Un territorio intossicato. Questa è la nostra terra, questa è la
Sicilia. Fogne che finiscono a mare, rifiuti non bonificati,
discariche abusive. Abbiamo condannato alla pena capitale il
territorio che ci visto nascere, crescere e dove viviamo.
Un'infedeltà che non trova nessuna giustificazione. Un tradimento
che ci sta appestando. Sento dire sempre più spesso “ho un
tumore”. Ma un tumore non si possiede. Il cancro non è una
patologia personale, è il frutto della scarsa qualità della vita.
Non è una malattia che colpisce per caso. L'alterazione dei geni è
sempre determinata da cause esterne. Questo male è il risultato di
una relazione con il territorio e con l'ambiente in qui si vive. Per
non sentirci responsabili, per stare bene con noi stessi, condanniamo, con una facilità estrema, una
classe politica inetta, arruffona e viziosa, che non è arrivata li
per caso, noi l'abbiamo sostenuta e votata. Non ci può essere concesso nessun tipo di riscatto, la nostra indifferenza ha permesso l'umiliazione e la mortificazione della terra
materna. Non c'è pena o castigo in grado ripagare i danni fatti in
questi anni. Questo enorme deficit, peserà sulle spalle delle
future generazioni. Spetta ai nostri figli diventare tecnici del
risanamento, professionisti della bonifica, medici e volontari
della decontaminazione. Abbiamo un solo ruolo da compiere: educarli
al rispetto della terra. Questo funzione pedagogica ci può ridare un
minimo di dignità. Non è solo un atto di riscatto, c'è
l'esigenza di dare un futuro ad una generazione a cui è stato già in parte rubato. La nuova rivoluzione industriale non passa dai pozzi di
petrolio, dalla chimica o dal consumo di suolo. Ciò che creerà
progresso e lavoro, è il restauro, la cura, il risanamento di una
terra che è stata stuprata. Il nostro territorio ha ancora un
valore: qui si produce ortofrutta e vino di qualità, qui abbiamo un
mare e spiagge singolari , qui c'è un patrimonio culturale
riconosciuto e di grande valore. Questa è una terra che deve
esportare lavoro e non sconforto, deve importare conoscenza e non
disperazione. Serve creare le condizioni. Terra e Cultura sono le
nostri doti da tutelare e valorizzare. Convertire è un verbo che
non può indicare solo un'azione religiosa, ma deve implicare
l’economia, gli investimenti e la scelte della pubblica
amministrazione. Convertire serve per ridare futuro.
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giovedì 3 settembre 2015
domenica 16 agosto 2015
FUGNATURA
Il
mare di Spinasanta quella mattina aveva un colore strano. Le sue
acque, quasi sempre limpide e cristalline, erano diventate torbide e
giallognole. In controluce poi traspariva come una patina oleosa che rendeva l'acqua ancora più melmosa. Il fenomeno negli ultimi anni si ripeteva spesso ed era
accompagnato da un lezzo strano che si diffondeva nell'aria. Malgrado ciò la persone che popolavano la
spiaggia si tuffano lo stesso. La calura estiva portava a
sottovalutare l'evento e poi tutti sapevano che il mare di Spinasanta
era tra i più puliti della costa, era stato più volte premiato con
il famoso riconoscimento internazionale “cozza d'oro”.
Austino
u Piscamari, un vecchio marinaio, da sempre imbarcato in navi e pescherecci, mentre si
gustava il suo caffè, al “Bar Mediterraneo”, murmiriava a voce
alta:
- U tubu s'antuppau e ora natammu tutti 'nta merda ... Ci curpa ssa minchia di molo.
E
col braccio teso e l'indice spiegato indicava la nuova banchina del
porto che era stata costruita con i fondi della regione.
Nunzio
Trentatre, da sempre studente in medicina, ascoltava con curiosità
le invettive di Austinu. Mosso dalla curiosità gli spiò:
- Austì, che stai dicendo? Chi è sta storia? … u molo? … u tubu?
- Ma chi studi a fare - rispose Austino – t'ha spiego io una cosa ca nun t'ansigna nuddu.
Il
vecchio marinaio afferrò una sedia del bar e gli si sedette tipo
sacco di patate. Subito, a mo di anfiteatro, si sistemarono Nunzio Tretatrè, Suzzu Mazetta, Meno u Zuccu e tanti altri ancora che erano
stati attratti dalle sue parole.
