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domenica 11 febbraio 2024

Segui la cocaina e troverai gli interessi della 'ndragheta...anche in provincia di Ragusa.

Foto tratta da Google Immagini

Qualche settimana fa, esattamente il 22 gennaio scorso, il "Corriere della Calabria" pubblicava un articolo dal titolo "Traffico di droga e armi, dal Brasile la regia dell'ex latitante e superboss Rocco Morabito". A leggerlo così si potrebbe subito pensare: ma la Sicilia, o peggio la nostra provincia, in questa "regia" cosa c'entra? La risposta dovrebbe essere: nulla, non c'entra nulla! E invece non è così! Se si inizia a sfogliare quella fitta corona di foglie che caratterizza i rapporti tra le varie economie criminali  si scoprono strane e preoccupanti alleanze. Per comprendere di cosa sto parlando serve, innanzitutto capire chi è Rocco Morabito. Il suo nominativo, prima che nel maggio 2021 venisse arrestato in Brasile, era inserito nella lista dei latitanti di massima pericolosità. "U Tamunga"-  questo il suo singolare soprannome - è un esponente di primissimo piano della 'ndragheta. E' capo di una delle 'ndrine più potenti della Locride e tra i più importanti trafficanti internazionali di droga al mondo.  Il suo gruppo criminale gestisce molte affari e attività, illecite e "lecite", sia nel Nord Italia come all'estero e tra i suoi principali alleati o soci in affari vi sono le famiglie Rinzivillo ed Emmanuello di Gela. Queste due famiglie hanno nello traffico e nello spaccio di sostanze stupefacenti, in particolare cocaina, il loro business principale ed hanno sempre avuto un occhio particolare verso il territorio Ibleo. Nel 2020 la  Squadra mobile di Ragusa scopre come il clan Rinzivillo era interessato all'imprenditoria agricola della zona ipparina. In particolare esponenti di questa famiglia avrebbero cercato più volte, in modo intimidatorio, di "convincere" un imprenditore agricolo che operava nell'agro di Vittoria a cedere i suoi terreni, viceversa avrebbe subito dei danni. Nel  2023 la Procura di Caltanissetta confisca un impero economico da 65 milioni di euro, composto da concessionarie di auto e da immobili, alcuni di questi edifici hanno sede a Marina di Ragusa e a Vittoria. Il provvedimento di confisca, emesso dalla sezione Misure di prevenzione del Tribunale nisseno, colpisce persone che, secondo i magistrati, sono state ritenute contigue e complici del clan Rinzivillo. Il 2 gennaio del 1999 un gruppo di fuoco esegue a Vittoria la  "strage di S.Basilio". All'interno di un bar vengono uccisi tre esponenti della stidda  vittoriese e due ragazzi innocenti, Rosario Salerno e Salvatore Ottone. Ad organizzare tutto sarebbe stato il gelese Alessandro Emmanuello, fratello del boss Daniele, il quale aveva deciso di eliminare i referenti della stidda vittoriese per poi estendere il proprio predominio non solo su Vittoria ma più complessivamente sull'area iblea.  Ma i rapporti tra gruppi criminali locali e le 'ndrine calabresi non finisco mica qui. Nel settembre del 2015 la Dda di Roma scopre un traffico di cocaina svolto con i camion che trasportavano fiori tra Vittoria e l'Olanda. A gestire gli affari sarebbero stati alcuni esponenti locali insieme alla ‘ndrina dei Crupi, inserita a pieno titolo nella potente cosca dei Commisso. Nel dicembre del 2014, a Vittoria, in pieno centro, viene ucciso Michele Brandimarte, fratello di Alfonso e Giuseppe, esponenti di primo piano della ‘ndrina di Gioia Tauro e tra i più grossi "commercianti" di cocaina in Europa. Nel dicembre del 2021 la Guardia di Finanza di Catania disarticola un cartello, gestito dalle 'ndrine calabresi, dedito al traffico di cocaina, hashish e marijuana, con base operativa ad Ispica. Il gruppo, composto da soggetti catanesi, ragusani, albanesi, calabresi e maltesi, smerciava soprattutto cocaina in Sicilia, Lombardia e Malta. 

In questa breve cronistoria emerge con evidenza un fatto: le cosche locali o limitrofe al territorio ibleo dipendono ormai da tempo dalle famiglie calabresi sia per l'approvvigionamento della cocaina ma anche come organizzazione delle stesse. Si può tranquillamente affermare cha la 'ndragheta  gestisce "indirettamente" questo territorio. Per essere più chiaro: gli affari delle 'ndrine calabresi e dei suoi soci non si fermano mica al traffico delle droghe. Le masse di denaro prodotte col business della coca vengono riciclate in molte attività legali, in particolare turismo e agroalimentare, due settori che da tempo caratterizzano lo sviluppo economico della nostra provincia. Da tempo si sente dire che lungo la fascia costiera che va da Pozzallo fino a Playa Grande dovrebbero nascere nuovi alberghi e resort di lusso. E' possibile che questo affare possa interessare i calabresi, i quali hanno avuto da sempre una "passione" per la realizzazione e gestione delle strutture turistiche?  Mi permetto di segnale come da tempo la fascia costiera orientale della nostra provincia è caratterizzata da incendi (dolosi?) di diverse attività balneari. Queste imprese danno forse fastidio agli investimenti che si dovranno realizzare? Domande semplici, che sommessamente giro agli inquirenti.

