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sabato 27 gennaio 2018

IL NARCOCAPITALISMO IBLEO




Il motore dello sviluppo di questa provincia? Gli istituti di ricerca, le fondazioni bancarie, le pubblicazioni accademiche, parlano della piccola e media impresa e dell'impulso economico che essa ha creato nei vari settori. Leggo le pubblicazioni e rido. Si, la microimpresa ha avuto e ha un ruolo importante, ma il nuovo propulsore dell'economia iblea è la droga. Il 2018 si è aperto con arresti a raffica. In meno di venti giorni ci sono state tre operazioni antidroga. “Bande multietniche”, così sono state definite, che spacciano di tutto: marijuana, hashish, eroina, coca, soprattutto coca. E poi pusher fai da te ogni giorno vengono beccati qua e la dalle forze dell'ordine nelle varie città della provincia. Domanda e offerta si incontrano in qualsiasi parte: dentro le scuole, nelle fermate dell'autobus, di fronte ad un campo di calcetto, pure davanti alle parrocchie .. ogni luogo va bene. “Sistemi d'impresa” e “ditte individuali” dello spaccio controllano le “piazze” di Ragusa, Comiso, Modica, Ispica, Santa Croce, Vittoria, ... Ma queste attività brillano di luce propria oppure il servizio gli viene affidato, come una sorta di franchising? Chi gli procura la merce da piazzare? Chi li controlla? E' evidente che dietro queste persone c'è la criminalità organizzata. Non potrebbero operare senza “certe autorizzazioni”. Queste piccole centrali dello sballo, in particolare le "bande multietniche", secondo i calcoli degli inquirenti, producono un giro d'affari che si aggira intorno ai 30 milioni di euro mensili. (ne hanno sgominate tre quindi 90 milioni al mese) Quale attività ha una resa così alta? La “roba” è l'unica merce che non ha conosciuto e non conosce la parola crisi. In questa provincia (e non solo) ogni giorno centinaia di persone cercano freneticamente qualcosa da fumare, da sniffare o da iniettarsi nelle vene e loro, gli attivisti in franchising, sono li pronti a soddisfare le richieste. In questa provincia ci sono luoghi che sono diventati dei veri e propri "centri commerciali" dello sballo forniti da quella "grande distribuzione organizzata" che è la mafia. Ecco il nuovo modello economico che si sta affermando nella provincia babba: il narcocapitalismo molecolare. Il lavoro delle forze dell'ordine è preciso, chirurgico, puntuale; ma gli arrestati vengono subito sostituiti. Il ricambio è rapido, immediato. La domanda è tanta, continua, inarrestabile. I clienti devono essere soddisfatti sempre, hanno bisogno, in base ai casi e alle condizioni, di eccitarsi o di rilassarsi. E poi c'è il sabato con le discoteche che pompano musica tekno o i rave party sui colli iblei e li di roba ne serve tanta, tantissima. 
E mentre i nasi si imbiancano, le cartine si arrotolano e le vene tornano ad essere pompate; le casse delle mafie si saturano di denaro liquido. Qualcuno mi dice che i soldi non li contano più: li pesano.

Ecco, questa è una delle facce del nuovo modello Ragusa di cui nessuno parla e di cui bisogna cominciare a dire qualcosa.

sabato 13 gennaio 2018

LE DUE CITTA'


