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domenica 12 dicembre 2021

SE NON ORA, QUANDO!?

 

Foto tratta da Google Immagini

A Vittoria la violenza è diventata l’unico modo per affermarsi. Provo fastidio e rabbia nello scrivere questa frase, ma la continua sequenza di fatti violenti ne è purtroppo la conferma. Nella città dove il lavoro e il capitalismo molecolare realizzato dalla dinamicità di tanti piccoli imprenditori ha creato progresso e sviluppo, oggi si afferma l’imprenditoria del crimine. In questa terra negli ultimi anni si è consolidato un grumo di potere che ha bloccato i processi sociali, economici e forse anche quelli politici. Un coagulo di interessi che ha sottomesso prima di tutto il lavoro. Qui il lavoro ha smesso di creare reddito e ha cominciato a produrre miseria e schiavitù. Negli ultimi anni ho visto centinaia di produttori agricoli impoverirsi lavorando; altri però si arricchivano. Ho visto dove è finita quella ricchezza. L'odore del successo, della conquista, sta sempre nelle lottizzazioni, nel cemento, nei mattoni e poi nella capacità di utilizzare, di sfruttare i tanti piccoli imprenditori edili artigiani a cui subappaltare i lavori a prezzi stracciati, tagliando il prezzo delle loro manodopera e scaricando su di loro responsabilità e rischi. Quando guardo i tanti edifici sorti in questi anni sento le voci di chi li ha costruiti senza guadagnarci nulla, anzi è stato travolto dalla crisi proprio come i serricoltori. Qui, nel silenzio più totale e senza grandi contrasti, si è affermata ogni forma di caporalato e di schiavitù. E mentre il corpo economico sano della città è stato divorato dalle avidità di pochi e dalla crisi cicliche, l’altra economia, quella maligna, con i suoi soldi e le sue complicità si è impadronita del territorio senza tanti contrasti. La peggiore delle disperazioni è diventare poveri lavorando; è questo che ha determinato la fuga di molti giovani da questa città. Scappano via in cerca di riscatto, di un lavoro e di un futuro dignitoso. Se questa città non riscopre il valore del lavoro legale e produttivo, se non abbandona le vecchie logiche, se non riconverte ecologicamente il suo “modello economico”, se non punta ad una seria riqualificazione del territorio; resterà quello che è oggi: un luogo di risse, di spaccio e di mafie. Ma per fare questo serve una classe politica seria, attenta e scrupolosa; capace di portare avanti proposte che sappiano contrastare realmente l’attuale condizione. Invece assistiamo a consigli comunali che definirli tristi e assurdi è già un complimento.

A Vittoria servirebbe una Scuola molto più funzionale di quanto lo è già, in grado di favorire, con ancora più forza, il riconoscimento di se stessa come luogo di crescita. Una Scuola in grado di cogliere, ancora di più, le esigenze delle fasce più deboli della popolazione e di mettere in atto tutte le strategie inclusive possibili coinvolgendo enti pubblici e associazioni private. Molti insegnati e diversi direttori didattici ci provano tra mille difficoltà, ma il loro encomiabile sforzo non basta. Servirebbe uno Stato più attento, in grado di contrastare seriamente la dispersione scolastica. Leggendo quanto dichiarato dal giudice del minori, dott. Roberto Di Bella, sull’abbandono scolastico a Vittoria cadono le braccia. “… Per capirci il 23 aprile (2021) gli accertamenti dei carabinieri del comando provinciale di Ragusa nell’ambito di indagini a Vittoria contro l’evasione dall’obbligo scolastico hanno portato alla denuncia di 98 genitori per inosservanza dell’obbligo dell’istruzione elementare di minorenni. 98 che si aggiungevano ai 48 denunciati dalla Procura nei giorni precedenti per lo stesso reato ...”. Vittoria, per la condizione che vive, non ha bisogno solo di più polizia o addirittura dell’esercito (forse sarebbe più opportuno chiedere di allocare il commissariato in un immobile diverso dall’attuale. Al momento il posto di polizia è in l’affitto e pare che il proprietario sia un parente della famiglia Luca, ovvero Rocco Luca, figlio di Salvatore, finito in carcere assieme allo zio e al padre, nel luglio 2019, perché indagati con accusa di concorso esterno in associazione mafiosa e riciclaggio). A questa città non serve solo la repressione ma anche un serio potenziamento di alcune “ossature istituzionali”. A Vittoria servirebbe una Scuola primaria e secondaria a tempo prolungato. Invito gli amministratori e i consiglieri comunali a leggere questo articolo de l’Internazionale (https://www.internazionale.it/notizie/franco-lorenzoni-2/2020/12/02/tempo-pieno-scuola) e in particolare a soffermarsi sul capitolo delle diseguaglianze: “Oggi in Italia due terzi delle ragazze e dei ragazzi che frequentano la scuola di base sono esclusi del tempo pieno e l’aspetto più grave è che questa riduzione d’orario è concentrata nelle regioni dove la dispersione scolastica arriva a percentuali spaventose che superano il 30 per cento. …”.