Sciascia scriveva che Ragusa era "Una provincia che gli altri siciliani chiamano babba con un sorriso”. Quel sorriso copriva e copre una consapevolezza:  la babbitudine ragusana è una coltre che sa nascondere bene interessi leciti e illeciti, spavaldi e facinorosi, che è meglio non vedere. Un vecchio adagio siciliano recita: mettiti ccu chiddi miegghiu di tia e appizzaci i spisi (stai accanto ai migliori anche se ci rimetti economicamente). Ed è così che la 'ndragheta è entrate nel territorio ibleo!?

Per chi vuole approfondire segnalo alcuni link che ho consultato:

https://www.corrieredellacalabria.it/2024/01/22/traffico-di-droga-e-armi-dal-brasile-la-regia-dellex-latitante-e-superboss-rocco-morabito/?fbclid=IwAR3pU02swDE568uaaflXVN8aD3cUFaD8KQXgZExVpTKHqw-ndnQxBrPrpSs

https://it.wikipedia.org/wiki/%27Ndrina_Morabito

https://www.rainews.it/tgr/sicilia/articoli/2020/02/sic-Gela-Vittoria-estorsione-mafia-8f69d3a8-a827-4c6f-8ded-ae6e49acee30.html

https://www.lasicilia.it/cronaca/confisca-da-65-milioni-di-euro-per-tre-imprenditori-di-gela-vicini-a-clan-rinzivillo-1790630/

https://corrieredelmezzogiorno.corriere.it/catania/notizie/cronaca/2013/21-gennaio-2013/strage-san-basilio-presi-5-uomini-commando-quattordici-anni--2113636183570.shtml

https://meridionews.it/vittoria-droga-e-centri-scommesse-e-lasse-tra-mafia-e-ndrangheta/

https://reggio.gazzettadelsud.it/foto/cronaca/2019/09/05/il-vuoto-di-potere-i-nuovi-narcos-e-i-portuali-infedeli-cosi-la-cocaina-passa-da-gioia-tauro-67aa184d-6205-48d1-a2a0-4d5715389b88/

https://meridionews.it/droga-la-pista-siciliana-degli-affari-tra-ndrine-e-colombia-porto-di-catania-amici-di-vittoria-e-acquirenti-palermitani/

https://www.citynow.it/nomi-arresti-la-vallette-narcotraffico-calabria-sicilia-malta/

https://www.avvenire.it/attualita/pagine/il-boss-chiede-di-ripulirsi-dalla-ricerca-google

https://www.ragusaoggi.it/sequestro-e-indagini-su-incendio-al-lido-sud-a-marina-di-modica-nessuna-pista-esclusa/



domenica 21 gennaio 2024

LA MALAMOVIDA


A Comiso, a Modica, a Ragusa come a Vittoria da tempo c'è un problema di criminalità giovanile che nei fine settimana alimenta una forte insicurezza. I fatti accaduti a Vittoria non sono un caso isolato. Azioni di questo tipo non avvengono solo in questo territorio. Chi pensa e scrive che tutto questo succede solo a Vittoria lo fa o per nascondere consapevolmente la polvere sotto il tappeto o peggio per indicare che la pecora nera è solo una. Non è così. La cronaca degli ultimi mesi è piena di fatti simili accaduti anche in altre realtà di questa provincia. Nessuno però dice con forza che vi è un'assoluta inadeguatezza delle forze dell'ordine ad affrontare questo problema. Nessuno pensa che questa nuova forma di criminalità, nel tempo, può diventare criminalità mafiosa e il suo brodo di coltura è la così detta movida. Dovrebbe essere chiaro a tanti che la mafiosità non si misura solo con la capacità di aggregazione, ma anche e soprattutto con i comportamenti violenti. Nessuno dice come questa nuova figura di criminalità, nei fine settimana, invade e si mescola nelle vie e nelle piazze del divertimento e si impone con lo spaccio di sostanze stupefacenti e con azioni tanto irruente quanto eclatanti. Per chi non avesse ancora capito queste sono forme elementari di "collegamento" con il territorio che per troppo tempo sono state sottovalutate, derubricate a fatti isolati o peggio ancora ignorate. E' venuto il tempo che questi fenomeni vengano presi seriamente in considerazione dagli organi preposti prima che la loro degenerazione rovini e comprometta definitivamente quell'animazione e quella vivacità sociale che ha e sta caratterizzando molti centri storici di questa provincia. Il male non è la movida. Il male è la cattiva gestione della movida che sta generando paura tra le tante imprese sane del settore e nelle famiglie dei giovani che vogliono divertirsi, in serenità e senza problemi, nei fine settimana.    

martedì 2 gennaio 2024

25 anni dalla strage di San Basilio. Non serve alimentarsi di solo dolore.


Foto Franco Assenza

Per Vittoria e solo per Vittoria il 2 gennaio è la data che fa calare, di colpo e in largo anticipo, il sipario sulle feste natalizie. Un quarto di secolo fa la mafia deturpò in modo permanente il volto della città, ma dopo 25 anni continuiamo a nutrirci solo del dolore causato da quella strage di mafia che stroncò brutalmente la vita di due ragazzi innocenti: Rosario Salerno e Salvatore Ottone.  Dopo tutto questo tempo non riusciamo ancora a chiederci cosa sono diventate le mafie di questa terra. Proprio per onorare la memoria di quei due ragazzi, oltre alla celebrazione del ricordo abbiamo l'obbligo di affiancare alcune considerazioni per capire cosa è successo e cosa sta succedendo in questo territorio (il concetto ovviamente non riguarda solo Vittoria, sarebbe troppo riduttivo). Solo così possiamo avviare forme serie e vere di contrasto sociale alle mafie di questa terra. 

