Da chi e come viene contrastata l'economia mafiosa in provincia di Ragusa? La domanda sembrerebbe banale, ma no lo è. Qualcuno potrebbe dire: Polizia, Carabinieri e Guardia di Finanza (DIA) - coordinati da una magistratura attenta (DDA) - negli ultimi anni hanno effettuato diverse operazioni importati, caratterizzate da numerosi arresti. Ma i personaggi che via via sono stati incarcerati appartenevano, in grandissima parte, a quel livello criminale formato da gente capace solo di rubare, spacciare, minacciare, rapinare, sparare; cioè persone legate, spesso, agli strati sociali più bassi, poco scolarizzati, che per affermasi hanno provato, con ogni forma di violenza fisica, a sottomettere al proprio dominio un territorio. La domanda iniziale fa riferimento al contrasto del livello economico. Provo a fare un esempio. Poche settimane fa la Guardia di Finanza trovava sulla spiaggia di Randello circa trenta chili di cocaina purissima. Se questa partita di droga rinvenuta fosse stata messa in commercio avrebbe fruttato qualcosa come undici milioni di euro. Sto parlando di denaro contante che poi doveva essere riciclato. Come e da chi sarebbero state gestite queste somme? Ecco, questa domanda non trova mai una risposta. Forse perché qui il livello non riguarda più personaggi rozzi, con soprannomi ridicoli, capaci solo di ogni tipo di "malazione". Ma osservando i dati statitici dell'ultimo Quaderno dell'Ufficio di Informazione Finanziaria per l'Italia (UIF), redatto dalla Banca d'Italia, qualche risposta si può trovare. In particolare se si osservano i dati in percentuale delle eventuali segnalazioni finanziarie anomale, pubblicati a pag 11 del Quaderno (i dati sono nazionali ma la provincia di Ragusa, secondo il cartogramma di pag 12, è sostanzialmente in linea con gli stessi), si evince come nel 2020, su un totale di 592 segnalazioni (non sono tantissime), banche e poste sono gli enti che hanno indicato il 67% delle ipotetiche operazioni anomale. Il 23% è stato segnalato degli intermediari finanziari. Circa il 10% dagli Istituti di Moneta Elettronica (IMEL). Il 9% degli Istituti di Pagamento (IP), Tra i professionisti i più attivi sono stati i notai con un 3% di segnalazioni, seguiti dallo 0,2% dei dottori commercialisti, esperti contabili e consulenti del lavoro e in fine dallo 0% degli avvocati. (https://uif.bancaditalia.it/pubblicazioni/quaderni/2021/quaderno-1-2021/index.html). Quindi, le poche segnalazioni arrivano in gran parte dal sistema bancario e postale, tutto il resto degli operatori sembra non curarsi molto della questione. Addirittura, su questo tema, il mondo delle professioni appare molto disattento. Questa distrazione viene ben rappresentata nel grafico della distribuzione per origine del sospetto di pagina 24 del Quaderno (si veda la figura sotto).
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domenica 23 gennaio 2022
Vaccinare l'economia dalle infezioni mafiose
domenica 2 gennaio 2022
SAN BASILIO
mercoledì 29 dicembre 2021
Generare lavoro sano e produttivo? A Vittoria si può.
domenica 12 dicembre 2021
SE NON ORA, QUANDO!?
