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venerdì 21 agosto 2026

Per realizzare il sistema aeroportuale del Sud Est non servono solo i soldi, serve soprattutto una visione...che non c'è

 


Un aeroporto non è solo una lunga lingua d'asfalto, è soprattutto una risorsa sostanziale per lo sviluppo di una zona. Prima ancora che per uso militare, l'aeroporto serve per affermare l’importanza economica di un territorio. L’ennesima emergenza cenere dell’Etna (capace di determinare per l’ennesima volta, per diversi giorni e nel periodo di Ferragosto, la chiusura dell’aeroporto di Catania) ha stabilito, se ve ne fosse stato ancora bisogno, l’importanza e la funzionalità dell’aeroporto di Comiso. L’aeroportino, così era stato definito tempo fa, ha dimostrato soprattutto questa volta, di poter sostenere in parte questa emergenza catanese. In meno di otto giorni ha gestito 324 voli e circa 40.000 passeggeri. Tutto questo è stato realizzato grazie alla buona volontà e alla dedizione dei lavoratori dell’aerostazione iblea. E’ venuto il tempo di dire che l’aeroporto Pio La Torre di Comiso non è e non può restare la provvisoria pertinenza di Catania, deve diventare parte integrante dello stesso e lo deve diventare grazie a degli investimenti che in questi anni non sono stati né fatti ma soprattutto mai pensati. Per la SAC deve diventare "imperativo categorico" realizzare a Comiso più stalli per gli aerei (minimo dieci),  più uscite d’imbarco e terminal arrivi e partenze, che permettano di far defluire in modo più ordinato molti più passeggeri. La società in questi anni ha avuto una governance più che strabica, ha guardato solo allo sviluppo delle infrastrutture dello scalo catanese, non potenziando per nulla quelle di Comiso. Eppure, il tempo e i soldi per fare questi investimenti, in modo da costruire un sistema aeroportuale unico, c’erano (per fortuna ancora ci sono), ma forse qualcuno ha creduto bene di fare annegare “l’aeroportino di Comiso” nell'oblio, Probabilmente pensava che il tempo è la distanza lo cancellasse.

Ma un sistema aeroportuale unico non si costruisce solo potenziando le strutture interne dell’aerostazione comisana, si realizza soprattutto accorciando i tempi di percorrenza tra le due infrastrutture. La strada Ragusa Catania per quanto tempo ancora deve restare un cantiere? Gli ultimi dati dicono che del Lotto 1, Ragusa Chiaramonte, è stato realizzato il 25%. Del Lotto 2, Chiaramonte Grammichele, è stato realizzato quasi il 47%. Il Lotto 3, Grammichele Francofonte, sostanzialmente non è mai partito. Il Lotto 4, Francofonte tangenziale Catania, è circa al 40%. In 3 anni di lavoro (i cantieri sono partiti nell’autunno del 2023) siamo a meno del 30% di realizzazione complessiva dell’opera. Questa lentezza oltre ad allungare i tempi di percorrenza rischia di isolare per un tempo troppo lungo Comiso e quindi facendo venire meno l’idea di sistema aeroportuale. A quando un cronoprogramma con tempi certi sul completamento dell’opera?

L’emergenza cenere va governata anche con convezioni specifiche con le attività di trasporto su gomma. La SAC deve formalizzare un rapporto per l’emergenza cenere con taxi, ncc (loro eventuali compagnie) e agenzie bus. Quello che è successo, cioè la lievitazione esponenziale dei prezzi per una tratta di alcune decine di chilometri, non può e non deve più accadere. I turisti oltre ad essere sballottati in zone distanti dal loro luogo di vacanza o peggio abbandonati nei terminal di Catania sono stati pure vittime di una speculazione lontana anni luce dal concetto di accoglienza. Come mai non si è mai pensato di realizzata una piattaforma digitale unica e multilingue capace di fornire nei periodi di emergenza informazioni e soprattutto servizi a prezzi calmierati?

E’ fin troppo evidente: alla SAC e alla politica che ha sostenuto e sostiene le scelte della SAC è mancata e manca una visione economica e strategica...e non da ora, basti ricordare come fu gestita la vicenda dell’incendio del terminal C nell’estate del 2023. Le emergenze chiedono azioni fatte con criterio e non improvvisazione o peggio un pilatesco rimpallo di colpe accompagnato da teorie fantasiose come lo spostamento della struttura catanese. Tutto questo ha creato un danno economico che alcuni “esperti” hanno già abbondantemente stimato. Gli operatori ammessi alla seconda fase della privatizzazione vedendo tutto questo scompiglio e leggendo le varie "analisi" probabilmente hanno già iniziato a sfregarsi le mani: avranno forse chiesto di rivedere a ribasso il valore della Società che gestisce l'aeroporto di Catania e Comiso? Lo scopriremo solo vivendo. Intanto, chissà che acidità di stomaco tra gli attuali gestori dopo che in una settimana si sono "ammuccati" (divorati) il valore della  SAC.

 La foto allegata è tratta da Google Immagini. Il grafico è tratto dalla pagina Facebook : "Autostrada Catania-Ragusa???"

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