Dopo il 2 gennaio del 1999 il sistema criminale ibleo è diventato invisibile. Fino a quella data abbiamo conosciuto una mafia che sparava e ammazzava e i morti ci raccontavano i contrasti che vi erano dentro quell'organizzazione (quando si dice che i morti parlano).  Poi sono arrivati gli arresti, i processi, le confessioni di qualche pentito e tutto ci ha fatto percepire che le mafie fossero state ridimensionate o addirittura sconfitte. Ma non è stato e non è così. Le stesse, dopo aver fatto "pulizia", si sono inabissate, hanno avviato una ristrutturazione costante e silenziosa dando un ordine e un controllando a ciò che succedeva e succede nel territorio. Così hanno riacquistato forza e credibilità sia sul piano sociale e sia sul piano economico. Le crisi economiche di questi anni sono state il loro migliore alleato, così come è stata utilissima quella "borghesia mafiosa", che da sempre indossa, per varie convenienze,  la maschera della "società civile", ma nei fatti è stata ed è il più grande alleato delle economie criminali. 

In questi anni la provincia di Ragusa è stata trasformata nel più grande hub di droga della Sicilia Orientale. Basta digitare la parola "droga" nella barra di ricerca di uno dei giornali on line della nostra provincia per ottenere centinaia di pagine che ti riassumono decine di operazioni antidroga, dalle più piccole a quelle più significative.  Il prodotto maggiormente commercializzato (sia negli scambi tra clan che nello spaccio giornaliero) è diventato la cocaina.  Le relazioni periodiche del SERT sul consumo degli stupefacenti in provincia di Ragusa ci hanno spiegato e ci spiegano con chiarezza cosa è successo e cosa sta succedendo in questa terra. In pochi anni il consumo medio di cocaina ha superano  il 70%. Le masse enormi di denaro generate da questo commercio che fine hanno fatto e che fine fanno? Come e dove sono state o vengono riciclate? In quali settori economici? Nel turismo? Nell'edilizia? Nella distribuzione organizzata? E i complici, o meglio i tecnici o i professionisti, che hanno garantito e garantiscono e gestiscono questo enorme riciclo di denaro...esistono? Oppure questi soldi si sono reimpiegati o si rimpiegano da soli?  Quesiti che restano senza uno straccio di replica da 25 anni. Eppure in tutto questo tempo ci siamo trovati di fronte a delle circostanze così evidenti che anche un neonato avrebbe avuto la capacità di notarle. Malgrado ciò in questi anni inquirenti e antimafia di professione sono stati troppo ostinati o molto affezionati a cercare e a discutere di una mafia che non c'è più.  E' stato così difficile "capire" che quel modello criminale, rozzo e violento, si è via via "estinto"? Forse si sono sentiti orfani di un tipo di mafia troppo visibile che faceva comodo?  Sembra che vi sia stato  come una sorta di rifiuto nel notare l'evoluzione da quel tipo di mafia a criminalità economica. Ciò nonostante in questi anni qualcuno ha provato a ipotizzare, a far notare, che li dove girano tanti soldi ci potrebbe essere tanta economia mafiosa,  se vi sono pochi omicidi potrebbe significare che vi siano tanti "affari" e se vi sono "affari" c'è bisogno di una certa serenità, di conseguenza si deve sparare poco.  Ma queste ipotesi, forse per comodità (?), sono state esautorate. 

Lo ripeto, e non per fare polemica, smettiamola (io per primo) di ragionare solo nei termini della celebrazione del ricordo. Il ricordo la memoria sono importanti ma contemporaneamente dobbiamo fare tutti un passo avanti per costruire nel territorio quell' antimafia sociale che qui stenta da tempo a partire. E' il modello di contrasto più fastidioso per le econome malate e il più utile al progresso del territorio. Se le mafie e le loro economie non si cercano...non si trovano. Se non si trovano...non si possono contrastare. 

P.s. 

In tante città della provincia, c'è un problema di criminalità giovanile che alimenta insicurezza. Il tutto è condito da un'assoluta inadeguatezza delle forze dell'ordine ad affrontare questo problema. Questa criminalità, nel tempo, può diventare criminalità mafiosa. Il suo brodo di coltura è la così detta movida. Nei fine settimana questa criminalità invade le vie e le piazze del divertimento e si impone con lo spaccio e con azioni violente. Sono forme elementari di "connessione" col territorio che non possono più essere sottovalutate. Anche questo fenomeno va preso in seria considerazione prima che degeneri, rovinando e compromettendo in modo definitivo l'animazione e la vivacità sociale che ha e sta caratterizzato positivamente molti centri storici di questo territorio.

sabato 28 ottobre 2023

SERRICOLTURA SOSTENIBILE, LA FASCIA TRASFORMATA NON DEVE DIVENTARE "LA TERRA DEI FUOCHI".


Negli anni sono diventate diverse le emergenze ambientali lungo la fascia serricola del Sud Est siciliano. La pratica illegale delle fumarole sta appiccicando a questa zona l'appellativo di "Terra dei Fuochi". Queste problemi vanno definitivamente affrontati. Non si può più perdere tempo. La poca qualità ambientale rischia di mette seriamente a rischio il pregio dell'ortrofrutta che si produce e di conseguenza la tenuta economico sociale di questo territorio.

