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sabato 3 gennaio 2026
La banalità del male in una città assediata
venerdì 26 dicembre 2025
Lettera aperta all'on Minardo. Ci si prepara alla guerra?
Egregio onorevole, nonché Presidente della Commissione Difesa della Camera,
come Lei sicuramente saprà, l’Italia “ripudia la guerra
come mezzo di risoluzione delle controversie internazionali”. Così c’è scritto, ma non si sa fino a quando, nell’art.11 della nostra
Costituzione. Tenuto conto che negli anni, di fatto, sono stati già mortificati
i precedenti dieci articoli, cioè quelli sul lavoro e diritti, sulle differenze
di razza e di religione, sull’unità del Paese, e sullo sviluppo della cultura e
della ricerca scientifica; per continuare a completare l’opera di umiliazione
della nostra Carta Costituzionale ora si deve degradare anche l’art.11? Non è
che per caso, in silenzio e piano piano, si sta procedendo a svilire anche
questo?
Ma vi è tutta questa urgenza di fornire il nostro esercito di equipaggiamenti militari in tempi “adeguati”? Ma adeguati a cosa? Alla guerra? Ma non siamo in “tempi di pace”?
Il 3 dicembre scorso la
commissione ha ascoltato il Direttore generale della TIG Events – the
Innovation Group, impresa che si occupa di “costruire conferenze, contenuti
e ricerche” un compito imprenditoriale tanto innocuo quanto valido. L’intervento di
questo manager (si veda webtv.camera 29.816 allegato) si è concentrato sul ruolo strategico delle tecnologie
quantistiche sia nella comunicazione ma anche per la “difesa”. Effettuando una
breve ricerca su questa nuova tecnologia emerge come con la stessa si possono
implementare sistemi di navigazione non basati sul Sistema Globale di
Navigazione Satellitare ma su sensori inerziali quantistici o sulla mappatura
delle anomalie magnetiche del “globo terracqueo”. Ciò consentirebbe a
sottomarini, droni o veicoli autonomi di ovviare alle operazioni di disturbo e
falsificazione dei segnali portate avanti dagli avversari, ma anche di
sfuggire al loro rilevamento. Lei, alla fine dell’audizione ha scritto sul suo profilo Facebook di aver ritenuto l'intervento un “contributo prezioso per orientare le future scelte del Parlamento
e consolidare la competitività e la sicurezza del nostro Paese”. Tutto
molto interessante, ma rimane da capire una cosa: perché i nostri mezzi
militari dovrebbero adottare questa tecnologia per sfuggire ad un rilevamento?
Devono attaccare qualcuno?
Ma la domanda che emerge è: perché la nostra rete elettrica deve essere minacciata? Come mai dobbiamo "reagire a minacce fisiche, digitali e ibride"? Abbiamo l'intenzione di attaccare qualcuno?
Sarà un mia impressione, ma sembra che negli ultimi tempi il lavoro della sua commissione sia incentrato su uno strano modello di difesa. Si fanno indagini conoscitive che lasciano uno certo retrogusto. E' come se ci stessimo preparando ad uno stato di pre-guerra. Sarà forse per questo motivo che Lei non è tanto concorde con il servizio di leva volontario ma ritiene più utile il modello di riserva volontaria?
Faccio notare come questo modello sia, per certi versi, simile a quello dell’esercito israeliano che è in guerra da sempre, cioè dal 1948. Cosa propone, un futuro militarizzato e di eventuale guerra preventiva?
Infine, mi permetto garbatamente di ricordarLe, tanto a Lei quanto ai deputati della commissione che Lei presiede, di aver giurato "fedeltà alla Repubblica e di osservarne fedelmente la Costituzione" e quindi anche l'art.11 della stessa. Rispettare questo giuramento (art. 54 della Costituzione) non è un atto doveroso?
In attesa di sue eventuali risposte...Le auguro serene festività.
