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domenica 23 gennaio 2022

Vaccinare l'economia dalle infezioni mafiose


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Da chi e come viene contrastata l'economia mafiosa in provincia di Ragusa? La domanda sembrerebbe banale, ma no lo è. Qualcuno potrebbe dire: Polizia,  Carabinieri e Guardia di Finanza (DIA) - coordinati da una magistratura attenta (DDA) - negli ultimi anni hanno effettuato diverse operazioni importati, caratterizzate da numerosi arresti. Ma i personaggi che via via sono stati incarcerati appartenevano, in grandissima parte, a quel livello criminale formato da gente capace solo di rubare, spacciare, minacciare, rapinare, sparare; cioè persone legate, spesso, agli strati sociali più bassi, poco scolarizzati, che per affermasi hanno provato, con ogni forma di violenza fisica, a sottomettere al proprio dominio un territorio. La domanda iniziale fa riferimento al contrasto del livello economico.  Provo a fare un esempio. Poche settimane fa la Guardia di Finanza trovava sulla spiaggia di Randello circa trenta chili di cocaina purissima. Se questa partita di droga rinvenuta fosse stata messa in commercio avrebbe fruttato qualcosa come undici milioni di euro. Sto parlando di denaro contante che poi doveva essere riciclato. Come e da chi sarebbero state gestite queste somme? Ecco, questa domanda non trova mai una risposta. Forse perché qui il livello non riguarda più personaggi rozzi, con soprannomi ridicoli, capaci solo di ogni tipo di "malazione".  Ma osservando i dati statitici dell'ultimo Quaderno dell'Ufficio di Informazione Finanziaria per l'Italia (UIF), redatto dalla Banca d'Italia,  qualche risposta si può trovare. In particolare se si osservano i dati in percentuale delle eventuali segnalazioni finanziarie anomale, pubblicati a pag 11 del Quaderno (i dati sono nazionali ma la provincia di Ragusa, secondo il cartogramma di pag 12, è sostanzialmente in linea con gli stessi),  si evince come nel 2020, su un totale di 592 segnalazioni (non sono tantissime),   banche e poste sono gli enti che hanno indicato il 67% delle ipotetiche operazioni anomale. Il 23% è stato segnalato degli intermediari finanziari. Circa il 10% dagli Istituti di Moneta Elettronica (IMEL). Il 9% degli Istituti di Pagamento (IP), Tra i professionisti i più attivi sono stati i notai con un 3% di segnalazioni, seguiti dallo 0,2% dei dottori commercialisti, esperti contabili e consulenti del lavoro e in fine dallo 0% degli avvocati. (https://uif.bancaditalia.it/pubblicazioni/quaderni/2021/quaderno-1-2021/index.html). Quindi, le poche segnalazioni arrivano in gran parte dal sistema bancario e postale, tutto il resto degli operatori sembra non curarsi molto della questione. Addirittura, su questo tema, il mondo delle professioni appare molto disattento.  Questa distrazione viene ben rappresentata  nel grafico della distribuzione per origine del sospetto di pagina 24 del Quaderno (si veda la figura sotto).


Ma all'interno della pubblicazione, esattamente a pag. 42, vi è un cartogramma molto interessante (si veda la figura sotto), che fornisce altre valutazioni. Il grafico fa riferimento al peso dell'operatività in contante sul totale delle operazioni finanziarie. Come si può evincere, in provincia vi è un'alta circolarità di moneta liquida e di conseguenza vi sono molte operazioni in contanti.  Secondo gli analisti dell'antiriciclaggio la facilità di utilizzo del contante e la non tracciabilità dello stesso possono essere azioni di riutilizzo di risorse di provenienza illecita.

Gli analisti dello UIF vanno oltre. A pag 44 del Quaderno vengono classificate le attività economiche potenzialmente soggette a  forme di infiltrazioni anomale (si veda la figura sotto allegata). 