Sappiamo tutti che produrre beni o servizi da consumare è lo scopo di ogni attività economica, ma questa funzione implica, da sempre, sia lo sfruttamento di risorse naturali sia l'utilizzo di vari materiali che poi, in parte, diventeranno rifiuti dispersi nell'ambiente. Aumentare la produzione oltre a far cresce il depauperamento delle risorse implica anche un maggiore uso di materiali generando più rifiuti.  La serricoltura siciliana è all'interno di questo schema economico, è un modello di produzione agricola avanzato, capace di produrre ortofrutta di alta qualità. Nel tempo è diventata sempre più energivora (consuma sempre più acqua e sfrutta sempre di più il suolo),  per crescere ha sempre più bisogno di materiali (plastica, polistirolo, ferro,...)  che poi diventano rifiuti, quasi sempre smaltiti in modo poco legale. E' evidente come questo modello produttivo, sviluppatosi lungo la fascia Sud della Sicilia, se non modifica molti dei suoi aspetti attuali non sarà più sostenibile. Il rischio è che i livelli di sfruttamento e di inquinamento superino la capacità dell'ecosistema di "assorbirli" mettendo così definitivamente a rischio  la qualità dell'ambiente e di conseguenza quella delle produzioni. E' urgente, e non da ora, un cambio di mentalità che si basi su un concetto semplice ma diverso rispetto all'attuale: "fare di più utilizzando meglio e di meno". Sembra facile a dirsi e a scriverlo, ma nei fatti è molto complicato. 

Per molti serricoltori produrre in modo sostenibile non viene ancora percepito come un'esigenza, risulta un fatto molto poco concreto, diseconomico. Tra di loro prevale un irremovibile conservatorismo che viene assecondato e giustificato, in modo trasversale, da buona parte della classe politica. Però alcune tecnologie e servizi che possono migliorare in modo sostenibile un modello produttivo così importante già ci sono. I vivai invece di utilizzare i vassoi in polistirolo, dove si seminano e germogliano le piante poi coltivate nelle serre, potrebbero utilizzare dei vassoi in plastica che, a differenza dei precedenti, andrebbero riconsegnati al vivaio per essere riutilizzati dopo la sanificazione.  In questo modo verrebbe eliminato un rifiuto molto valido per attivare le fumarole.  

Discarica abusiva di vassoi in polistirolo

Vassoio in plastica

Sanificatore vassoi in plastica

Il filo e i gancetti in plastica che servono per legare e sostenere la pianta possono essere sostituiti da filo e gancetti in fibra vegetale.  Molti produttori  lamentano scarsa resistenza e un costo elevato sia dei gancetti e sia del filo in fibra vegetale. La resistenza ormai è un falso problema, le caratteristiche di questi materiali sono molto simili, se non uguali, a quelli in plastica.  Sul costo,  sono stati analizzati i costi di gestione complessivi di un'azienda di 10.000 mq. Per un ciclo lungo di produzione di pomodoro ciliegino (settembre giugno) in media si spendono circa 80 mila Euro. La spesa relativa al filo e ai gancetti in plastica incide circa l'1%. Per quelli in fibra vegetale la spesa può aumentare, massimo, di un altro 1%. 

Fratta pronta per alimentare una fumarola

Una spesa irrisoria renderebbe la fratta, cioè gli sterpi delle piante dei prodotti ortofrutticoli, un normale rifiuto vegetale. In questo modo invece di essere estirpata e ammassata fuori dalle serre  - con fili e ganci in plastica aggrovigliati - e poi essere utilizzata per alimentare le fumarole, potrebbe essere trinciata sul posto. Il prodotto della trinciatura, cioè erba sminuzzata, proteggerebbe il suolo, creerebbe ostacoli alla formazione di erbe infestanti, si trasformerebbe in concime migliorando la qualità della terra su cui si produce.

Due proposte fattibili tra le tante che metterebbero fuori uso due rifiuti (polistirolo e fratta) che sono di fatto il carburate principale delle fumarole. Per agevolare queste proposte potrebbe essere utile da un lato una norma che porti i vivai a non utilizzare i vassoi in polistirolo in favore di quelli in plastica;  dall'altro una misura agevolativa - un credito d'imposta (?) -  per i produttori che acquistano i lacci e i gancetti in fibra vegetale al posto di quelli in plastica.  

L'eliminazione di questi due rifiuti ridimensionerebbe il ruolo delle ecomafie di questa terra. Non nascondiamoci dietro un dito, ci sono state e ci sono troppe anomalie nella gestione dei rifiuti serricoli. Sono una risorsa, un business, troppo importate per l'imprenditoria criminale.  Gestirne la raccolta significa controllare il territorio e le aziende. L'inchiesta "Plastic free" dell'ottobre del 2019, ci ha confermato come da tempo le organizzazioni criminali di questo territorio si siano appropriate dei rifiuti delle attività serricole e ne abbiano fatto un uso, diciamo, "distorto". Alla luce di questi fatti sorgono due domande: ma tutte le fumarole possono essere addebitate all'insensibilità dei produttori? Non c'è il sospetto che alcune siano attivate per bruciare qualcos'altro e i vassoi in polistirolo e la fratta possono essere utilizzati per azionare e per coprire ciò che si brucia? Domande che meriterebbero un serio approfondimento da parte degli organi inquirenti.