Il nuovo anno è cominciato, fortunatamente, senza grandi clamori. I fardelli del 2017 sono stati caricati sul giovane 2018. Smaltite le cene natalizie e i brindisi di capodanno, sono ricominciate le doglianze: le strade gruviera, le perdite d'acqua, i rifiuti per strada, la crisi economica, pochi eventi culturali, ecc.. Tutte cose che evidenziano come Vittoria non occupi - da tempo immemore - un posto di rilievo nella graduatoria della vivibilità.  Senza trascurare poi la disoccupazione che con ogni probabilità risponde solo in parte ai dati  forniti dal centro per l'impiego. Bisogna oramai considerare che tante persone non si presentano nel "mercato del lavoro", sanno che è una porta chiusa e si rifugiano nelle pieghe dei nuovi ammortizzatori sociali: lavoro nero e attività illegali.
Di fronte a questo quadro vedo due città: quella borghese, che resiste alla crisi e affolla il centro storico soprattutto il sabato sera, passeggia, compara, frequenta i locali alla moda, va ai concerti (in verità abbastanza pochi) , partecipa alle iniziative organizzate dall'amministrazione comunale. E poi c’è un’altra città, la seconda, che non sa niente, non si vede, vive nel degrado e guarda la prima città come qualcosa di lontano, di diverso, di nemico. Due mondi divisi da un profondo fossato che non hanno il senso della storia e del destino comune. Due città che non dialogano.  La Scuola Pubblica e la Chiesa potrebbero fare da ponte tra le nuove generazioni ma evidentemente non sono interessate, anzi a mio avviso anche loro contribuiscono a scavare e allargare il solco che divide le due città.  Il santo patrono, San Giovanni, riesce ad unirle due volte l'anno : a Gennaio e a Luglio. Ci riesce invece benissimo la mafia, l'economia criminale, che coniuga gli interessi economici degli strati borghesi con la cultura dell’illegalità sottoproletaria e plebea che cresce a dismisura nelle periferie.
Se non si indaga dentro questa spaccatura, Vittoria rischia di restare un luogo sempre più vacuo, che si inventa strategie di sopravvivenza giorno per giorno. Non c’è da sorprendersi se le panchine e gli altri arredi del centro vengono ciclicamente spolpati e vandalizzati, se il degrado e l’incuria sono, purtroppo l'unico scenario riproposto, se la “movida” notturna si esaurisce tra decadenza e rifiuti. In Città si avverte la necessità di un salto di qualità,  passare dall’effimero e dall’episodico a un “sistema Vittoria”. Forse sarebbe più giusto parlare di una “proposta Vittoria”, che non può non passare attraverso una buona dose di realismo e una cultura fondata sul “sapere Vittoria”, cioè conoscere il suo volto e i suoi problemi, al di là delle coloriture del desiderio. Ecco, questo è quello che proverò umilmente a fare quest'anno: conoscere e farvi conoscere i problemi veri di questa città, le cause che li generano e le mie eventuali proposte. Lo so che non basterà e so anche quanto sia complicato.  Proverò ad alimentare un dibattito per provare, nel mio piccolo, a far uscire fuori questa città dal pantano in cui si cacciata. Una palude dove il fango si sta via via asciugando e sta diventato un cemento che rischia di bloccare, di strozzare, definitivamente Vittoria.  

sabato 30 dicembre 2017

Buon 2018 ... sperando "nell'applicazione del diritto in quanto tale"


Si sta per chiudere il 2017, un anno per nulla brillante per Vittoria. Passerà alla storia come l'anno delle tante operazioni antimafia (setto o otto, ho perso il conto) con arresti eclatanti seguiti dopo poco tempo da rapide scarcerazioni. Mi sono chiesto che senso ha arrestare delle persone, sbatterle in prima pagina e poi dopo pochi giorni liberarle nel silenzio più totale? Per chi subisce immotivatamente questo trattamento è una gogna mediatica tanto assurda quanto atroce. Viceversa, per chi riveste un ruolo nel panorama economico - criminale e mafioso di questa terra è un punto di forza, è una sorta di promozione sul campo. Le scarcerazioni di certi personaggi, soprattutto dopo pochi giorni dai blitz,  ne rafforzano l’impunità e la leadership. Loro lo sanno e naturalmente non perdono tempo si fanno vedere subito in giro, belli, sereni, eleganti, baldanzosi, tranquilli, come se non fosse successo nulla ... “Tuttoapposto mo' fra' …nun hanu nenti né manu ... tutte minchiate!! ”.
Io non ho mai creduto che l'omertà, la paura, la reticenza a denunciare, ...  fossero le caratteristiche genetiche delle persone del Sud. Questi comportamenti sono figli della tanto tragica quanto scarsa credibilità di alcune istituzioni di questo Paese. La gente vorrebbe parlare, vorrebbe denunciare un torto subito, ma quando vede che dopo pochi giorni, in alcuni casi dopo poche ore, l'accusato è di nuovo libero e intrepido sul suo suv o sulla sua lussuosa berlina si chiude nel silenzio, riconoscendone così l'autorità. 
Lo aveva capito Sciascia quando scriveva: “l’unico modo per sconfiggere la mafia e l’humus che la tiene in vita - ovvero la cultura mafiosa dell’anti-stato - è l’applicazione del diritto in quanto tale”. Ecco, “l'applicazione del diritto in quanto tale”. Facile da dire ma sempre più difficile da applicare. 
Fortunatamente le accuse rimangono in piedi, i processi verranno celebrati e produrranno delle condanne, non è un piccola consolazione, ma la paura rimane tutta.