Il 60% delle attività ricade nel settore del commercio, in particolare commercio al dettaglio (33,9%) e ristorazione (15%), settori dove si compiono operazioni di piccoli importi, ma va anche detto che sono i settori maggiormente colpiti dalla crisi generata dal COVID e quindi dalle ripetute chiusure dettate dal lockdown. Molte di queste attività per ripartire hanno bisogno di una liquidità che difficilmente gli istituti di credito potranno concedere.  E' forse in questo modo che i soldi delle mafie potranno avere un ruolo nel "rilancio economico" di questi settori? E' così che  l'illecito può diventare lecito? La disponibilità economica delle mafie e la capacità dei suoi  complici può diventare un ottimo pretesto per confondere le acque attorno a vecchi e nuovi traffici? Infine: nella nostra provincia dove sono maggiormente concentrate queste attività?  

Lo stato parallelo, o meglio la finanza parallela, non sta sicuramente a guardare. La crisi crea molte occasioni  e i complici sono sempre pronti e attenti, a titolo oneroso, nel dare le giuste indicazioni.  Per questo tipo di contagio serve un vaccino nuovo che immunizzi seriamente l'economia del territorio da queste possibili  infezioni. Un siero diverso rispetto alla triaca che da anni viene somministrata.
  

domenica 2 gennaio 2022

SAN BASILIO



Foto Franco Assenza (strage 2 gennaio 1999)

Dal 1999 a Vittoria il 2 gennaio è la data che smorza in modo drastico le luci delle festività natalizie. La data non certifica soltanto l'oltraggio peggiore che la nostra comunità abbia subito, rappresenta soprattutto, uno spartiacque. Nella logica delle mafie il cambiamento deve essere marcato dal piombo e battezzato col sangue. Fu così nel settembre del 1983 quando finì l'era del boss Cirasa e del contrabbando delle sigarette e iniziò l'era dei Gallo con il racket e la droga.  Avvenne la stessa cosa nel 1987, quando il clan stiddaro dei Carbonaro Dominante sterminò la famiglia Gallo e si impose sul territorio. Con la strage del 2 gennaio 1999 finisce il dominino della  stidda e inizia quello della mafia liquida, un network che ha come scopo l'accumulazione del potere economico e poi di quello politico. Per completare questo salto di qualità oltre a consolidare i rapporti di convivenza  con imprese e professionisti compiacenti va messa, in modo definitivo, in riga quella "zavorra" di malavitosi straccioni, rozzi e aggressivi che si atteggiano a boss, le cui azioni violente attirano l'attenzione degli organi inquirenti mettendo a rischio i nuovi affari. Poco importa se a perdere la vita saranno due innocenti, per i nuovi "gruppi economici" gli interessi hanno precedenza assoluta. 
La DIA in una delle sue ultime relazioni ha fatto una descrizione precisa delle mafie liquide: "professionisti e imprenditori deviati, cioè l’area grigia dell’economia criminale, che consente di entrare in contatto con un’altra area grigia, altrettanto pericolosa, dove operano gli apparati infedeli della pubblica amministrazione. L’anello di congiunzione è la corruzione" - ­ va avanti la Dia -  "le mafie si presentano nella veste più moderna e imprenditrice, ammantandosi di apparente legalità. Del resto commesse pubbliche e finanziamenti nazionali e comunitari, insieme a settori da sempre privilegiati dalle consorterie mafiose, si pensi ai rifiuti, all’edilizia e al ben noto ciclo del cemento, sono occasione irrinunciabile".
La ndrangheta è la mafia liquida per eccellenza, la sua vocazione affaristico imprenditoriale la pone saldamente come leader nei grandi traffici di droga e nel tempo, sempre secondo la DIA, ha rafforzano i rapporti tra alcune famiglie storiche della mafia siciliana soprattutto del Sud Est siciliano. Il pensiero corre subito ad un altro delitto avvenuto a Vittoria il 14 dicembre del 2014, su cui è subito calato un rumoroso silenzio, quello di Michele Brandimarte, un boss calabrese legato alla 'ndrina dei Piromalli Molè.  Cosa era venuto a fare questa persona a Vittoria? Una risposta arriva sempre dalla relazione della DIA del secondo semestre 2014: "il traffico di stupefacenti avrebbe determinato contatti tra i clan di Vittoria e il gruppo 'ndraghetista dei Piromalli Molè. 

