Un aeroporto non è solo una lunga
lingua d'asfalto, è soprattutto una risorsa sostanziale per lo sviluppo di una zona. Prima ancora che per uso militare, l'aeroporto serve per affermare l’importanza economica di un territorio. L’ennesima emergenza cenere dell’Etna (capace di determinare per l’ennesima volta, per diversi giorni e nel periodo
di Ferragosto, la chiusura dell’aeroporto di Catania) ha stabilito, se ve
ne fosse stato ancora bisogno, l’importanza e la funzionalità dell’aeroporto di
Comiso. L’aeroportino, così era stato definito tempo fa, ha dimostrato soprattutto questa volta, di poter sostenere in parte questa
emergenza catanese. In meno di otto giorni ha gestito 324 voli e circa 40.000
passeggeri. Tutto questo è stato realizzato grazie alla buona volontà e alla
dedizione dei lavoratori dell’aerostazione iblea. E’ venuto il tempo di dire
che l’aeroporto Pio La Torre di Comiso non è e non può restare la provvisoria
pertinenza di Catania, deve diventare parte integrante dello stesso e lo deve
diventare grazie a degli investimenti che in questi anni non sono stati né
fatti ma soprattutto mai pensati. Per la SAC deve diventare "imperativo categorico" realizzare a Comiso più stalli per gli aerei (minimo dieci), più uscite d’imbarco e terminal arrivi e partenze, che
permettano di far defluire in modo più ordinato molti più passeggeri. La società in questi anni ha avuto
una governance più che strabica, ha guardato solo allo sviluppo
delle infrastrutture dello scalo catanese, non potenziando per nulla quelle di
Comiso. Eppure, il tempo e i soldi per fare questi investimenti, in modo da costruire un sistema aeroportuale unico, c’erano (per fortuna ancora ci sono), ma forse qualcuno ha creduto bene di fare annegare “l’aeroportino
di Comiso” nell'oblio, Probabilmente pensava che il tempo è la distanza lo cancellasse.
Ma un sistema aeroportuale unico
non si costruisce solo potenziando le strutture interne dell’aerostazione
comisana, si realizza soprattutto accorciando i tempi di percorrenza tra le due
infrastrutture. La strada Ragusa Catania per quanto tempo ancora deve restare
un cantiere? Gli ultimi dati dicono che del Lotto 1, Ragusa Chiaramonte, è
stato realizzato il 25%. Del Lotto 2, Chiaramonte Grammichele, è stato
realizzato quasi il 47%. Il Lotto 3, Grammichele Francofonte, sostanzialmente
non è mai partito. Il Lotto 4, Francofonte tangenziale Catania, è circa al 40%.
In 3 anni di lavoro (i cantieri sono partiti nell’autunno del 2023) siamo a
meno del 30% di realizzazione complessiva dell’opera. Questa lentezza oltre ad
allungare i tempi di percorrenza rischia di isolare per un tempo troppo lungo
Comiso e quindi facendo venire meno l’idea di sistema aeroportuale. A quando un
cronoprogramma con tempi certi sul completamento dell’opera?
E’ fin troppo evidente: alla SAC
e alla politica che ha sostenuto e sostiene le scelte della SAC è mancata e
manca una visione economica e strategica...e non da ora, basti ricordare come fu
gestita la vicenda dell’incendio del terminal C nell’estate del 2023. Le
emergenze chiedono azioni fatte con criterio e non improvvisazione o peggio un pilatesco rimpallo di colpe accompagnato da teorie fantasiose come lo spostamento della struttura
catanese. Tutto questo ha creato un danno economico che alcuni “esperti” hanno già abbondantemente stimato. Gli operatori ammessi alla seconda fase della privatizzazione vedendo tutto questo scompiglio e leggendo le varie "analisi" probabilmente hanno già iniziato a sfregarsi le mani: avranno forse chiesto di rivedere a ribasso il valore della Società che gestisce l'aeroporto di Catania e Comiso? Lo scopriremo solo vivendo. Intanto, chissà che acidità di stomaco tra gli attuali gestori dopo che in una settimana si sono "ammuccati" (divorati) il valore della SAC.
La foto allegata è tratta da Google Immagini. Il grafico è tratto dalla pagina Facebook : "Autostrada Catania-Ragusa???"


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