assurda brutalità. Ma anche se pochi creano un danno ambientale incalcolabile. Ed così che da Marina di Acate a Pachin si materializzano qua e la pennacchi di fumo nero e denso che si sparge nell’aria ammorbandola e rendendola agre e irrespirabile. Chi compie questi gesti non ha nessuna dignità. Questi comportamenti raccontano la putrefazione morale che caratterizza questa gente. Ora, come ogni anno, inizierà il solito percorso che si ripete da almeno un ventennio: appelli al Prefetto, tavoli tematici che ribadiranno l’impotenza degli organismi preposti al controllo che ribadiranno: "non abbiamo né uomini né risorse"; intanto le fumarle continueranno ad appestare l’aria e creare danni alla nostra salute e all’economia turistica e agricola del territorio.

Quando capiremo che ’ambientalismo è impegno civile, è passione democratica, è dovrebbe diventare un sentimento popolare perché guarda esclusivamente al miglioramento della qualità della vita; sarà sempre troppo tardi. Invece, questa parola è stata trasformata - ad arte - in un’ideologia elitaria e il "militante ambientalista" viene spesso accusato di essere un organizzatore di azioni politiche appariscenti e velleitarie. Naturalmente, è stato facilissimo far passare questo concetto. in parte perché spesso le "battaglie ecologiste" sono un tantino vanagloriose, ma in particolare ciò che ha vanificato ogni forma di rispetto ambientale è l'assoluta tollerenza e la perenne giustificazione politica (spesso per fini elettorali) e istituzionale verso ogni forma di irregolarità ambientale. Infatti, da anni migliaia di tonnellate di plastica dismessa dalle serre e di rifiuti urbani vengono bruciati o seppelliti senza che nessuno faccia qualcosa per impedire questo scempio. Tutto questo ha creato e crea delle conseguenze nel nostro ambiente e alla nostra salute, ma pochissimi si indignano e si mobilitano affinché questo disastro venga fermato.

E’ giusto sapere che quando le plastiche bruciano producono diossine e idrocarburi policiclici e aromatici. Pare che le particelle di diossine svolgano un ruolo sia nell’aria che respiriamo e sia nel suolo che calpestiamo e coltiviamo. Non lo dico io, lo dice l'ARPA (Agenzia Regionale Protezione Ambiente). E' giusto sapere come le diossine non hanno la stessa indulgenza che abbiamo noi nei confronti di certi agricoltori che all'alba o all'imbrunire bruciano le plastiche dismesse. E NO! Le diossine si accumulano in modo irreversibile sui tessuti degli organi viventi, sia essi vegetali o animali. A lungo andare questo "accatastamento" pare che crei qualche problema anche al nostro sistema immunitario. E’ forse per questo che a Maria, impiegata e giovane madre, in un anno vengo diagnosticati due tumori? Uno al rene e l'altro alla tiroide? E’ forse per questo che a Salvatore e a suo fratello Mario - uno bracciante e l’altro ruspista - vengono accertati ad uno tumore ai polmoni e all’altro un tumore alla prostata? Sarà sempre per questo motivo che Peppe - elettricista- viene diagnosticato un tumore alle ossa, mentre a Giovanna, casalinga, viene scoperto un cancro alla mammella? Potrei continuare per ore, la lista è lunga e si aggiorna minutamente.

LA TUTELA DELL’AMBIENTE NON E’UN FATTO ELITARIO, E’ TUTELA DELLA SALUTE E DELL'ECONOMIA.