Foto Franco Assenza (omicidio Brandimarte 14 dicembre 2014)

La gestione del traffico delle droghe porta enormi masse di denaro che vanno reinvestite (riciclate) in imprese legali e per fare tutto ciò serve serenità e professionalità specifiche. Nella terra del capitalismo molecolare entrato in crisi, le economie criminali, che con scaltrezza, hanno mutato la loro strategia nella modalità di acquisire potere economico e consenso sociale, sono diventate, con la loro rete di complicità professionali e imprenditoriali, una risposta  concreta a questa crisi. E' fin troppo evidente, dopo il 2 gennaio del 1999 gli interessi e il modo di operare delle mafie è cambiato profondamente, ecco perché il giorno di San Basilio non è e non può essere solo una data da commemorare in modo mesto e sempre meno partecipato. Ventitre anni fa è iniziata una nuova era per la mafie di questa zona di cui ancora oggi non si vuole intravedere né forma e né dimensione. Pochissimi, nel silenzio generale, ne intuiscono  interessi e affari, ma nessuno ne vuole tracciare il contrasto.

mercoledì 29 dicembre 2021

Generare lavoro sano e produttivo? A Vittoria si può.

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Vittoria sta facendo i conti con una grave crisi economica, sociale, politica e culturale; eppure  una parte delle economie sane di questa terra e le sue tante intelligenze non si stanno dando per vinte, provano ad attivare percorsi per un nuovo sviluppo in grado di dare la possibilità a diverse persone, soprattutto giovani, di vivere e realizzarsi professionalmente e lavorativamente in questa città.  E' chiaro che ancora tantissimi preferiscono puntare il dito nel vuoto pronunciando le solite frasi:  "c'è la crisi",  "non ci sono soldi",  "la politica non fa nulla". Tutti alibi che riescono a mantenere vivo il male grande di questo territorio: l'immobilismo! Ma un gruppo di "ragazzi", con una visone diversa, ha provato ad uscire da questa condizione. Ha metterli in moto è stato il Covid e quindi il fatto che molte persone non potendo uscire avevano e hanno di bisogno di un servizio a domicilio per la spesa, per i farmaci, per l'abbigliamento. Bisognava trovare il modo di mettere insieme l'interesse di imprese bloccate economicamente dai lockdown e le esigenze delle tante persone. Da questa nuova condizione è nata una rete di piccole attività, una sorta di cooperativa di comunità, uno strumento che ha messo insieme imprese diverse con ruoli diversi, tutto concentrato in un'applicazione: "VittoriaAdomicilio". All'inizio non pensavano di avviare questa start up nella nostra città: "non verrebbe capita", "Vittoria è solo risse e spaccio", "meglio iniziare l'attività a Ragusa". La perseveranza di uno  dei soci ha vinto sulla poca fiducia che aleggiava sul gruppo. E infatti, guarda un po', l'impresa ha avuto successo proprio a Vittoria.  In poco tempo circa 30 attività cittadine, legate a vari settori merceologici, hanno aderito al progetto. Una piccola comunità ha sentito l'esigenza di mettersi in connessione,  ha avuto la consapevolezza che la città avrebbe capito la sua proposta,  ha messo insieme le diverse competenze e le legittime esigenze e poi le ha fatte coincidere con quelle del territorio. Ora quest'esperienza comincia a guardare oltre i confini comunali.  Il progetto di un gruppo, ancorato a delle nuove necessità, ha generato un piccolo ma significativo cambiamento strutturale in grado di realizzare e non subire il proprio futuro.  E' questo che la classe dirigente locale  dovrebbe incoraggiare, valorizzare, sostenere;  invece la vediamo tristemente affaccendata in altre storie, o peggio disconnessa totalmente dalla realtà che vive il territorio (la vicenda del consiglio comunale ne è l'emblematica dimostrazione). L'anno che verrà ci da già delle indicazioni chiare: bisogna credere in questa terra da cui è molto facile scappare ma è  molto più difficile restare e lavorare. Qui si possono ancora sviluppare idee che generano lavoro e nello stesso tempo in grado di  migliorare la qualità della vita; perché soltanto quando si smette di delegare e si acquista competenza ad agire, quando lo sviluppo equo e la crescita sostenibile si affermano, la democrazia (quella vera e non quella annunciata) raggiunge la sua pienezza. 

domenica 12 dicembre 2021

SE NON ORA, QUANDO!?