Concludo questo ultimo post del 2017 sempre con le parole di Sciascia - secondo me uno dei pochi  intellettuali visionari, secondo solo a Pasolini -  il quale 40 anni fa aveva capito dove stava andando a parare la lotta alla criminalità economica:             
“... ormai si parla della mafia come di un fatto fisiologico; ritengo invece che sie necessario guardarlo come un fatto patologico e lei che è ministro dell’interno (si rivolgeva a Virgilio Rognoni) deve guardarlo da medico internista”.

Buon 2018!

giovedì 14 dicembre 2017

Chi aiuta l'economia criminale?


La mafia è una montagna di merda. Era il titolo di un editoriale scritto da Peppino Impastato nel giornalino che ciclostilava a Cinisi, “L'idea Socialista”. Un titolo che negli anni è diventato un ottimo slogan, buono da urlare nelle manifestazioni antimafia o da postare sui social, ma come sempre è complicato da attuare. Eppure dagli escrementi si sta lontani: puzzano, sporcano, infettano, appestano. Stare lontano dalla merda, evitarla è una normale ed evidente conseguenza. Ma quanti si tengono a dovuta distanza da quella montagna di merda che è la mafia? Poche ore fa l'ennesima operazione antimafia della Dda di Catania, la settima o l'ottava (ho perso il conto) di quest'anno. Emerge sempre con forza quello che io, in questo mio piccolo e umile spazio, ma soprattutto altri - molto più titolati di me come Paolo Borrometi, Giovanni Tizian, Federica Angeli - in spazi molti più significativi di questo blog, scrivono da tempo: La mafia si è fatta impresa, è diventata economia, crea opportunità, posti di lavoro, in alcuni casi riesce pure a mimetizzarsi nella così detta “società civile”.
Se guardo i modelli societari e imprenditoriali delle attività sequestrate dalla magistratura, in ogni operazione,  all'economia criminale di questa terra, si capisce dalle loro forme economiche e sociali come queste imprese siano il risultato di suggerimenti tecnici e professionali di un certo livello. Quei modelli d’impresa sono il frutto di menti che conoscono l'andamento dell'economia di un territorio.

C'è un'area grigia fatta da professionisti, che nel totale silenzio gestisce l'economia criminale? Un'area che fa finta di indignarsi, che prova fastidio, che promuove codici etici e mal sopporta le azioni criminali, ma poi, nella quiete e al riparo di uno studio ben arredato, magari con la foto di Falcone e Borsellino messa in bella evidenza, si mette al servizio di certe imprese per pura convenienza economica? Se è così, quest’area di professioni è la forza orogenetica che genera e fa crescere quella montagna di merda che è la mafia.  Se è così sanno benissimo quali sono le loro responsabilità e per darsi una purificata infilano ciclicamente le mani nell'acquasantiera. Trovano sempre un prete che li giustifica e li assolve. Se è così, non sono solo gli arresti a condizionare e infangare un territorio. No! C'è anche quest'area opaca, fatta di cordialità, garbo e gentilezza; tutte qualità che servono a nascondere un professionismo rapace e complice. Questa massa melmosa prova a dissolversi per la vergogna di fronte agli arresti dei propri “clienti”, ma malgrado tenti di diradarsi è facilmente individuabile perché porta addosso il lezzo della  merda.

martedì 5 dicembre 2017

Rifiuti: pensare seriamente alla raccolta in house.