Bisogna convincersi che il tumore è una malattia sociale, dipende dalla qualità dell'aria che respiriamo, dalla caratteristica dall'acqua che utilizziamo e dalle proprietà del cibo che mangiamo: se queste peggiorano maggiore è la possibilità di ammalarsi di cancro. Sono problemi che riguardano le nostre vite. I due cartogrammi allegati (fig 1 uomini, fig 2 donne) ci raccontano della distribuzione spaziale dei tumori maligni in Sicilia. Li ho estrapolati dall’Atlante Sanitario dei Tumori redatto dall’Assessorato Regionale alla Sanità. Guardate le tre aree relative alla provincia di Ragusa e poi pensate ai pennacchi di fumo nero che giornalmente, da Maggio a Settembre, siamo abituati a vedere o ai rifiuti tossici che vengono smaltiti illegalmente qua e la nelle cave della nostra provincia. C'è attinenza si o no? L’ambientalismo è ancora un fatto elitario, proclamato da alcuni fricchettoni attempati e da pochi radical chic con la puzza sotto il naso o deve diventare un punto centrale dell’agenda politica, sociale ed economica di questa terra? Si attende risposta.




domenica 10 maggio 2020

LE MAFIE AL GRAN PRANZO DELLA BUROCRAZIA

Foto tratta da Google immagini

Il Coronavirus nelle nostra realtà non ha fatto strage di persone come a Bergamo o a Brescia ma si avvia a fare strage di piccole attività. Questo eccidio è già in atto e rischia di alimentare molte forme di irregolarità e di illegalità. La pioggia di norme, di ordinanze e di disposizioni nazionali, regionali, comunali sta favorendo e ingrassando una burocrazia diventata sempre più enorme, confusionaria e asfissiante. I nuovi principi di formalità burocratica, sommati a quelli già esistenti, bloccano e mortificano la voglia di ripartenza di tanti piccoli titolari di attività e con essi il lavoro vero, quello che crea reddito e dignità. La fase due, nei fatti, è caratterizzata da autocertificazioni che si confondono con le precedenti, da pile di documenti fiscali che seguono le richieste di finanziamenti per la liquidità, da una cassa integrazione che non parte per tutta una serie di assurde e vergognose vicende amministrative, da protocolli per la sicurezza confusionari e farraginosi. Il tutto sembra quasi un invito a chiudere le attività e a continuarle in nero, abusivamente. Il feticcio della burocrazia sta macinando ogni desiderio di ripartenza, ogni forma di reazione positiva; sta triturando tutto fino a renderlo impalpabile. In Sicilia ci sono circa 40 mila domande di cassa integrazione in buona parte ancora da riconoscere; le poche miglia di richieste di finanziamento fino a 25 mila euro, fatte agli istituti bancari, vengono liquidate a rilento. La vittima di questa lentezza è l’economia reale: le microimprese, le attività vere, quelle fatta dalle persone in carne e ossa, che sono stata prima colpite al cuore dal virus e ora vengono colpite alla testa, a più riprese, da una capziosità burocratica che ama far perdere solo tempo. Ma dentro tutta questa cavillosità qualcuno ci sta guadagnando. La classe politica, per i suoi piccoli e miseri interessi elettorali, prova a mettere su forme di assistenzialismo che non saranno assolutamente da stimolo al nostro sistema economico. Ma cosa ancora più grave è l’aggressione, senza nessun contrasto, della criminalità economica. La lentezza e l'assenza delle istituzioni sta favorendo le economie criminali. Le indolenze burocratiche stanno agevolando la finanza parallela e le agenzie di lavoro delle mafie. Usura e lavoro illegale rischiano di diventare una risposta concreta alla mancanza di accesso al credito per le piccole attività e alle disonorevoli lungaggini per liquidare la cassa integrazione. Le mafie non sparano più, non lo fanno da tempo, hanno ricompreso come prima, e grazie alle crisi, più di prima, come il territorio si possa tenere facilmente sotto scacco con il denaro e con le complicità. La burocrazia è diventata il primo complice, il primo vero alleato delle mafie, anzi: la burocrazia è mafia!
Quando questo si capirà sarà già troppo tardi perché alcuni pezzi significativi della nostra economia saranno stati già ingoiati e metabolizzati dalle economie criminali. E’ giusto che si sappia: ogni giorno perso dietro futili scartoffie, ogni norma che blocca, ogni inutile integrazione documenti è una consapevole concessione fatta alla rapacità delle mafie e ai loro “servizi"