 

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A Vittoria la violenza è diventata l’unico modo per affermarsi. Provo fastidio e rabbia nello scrivere questa frase, ma la continua sequenza di fatti violenti ne è purtroppo la conferma. Nella città dove il lavoro e il capitalismo molecolare realizzato dalla dinamicità di tanti piccoli imprenditori ha creato progresso e sviluppo, oggi si afferma l’imprenditoria del crimine. In questa terra negli ultimi anni si è consolidato un grumo di potere che ha bloccato i processi sociali, economici e forse anche quelli politici. Un coagulo di interessi che ha sottomesso prima di tutto il lavoro. Qui il lavoro ha smesso di creare reddito e ha cominciato a produrre miseria e schiavitù. Negli ultimi anni ho visto centinaia di produttori agricoli impoverirsi lavorando; altri però si arricchivano. Ho visto dove è finita quella ricchezza. L'odore del successo, della conquista, sta sempre nelle lottizzazioni, nel cemento, nei mattoni e poi nella capacità di utilizzare, di sfruttare i tanti piccoli imprenditori edili artigiani a cui subappaltare i lavori a prezzi stracciati, tagliando il prezzo delle loro manodopera e scaricando su di loro responsabilità e rischi. Quando guardo i tanti edifici sorti in questi anni sento le voci di chi li ha costruiti senza guadagnarci nulla, anzi è stato travolto dalla crisi proprio come i serricoltori. Qui, nel silenzio più totale e senza grandi contrasti, si è affermata ogni forma di caporalato e di schiavitù. E mentre il corpo economico sano della città è stato divorato dalle avidità di pochi e dalla crisi cicliche, l’altra economia, quella maligna, con i suoi soldi e le sue complicità si è impadronita del territorio senza tanti contrasti. La peggiore delle disperazioni è diventare poveri lavorando; è questo che ha determinato la fuga di molti giovani da questa città. Scappano via in cerca di riscatto, di un lavoro e di un futuro dignitoso. Se questa città non riscopre il valore del lavoro legale e produttivo, se non abbandona le vecchie logiche, se non riconverte ecologicamente il suo “modello economico”, se non punta ad una seria riqualificazione del territorio; resterà quello che è oggi: un luogo di risse, di spaccio e di mafie. Ma per fare questo serve una classe politica seria, attenta e scrupolosa; capace di portare avanti proposte che sappiano contrastare realmente l’attuale condizione. Invece assistiamo a consigli comunali che definirli tristi e assurdi è già un complimento.