Intorno al business dei rifiuti si è ormai creato un sistema affaristico mafioso di prim'ordine. L'ultima inchiesta della Dda di Catania che martedì 28 novembre ha prodotto sedici arresti, ha messo in luce una sorta di mafia 4.0. Manager, tecnici, al soldo dei clan e tante compiacenze politiche  gestivano la raccolta dei rifiuti nel Sud Est siciliano e non accettavano concorrenti. L'impresa criminale, all'incertezza del mercato, preferisce la certezza del monopolio e per arrivare a questa prerogativa non utilizza più la violenza ma punta tutto sulla corruzione. Il monopolio va costruito in modo certosino, con omertà e senza creare clamori. Quest'ennesima inchiesta ci racconta con estrema chiarezza come le attività che operano nel modo dei rifiuti portano un marchio indelebile, non si può fare di tutta l'erba un fascio, ma è un comparto, comunque, particolare. La quantità di denaro, soprattutto pubblico, che gira nel settore è tanta e tale da creare un appetito impressionante e continuo.
Per capire cosa genera questo desiderio ho guardato un bando di raccolta differenziata pubblicato tempo fa da un comune di medie dimensioni, come Vittoria. Il valore dell'appalto posto a base d'asta, per raccoglie i rifiuti differenziati e qualche servizio opzionale (bonifica aree, pulizia, arenili, spazzamento …), ammonta a oltre 75 milioni di euro per un periodo di sette anni. Ho anche notato che le percentuali di ribasso in questo tipo di gare non sono molte elevate. Nella peggiore delle ipotesi un servizio di questo tipo verrebbe aggiudicato per poco meno di 70 milioni di euro. Spalmati in sette anni sono dieci milioni l'anno. Ho fatto un conto molto semplice:  ho ipotizzato un costo per ogni dipendente di 5 mila euro mensili, per 70 dipendenti, per 12 mesi, in un anno mi da 4 milioni e 200 mila euro di costo. Ho aggiunto 2 miloni di spese varie (mezzi, attrezzature, manutenzione, carburante ecc..). Ho considerato 300 mila euro di imposte da versare allo Stato. Infine ho valutato 1,5 milioni di euro l'anno per conferire l'indifferenziato in discarica (in una città media come Vittoria si producono circa 2000 tonnellate al mese di RSU, il 50% è differenziato,  il costo di conferimento è di circa 120 euro per tonnellata il tutto per 12 mesi). Sommando i costi annui, se non dimentico nulla, si arriva a 8 milioni di euro di spese.  Quindi, all'impresa aggiudicataria del servizio, rimangono, euro più euro meno, 2 milioni annui. Un guadagno di tutto rispetto. Va  pure detto che alla ditta che effettua la raccolta dei rifiuti differenziati, pare spetti pure una quota di ciò che viene riconosciuto ai comuni da parte dei vari consorzi (CONAI, COREPLA ecc..) Ora, se i conti sono questi, penso proprio che  affidare un servizio che produce un certo  reddito a ditte che spesso (ma non tutte) sono in odore di mafie è illogico e assurdo. Mi pare una inconsapevole complicità. Mi chiedo: perché non svolgere allora il servizio in house, in modo serio, evitando le assunzioni clientelari e gli incarichi agli amici di cordata? Perché non rimettere in sesto gli uffici ecologia per monitorare al meglio il servizio? Faccio notare che l'affidamento  in house ha natura ordinaria e non eccezionale. Lo stabilisce la sentenza del Consiglio di Stato n.3554 del 18/07/2017. Una commento alla sentenza chiarisce  che “Nel caso di affidamento in house o di gestione mediante azienda speciale, il provvedimento di scelta dà specificamente conto delle ragioni del mancato ricorso al mercato e, in particolare, del fatto che tale scelta non sia comparativamente più svantaggiosa per i cittadini, anche in relazione ai costi standard di cui al comma 2 dell’articolo 15, nonché dei benefici per la collettività della forma di gestione prescelta, anche con riferimento agli obiettivi di universalità e socialità, di efficienza, di economicità e di qualità del servizio, nonché di ottimale impiego delle risorse pubbliche.”

Lo dicono le inchieste: i rifiuti sono una grande risorsa per le mafie.  Gestirli, oltre a garantire un certo profitto, permette un maggiore controllo del territorio che è la cosa che interessa di più all'economia criminale. Non deve essere consentito. Su questi temi  serve un balzo in avanti. Serve maggiore consapevolezza politica. Serve coraggio. Lo stesso coraggio di cui parlava Paolo Borsellino: 
“È normale che esista la paura, in ogni uomo, l’importante è che sia accompagnata dal coraggio. Non bisogna lasciarsi sopraffare dalla paura, altrimenti diventa un ostacolo che impedisce di andare avanti.”