A Vittoria la violenza è diventata l’unico modo per affermarsi. Provo fastidio e rabbia nello scrivere questa frase, ma la continua sequenza di fatti violenti ne è purtroppo la conferma. Nella città dove il lavoro e il capitalismo molecolare realizzato dalla dinamicità di tanti piccoli imprenditori ha creato progresso e sviluppo, oggi si afferma l’imprenditoria del crimine. In questa terra negli ultimi anni si è consolidato un grumo di potere che ha bloccato i processi sociali, economici e forse anche quelli politici. Un coagulo di interessi che ha sottomesso prima di tutto il lavoro. Qui il lavoro ha smesso di creare reddito e ha cominciato a produrre miseria e schiavitù. Negli ultimi anni ho visto centinaia di produttori agricoli impoverirsi lavorando; altri però si arricchivano. Ho visto dove è finita quella ricchezza. L'odore del successo, della conquista, sta sempre nelle lottizzazioni, nel cemento, nei mattoni e poi nella capacità di utilizzare, di sfruttare i tanti piccoli imprenditori edili artigiani a cui subappaltare i lavori a prezzi stracciati, tagliando il prezzo delle loro manodopera e scaricando su di loro responsabilità e rischi. Quando guardo i tanti edifici sorti in questi anni sento le voci di chi li ha costruiti senza guadagnarci nulla, anzi è stato travolto dalla crisi proprio come i serricoltori. Qui, nel silenzio più totale e senza grandi contrasti, si è affermata ogni forma di caporalato e di schiavitù. E mentre il corpo economico sano della città è stato divorato dalle avidità di pochi e dalla crisi cicliche, l’altra economia, quella maligna, con i suoi soldi e le sue complicità si è impadronita del territorio senza tanti contrasti. La peggiore delle disperazioni è diventare poveri lavorando; è questo che ha determinato la fuga di molti giovani da questa città. Scappano via in cerca di riscatto, di un lavoro e di un futuro dignitoso. Se questa città non riscopre il valore del lavoro legale e produttivo, se non abbandona le vecchie logiche, se non riconverte ecologicamente il suo “modello economico”, se non punta ad una seria riqualificazione del territorio; resterà quello che è oggi: un luogo di risse, di spaccio e di mafie. Ma per fare questo serve una classe politica seria, attenta e scrupolosa; capace di portare avanti proposte che sappiano contrastare realmente l’attuale condizione. Invece assistiamo a consigli comunali che definirli tristi e assurdi è già un complimento.
A Vittoria servirebbe una Scuola molto più funzionale di quanto lo è già, in grado di favorire, con ancora più forza, il riconoscimento di se stessa come luogo di crescita. Una Scuola in grado di cogliere, ancora di più, le esigenze delle fasce più deboli della popolazione e di mettere in atto tutte le strategie inclusive possibili coinvolgendo enti pubblici e associazioni private. Molti insegnati e diversi direttori didattici ci provano tra mille difficoltà, ma il loro encomiabile sforzo non basta. Servirebbe uno Stato più attento, in grado di contrastare seriamente la dispersione scolastica. Leggendo quanto dichiarato dal giudice del minori, dott. Roberto Di Bella, sull’abbandono scolastico a Vittoria cadono le braccia. “… Per capirci il 23 aprile (2021) gli accertamenti dei carabinieri del comando provinciale di Ragusa nell’ambito di indagini a Vittoria contro l’evasione dall’obbligo scolastico hanno portato alla denuncia di 98 genitori per inosservanza dell’obbligo dell’istruzione elementare di minorenni. 98 che si aggiungevano ai 48 denunciati dalla Procura nei giorni precedenti per lo stesso reato ...”. Vittoria, per la condizione che vive, non ha bisogno solo di più polizia o addirittura dell’esercito (forse sarebbe più opportuno chiedere di allocare il commissariato in un immobile diverso dall’attuale. Al momento il posto di polizia è in l’affitto e pare che il proprietario sia un parente della famiglia Luca, ovvero Rocco Luca, figlio di Salvatore, finito in carcere assieme allo zio e al padre, nel luglio 2019, perché indagati con accusa di concorso esterno in associazione mafiosa e riciclaggio). A questa città non serve solo la repressione ma anche un serio potenziamento di alcune “ossature istituzionali”. A Vittoria servirebbe una Scuola primaria e secondaria a tempo prolungato. Invito gli amministratori e i consiglieri comunali a leggere questo articolo de l’Internazionale (https://www.internazionale.it/notizie/franco-lorenzoni-2/2020/12/02/tempo-pieno-scuola) e in particolare a soffermarsi sul capitolo delle diseguaglianze: “Oggi in Italia due terzi delle ragazze e dei ragazzi che frequentano la scuola di base sono esclusi del tempo pieno e l’aspetto più grave è che questa riduzione d’orario è concentrata nelle regioni dove la dispersione scolastica arriva a percentuali spaventose che superano il 30 per cento. …”.