A Vittoria servirebbe una Scuola molto più funzionale di quanto lo è già, in grado di favorire, con ancora più forza, il riconoscimento di se stessa come luogo di crescita. Una Scuola in grado di cogliere, ancora di più, le esigenze delle fasce più deboli della popolazione e di mettere in atto tutte le strategie inclusive possibili coinvolgendo enti pubblici e associazioni private. Molti insegnati e diversi direttori didattici ci provano tra mille difficoltà, ma il loro encomiabile sforzo non basta. Servirebbe uno Stato più attento, in grado di contrastare seriamente la dispersione scolastica. Leggendo quanto dichiarato dal giudice del minori, dott. Roberto Di Bella, sull’abbandono scolastico a Vittoria cadono le braccia. “… Per capirci il 23 aprile (2021) gli accertamenti dei carabinieri del comando provinciale di Ragusa nell’ambito di indagini a Vittoria contro l’evasione dall’obbligo scolastico hanno portato alla denuncia di 98 genitori per inosservanza dell’obbligo dell’istruzione elementare di minorenni. 98 che si aggiungevano ai 48 denunciati dalla Procura nei giorni precedenti per lo stesso reato ...”. Vittoria, per la condizione che vive, non ha bisogno solo di più polizia o addirittura dell’esercito (forse sarebbe più opportuno chiedere di allocare il commissariato in un immobile diverso dall’attuale. Al momento il posto di polizia è in l’affitto e pare che il proprietario sia un parente della famiglia Luca, ovvero Rocco Luca, figlio di Salvatore, finito in carcere assieme allo zio e al padre, nel luglio 2019, perché indagati con accusa di concorso esterno in associazione mafiosa e riciclaggio). A questa città non serve solo la repressione ma anche un serio potenziamento di alcune “ossature istituzionali”. A Vittoria servirebbe una Scuola primaria e secondaria a tempo prolungato. Invito gli amministratori e i consiglieri comunali a leggere questo articolo de l’Internazionale (https://www.internazionale.it/notizie/franco-lorenzoni-2/2020/12/02/tempo-pieno-scuola) e in particolare a soffermarsi sul capitolo delle diseguaglianze: “Oggi in Italia due terzi delle ragazze e dei ragazzi che frequentano la scuola di base sono esclusi del tempo pieno e l’aspetto più grave è che questa riduzione d’orario è concentrata nelle regioni dove la dispersione scolastica arriva a percentuali spaventose che superano il 30 per cento. …”.

Grazie allo sfruttamento del lavoro che genera povertà e alla dispersione scolastica la criminalità ha un enorme vivaio dove poter attingere adepti. Bisogna bloccare questa fucina. Chiedere soltanto più forze dell’ordine non è né risolutivo, né sufficiente. Manifestare contro la criminalità può essere importante, ma dopo l’evento tutto torna come prima. Unitamente a queste richieste e a queste dimostrazioni le istituzioni  cittadine devono iniziare a sollecitare con forza le istituzioni preposte (Provveditorato, Prefettura e Ministeri competenti) in modo da far partire in città il tempo prolungato. Qualcuno ha detto che “Chi apre la porta di una Scuola chiude una prigione”, altri hanno detto che “la mafia teme la Scuola più della giustizia”. Se queste frasi hanno un senso e non sono solo slogan, bisogna metterle in pratica.  SE NON ORA, QUANDO?! 





domenica 14 novembre 2021

Vittoria: frasi strane, personaggi "brutti" e il nuovo fango.