Austino
attaccò il suo monologo:
- Ata sapiri ca tutta l'acqua fitusa provenienti dagli scarichi attaccati a fugnatura di Spinasanta finisci all’interno di una vasca ca è vicino o lanterninu del porto. Tutta sta fitinzia veni trattata e pompata 'nta tubu bello grosso e luongu ca arriva a tre miglia dalla costa. Quando cominciarono i travagghi del nuovo molo nessuno si domandò dove passasse stu tubu. Solo io ci dissi all'ingegnieri dell'impresa di stari attenti. Ma stu lofio nun mi capio ... o fici finta di nun capiri. Intato i massi di calcestruzzu venivano posizionati, e viri caso na puocu unni i misiru?
Menu u
Zuccu - portava questo soprannome perché duro di comprendonio - gli domando:
- Unni i jttaru i pitruna Austì?
- Inkia, si Zuccu unni ti tuoccunu e tuoccunu - risposte Austino; e poi gli urlo:
- BACCALA', SUPRA U TUBU!!
- MINCHIA U NTUPPARU, rispose in coro il piccolo pubblico.
- E quindi? - Sbottò Suzzu Mazzetta, un piccolo imprenditore che aveva sempre preso appalti regalando bustarelle.
Austino
sosprirò, lo guardò e con tono polemico gli disse:
- E quindi nenti ... in estate, quando calano i mau mau, è normale che la quantita di acqua fitusa aumenta. Se poi piove u caricu di fitizia crisci, u tubo è ntupatu e non riesce a smaltirla. La vasca non riesce a contenerla, tutto esce fuori e finisce a mare e tu - puntanto il dito verso Suzzu - ti fai u bagno nta merda mia, tua e di tutti.
Fatti luoghi e personaggi sono frutto dell'immaginazione ... ogni riferimento è puramente casuale.
venerdì 14 agosto 2015
Semplicemente Scoglitti
Scoglitti
doveva essere la Rimini del Sud (mai similitudine fu più infelice),
non è diventata neanche lido di Gela (con tutto il rispetto per
Gela). Una borgata che viene resa sporca, grumosa, sciatta da tutti i
suoi fruitori e che espone senza pudore i danni grandi e piccoli che
ciclicamente gli vengono arrecati. La sua bellezza, malgrado i tanti
sfregi, rimane intatta. Abbiamo provato a "scassarla" in
tutti i modi ma il suo mare, la sua costa, le sue spiagge la rendono
comunque unica. Il porto misura il fallimento di tutte le politiche
dispiegate (si fa per dire) in questi anni. E' il monumento alla
disfatta di un territorio liquefatto dall'incapacità e dall'aridità
della sua classe politica. Sta li a farsi consumare dal sole e dal
vento senza che nessuno si preoccupi. Potrebbe diventare un volano
per il turistico ma fin'ora è riuscito soltanto a
“rimodellare”, bene o MALE, la morfologia della costa. Spostandosi
da Est o ad Ovest del porto nulla cambia in termini di mortificazione
di un territorio. L'abusivismo edilizio ha si sfigurato il paesaggio ma la natura è stata più forte.
Chi era convinto di domare le dune e il mare ha fatto male i conti.
La lunga lama di cemento armato che doveva contenere l'avanzata del
mare sta cedendo. A poco servono gli interventi tampone alla fine
crollerà. L'acqua, il vento e il sale vincono sempre. Gli
amministratori annunciano, la regione promette, ma i finanziamenti
per contenere i danni di una natura che si riprende a modo suo il
maltolto arrivano con il contagocce. Invece di trovare un serio
rimedio al degrado che negli anni è stato creato vengono avanzati
progetti ambiziosi, al culmine del delirio di onnipotenza. Nessuno
comprende e comprenderà mai che a Scoglitti non serve nulla di tutto
ciò. E' un antico borgo marinaro che va solo riqualificato,
rispettato, stimata e valorizzato per quello che è, tenendo in
considerazione l'ambiente in cui è inserito. Quando la crisi azzanna
e il territorio si impoverisce bisogna mettere in campo più
attenzione, più sensibilità, più concretezza. Doti che però mancano da
tempo a noi cittadini e quindi, di riflesso, ad una classe politica
che si atteggia ad esperta, che spara alto ma che poi precipita tra
le umane miserie e spaventosi limiti organizzativi. Oggi, come ogni
anno, arriveranno migliaia di vancanzieri ferragostani con il loro
carico di birre, agurie e chissaà quant'altro, pronti a spiaggiarsi
come tanti tonnacci sugli arenili. Speriamo che almeno quest'anno
abbiano rispetto per se stessi e per il luogo che occuperanno per
una notte. Scoglitti, nonostante tutto, malgrado noi è e sarà
sempre bella, continuerà a metabolizzare ogni forma di deturpazione.