Questi i links che ho consultato per scrivere questa lettera.
https://webtv.camera.it/evento/29896
https://webtv.camera.it/evento/29816
https://magazine.cisp.unipi.it/usi-militari-tecnologie-quantistiche-introduzione-critica/
https://webtv.camera.it/evento/29732
https://www.camera.it/leg19/99?shadow_organo_parlamentare=3504
https://www.facebook.com/ninominardo?locale=it_IT
L'immagine in alto è tratta da Google Immagini
martedì 16 dicembre 2025
I beni confiscati sono Cosa Nostra!
In provincia di Ragusa ci sono
106 beni delle mafie "destinati". Sono gli immobili confiscati alle
organizzazioni criminali di questo territorio che dovrebbero essere
riutilizzati per scopi sociali, istituzionali o economici, gestiti dall'Agenzia
Nazionale per i Beni Confiscati (ANBSC) e assegnati agli enti locali. C'è di
tutto, terreni agricoli, terreni edificabili, appartamenti, ville, locali
commerciali. box. Il dato è aggiornato al14/12/2025 e non c'è comune di questa
provincia che non sia nell'elenco redatto dall'Agenzia nazionale. Sto parlando di un patrimonio consistente che
varrà diversi milioni di euro e lo stesso potrebbe (dovrebbe) essere
riutilizzato, facendolo così diventare protagonista di un processo di
restituzione alla collettività di quanto, in modo violento e illegale, le è
stato tolto dall'imprenditoria mafiosa. In questo modo la comunità potrebbe
finalmente partecipare ad una storia di rivincita dello Stato e di riscatto di
un territorio, ma non è così. Questi 106 immobili stanno marcendo nell'incuria
più totale.
La questione del patrimonio di beni immobili confiscati alle organizzazioni mafiose di questa provincia ci presenta due punti interessanti. Il primo è quello della effettiva dimensione e distribuzione territoriale di questo patrimonio, e quindi della significativa penetrazione economica delle organizzazioni mafiose nell'intero territorio ibleo. Questo ci racconta, in parte, quanto siano state forti le compiacenze di un certo mondo professionale. Che ruolo hanno avuto notai, consulenti, avvocati e tecnici nell'acquisto e nella gestione economica di questi beni per conto dell'imprenditoria mafiosa? Il secondo è quello dei criteri con cui questo patrimonio - dopo sequestro, confisca e assegnazione - viene gestito e della sua effettiva utilità all’innalzamento delle opportunità economiche e sociali nei territori che lo ospitano. Da questo secondo punto emerge un'amara considerazione: questi criteri sono assenti, o meglio, risultano evanescenti. Forse gli assegnatari di un bene confiscato (tribunale o pubbliche amministrazioni) non sanno di avere questo bene? Oppure: l'amministrazione assegnante non fornisce all'assegnatario la necessaria comunicazione iniziale e non si sa se per indolenza, o magari per il timore di spaventare l’assegnatario? Resta il fatto che questi immobili non vengono né utilizzati né riqualificati, e quindi si deteriorano nell'incuria. E' la rappresentazione plastica della sconfitta dello Stato, costretto a relegare tutto ciò in un silenzio imbarazzante. Da questa ignominia si coglie un dato: la non considerazione dell'imprenditoria mafiosa e della sua capacità di saper accumulare beni impoverendo il territorio. Mentre la mafia criminale, quella che spara, taglieggia e spaccia, viene contrastata con determinazione dagli organi inquirenti e dalla (presunta) società civile; la mafia economica, che controlla e gestisce beni e servizi, non trova contrasto neanche quando gli si sequestrano e confiscano i beni frutto delle sue attività illecite.