La serricoltura ha avuto e ha un ruolo economico e sociale fondamentale per questa terra. Ha creato e crea lavoro e reddito, ha impedito che la nostra costa venisse deturpata dagli impianti petrolchimici, ma è anche diventata troppo invasiva. Questo modello di produzione agricola è valido e importate, ma va rivisto nel suo profondo, va obbligatoriamente condotto verso la sostenibilità. I territori agricoli che si sono via via convertiti verso questo concetto stanno diventando appetibili anche da un punto di vista turistico. C'è un binomio che sta diventando un unicum indissolubile: la qualità di un prodotto dipende dalla qualità ambientale del territorio in cui si produce quel prodotto.  

Le denunce fatte negli anni dalle associazioni ambientaliste (Fare Verde, Legambiente, Terre Pulite)  hanno avuto il merito di aver messo a nudo un problema. Ma dopo la denuncia servono le proposte. I prodotti di questa terra nei prossimi anni saranno fortemente ricercati nei mercati europei per un insieme di fattori che si sono inanellati a nostro favore. Le produzioni del Nord Africa sono fortemente diminuite per colpa della siccità (https://www.freshplaza.it/article/9533236/il-cambiamento-climatico-e-una-realta-per-l-agricoltura-marocchina/). Le produzioni del Nord Europa - fatte in serre riscaldate - causa l'aumento del gas (guerra in Ucraina) sono state significativamente ridimensionate (http://www.corriereortofrutticolo.it/2022/09/12/prezzi-del-gas-alle-stelle-olanda-le-produzioni-serra-crisi-profonda/).  E' evidente come la fascia trasformata siciliana e il suo modello produttivo sono, in questo momento, un punto di riferimento per il mercato dell'ortofrutta europea.  Non possiamo sprecare quest'occasione. C'è l'obbligo di invertire velocemente la tendenza attuale. Dobbiamo riappropriarci di un concetto che abbiamo rimosso troppo velocemente: agricoltura significa difendere l'ambiente lavorando la terra, mantenendo il suolo sano e permeabile ed evitando in ogni modo qualsiasi tipo di inquinamento. Questo concetto oltre ad avere un'incidenza economica è un obbligo civile e morale che la classe politica, le istituzioni, il sindacato, le associazioni e soprattutto il mondo produttivo devono mettere in cima alle loro agende. 

 Perseverare ignorando le evidenze,  continuare a giustificare certi comportamenti, assecondare il conservatorismo di molti produttori, accusare chi pone un problema (associazioni ambientaliste) di essere il problema, non avanzare proposte affinché tutto resti com'è,  non denunciare gli interessi delle ecomafie,...potrà determinare consenso, consolerà il dolce oblio che caratterizza questa terra, ma ci sta portando ad essere definiti, in modo indelebile, "Terra dei Fuochi" o "Chernobyl della Sicilia". Queste frasi ci vengono già incollate nelle varie narrazioni. Vogliamo che queste marchio di "Indicazione Geografica Protetta" attesti definitivamente i nostri luoghi e le nostre produzioni? Oppure è arrivato il tempo di avviare un serio cambiamento verso la sostenibilità ambientale della serricoltura!?


domenica 17 settembre 2023

Provincia di Ragusa, gioco d'azzardo online, numeri allarmanti.

C'è un libro, pubblicato recentissimamente da Federconsumatori e CGIL che la nostra classe politica e le istituzioni preposte dovrebbe leggere e rileggere: IL LIBRO NERO DELL'AZZARDO. Mette in luce l'enorme massa di denaro che ruota intorno al gioco d'azzardo, sia nelle sale gioco, sale slot fisiche e online. Secondo questa pubblicazione la Sicilia è la seconda Regione in Italia per euro spesi nel gioco d'azzardo online: 8,67 miliardi l'anno. Di seguito le cifre complessivamente spese ogni anno, in ogni provincia siciliana, per il gioco online compatibili con la popolazione residente:

Palermo - 2,5 miliardi
Catania - 1,9 miliardi
Messina - 1,2 miliardi
Siracusa - 786 milioni
Trapani - 620 milioni
Agrigento - 546 milioni
Ragusa - 441 milioni
Caltanissetta - 344 milioni
Enna - 238 milioni.

Significativo il dato della nostra provincia, dove la raccolta pro capite on line (l'età dei giocatori è compresa 18 - 74 anni) varia tra i 1.900 e i 2.300 euro. Facendo una breve ricerca su Google Maps, nel territorio provinciale vi sono circa 115 sale giochi. Alcune di queste sono aperte anche h 24 . Diverse hanno le sedi operative nei pressi degli istituti scolastici.
Numeri che oltre a preoccupare evidenziano, come ha dichiarato Alfio La Rosa, presidente di Federconsumatori Sicilia, che "il gioco d'azzardo online è un'eccellente lavanderia per il denaro sporco e molti siti di scommesse apparentemente legali, in realtà, hanno alle spalle società in rapporti con la mafia. Come è stato tra l'altro accertato in più casi, ad esempio a marzo 2021 quando la Guardia di Finanza ha scoperto che il clan Santapaola-Ercolano usava una piattaforma di gambling maltese, non autorizzata ad operare in Italia, per ripulire il denaro".

Dati e fenomeno che non possono essere più né ignorati né sottovalutati perché oltre ha creare problemi di dipendenza e a finanziare le economia mafiose crea il sovraindebitamento di tanti giocatori che possono finire tra le braccia di estorsori di ogni tipo. Penso che questo sia uno degli elementi che sta determinando l'impoverimento di questo territorio.