Per scrivere questo post ho consultato:





domenica 19 novembre 2017

NON C'E' SVILUPPO SENZA TUTELA DELL'AMBIENTE


Ci sono notizie che ci scivolano addosso come se nulla fosse, eppure hanno un grande impatto sulla nostra vita. Pochi giorni fa la Guardia di Finanza di Vittoria ha scoperto e sequestrato ad Acate un’area di oltre 10 mila mq adibita a discarica abusiva. Secondo una prima stima giacevano in bella mostra oltre 20 tonnellate di rifiuti di scarto della serricoltura, e cioè: imballaggi in plastica, rifiuti organici, vaschette di polistirolo, matasse di nylon e contenitori vuoti di prodotti fitosanitari altamente pericolosi.
Pochi pochi giorni dopo, in un fondo agricolo nei pressi di Comiso, i Carabinieri hanno scoperto e sequestrato una nuova discarica abusiva di oltre 5 mila mq contenente diverse tonnellate di materiale proveniente da demolizione di edifici, plastica e rifiuti organici di ogni genere.
Naturalmente il suolo delle due aree poste sotto sequestro non era neanche lontanamente impermeabilizzato e quindi il rischio di contaminazione del sottosuolo e delle falde acquifere ci può stare tutto.
A queste due notizie ne associo una terza: in Italia, negli ultimi dieci anni, 80 mila processi per crimini ambientali sono andati in prescrizione. Un regalo immenso a chi “controlla” questo settore, in particolare alla criminalità organizzata che su questo tema detta le sue regole.
Non abbiamo ancora capito, ma soprattutto chi ci amministra e chi ci governa non ha ancora compreso, che il nostro modello economico non produce più reddito (anzi produce debiti) e sta compromettendo in modo definitivo il territorio. Nelle nostre serre viene prodotta ortofrutta di alta qualità, ma a questo pregio non corrisponde un'altrettanta qualità ambientale. La serra è uno strumento produttivo semplice e geniale: cattura l'energia del sole, la mantiene e così accelera la produzione, ma attorno a questo congegno di energia alternativa si è sviluppato un indotto fatto di polimeri, diserbanti, polistirolo che ha fatto aumentare, esponenzialmente, i costi di produzione, tra questi i costi dello smaltimento dei rifiuti. Alle continue crisi di mercato, che hanno corroso nel tempo la capacità economica dei nostri produttori, è corrisposto il lento ma continuo inquinamento del territorio. Basta farsi un giro nelle nostre campagne per capire di cosa sto parlando. La stessa cosa vale per l'edilizia. I costi di smaltimento degli sfabbricidi è cresciuto nel tempo e anche qui la crisi del mercato delle costruzioni ha avviato processi di dequalificazione urbana e ambientale.  In un contesto in forte difficoltà economica le mafie, con le loro imprese criminali, hanno subito fiutato l'affare e si sono inserite con i loro “servizi”a basso costo ma alto impatto sul territorio. Lo dico con estrema chiarezza: queste due enormi discariche, proprio per le loro dimensioni, non potevano non essere “gestite” da qualcuno.

L'estrema disattenzione politica e amministrativa verso la tutela del territorio oltre a compromettere seriamente il nostro ambiente, sta generando mafia. E' un'incuria mafiogena. I rifiuti sono materia prima, sono una risorsa economica, non sono un costo, vanno riutilizzati, non vanno smaltiti. Mi ritornano in mente le parole di Nicola Cipolla, grande dirigente politico e sindacale siciliano, durante un intervento su questi temi, con la sua voce da baritono cominciò a ripetere, quasi urlando: "... non c'è sviluppo senza tutela dell'ambiente … non c'è progresso ... non c'è sviluppo. ...”. Da visionario qual'era capiva che si stava andando a sbattere verso forme di economia deviata che lui (insieme a Pio La Torre) aveva contrastato con forza.
Per ostacolare questa pericolosa deriva serve progettualità, incentivi e nuove forme di contrasto. I fondi ci sono, i programmi di sviluppo prevedono diverse misure in tal senso: non attivarli, disconoscerli significa fare un grande favore alle nostre ecomafie.

sabato 11 novembre 2017

Rifiuti, troppe discariche abusive. Uscire dall'emergenza ambientale prima che sia troppo tardi


Amici di questo mio piccolo e umile spazio, è da qualche tempo che non vi annoio con le cose che scrivo, mi sono preso una pausa “elettorale”. Devo ringraziarvi, controllando la statistica del blog , cosa che non avevo mai fatto, ho scoperto che in poco tempo questo mio diario elettronico ha raggiunto le 52.500 visualizzazioni. Il dato mi ha sorpreso e lusingato. La cosa mi incoraggia a continuare e per questo vi sono veramente molto grato.