Bisogna uscire da questa condizione iniziando a parlare pubblicamente di questo fatto tanto assurdo quanto imbarazzante. In particolare a Vittoria si avvicina la commemorazione della strage del 2 gennaio del 1999 e con essa le giuste manifestazioni in ricordo delle due vittime innocenti, Rosario Salerno e Salvatore Ottone. Onorare questi due ragazzi significa non fermarsi esclusivamente alla memoria del dolore ma aprire, finalmente, un dibattito (una vertenza) su questi temi, che sproni e porti le istituzioni del territorio ragusano all'utilizzo economico e sociale di questi beni. Servono locali per le start up, servono terreni per sperimentare forme di agricoltura ecosostenibile, servono depositi per il nostro sistema agroalimentare, servono locali per un presidio sanitario,... C'è questo patrimonio nelle mani dello Stato, che è frutto di attività illecite che hanno compromesso il futuro delle giovani generazioni e umiliato la capacità di molte microimprese e di tanti lavoratori, UTILIZZIAMOLO! Evitiamo che, nel silenzio più totale, CONTINUI A MARCIRE!
La foto allegata a questo post è tratta da Google Immagini.
domenica 7 dicembre 2025
Modica, la Contea del riciclaggio?
Un piccolo regno nel regno. “Sicut ergo in regno meo et tu in Comitato tuo”: come io nel mio regno tu nella tua contea. Così nel diploma del 20 giugno 1392 re Martino I d'Aragona concedeva a Bernardo Cabrera la contea di Modica. Una concessione che comprendeva ampie facoltà, riconoscendo implicitamente al Conte Cabrera un'autorità quasi regia all'interno dei suoi confini. Questo modello gestionale rese Modica una delle aree più ricce ed evolute del Mediterraneo. Dopo oltre 600 anni, questa ricchezza - secondo analisi statistiche ed economiche redatte da eminenti istituti come il Tagliacarne (L'Italia policentrica pubblicato pochi giorni fa) - pare resista. Sulla carta, il sistema Modica è un "polo d'eccellenza capace di coniugare sviluppo economico e qualità della vita" dove si "promuovono interventi di rigenerazione urbana, contrasto allo spopolamento, e si rafforzano le infrastrutture fisiche e digitali". Io a Modica ci sono nato, non ci vivo, ma buona parte della mia parentela abita li e durante l'anno li vado a trovare spesso. Nelle discussioni che si affrontano, per ciò che vedo e che leggo non mi pare che Modica sia una città così altamente "pregevole". Si vive mediocremente bene questo si, ma da li a definirla "un polo d'eccellenza" ne passa di acqua sotto i ponti. Penso che questa città nasconda, con accurata attenzione, le sue anomalie. Le ha mascherate con la bellezza dei suoi palazzi, con la sontuosità delle sue chiese e con i sapori della sua tradizione agroalimentare, tutto questo la sta rilanciando tanto nel settore turistico. Ma va pure detto come nel tempo troppi avvenimenti, per molti versi imbarazzanti, sono stati occultati attraverso una scientifica minimizzazione, mentre invece bisognava, e bisognerebbe, far luce. Ci proverò - sommessamente - io, facendo una piccola cronistoria di fatti.
domenica 30 novembre 2025
Assalto incendiario alla Guardia di Finanza di Modica. Un attacco che non può essere minimizzato.
domenica 16 novembre 2025
Il vero dono di Peppe Bascietto a Vittoria? Uno squarcio!
Foto tratta dal profilo Facebook di Gianluca Salvo
Un'ampia rappresentanza della città di Vittoria ha accolto con affetto Peppe Bascietto, il quale ha voluto donare alla Città il premio ricevuto poche settimane fa a Mesagne. Peppe è stato ascoltato con attenzione. Il suo è stato un racconto carico di emozione e, come è suo solito, di enfasi (a Peppe, scherzando, dico sempre che lui riesce a trasformare un biglietto da visita in un manifesto di 3 metri per 6). Ma dalle sue parole ridondanti oltre ad emergere i nomi e cognomi dei criminali albanesi e locali, che da tempo appestano Vittoria, sono affiorati anche gli interessi e gli affari strani di questo territorio.