I comuni, per contrastare questo "fenomeno", posso intervenire con due tipi di atti: le ordinanze sindacali e i regolamenti comunali. Con le prime, il Sindaco generalmente interviene sulla disciplina degli orari di apertura delle sale gioco e di funzionamento degli apparecchi del gioco (anche collocati in altre tipologie di esercizi; es. bar, tabaccherie): ciò è possibile farlo sulla base dell’art. 50, comma 7 del TUEL che assegna al Sindaco un potere di intervento sugli orari degli esercizi commerciali e dei locali pubblici. I regolamenti comunali, invece, intervengono generalmente su vari profili, tra cui spicca quello del distanziometro dai luoghi sensibili (es. scuole).

Su questo tema proverò a dare dati e analisi più precisi, intanto allego la tabella sulla raccolta pro-capite online anno 2022 (età 18-74 anni) per provincia di residenza (fonte: Federconsumatori - Elaborazioni su dati ADM e Istat) che da un'idea più chiara sulle dimensione del problema.




domenica 10 settembre 2023

Fumarole e riciclaggio

Foto tratta da Google Immagini

C'è una foto, scattata qualche settimana fa dal sig. Daniele Campagnolo e poi pubblicata nella sua pagina Facebook, che da sola è capace di raccontare contemporaneamente la bellezza di questa terra e il modo con cui la stessa viene sfregiata continuamente e brutalmente.

                                      

Alla base di questo atteggiamento barbaro, che sta deturpando un territorio vocato alla produzione di prodotti agroalimentari di prima qualità, c'è la cultura (si, cultura) del me ne frego (che nel nostro dialetto diventa "minnifuttu"). Un atteggiamento in grado di annullare qualsiasi forma di rispetto, capace solo di esaltare varie forme di arroganza, in grado di generare danni al territorio e alla salute di chi ci vive. E’ giusto sapere che quando questi rifiuti bruciano producono diossine e idrocarburi policiclici e aromatici. Pare che le particelle di diossine svolgano un ruolo sia nell’aria che respiriamo e sia nel suolo che calpestiamo e coltiviamo. Non lo dico io, lo dice l'ARPA (Agenzia Regionale Protezione Ambiente). Per la cronaca, le diossine non hanno la stessa indulgenza che abbiamo noi nei confronti di certi agricoltori, o chi per loro, i quali o all'alba o all'imbrunire bruciano cataste di rifiuti accumulati all'interno delle loro aziende. E NO! Le diossine si accumulano in modo irreversibile sui tessuti degli organi viventi, siano essi vegetali o animali. A lungo andare questo "accatastamento" pare che crei qualche problema anche al nostro sistema immunitario. E’ forse per questo che a Lucia, impiegata e giovane madre, in meno di un anno gli sono stati diagnosticati due tumori (uno al rene e l'altro alla tiroide)? E’ forse per questo che a Salvatore e a suo fratello Vittorio - entrambi braccianti - vengono accertati ad uno un tumore ai polmoni, all’altro un tumore alla prostata? Sarà sempre per questo motivo che a Peppe - elettricista - viene diagnosticato un tumore ai polmoni, mentre a Giovanna, casalinga, viene scoperto un cancro alla mammella? La lista è lunga e comunque, basta  guardare il Tasso Standardizzato Diretto sia per le donne che per gli uomini del nostro territorio (è la misura utilizzata per confrontare i dati dell’area in esame con altre aree geografiche per valutare possibili differenze di rischio oncologico), pubblicato nel Rapporto 2020 "Atlante sanitario della Sicilia",  per rendersi conto di cosa sia questa terra.  


Se le fumarole, come ha scritto giorni fa Giovanni Lucifora in un suo post su Facebook, sono nate con la pratica della serricoltura, significa che da oltre sessant'anni in questa terra si è imposta un'idea distorta del concetto di sviluppo, fondata sullo sfruttamento di ogni elemento ambientale, economico e sociale. Questa mescolanza di abusi è diventata il carburante cha ha alimentando alcune economie illegali di questa terra. I sindaci della fascia trasformata, chi più chi meno, in tutti questi anni hanno provato a sollecitare, a fare qualcosa, ma sono stati lasciati soli a contrastare un fenomeno via via crescente. Serviva (e serve ancora oggi) un coordinamento tra assessorato regionale all'agricoltura, alla sanità e all'ambiente i quali tramite le camere di commercio avrebbero dovuto (e dovrebbero)  istituire un catasto delle produzioni e quindi delle aziende in modo da avere una stima precisa della produzione dei rifiuti agricoli (plastiche, polistirolo, contenitori di agro farmaci, ...). Potevano (potrebbero) istituire tramite le prefetture un coordinamento delle forze dell'ordine (carabinieri, polizia di stato, polizia provinciale, e polizie municipali) e degli ispettorati del lavoro e sanitario, utile al controllo del corretto smaltimento di questi rifiuti. Tutto questo non è stato mai minimamente pensato.  E così, nel tempo, attorno alla difficoltà legate allo smaltimento legale di questi rifiuti e ai costi che lo stesso comporta, si è sviluppata una filiera illegale che è figlia del disinteresse delle istituzioni. E' così che il fenomeno delle fumarole - o meglio dei rifiuti di ogni tipo inceneriti illegalmente e capaci di ammorbare l'aria dell'intera fascia trasformata (da Pachino a Licata) -  è diventato uno dei tanti aspetti di questo pezzo di Sicilia. Questa cultura del "minnifuttu" non è stata mai contrastata con la cultura della responsabilità ma con quella dell'impassibilità mascherata da retorica della legalità. Non si può pretendere da un serricoltore lo smaltimento legale dei rifiuti prodotti nella sua azienda senza che le istituzioni lo guidino creando un minimo di servizi e di controllo. La cultura della responsabilità è osservazione, accompagnamento, guida verso le agevolazioni e verso comportamenti sensati e coscienti,  in modo da ottenere ordine, prospettiva, benessere e dignità.  Quando la cultura della responsabilità  viene impedita o peggio presentata come se fosse un ostacolo oppure un problema, o peggio un costo, allora prende piede la cultura del "minnifuttu",  determinata (e non è una giustificazione) dalla facile soluzione con costi esigui. E' grazie a questa cultura che le mafie hanno avuto campo aperto e piano piano si sono sostituite alle istituzioni mettendo in campo i loro servizi. 