Basterebbe avere coscienza di questo per capire cosa potrebbe essere
per tutto l'anno e invece non lo è.
lunedì 27 luglio 2015
RICICLAGGIO 3 (fine)
Il
riciclaggio del denaro ricavato da operazioni illecite senza la
compiacenza del sistema bancario non si può attuare. La mafia della
nostra terra e i suoi derivati guadagna tanti soldi, soprattutto con
la droga. Questa consistente e appetitosa massa di denaro deve essere
trasferita in affari perfettamente legali. Se penso alle due più
importanti operazioni antidroga in provincia, “Tsunami e “Jet
Lag”, l'unica cosa che mi viene in mente non sono le pagine dei
giornali con le foto degli arrestati pubblicate tipo album calciatori
Panini. No, mi viene in mente un piccolo articolo comparso dopo
qualche mese su corrierediragusa.it,
a riflettori smorzati, dove nell'occhiello si
leggeva: dall’operazione
Tsunami un giro di denaro non segnalato da 2 istituti di credito.
Non so che fine abbia fatto quell'inchiesta ma la cosa mi ha
suscitato una certe curiosità e mia ha spinto a fare una piccola
ricerca. Penso di aver trovato qualcosa che apre uno squarcio. Nel
sito della Banca d'Italia vengono pubblicati i Quaderni
dell'Antiriciclaggio dell'Unità di Infomazione Finaziaria (UIF).
Nell'ultimo numero, quello relativo al secondo semestre 2014, uscito
nel maggio scorso, a pag 14 vengono riepilogate le segnalazioni di
riciclaggio ripartite per provincia. I dati di Ragusa sono molto
significativi. Nel 2013 l'UIF della Banca d'Italia ha messo sotto
attenzione 233 operazioni sospette. Nel 2014 le segnalazioni anomale
sono salite a 354. 121 in più rispetto al 2013. Questi numeri
indicati cosi non dicono tanto ma diventano eloquenti quanto vengono
confrontati con quelli delle altre province. Infatti, a pag 11 dello
stesso quaderno è pubblicato il cartogramma che indica le
segnalazioni bancarie/finanziarie anomale per ogni 100 mila abitanti
ripartite per provincia, qui viene fuori che Ragusa occupa una
posizione medio alta a livello nazionale. In Sicilia è seconda solo
a Catania. Un altro elemento interessante lo si trova a pag 38, nel
cartogramma dell'operatività del contante, cioè il giro di denaro
liquido in entrata e in uscita da un conto corrente. La nostra
percentuale di movimentazione è tra le più alte, si attesta al
terzo posto a livello nazionale. Viceversa a pag. 44 e a
pag. 45 si evince che le percentuale della quota di bonifici da
o per paesi con fiscalità di vantaggio e non cooperativi invece è
medio bassa. Questo cosa significa che le eventuali operazioni
anomale avvengono esclusivamente in loco? In attesa che
qualcuno possa fornire qualche spiegazione in merito penso che questi
dati forniscono delle riflessioni. Se qualcuno è ancora convinto che
la criminalità organizzata del nostro territorio è composta da
un'accozzaglia di volgari delinquenti “malazionari”commette un
errore clamoroso, quello è il lato “folkloristico”. La nostra è
una criminalità economica, è un'impresa molto organizzata che
guadagna molto denaro e ha il bisogno di reinvestirlo in attività
lecite. C'è sempre un momento, un passaggio, negli affari
dell'economia criminale, in cui ha bisogno di una banca, di una
finanziaria, di un professionista, un avvocato, un notaio, un
consulente. Vi è quindi una fase in cui è costretta ad uscire allo
scoperto e quindi diventa vulnerabile. Ma l'impresa criminale riesce
a superare anche questa circostanza. La possibilità di guadagnare
molti soldi facilmente è il pastone principale che alimenta
collusione, complicità e omertà. La mafia sa come va utilizzato
questo mangime, non è così ingorda, mangia e fa mangiare. Un
dirigente di una qualsiasi banca, un professionista, finisce sempre
per conformarsi, non può permettersi di perdere un affare sicuro o
rinunciare a un ricco guadagno. Difronte ai soldi l'etica, la morale
hanno l'obbligo di affievolirsi, possono prendere un pò di
vigore la domenica, per poco più di un'ora, davanti ad un altare.