E' dal 2013, cioè da quando ho aperto questo mio piccolo spazio telematico, che scrivo di economie criminali, di imprese mafiose, di zone grigie, di riciclaggio e di sviluppo inquinato in questa provincia. Più volte ho evidenziato come le mafie non sono solo cricche di personaggi violenti, dai volti torvi e dagli atteggiamenti goffi. Quella è volgare manovalanza che le forze di polizia riescono a contrastare tranquillamente. Le mafie, quelle vere, sono organizzazioni economiche in grado di gestire le somme che derivano dal commercio delle droghe e dei rifiuti. Questa enorme massa di denaro è stata, ed è governata, da sempre, da un'entità immateriale, astratta, impenetrabile, mai sfiorata da un'indagine, fatta di imprese e professionisti. Un'area ricca di opacità, che decide come e dove investire questo denaro generato illegalmente.
Peppe nei suoi interventi ha accennato ad investimenti importanti nel settore agricolo e dei servizi. Ed è qui che si materializzano quelle domande che pongo a me stesso e che scrivo in questo blog da anni: Come si fa a sapere se un'azienda o un grande appezzamento di terreno agricolo è in vendita? Forse professionisti, operanti in diversi settori, appena vengono a conoscenza di queste "occasioni" le propongono immediatamente a qualcuno che ha la liquidità per impadronirsene? Questi professionisti, come fanno a sapere chi ha la liquidità per sostenere certe operazioni immobiliari? Chi acquista, come fa ad avere tutta quella liquidità? Esiste forse un sistema per pulire il denaro prodotto illegalmente per poi poterlo utilizzare in queste operazioni? Inoltre, l'acquisto del bene immobile da chi viene fatto? Da una persona fisica o da un'impresa? Se è fatto da un'impresa, questa è quasi sempre una SrL? Se è una società di capitali (SrL), allora vi sarà un consulente che ne abbozza l'oggetto sociale; poi vi sarà un notaio che redigerà l'atto costitutivo, verserà il capitale sociale e invierà la registrazione dell'impresa alla Camera di commercio. Questi professionisti sapranno chi sono i soci e capiranno pure se questi sono dei prestanome o meno, oppure faranno finta di nulla? Questa impresa dovrà poi essere amministrata fiscalmente da qualcuno? Ci saranno quindi consulenti fiscali, del lavoro, caf, che la guideranno? Oltre a ciò, se su un terreno acquistato da questa società si devono realizzare dei nuovi impianti serricoli ci saranno dei tecnici che cureranno il progetto per ottenere, ad esempio, i contributi comunitari tramite la regione. Oppure, se l'impresa ha acquistato un grosso immobile da adibire ad impresa di imballaggi o di logistica, ci saranno dei tecnici che presenteranno il progetto di riqualificazione. Questi professionisti sapranno con chi hanno a che fare oppure faranno i finti tonti e penseranno a gestire e incassare grosse parcelle? Nascono in questo modo, secondo queste indicazioni e con la compiacenza di queste figure, le attività che poi creano quella concorrenza sleale capace di mettere in crisi le tante imprese che operano nel rispetto delle norme?
A Vittoria, e non solo a in questa Città, per contrastare queste deviazioni economiche non serve una volante nuova o qualche agente o carabiniere in più. NO! Questi possono servire per osteggiare la criminalità spicciola. Quello che serve è un'apparato di intelligence capace: di indagare e individuare chi gestisce e governa le economie criminali di questa terra; di capire quali legami vi sono tra le mafie autoctone, le mafie albanesi e quelle del Nord Africa; di essere abile nel bloccare affari e compiacenze.
