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sabato 3 gennaio 2026

La banalità del male in una città assediata



Gli ultimi fatti di cronaca di Vittoria sono per molti versi allarmanti. Gli insulti e le minacce al sindaco da un lato,  l'incendio doloso di un immobile
abusivo acquisito al patrimonio del comune dall'altro, ci dicono  come la città, tra alti e bassi, viva sempre sotto assedio. Io non so se tra i due fatti ci possa essere un collegamento o una spiegazione logica, ma una cosa è pur certa: sono due eventi che mettono, ancora una volta in luce la difficoltà che vive il nostro territorio. Queste azioni violente ci danno il senso della "banalità del male" che da sempre prova ad opprime questa città. A Vittoria (e non solo) un gruppo di individui, una minoranza, compiono del male senza pensare minimamente al valore morale dei propri atti, facendo uso della violenza (fisica e verbale) in modo indiscriminato. Questi atteggiamenti tanto superficiali quanto pericolosi, puntano a schiacciare la nostra società e soprattutto le giovani generazioni di questa terra a cui va data una prospettiva diversa (non solo locali dove si mangia e si accede all'alcool con molta facilità).  La parte sana della città anche questa volta reagirà agli attacchi di una criminalità che negli anni è diventata forte, soprattutto economicamente, e non accetta che i propri beni gli vengano sottratti.  
A Vittoria vi sono 45 beni immobili confiscati, è venuto il momento che questi beni vengano utilizzati (https://openregio.anbsc.it/statistiche/visualizza/beni_destinati/immobili). Voglio ricordare a me stesso come questo pezzo di  patrimonio sia stato realizzato dalle mafie impoverendo, degradando e quindi rubando il futuro alla nostra città. Ora questi beni devono servire per ridare futuro. Serve mettere in moto quello che alcuni chiamano "imprenditorialità collettiva". Un soggetto economico che non è fatto solo dai protagonisti locali (cooperative, imprese, associazioni di categoria, sindacato, associazioni del volontariato...) ma anche da altri soggetti: comune, prefettura fino alle forze dell'ordine, dove ogni uno deve contribuire al successo e alla tutela delle attività economiche che si possono e si devono realizzare con questi beni. Su ciò Vittoria si deve differenziare rispetto al resto del territorio ibleo. E' questo che preoccupa le mafie, il fatto che i loro beni oltre ad essere confiscati finiscano per essere utilizzati e possano quindi creare progresso e sviluppo collettivo. Per questo li bruciano, per impedirne in tutti modi i loro utilizzo. Su questo tema Vittoria deve fare scuola. Dobbiamo costruire un movimento che da un lato sia in grado di scuotere, su questo tema, l'immobilismo di buona parte della classe politica regionale, nazionale e di molte istituzioni dello Stato (un inerzia che pare avere il sapore della complicità); dall'altro sia in grado di attivarsi per cominciare a gestire con profitto questi beni. . E' il primo passo per ribaltare un concetto fin troppo consolidato, tanto "banale quanto maligno", e cioè che "con la mafia bisogna convivere". Concetto ribadito pochi giorni fa dal ministro Tajani, il quale con candore lo ha affermato in un podcast e pochissimi hanno sentito il bisogno di indignarsi e condannare una simile dichiarazione.