Per il resto, se trasformare il puzzo del denaro sporco in
Chanel n.5 produce lauti guadagni, Dio, Gesù, la Madonna, Padre Pio,
dovranno capire e perdonare.
Per
colpire l'economia criminale di questa provincia oltre ai magistrati,
ai prefetti, ai finanzieri, ai poliziotti, ai carabinieri, occorrono
gli ispettori della Banca d'Italia, ma soprattutto serve una
sensibilità sociale vera e non di facciata (quattro facce come il
caciocavallo). La lotta contro l'impresa mafiosa è troppo complicata
per essere affidata solo alle forze dell'ordine e alla magistratura.
Per
approfondire.
domenica 21 giugno 2015
Riciclaggio 2
Riciclare,
un verbo che la criminalità economica sa declinare solo
all'infinito. Dai proventi della droga arriva il grosso delle somme
da reinvestire e i soldi che si fanno con lo spaccio sono così tanti
che non si riesce a contarli, si fa prima a pesarli. Basta leggere la cronaca delle
ultime settimane per rendersi conto delle dimensioni. Il 23 maggio scorso a Vittoria i Carabinieri
scoprono un laboratorio di cocaina . Dalla
droga sequestrata sarebbe stato possibile ricavare oltre 250 dosi con
un guadagno di circa 12 mila euro.
Il 4 giugno scorso sempre i Carabinieri, nelle campagne di Santa
Croce Camerina, scoprono una piantagione di marijuana. Oltre
tremila kg di erba che immessa nel mercato avrebbe prodotto un
ricavato di circa 2 milioni di euro.
Il 6 giugno a Scoglitti la Polizia di Niscemi blocca un'auto carica di hascisc e
cocaina. Fatta
una prima stima l'hascisc avrebbe fruttato 130 mila euro e la coca 12
mila euro.
In meno di venti giorni, solo nel territorio ipparino è stato
sequestrato un quantitativo di stupefacenti che se immesso nel
mercato avrebbe generato qualcosa come 2,5 milioni di euro. Quale
prodotto ha una resa così alta?
E' l'unica merce che non conosce crisi. Non c'è investimento
finanziario o impresa edile, agricola, industriale capace di produrre
margini così elevati. I guadagni sono così immediati che anche un
disoccupato, una persona che non ha mai avuto problemi di giustizia,
viene tentato dall'entrare nell'impresa droga. Il
lavoro delle forze dell'ordine è prezioso, preciso e puntuale ma
bisogna avere la consapevolezza che queste operazioni toccano una
parte della punta dell'iceberg droga. Sicuramente esagero, ma penso
che la produzione e la commercializzazione degli stupefacenti sia
diventata, per i volumi d'affare che genera, la nostra prima
economia. Non solo, secondo gli inquirenti, pare
che quest'area della Sicilia (Gela - Vittoria) sia una sorta di zona
franca della produzione di marijuana. Sembra che qui si possono
acquistare quantitativi importanti a costi molto convenienti, da
piazzare in altri centri della provincia o dell'isola.
Naturalmente
questa quantità di denaro non può mica rimanere inerte, va
reinvestita. La domanda è dove?
Forse
una
possibile risposta ci arriva dalla lunga e articolata interrogazione
al ministro degli interni fatta del sen. Lumia il 27 gennaio scorso?
Forse. Nel
lungo quesito
Lumia
scrive: “...
a Vittoria la mafia ha occupato ... in primis
l'indotto” della
commercializzazione ortofrutticola.
A
Vittoria tutti sanno che ogni giorno tonnellate d'ortofrutta vengono
sistemate in cassette di legno, queste a sua volta vengono impostate
su pedane di legno e poi il tutto viene trasportato sui TIR.
Imballaggi e logistica sono servizi essenziali per le nostre
produzioni senza i quali l'ortofrutta prodotta resterebbe ferma a
marcire. Il sen. Lumia, sempre nella sua interrogazione sottolinea
come alcune imprese di questi settori, secodo lui, siano controllate
da “soggetti
contigui”,
inoltre avanza due considerazioni “…
in un periodo come l'attuale segnato da una crisi generalizzata,
dalla carenza di liquidità e dalla "chiusura a riccio" del
sistema creditizio, le mafie hanno potenziato un'attività di
"sostegno" a persone e imprese sull'orlo del collasso,
finalizzata a divenire poi proprietarie dei loro destini, riciclando,
al contempo, capitali di provenienza illecita ...”.