Il tempo degli annunci e delle passerelle è finito da tempo. Peppe Bascietto, piaccia o no, ha aperto uno squarcio, adesso, per il bene del territorio, bisogna andare a vedere cosa c'è oltre questa fessura.
giovedì 30 ottobre 2025
Ucciso perché aveva trovato la verità
Il 27 ottobre di 53 anni fa, Roberto Campria - figlio del presidente del tribunale di Ragusa - uccideva Giovanni Spampinato, giovane cronista de L'Ora. Giovanni aveva capito da tempo cosa si muovesse sotto l'indolente tranquillità di una Ragusa refrattaria, città capace di nascondere bene, dietro un falso perbenismo, le sue tante opacità. Con i sui articoli era riuscito a spaccare la crosta di densa ipocrisia che avvolgeva la sua città, capace di nascondere verità imbarazzanti che ora potevano emergere. La chiave del suo assassinio non sta solo nel delitto dell'ing. Tumino, ma in tutto quello che aveva scritto prima di quell'omicidio e cioè nei legami tra la destra eversiva, il traffico illecito di materiale archeologico e le mafie del territorio. Andava eliminato secondo uno schema ben preciso per poi poter avviare un'efficiente campagna di delegittimazione del suo lavoro e della sua persona: "era un provocatore...se l'è cercata". Ma Giovanni, pochi mesi prima che venisse ammazzato, aveva scritto un memoriale che poi aveva consegnato alla federazione ragusana del PCI. Un documento che delinea con cura cosa era (e forse ancora oggi è) la provincia babba e in particolare il suo capoluogo. Un documento che anticipa di molto le recenti scoperte fatte da una altro giornalista ragusano, Carmelo Schininà, che va letto e riletto con molta attenzione.
Buona lettura.
Ragusa, 5 Aprile 1972
Una serie di considerazioni su alcuni recenti fatti avvenuti nelle province di Ragusa e Siracusa, fatti che ben si inquadrano in una ripresa, se mai c'è stata interruzione, della strategia della tensione e della provocazione iniziata con la lunghissima serie di attentati che costellò l'intero 1969, e che culminò con la strage di Piazza Fontana, mi fa ritenere che nella Sicilia sud-orientale elementi neofascisti stanno preparando le condizioni per una grossa provocazione contro la classe operaia e la sinistra in genere. Gli elementi, fra i quali fanno spicco alcuni criminali come Delle Chiaie e Quintavalle, si muovono in modo tale da scaricare sistematicamente le responsabilità delle loro azioni terroristiche sui militanti della cosiddetta sinistra extraparlamentare, nel chiaro intento di coinvolgere almeno a livello psicologico l'intera sinistra di classe e di far degenerare la campagna elettorale. In questo senso va vista la bottiglia incendiaria posta dagli stessi fascisti vicino alla sede ragusana della CISNAL, che ne ha semplicemente annerito la porta. In questo senso va vista la sapiente distribuzione delle bombe di Siracusa, per le quali solo degli ingenui o persone in mala fede potevano non dare la responsabilità ai fascisti. In questa strategia, un ruolo ben preciso svolge la Polizia, che obbedendo, oltre che alla sua naturale vocazione nostalgica, a precise direttive del Ministero degli Interni, dirige sistematicamente le sue indagini a sinistra, ignorando perfino l'evidenza dei fatti e, quando non può fare questo (come nel caso di Comiso) minimizza e dice che non è successo niente. L'interesse della polizia e del governo è evidentemente quello di strumentalizzare ogni disordine e ogni attentato per avvalorare la tesi che occorre rafforzare la D.C., garantire contro gli opposti estremismi. Ma sarebbe estremamente pericoloso che il P.C.I. cadesse in questo abile gioco, e non denunciasse la reale matrice degli attentati e il disegno politico che vi sta dietro. Per questo ho deciso di rivolgermi direttamente