Vengo subito al motivo per cui riprendo a scrivere, sperando di non tediarvi. C'è una notizia che ho appreso da Facebook. Il Sindaco, Giovanni Moscato, ha annunciato qualche giorno fa (07/11/2017), tramite un post, che il comune di Vittoria è stato invitato ad ECOMONDO, STATI GENERALI della GREEN ECONOMY, manifestazione che si tiene a Rimini. Il motivo? In pochissimi mesi, con l’avvio della raccolta differenziata, in città si è passato dal 2 al 54% di rifiuto differenziato. Lo dico con orgoglio: mi fa veramente piacere che gli organizzatori di ECOMONDO abbiano voluto valorizzare Vittoria. E' un successo raggiunto e voluto in primo luogo dalle persone di questa città, spesso bistrattate più del normale. Questo significa che la città era già preparata e matura ad accogliere questo sistema. Ma va anche detto che la differenziata, così come è stata concepita, mostra diverse anomalie. Sacchi e sacchetti di umido, plastica, carta e cartone ,.. esposti dinnanzi ai portoni, sui marciapiedi o di fronte le vetrine dei negozi, non è un bel vedere. Inoltre, e non è solo una mia impressione, si vedono in giro più ratti e più insetti, sarà perché tutta la roba messa in esposizione, per motivi vari, viene ritirata in tarda mattinata? Forse. Di certo c'è che l'attuale situazione igienica di Vittoria non è delle migliori. In alcuni quartieri e soprattutto nell'estrema periferia del territorio prosperano rigogliosi agglomerati di spazzatura. Il territorio è precipitato in una crisi ambientale e igienico sanitaria da cui non si riesce ad uscire e si aggrava di giorno in giorno. Sui social, oltre alle foto dei luoghi invasi dalla spazzatura, cresce l'indignazione dei cittadini e delle associazioni ambientaliste. Qualcuno da la colpa ai “cittadini incivili”, in parte è vero, ma solo in parte. E' anche vero che il servizio è ancora  molto disorganizzato e servirebbe una sostanziale correzione. Mi permetto di   avanzare umilmente alcuni quesiti/proposte:
- Perché fino ad oggi nelle campagne, dove abitano diverse famiglie, non sono state previste delle isole ecologiche? Magari proprio nei luoghi dove si formano le attuali discariche abusive.
- Come mai non si fanno accordi con la grande distribuzione presente in zona, installando postazioni di raccolta automatica di carta, plastica, vetro e alluminio, a cui accedere liberamente e dalle quali ottenere degli sconti o dei buoni da utilizzare per la propria spesa? In molte realtà questo sistema si sta affermando.
- Cosa manca per mettere in funzione il nostro centro di compostaggio? Parlo di una struttura costata oltre 3 milioni di euro, in cui si possono mettere a deposito circa 5 mila tonnellate di rifiuto umido e fornire dell’ottimo compost (concime naturale) per i nostri territori ad alta vocazione agricola. E' stato mortificante e disarmante apprendere dalla stampa che l'umido, materia prima per fare il compost, finisce in discarica (http://gds.it/2017/07/18/raccolta-differenziata-in-50-comuni-siciliani-poi-i-rifiuti-finiscono-in-discarica_697833/).

Capisco che far partire il centro di compostaggio, anche se è utile nell'immediato, è  cosa assai complessa, ma le altre due proposte potrebbero essere messe in campo nel breve periodo, permettendo, in poco tempo, di avviare una eventuale riduzione delle discariche che “adornano” il territorio.
Infine - questa domanda è volutamente provocatoria – dopo che le persone, da febbraio/marzo di quest'anno si sono organizzate con mastelli e sacchetti modificando  il loro modo di consumare, selezionando con attenzione i loro rifiuti, effettuando un lavoro che ha permesso alla  città di raggiungere in pochissimo tempo il 54% di rifiuto differenziato; dopo tutto ciò, nel 2018, la TARI (Tassa Rifiuti) subirà una diminuzione oppure tutto rimarrà come sempre? I rifiuti sono risorse economiche e non un costo, ma il valore di questo capitale deve essere redistribuito nel territorio. Se il lavoro fatto dai cittadini fino ad oggi non diventa, oltre che utile, conveniente, si tradisce l'essenza e l'obbiettivo della raccolta differenziata. Se tutto questo verrà disatteso, il lavoro di separazione fatto dai cittadini rischia di diventare una fastidiosa quanto infruttuosa imposizione.

Al di la del dato sulla raccolta differenziata il territorio è già in piena emergenza ambientale. Bisogna rientrare in tempi brevi da questo stato attuale, prima che diventi un fatto strutturale, definitivo.   Voglio ricordare, prima di tutto a me stesso, che li dove c'è emergenza prima o poi prosperano  strani affari.