Grazie allo sfruttamento del lavoro che genera povertà e alla dispersione scolastica la criminalità ha un enorme vivaio dove poter attingere adepti. Bisogna bloccare questa fucina. Chiedere soltanto più forze dell’ordine non è né risolutivo, né sufficiente. Manifestare contro la criminalità può essere importante, ma dopo l’evento tutto torna come prima. Unitamente a queste richieste e a queste dimostrazioni le istituzioni cittadine devono iniziare a sollecitare con forza le istituzioni preposte (Provveditorato, Prefettura e Ministeri competenti) in modo da far partire in città il tempo prolungato. Qualcuno ha detto che “Chi apre la porta di una Scuola chiude una prigione”, altri hanno detto che “la mafia teme la Scuola più della giustizia”. Se queste frasi hanno un senso e non sono solo slogan, bisogna metterle in pratica. SE NON ORA, QUANDO?!
domenica 14 novembre 2021
Vittoria: frasi strane, personaggi "brutti" e il nuovo fango.
mercoledì 27 ottobre 2021
Commise un peccato grave, cercava le verità.
Eccoci qua, come ogni anno a ricordare la figura di Giovanni Spampinato. Nel pomeriggio verrà posizionata un lapide nel luogo dove quarantanove anni fa fu ammazzato. C’è voluto mezzo secolo per porre una lapide che ricordasse il sacrificio di un giovane giornalista che “cercava la verità”. Questa cosa conferma ancora una volta come quell’omicidio, materialmente commesso dal figlio del presidente del tribunale di Ragusa, Roberto Campria, fu, nei fatti, un delitto corale, voluto da una città dominata da un conformismo e da una ipocrisia che Giovanni evidenziava e denunciava con forza nei suoi articoli. Questa cosa non è stata mai perdonata dai ragusani i quali iniziarono sin da subito a far cadere nell’oblio quell’assassinio con una frase: “eh … se l’è cercata”. Giovanni non scriveva per un giornale diffuso come “La Sicilia”. Scriveva si per un giornale prestigioso - L’Ora - ma era un quotidiano che in questo lembo di Sicilia aveva una scarsa diffusione. A Ragusa arrivava nel tardo pomeriggio e veniva comprato da una piccola élite di lettori. Malgrado ciò i suoi pezzi davano fastidio, mettevano a nudo verità imbarazzanti, minavano la quiete della "pacata" Ragusa. Le trame neofasciste, i traffici illeciti di ogni tipo lungo la costa ragusana, il ruolo e le complicità di certi personaggi; tutto questo era emerso, in modo incontenibile, in un fatto di cronaca: l’omicidio dell’ing. Angelo Tumino. Su questo episodio Giovanni scavò tanto, troppo, più del consentito, stava accendendo troppi riflettori; andava fermato.
E' così ogni verità sull'omicidio dell'ing. Tumino e su ciò che girava intorno venne oscurata e poi divorata dal buio ... a partire dalla sera del 27 ottobre del 1972.
Miriam Maffai, sul settimanale Rinascita del 17 Novembre del 1972 scrisse: “Per le autorità ufficiali: procura, questura, carabinieri, il caso (omicidio ing. Tumino ndr) è da chiudere più rapidamente possibile con una archiviazione. Anche questa incapacità, questa viltà, questo rifiuto a fare i proprio dovere è fascismo. E’ fascismo che si serve della carta bollata, che utilizza gli articoli del codice, che opera all’interno stesso dei gangli dello Stato anziché negli equivoci circoli del teppismo squadrista”
Dopo quarantanove anni solo due cose sono certe: l’omicidio Tumino non ha un colpevole e Giovanni è stato ucciso perché cercava le verità.