Sarà una mia impressione, ma penso che l'economia del territorio non
venga più controllata chiedendo il pizzo alle imprese.
sabato 6 giugno 2015
Riciclaggio 1
Riutilizzare il denaro che proviene da attività illecite è la sola necessità
dell'economia criminale. I soldi della mafia se non vengono
reinvestiti nel mattone, nella creazione di imprese sono solo
profitto inattivo, inutile, inoperoso. La
manovalanza (extracomunitari o piccola criminalità locale) fa
il lavoro sporco, genera denaro con lo spaccio, lo sfruttamento
della prostituzione e i video giochi. Poi c'è il livello economico,
ovvero chi deve far fruttare questo denaro con gli investimenti. Chi
occupa questa posizione non deve sporcarsi le mani, deve essere rassicurante, deve fornire garanzia di credibilità (sopra c'è
pure un livello politico?). E' come una sequenza geologica, ogni
strato rappresenta un ambiente, non sempre è facile ricostruire la
successione. Ritorno con insistenza su questo argomento perché
penso che il riciclaggio sia il punto di collegamento fra impresa
criminale e quella che viene ancora definita “società civile”. I
proventi della droga in primo luogo, ma più in generale di tutte le attività illecite, sono il punto di saldatura con il sistema
economico legale. La crisi economica ha accentuato e perfezionato
questi processi, in particolare la mancanza di liquidità ha reso
ancora più fragile l'economia legale. Professionisti, consulenti,
tecnici, imprese non sono più come in passato vacche da mungere con
il pizzo. La crisi li ha resi utili per altri motivi. In questi anni
hanno perso lavoro, incarichi, commesse e le loro difficoltà
economiche sono diventate una grande opportunità per chi ha buone
disponibilità di denaro. Le loro preoccupazioni sono musica per chi
deve riciclare soldi. Un vecchio detto siciliano dice: “papà è
ccu mi runa u pani” (papà è chi mi da il pane), oggi, in questa
terra, chi ha liquidità e voglia di investire diventa padre, madre,
santo, dio; poco importa come e da dove arrivino quei soldi. E' cosi
che la criminalità economica sta diventando padrona della crisi,
trasformandosi in stampella di un'economia legale che è sempre più
sofferente. Tutto questo è difficile da dimostrare ma si può
percepire, intuire, desumere. Immaginate un signore, un “distinto e
rassicurante imprenditore”, il quale si reca in uno studio tecnico,
oppure da un legale, oppure da un consulente, perché sa che
investimenti o progetti di una certa valenza economica sono bloccati
per mancanza di fondi. Il distinto imprenditore è disponibile a
diventare partner del progetto mettendo a disposizione proprio le
somme che mancano per completare e far partire l'investimento. Chi riceve l'offerta cosa farà? Rinuncerà a quelle somme oppure farà
di tutto per farselo socio? I soldi, e solo i soldi, sono lo
strumento principale che la criminalità economica usa per farsi
accettare e integrarsi nella società “buona”. Questo la mafia lo
sa e lo sa pure la “società civile”. To be continued
sabato 16 maggio 2015
Vittoria, Città di frontiera.
Rileggo
il passo scritto da Sciascia “...
Vittoria è come un paese di frontiera: ne ha l'animazione, la
mescolanza, l'ambiguità, la contraddizione. Era l'argine contro cui
si spegnevano, non senza qualche impennata, le ondate mafiose. Forse
più di una breccia in questi anni si è aperta: ma l'impressione
della frontiera rimane ancora oggi. Ho il pregiudizio che non
soltanto sappiamo di star valicando il confine tra la sicilia
sedicente "sperta" ... e la Sicilia che da quella "sperta"
è definita "babba".
Una
frase mi resta impressa, soprattutto perché è declinata al passato:
“Era
l'argine in cui si spegnevano, non senza qualche inpennata, le ondate
mafiose”. Eravamo
una ostacolo, ma abbiamo rimosso i blocchi, gli anticorpi si sono
indeboliti e siamo stati infettati definitivamente dalla cultura
mafiosa. Difatti, la
città via via negli anni, è scesa sempre più in basso senza mai
toccare il fondo. Il masso, la zavorra che ci sta trascinando giù è
una criminalità organizzata autoctona, capace di relazionarsi con
altre criminalità. La stessa si evoluta ed è mutata con la stessa
velocità con cui si è evoluta ed
è mutata la nostra società.