agli organismi del partito per esporre ciò di cui sono venuto a conoscenza negli ultimi mesi, svolgendo inchieste e indagini per "L'Ora". Ritengo infatti mio dovere di militante portare questi fatti e le ipotesi legittime che su essi si possono fare, e mi sono fatto, anche se a qualcuno potranno sembrare azzardate e farneticanti. Vorrei che non si ripetessero errori che sono stati fatti in passato (mi riferisco in particolare alle rivelazioni dell'avv. Ambrosini). I fatti brevemente possono essere così riassunti. A gennaio è stata segnalata a Ragusa la presenza di Stefano Delle Chiaie, uno dei principali esponenti del neofascismo terroristico degli ultimi 15 anni, implicato fino al collo negli attentati del dicembre '69, imputato latitante al processo Valpreda per falsa testimonianza (ha fornito l'alibi al fascista Merlino, infiltrato nel circolo anarchico "22 marzo"). Il Delle Chiaie è il principale teorico della strategia della provocazione e della infiltrazione nei gruppetti di sinistra. Tra le altre sue imprese, numerosi attentati dinamitardi (viene chiamato oltre che "Caccola", "il bombardiere"), alcuni dei quali in sedi fasciste. La Squadra Politica di Ragusa ha dichiarato di non conoscerlo, di non sapere se è anarchico o fascista, di non avere mai avuto sue foto. Il Delle Chiaie è stato visto a Ragusa in compagnia di Cilia, oltre che di Vittorio Quintavalle, già appartenente alla X Mas di Valerio Borghese (responsabile di 800 omicidi di partigiani, donne e bambini). Il Quintavalle, che è stato a Ragusa per diverse settimane a partire da Natale (e c'era stato già prima in occasione di altre campagne elettorali) è ripartito precipitosamente per Roma nonostante avesse affittato un appartamento a Ragusa, in seguito alla pubblicazione di notizie che lo riguardavano su "L'Ora". Il Quintavalle è stato subito interrogato dai Carabinieri in merito al delitto Tumino, e la sua abitazione è stata perquisita. Il figlio Giulio di 16 anni, anch'egli ospite per alcuni giorni a Ragusa, tentò una maldestra infiltrazione fra gli anarchici. Ma subito individuato, desistette dal tentativo. La preoccupazione del Q. si nota anche in una lettera inviata a "Paese Sera", che aveva ripreso la notizia, dal figlio Giulio, che sosteneva di non avere politicamente niente a che vedere col padre fascista. La lettera è stata scritta da qualcuno che sapeva il fatto suo, e non da Giulio. In merito al delitto Tumino, si impongono alcune considerazioni, prima fra tutte quella che da oltre 5 settimane dal crimine le indagini condotte dai Carabinieri per conto del Procuratore della Repubblica, sono insabbiate, il Tumino era coinvolto in traffici non chiari di oggetti d'arte. Negli stessi traffici sembra sia coinvolto anche l'on. Cilia. Ancora oggi pesano gravi sospetti su Roberto Campria, figlio del giudice. Le indagini sono state condotte in una strana maniera. La stampa, dopo la prima settimana, ha taciuto. Su Salvatore Cilia è necessario dire qualcosa di più di quello che già si sa. Il "pidocchioso" è in relazione con Valerio Borghese almeno dal 1954, quando Borghese firmò una dedica al libro di Cilia Non si parte ("A te, valoroso combattente, ieri con le armi oggi con la penna ..."). A cavallo fra gli anni 50 e gli anni 60, Cilia era vicinissimo ad organizzazioni estremistiche di destra come Ordine Nuovo, Avanguardia Nazionale; già da allora (il periodo in cui, fuori dal MSI, Cilia creò l'OAS, Organizzazione Autonoma Studentesca) Cilia doveva avere rapporti camerateschi con Delle Chiaie e Rauti. Cilia è strettamente legato ai neofascisti siracusani (ha tra l'altro salvato dalla bancarotta il settimanale fascista "L'Aretuseo"). A Siracusa c'era un consistente gruppo di Ordine Nuovo, che