Il controllo delle campagne è iniziato con il "servizio" raccolta delle plastiche dismesse e con esso il pizzo che "proteggeva" dai furti. Col tempo l'imposizione di questi "servizi" ha subito delle modificazioni. Via via ha preso piede "l'opportunità" di utilizzare le serre per produrre cannabis. E così pare che una parte della fascia vocata alla produzione d'ortofrutta abbia subito quello che da un punto di vista tecnico in agraria si chiama "avvicendamento colturale". Nelle serre si forma quel microclima fatto dal giusto mix tra calore e umidità, capace di accelerare e migliorare lo sviluppo delle piante, quindi anche per la cannabis. I dati sulla distribuzione regionale delle piante di cannabis sequestrate, pubblicati a pag 309 della Relazione annuale 2023 del servizio antidroga del Ministero dell'Interno,  ci dicono come le provincie che ricadono nella fascia trasformata,  Caltanisetta. Ragusa e Siracusa,  sono tra quelle più attive nella coltivazione della stessa. 

Produrre cannabis significa anche commercializzarla o scambiarla con altre droghe, vedi cocaina. La gestione di questo "comparto" genera masse di denaro (come si spiega la presenza all'interno di un'auto di circa centomila euro in banconote di vario taglio ben impacchettate?) che vanno reinvestite, riciclate nell'economia legale. 

Fumarole e riciclaggio è il nuovo binomio che ormai caratterizza questa terra. Un'accoppiata diabolica che le forze sane, al di la delle differenze politiche, devono trovare la forza di contrastare, prima che sia troppo tardi, prima che tutto: ambiente, economia, società, venga ammorbato cronicamente da questa combinazione nata del "minnifuttu" e adottata dalle economie criminali.

martedì 8 agosto 2023

AEROPORTO DI CATANIA, DOPO IL FUOCO UN SAC ... DI GUAI.

 

Foto presa da Google Immagini

Il ballo del "io non c'entro ... non è colpa mia"  attorno alle anomalie che incartavano l'aeroporto di Catania, inizia la notte tra il 16 e il 17 luglio. Il Terminal C dell'aerostazione in poche ore va in fumo. Un cortocircuito farà partire un incendio che scoperchierà una serie infinita di inadeguatezze infrastrutturali che una classe politica evanescente non ha mai voluto affrontare. 

Per capire la dimensione del danno bisogna prima sapere cos'è l'aeroporto di Catania. Il “Vincenzo Bellini” è il quarto aeroporto italiano con una media annua di oltre 100 voli al giorno (250 solo nel periodo estivo). Secondo la Relazione 2022 dell’Autorità di Regolazione dei Trasporti, l'aeroporto di Catania, nel 2021, con i suoi 4.632.830 passeggeri è il primo per traffico nazionale. Ha superato Fiumicino, Malpensa e Palermo. La tratta Catania-Roma è la prima in Italia, nonché la quarta in Europa. Una struttura che presenta questi numeri dovrebbe avere un sistema di sicurezza all'altezza dei suoi primati, a cominciare dal sistema antincendio. Sicuramente, “sulla carta”, il sistema era a norma. Ma dopo il 16 luglio quella “carta” è andata in fumo insieme al Terminal C. E' stata “incenerita” da un condizionatore d'aria montato nello stand di auto a noleggio che, in un'afosa sera d'estate, o per il lungo utilizzo legato al caldo eccessivo o  per scarsa manutenzione, non ce l'ha fatta. Ha preso fuoco. Le fiamme oltre a distruggere una parte del terminal C, hanno messo in evidenza la fragilità dell'aeroporto e dei sistemi infrastrutturali ad esso collegati. Ma ciò che più è venuto alla luce è uno scontro politico che molti facevano finta di non vedere. Schifani, Lombardo, Prestigiacomo, Forzese, D'Urso, Trantino, Pogliese, Barbagallo, pezzi del centrodestra, frazioni del centrosinistra, organizzazioni di categorie e sindacali, “amici”, "compari", “alleati”, ... tutti appassionatamente armati l'uno contro l'altro. Dietro le accuse e i rimpalli di responsabilità si nasconde il motivo vero dello scontro. La madre di tutte le questioni: il rinnovo degli organi della Camera di Commercio del Sud Est. Questo ente con il 61.11%, è l'azionista di maggioranza della SAC, la società che amministra e gestisce l'aeroporto di Catania e di Comiso. L'ente camerale da qualche mese è commissariato. A questa condizione si è arrivati a colpi di sentenze del TAR e del CGA. Uno scontro apparentemente “amministrativo”, ma nei fatti fra fazioni “politiche”. Le punte avanzate di questo scontro sembrerebbero: da un lato l'ex presidente della Camera di commercio, Pietro Agen, dall'altra l'amministratore delegato della Sac, Nicola Torrisi (entrambi dirigenti di Confcommercio). Governare la CCIAA del Sud Est significa nominare gli amministratori della Sac, questi a loro volta gestiranno le infrastrutture aeroportuali (Catania e Comiso) e coordineranno e controlleranno le attività dei vari operatori privati presenti nel sistema aeroportuale. Ma non finisce qui. La Sac a sua volta controlla il 100% di Sac service, l'azienda di servizi dell'Aeroporto di Catania - altra società con amministratori che vanno nominati - che ha come oggetto sociale la gestione di strutture di supporto del traffico aeroportuale e dei trasporti in genere. Tra le parti politiche in lotta, di fronte a tanta abbondanza di nomine e di incarichi impera da tempo un tormentone: “ppi mia chi c'è!? … a mia cchi mi tocca!?” (per me cosa c'è!? … a me cosa mi spetta!?). Queste richieste, forse, piano piano, hanno fatto perdere alla CCIAA, il ruolo di ente promotore degli interessi generali delle imprese e delle economie locali. Di conseguenza anche l'aeroporto, passo dopo passo, ha smarrito il ruolo al servizio al territorio. Tutto questo non era politicamente vantaggioso? Sono diventati dei centri di potere capaci, alla bisogna, di assecondare i vizi antichi della politica? Forse si. Gli esempi non mancano. Come definire i bandi per la ricerca di personale, pubblicati nel sito della Sac service, in piena campagna elettorale per le amministrative di Catania e Acireale?