Negli
anni ’80 e ’90, i clan erano macro-organizzazioni che
assemblavano a se ogni forma di criminalità e non tolleravano,
stroncando violentemente sul nascere, ogni tentativo di disobbedienza
o di attentato alla loro supremazia. Oggi, la nuova criminalità
organizzata ha cambiato atteggiamento, ha avviato una sorta di
flessibilità, di precarietà del crimine. Non
sente più come in passato la necessità di costituirsi in una
macrostruttura evidente, non tiene a libro paga i propri affiliati.
Troppa visibilità. Troppi costi. Meglio
vivere nell'ombra e controllare senza rischiare.
Può
succedere che lo spaccio delle droghe (attività principale di tutte
le mafie) venga affidato, come una sorta di franchising, agli
extracomunitari. Si rischia poco, il guadagno è abbondante e
sicuro, ma soprattutto l'opinione pubblica individua come
responsabili principali di questa piaga sociale gli “immigrati”
che da tempo sono percepiti come una questione
di ordine pubblico
(specie in una società come la nostra indebolita economicamente e
culturalmente dalla crisi).
La
mafia ha però sempre il solito problema, dove
e come reinvestire i soldi. Può
accadere
che
i proventi delle attività illecite vengano investiti
in attività imprenditoriali di servizio all'economia legale.
E così che volto criminale e violento della Cosa Nuova si attenua
e affiora invece l'aspetto “gentile e imprenditoriale”? La
criminalità organizzata sa che negli affari si guadagna e si perde,
ma la stessa non vuole perdere mai. Le imprese criminali cercano la
certezza del monopolio. Le regole sono per i deboli, bisogna
controllare l'economia. Per mettere in moto queste dinamiche bisogna
abbandonare i vecchi metodi. Ad esempio, l'idea di pizzo, da violenta
e odiosa imposizione, dovrebbe trasformarsi in conveniente
prestazione professionale. In questo caso la possibile vittima del
racket verrebbe trasformata in cliente a cui fornire un ottimo
servizio, ma soprattutto per attirare tanti clienti, per avere il
monopolio, le prestazioni devono essere molto vantaggiose
economicamente. L'economia criminale da tempo ha compreso che i costi
di
alcuni processi lavorativi delle imprese che operano nella legalità
sono diventati poco sostenibili. Se si riesce ad offrire la
possibilità di ridurre questi costi, si possono creare realmente le
condizioni di monopolio. E'
forse così che l'economia criminale prova a penetrare l'economia
legale? Come
è possibile che una prestazione se svolta dall'impresa legale ha un
costo, se invece viene conferita a “terzi” lo stesso si riduce?
Il
servizio viene svolto nel rispetto delle norme ambientali,
lavorative, previdenziali e fiscali?
Da questa breve analisi emerge in modo evidente come queste forme di
“esternalizzazione” vadano incontro alle esigenze dell'impresa
sana. Infatti, la stessa non si porrebbe il problema di chi offre il
servizio e di come si possano ridurre le spese, alla stessa interessa
che il servizio sia fatto bene e soprattutto costi poco. Se tutto
questo avviene si creano le condizioni perfette: la mafia si fa
impresa, il pizzo diventa servizio, l'impresa sana abbatte i costi.
E'
così che si generano cont(r)atti bilaterali perfetti?
E'
così che i rapporti economici tra legale e illegale si consolidano?
E' possibile che questi rapporti da economici diventino personali? E'
così che si diluiscono i confini tra legale e illegale?
Al
centro di queste vortice di punti interrogativi ci sta la Vittoria
“buona”, la così detta “società civile” che parla tanto di
legalità ma dimentica spesso come la legalità è
corresponsabilità. Questa parte della città pare che nasconda a
se stessa come le nuove forme di criminalità economica possano
essere in grado di creare economia e influenzarla sia nel
territorio, sia fuori dal territorio e quindi di formare una
ricchezza che non genera sviluppo e progresso. La domanda
che tutti dovremmo porci è: forse questa ricchezza crea punti di
contatto tra i vari strati sociali della città?
In
una terra di “frontiera” capire i meccanismi
d'affermazione dell'impresa criminale significa comprendere come
funzionano le dinamiche economiche e sociali del territorio.
Schierarsi contro questa economia diventa la prima azione vera per
affermare la legalità autentica. Conoscerne l'evoluzione, avviando
forme di contrasto, non è solo un impegno morale ma è una necessità
che ci permette di cominciare a ricostruire “l'argine” che
restituisca dignità a Vittoria.
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