passò in blocco nel MSI nel novembre del 69, insieme con Pino Rauti. Fra questi, Giuseppe Spataro è stato nello stesso '69 cooptato nel Comitato Centrale del MSI. Alcuni di ON di Siracusa hanno partecipato nel 68 al viaggio in Grecia organizzato da Mario. Il 13 e 14 marzo a Siracusa sono esplose due bombe ad alto potenziale, una all'Ufficio di Collocamento e un'altra alla CGIL. Quest'ultima solo per un caso non ha provocato una strage. la Polizia immediatamente diresse le indagini sul gruppo di Lotta Continua, nonostante l'opinione pubblica fosse concorde nel denunciare la matrice fascista. Pochi giorni prima avevo dato notizia su "L'Ora" di un vasto giro di esplosivi fascisti nella provincia di Ragusa, esplosivi che con ogni probabilità sarebbero stati usati a Siracusa, dove più forti sono le lotte sindacali. Le due bombe erano state precedute da una serie di "botti" inspiegabili, il cui scopo era di preparare l'opinione pubblica ad addossare la responsabilità agli edili disoccupati, che in quei giorni avevano anche occupato il Comune (ma la lotta degli edili era stata vittoriosa). Negli stessi giorni, nella zona industriale gli operai davano vita ad una serie di grandi lotte contro i licenziamenti e contro la politica dei monopoli chimici. Il direttore dei ..., il fascista D'Arò, aveva chiamato la polizia per caricare gli operai della Grandis. La tecnica dello scaricamento delle responsabilità rivela, a mio avviso, la presenza della mano sapiente di Delle Chiaie, e la connivenza della polizia. E che la polizia si stia muovendo per incastrare gli ultrasinistri, al fine di creare confusione e discredito per la sinistra in vista delle elezioni è confermato da altri fatti, che possono sembrare secondari, ma che assumono un senso e un peso se inquadrati nel contesto generale. La Squadra Politica ha messo anche a Ragusa in giro la voce che fra gli anarchici ci sono provocatori dinamitardi. Venerdì 31 marzo a Siracusa, ad un dibattito sulla strage di stato organizzato dagli extraparlamentari del Soccorso Rosso, a cui mi sono recato perché mi erano state promesse rivelazioni clamorose, che poi non ci sono state, ho visto un individuo che mi sembrava di conoscere, nonostante l'elegantissimo vestito bleu, l'aria distinta e seria. L'ho osservato da lontano per qualche minutom e infine si è allontanato. Più tardi, quando stavo andando via per tornare a Ragusa, ho visto lo stesso individuo, stavolta con un vestito più dimesso che ben conoscevo, correre verso il cellulare della polizia che stava partendo da una traversa a qualche centinaio di metri dal locale in cui s'era tenuto l dibattito: era il signor Nicotra, agente della Squadra Politica di Ragusa. La polizia tra l'altro era a conoscenza del mio spostamento a Siracusa, essendovi inequivocabilmente accorto, per un inconveniente tecnico, che mentre parlavo con SR il mio telefono era controllato. Questo fatto a mio avviso dimostra che la polizia si muove nella direzione giusta per costruire gli attentati su misura agli extraparlamentari, potrebbe significare, ma questo mi sembra azzardato, che si sta costruendo non so quale provocazione sulla mia persona, dato che negli ultimi tempi sono venuto a conoscenza di fatti gravi, e forse si sospetta che sappia molto di più di quanto non dica. Per concludere, ritengo legittimo sospettare che, da qui alla campagna elettorale, i fascisti stanno preparando qualcosa di grosso, a Ragusa o a Siracusa, forse un attentato criminale di vaste proporzioni. Mi permetto di suggerire: 1°) La massima vigilanza nelle sezioni; 2°) La denuncia in tutte le sedi, riunioni di partito, comizi ecc. della trama nera; 3°) La massima attenzione per questo tipo di notizie.
Giovanni Spampinato