https://www.sacservice.it/wp-content/uploads/2023/03/PRM-Bando-selezione-Assistente-alle-persone-con-ridotta mobilita.pdf  

https://www.sacservice.it/wp-content/uploads/2023/04/Avviso-di-convocazione-prova-selettiva-Guardia-Particolare-Giurata.pdf 

Come spiegare l'utilizzo eccessivo degli appalti con affidamenti diretti o negoziati? Per essere più chiaro: dal 2018 al 2022 su 5.300  delibere per oltre 145 milioni di euro,  4.000 erano con affidamenti diretti per 113 milioni di euro.  L'Agenzia Nazionale Anti Corruzione, nell'agosto del 2022, con una nota sentì l'esigenza di evidenziare questo comportamento della Sac.  “Sul totale degli appalti affidati negli ultimi 5 anni dalla società Sac, soltanto il 2% è stato assegnato con gara aperta. Il 98% degli affidamenti è stato conferito in modo diretto o negoziato. Ciò denota una gestione delle infrastrutture e delle attività presso l'aeroporto di Catania carente dal punto di vista della programmazione e non corretta applicazione del Codice degli appalti”. 

La risposta della Sac a questa sollecitazione fu, per alcuni versi,  un vero capolavoro di acrobazia linguistica (complimenti sinceri). 

“L'ANAC è un'autorità di vigilanza con cui si ha un costante rapporto di collaborazione. La nota 2141/2022 non ha erogato alcuna sanzione ma ha invitato la società aeroportuale, così come indicato nella nota stessa, a prestare maggiore attenzione ad alcuni profili di carattere tecnico giuridico per una migliore applicazione della complessa e articolata normativa sugli appalti pubblici. In ogni caso, gli utili suggerimenti saranno accolti con riferimento ai contratti strettamente strumentali all'attività aeroportuale. La stessa ANAC ha difatti riconosciuto la Sac come impresa pubblica che opera in un settore speciale. La società opera nel rispetto del codice degli appalti e della trasparenza e comunicherà le determinazione assunte così come richiesto”.

https://www.anticorruzione.it/-/sac-troppe-ombre-sugli-appalti.

Quando si è impegnati a soddisfare questo tipo di esigenze, può anche succedere che, involontariamente, si presti poca attenzione alle gestioni correnti, come ad esempio verificare con ciclica cadenza il funzionamento dell'impianto antincendio. In questi casi  può succedere, come è successo, che, nel periodo dell'anno più importante per il turismo siciliano, un banale cortocircuito causato da un condizionatore blocchi, come ha bloccato, l'operatività del quarto aeroporto italiano, mostrando, al mondo intero, la totale inadeguatezza del sistema infrastrutturale dell'isola oltre all'immensa incapacità della sua classe politica, capace solo di litigare e rimpallarsi le responsabilità. 

“Se c'erano i privati tutto questo non sarebbe successo!”, ha esclamato qualcuno per sviare l'attenzione e riaprire una vecchia questione. A questo qualcuno sarà sfuggito come sono state gestite per anni le autostrade e il ponte Morandi in particolare. Una cosa però è certa, il cortocircuito oltre a bloccare l'aerostazione catanese ne ha soprattutto deprezzato il suo valore economico. Adesso, parlare di privatizzazione (che non è sinonimo di efficienza) significa svendere. Ora si che per qualcuno, privatizzare è un affare! C'è chi ha  esclamato: Per colpa di un condizionatore ci siamo ammuccati qualche miliardo. Di fronte a tutto questo disastro (o fortuna?) chissà adesso chi festeggerà.