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E' dalla sera del 25 ottobre, cioè da quando il prof. Francesco Aiello è ridiventato sindaco di Vittoria per la settima volta, che in città gira una voce strana: "tanto ... fra pochi mesi ... verremo nuovamente commissariati!". La frase emerge di colpo, quasi a freddo, durante le discussioni spesso animate sulla lunga campagna elettorale e sui suoi strascichi ricchi di aneddoti e storielle. I luoghi sono quasi sempre i bar, le sale da barba, le edicole, le farmacie o le sale d'attesa degli ambulatori medici. Non si capisce da cosa sia dettata, ma appena la discussione inizia a prendere una piega ben precisa di colpo spunta, si materializza. A pronunciarla sono quasi sempre persone distinte, che ascoltano in silenzio il dibattito e poi, come nel bel mezzo di una commedia teatrale, entrano in scena e la esclamano con tono mesto e profondo, come se fossero a conoscenza di chissà quali verità. Da quel momento in poi la discussione assume un'altra forma, diventa meno passionale, quasi superficiale fino a terminare quasi sempre con un MAH!!  
In questo fine settimana, mentre ero dal medico, ho assistito ad una di queste discussioni, devo dire che era anche piacevole vedere le persone accalorarsi durante il confronto. Sul più bello un signore stempiato e col naso adunco, messo un po' in disparte ma attento al dibattito, si alza e, così come fanno gli attori di teatro per catturare l'attenzione del pubblico, fa un respiro ampio e profondo e poi con voce ferma ed impostata, mentre buttava fuori l'aria che aveva saturato i suoi polmoni, la esclama:  "tanto ... fra pochi mesi ... verremo nuovamente commissariati!". Questa volta però la discussione non subiva nessun calo di tensione. Un bambino che giocava con un pupazzo di dinosauro, con una scelta di tempo precisa guarda questa persona e gli dice in faccia: "Tu sei brutto!!".  Nella sala d'attesa cala il silenzio. La mamma del piccolo, mortificata, rimprovera il bambino: "chiedi scusa ... non si dicono queste cose " e poi, con profondo imbarazzo, rivolgendosi al tipo si scusa lei. Quello rimane fermo come una statua di sale e con sguardo inquisitorio prova ad intimorire il piccolo. Il bambino non ha nessuna soggezione, malgrado la madre provi a calmarlo rimproverandolo continua a dire: "tu sei brutto, Brutto, BRUTTO" e poi gli tira il pupazzo di dinosauro.  Il caso vuole che vada a colpirlo sui genitali.  Il signore chinandosi di scatto in avanti farfuglia alcune parole incomprensibili e poi, sempre piegato su se stesso e rosso di rabbia, riconquista la sua sedia. La mamma mortificata si scusa nuovamente, ma lui con un gesto veloce della mano destra fa come per mandarla a quel paese. In sala per pochi secondi il silenzio diventa tombale,  poi si iniziano a sentire delle risatine che diventano di colpo uno sghignazzo quando il piccolo si riavvicina al tipo e accarezzandogli la gamba col pupazzo gli dice, con la naturalezza che caratterizza l'innocenza di un bambino, "seeiibruuttooo".  Il signore pelato e col naso adunco  si alza di scatto e va via urlando.  Il bambino (il futuro che avanza ad oltranza e con molta speranza) in pochi minuti è diventato l'eroe di una sala d'aspetto di in piccolo ambulatorio medico. La sua innocente disubbidienza ha smascherato un atteggiamento tanto saccente quanto fasullo e ipocrita. 

In alcuni ambienti della città si è forse messo su un laboratorio che sta lavorando per costruire un nuovo commissariamento? Non ci sono bastati 39 mesi, 39 MESI, di assenza istituzionale e 18 mesi di campagna elettorale che hanno avvelenato  rapporti personali e reso la città il luogo del male assoluto?  C'è l'onore di una città bollata come "irredimibile" da rimettere in piedi. C'è la dignità di un territorio offeso con frasi come "in pieno stile vittoriese" da riconquistare. Personalmente ho apprezzato molto la visita dell'avvocato Salvo Sallemi al comitato elettorale di Aiello. E' questo lo stile politico di cui la città ha bisogno e non l'azione di dossieraggio fatta da presunte e fantomatiche associazioni politiche e culturali di natura "progressista". Non bisogna costruire nuove fabbriche del fango ma va evitato che altra melma messa su da personaggi "brutti" continui ad insozzare la città.




mercoledì 27 ottobre 2021

Commise un peccato grave, cercava le verità.

 


Eccoci qua, come ogni anno a ricordare la figura di Giovanni Spampinato. Nel pomeriggio verrà posizionata un lapide nel luogo dove quarantanove anni fa fu ammazzato. C’è voluto mezzo secolo per porre una lapide che ricordasse il sacrificio di un giovane giornalista che “cercava la verità”. Questa cosa conferma ancora una volta come quell’omicidio, materialmente commesso dal figlio del presidente del tribunale di Ragusa, Roberto Campria, fu, nei fatti, un delitto corale, voluto da una città dominata da un conformismo e da una ipocrisia che Giovanni evidenziava e denunciava con forza nei suoi articoli. Questa cosa non è stata mai perdonata dai ragusani i quali iniziarono sin da subito a far cadere nell’oblio quell’assassinio con una frase: “eh … se l’è cercata”.  Giovanni non scriveva per un giornale diffuso come “La Sicilia”. Scriveva si per un giornale prestigioso - L’Ora - ma era un quotidiano che in questo lembo di Sicilia aveva una scarsa diffusione. A Ragusa arrivava nel tardo pomeriggio e veniva comprato da una piccola élite di lettori. Malgrado ciò i suoi pezzi davano fastidio, mettevano a nudo verità imbarazzanti, minavano la quiete della "pacata" Ragusa. Le trame neofasciste, i traffici illeciti di ogni tipo lungo la costa ragusana, il ruolo e le complicità di certi personaggi; tutto questo era emerso, in modo incontenibile, in un fatto di cronaca: l’omicidio dell’ing. Angelo Tumino. Su questo episodio Giovanni scavò tanto, troppo, più del consentito, stava accendendo troppi riflettori; andava fermato. 