Grazie allo sfruttamento del lavoro che genera povertà e alla dispersione scolastica la criminalità ha un enorme vivaio dove poter attingere adepti. Bisogna bloccare questa fucina. Chiedere soltanto più forze dell’ordine non è né risolutivo, né sufficiente. Manifestare contro la criminalità può essere importante, ma dopo l’evento tutto torna come prima. Unitamente a queste richieste e a queste dimostrazioni le istituzioni  cittadine devono iniziare a sollecitare con forza le istituzioni preposte (Provveditorato, Prefettura e Ministeri competenti) in modo da far partire in città il tempo prolungato. Qualcuno ha detto che “Chi apre la porta di una Scuola chiude una prigione”, altri hanno detto che “la mafia teme la Scuola più della giustizia”. Se queste frasi hanno un senso e non sono solo slogan, bisogna metterle in pratica.  SE NON ORA, QUANDO?! 





domenica 24 febbraio 2019

Mafie, le nuove agenzie educative.


Foto tratta da "Atlante dell'infazia a rischio"  Save the Children

“L’avvenire di Vittoria è fuori dalle aule scolastiche”. Non è il titolo di un libro, è una frase che mi è rimasta impressa. Pochi giorni fa discutevo con un vecchio amico che fa l’insegnate, mi raccontava i suoi grattacapo lavorativi e alla fine mi ha salutato regalandomi questa citazione. L’espressione e il tono con cui pronunciava quelle parole mi sono rimaste in mente. appena sono arrivato a casa ho accesso il computer per trovare dati e notizie. Il web è una risorsa inesauribile, mi permette di rovistare e arrivare con grande facilità alle cose che cerco. Sul sito http://italia.indettaglio.it/ita/sicilia/vittoria.html ho trovato parte delle risposte che cercavo. 
A Vittoria abbiamo 47.606 persone in età scolare. 15.857, pari al 33% del totale, hanno la licenza media. 11.642, pari al 24% del totale, possiede la licenza elementare, mentre 6.541, pari al 13% del totale, non ha un titolo di studio e di questi 1064 sono analfabeti. In base alla normativa vigente è obbligatoria l’istruzione impartita per almeno 10 anni e riguarda la fascia di età compresa tra i 6 e i 16 anni. Dalla scuola media inferiore si esce a 14 anni, quindi, molto presumibilmente, il 70% della popolazione in età scolare di questa città non ha compiuto gli studi dell’obbligo.
Secondo uno studio della Caritas diocesana, Vittoria risulta uno dei comuni meno scolarizzati d’Italia, oltre il 26% della popolazione non ha conseguito la scuola dell’obbligo, inoltre vi è pure un alto indice di dispersione scolastica.
Numeri e percentuali che fanno impressione e mi fanno capire cosa intendeva dire il mio amico insegnate quando diceva che “l’avvenire di Vittoria è fuori dalle aule scolastiche”. In quella frase è racchiuso tutto il fallimento del sistema scolastico locale, significa che la scuola non risponde efficacemente alle sfide di oggi, non offre pari opportunità ai suoi studenti indipendentemente dalla loro condizione economica ed è incapace ad abbattere le diseguaglianze sociali che continuano a riflettersi sul rendimento degli alunni. Per essere molto più chiaro: in questa città molte famiglie, soprattutto per problemi economici, ormai non investono più sulla formazione dei propri figli e quindi i ragazzi lasciano la scuola o per andare a lavorare in campagna. I ragazzi sanno già in partenza che nelle serre il loro futuro non è e non sarà per nulla roseo. Hanno già la consapevolezza che il loro lavoro, i loro investimenti, non produrranno reddito, avvertono già che i loro sacrifici saranno rapinati. Ecco perché molti scelgono la strada. In questo caso ad investire sulle giovani generazioni sono le mafie che stanno diventando sempre di più l’unica vera agenzia educativa. Molti di questi ragazzi stanno varcando uno dei momenti più complessi della loro vita: l’adolescenza. Avvertono di vivere ai margini di questa società, molti abitano nelle periferie degradate di questa città e li percepiscono quanto sia reale il fallimento dei loro sogni ed è in quel momento che la criminalità interviene e si propone a loro come un modello vincente trovando come inconsapevole alleata la scuola che invece di trattenerli, di valorizzarli, di accenderli, li percepisce come un problema sceglie la strada più facile: metterli fuori. 
In questa città si è affermata con forza la cultura dello scarto, a partire dalle agenzie educative, e come sempre l'unico modo è fare finta di nulla, chiudere gli occhi, fino a quando il livello di guardia sarà superato e il problema diventerà, come sempre, strutturale.