E' così ogni verità sull'omicidio dell'ing. Tumino e su ciò che girava intorno venne oscurata e poi divorata dal buio ... a partire dalla sera del 27 ottobre del 1972. 

Miriam Maffai, sul settimanale Rinascita del 17 Novembre del 1972 scrisse: “Per le autorità ufficiali: procura, questura, carabinieri, il caso (omicidio ing. Tumino ndr) è da chiudere più rapidamente possibile con una archiviazione. Anche questa incapacità, questa viltà, questo rifiuto a fare i proprio dovere è fascismo. E’ fascismo che si serve della carta bollata, che utilizza gli articoli del codice, che opera all’interno stesso dei gangli dello Stato anziché negli equivoci circoli del teppismo squadrista”

Dopo quarantanove anni solo due cose sono certe: l’omicidio Tumino non ha un colpevole e Giovanni è stato ucciso perché cercava le verità.

sabato 16 ottobre 2021

L'ASTENSIONISMO NON PUO' VINCERE


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Ad una settimana dal voto per il ballottaggio che ci dirà chi dovrà amministrare Vittoria, bisogna ancora una volta fare i conti con l'astensionismo. Se al primo turno, dove oltre ai quattro candidati a sindaco c'erano pure 312 candidati al consiglio comunale, ha votato poco più del 54% del corpo elettorale (27.444 persone su 50.747 aventi diritto); con soli due candidati cosa succederà? Ho la vaga impressione che andranno a votare ancora meno persone di quanti hanno votato al primo turno. In passato è successo sempre così. Una buona parte dell'elettorato dei candidati a sindaco eliminati non avendo più "motivazioni" è rimasto a casa, ha disertato il voto. Osservando i dati delle comunali del 2016 risulta subito evidente come il popolo del non voto fosse già il partito di maggioranza relativa. Infatti, al primo turno votò il 64,83% dell'elettorato e poi al ballottaggio il 54,53%. Se queste condizioni dovessero trovare conferma anche in queste elezioni, è molto probabile che gli astenuti, al ballottaggio, diventino il partito di maggioranza. C'è il rischio che qui venga stravolta una delle regole della democrazia: non è più la maggioranza a decidere! Altro dato da tenere in forte considerazione è come l'astensione sia stata un po' più marcata nelle periferie. E' li che i due candidati devono recuperare perché è li che lunga notte del commissariamento, sommata ai disservizi alimentati dalla pandemia, ha segnato un distacco netto tra le tante esigenze di quei cittadini e la classe dirigente. Forze oscure, da sempre in agguato in questa città, possono impadronirsi di questo astensionismo e utilizzarlo per i loro interessi. Tutto questo va impedito. Potrei elencare le molte colpe della politica o i tanti demeriti dei partiti di questa città, ma tutto questo ora, non conta. In questo momento c'è un dovere che ci impone a noi, gli aventi diritto, a non rinunciare alla partecipazione, a non deporre le schede, soprattutto in tempi di democrazia sempre più incerta. Mai come ora Vittoria ha bisogno di un sindaco che sia realmente rappresentativo della maggioranza della città. Mai come ora votare, partecipare, scegliere è diventato così importate.  Il 24 e 25 ottobre bisogna andare a votare per il riscatto e la ripartenza di questa città e i  trasmettitori di tutto questo siamo noi.